La norma ISO novemilaeghei

Tre giorni fa s’è tenuto il primo ridicolo giorno degli LGBTQTRSUYXTHGAHAHAHA nella scienza, tecnologia, ingegneria e matematica. Una iniziativa che è passata sotto il nome di #STEMPride, e che potremmo anche classificare alla voce sticazzi se non fosse che queste cialtronate sono pericolose.
Sì, pericolose.

Proprio tre giorni fa noto il tuitt del gruppo ghei del CERN che racconta di una festicciola organizzata per questa giornata. Io domando perché mai la scienza dovrebbe essere interessata alle persone con cui vanno a letto.
A questo punto interviene il profilo @PrideinStem che scrive:

It shouldn’t, but one-third of LGBT academics are told by supervisors/senior members to stay in the closet if they want to have a career in science. 40 percent are harassed in uni.

traduzione mia

Non dovrebbe [interessare alla scienza chi si scopano], ma un terzo di lavoratori accademici ghei si sentono dire dai propri supevisori o colleghi più anziani di non dichiararsi ghei se vogliono avere una carriera nella scienza. Il 40% [di essi] è molestato all’università.

Una puttanata colossale che può aver scritto solo chi non ha frequentato il mondo accademico che per sbaglio per qualche anno.
Innanzitutto perché chi lavora in università deve badare a mille problemi che lo preoccupano, dal trovare i fondi per mandare avanti i laboratori (e in molti casi pagare gli stipendi) alla burocrazia, passando per il dottorando che non si sveglia a scrivere la tesi quando le scadenze si avvicinano. La preoccupazione di chi lavora nel mondo accademico è l’impact factor o l’h-index. Figuratevi se gliene frega qualcosa di chi si scopa un suo sottoposto (a meno che l’università non sia in arabia saudita). È proprio l’ultimo dei suoi problemi. Anche perché non gli cambia proprio niente. Al massimo possono dirti di non metterti contro il preside della facoltà perché è un uomo potente oppure ti possono dire di non contraddire il segretario amministrativo perché è quello che firma i contratti e se te lo fai nemico poi passi il tempo a lottare con la burocrazia anziché a fare ricerca. Cose così. Se invece ti dichiari ghei non gliene frega proprio niente a nessuno.

Non solo, ma le università hanno tutte codici etici molto stringenti. Per capirci io mi rifiuto categoricamente di parlare di politica, religione, calcio o qualsiasi altra tematica ideologica coi miei studenti non solo quando insegno ma anche quando li incontro nei corridoi. Per farvi un esempio, alcuni miei studenti hanno trovato su iutiub i video di wlafisica e in corridoio mi hanno chiesto informazioni su cosa cavolo fosse. Mi sono rifiutato di parlarne, anche se a un russo e a un serbo hai voglia quanto possa influenzare la mia visione politica sull’italia. Anche solo per il fatto di stare in un corridoio dell’università a bere un caffè rimango un loro insegnante.

Se dicessi a un mio studente di non dire in giro che è ghei altrimenti non può fare una carriera nella scienza verrei licenziato in tronco. Ma proprio senza appello, è uno di quei casi in cui non c’è nemmeno da discutere. E la cosa vale in tutte le università del mondo civilizzato.
Leggere che un terzo dei ghei si sente dire certe cose è mostruosamente inverosimile. Anche perché basterebbe loro denunciare la cosa alla commissione disciplinare del loro ateneo per far licenziare il docente. Paradossalmente quando hai a che fare con delle minoranze usi mille e ancora mille riguardi perché non sai mai come possono prenderla. Anche solo per questo sono persino più tutelati.

Ma ehy, se cita certi dati significa che ci sono delle ricerche. Gli chiedo le fonti e… tenetevi forte, mi linka questo file: il pdf di una cartella stampa. Cioè, chiedi delle fonti e questi non ti mandano degli articoli con revisione tra pari, ma una cartella stampa. Manco sanno cos’è una fonte e vogliono fare una carriera nella scienza.
Esilarante.

Ma leggiamolo pure questo pdf. In pratica non c’è alcuna dimostrazione di alcun fenomeno. Come al solito fanno alcune interviste e magicamente la “percezione” di discriminazione diventa discriminazione. E basta, senza “percezione“.
Vi sono riportate frasi tipo

It is my impression that faculty are intolerant and silent bystanders towards LGBTQ students.

It is my impression un par di balle. La tua impressione non conta niente se non è supportata dai fatti. Se vuoi dimostrare che c’è discriminazione mi porti due esami, entrambi risolti alla stessa maniera ma uno fatto da un ghei e un altro da un eterosessuale, con il primo valutato significativamente peggio del secondo.
Anzi, portamene tanti di paragoni così, giusto per avere un po’ di base statistica. A quel punto possiamo iniziare a ragionare sul motivo per cui viene valutato peggio l’esame di un ghei. Almeno abbiamo dei dati, concreti.
Qui invece abbiamo le impressioni.
Oh, le impressioni sono anche il risultato di un vittimismo patologico. C’è gente che vede i fantasmi ovunque, e questo vittimismo è alimentato proprio da queste iniziative. Tu gli racconti che c’è discriminazione contro i ghei e quelli ci credono davvero, finendo per vedere discriminazione ovunque, anche dove non c’è. Vengono bocciati all’esame perché sono dei somari e si autoconvincono di essere stati bocciati perché sono ghei.

Tutto il pdf è pieno di fallacie del genere. Prendete questa frase:

I am not really out at work because I don’t feel comfortable outing myself in the environment. There are no other out LGBT+ individuals in my department.

Se il tizio non è a suo agio a dichiararsi ghei nel dipartimento perché non ci sono altri ghei è un problema tutto suo. Che dobbiamo fare, assumere gente palesemente ghei per dargli qualcuno con cui spettegolare in mensa?
Nel mio dipartimento non c’è nemmeno un ebreo, ma se fossi ebreo non avrei nessun problema a indossare una kippah in quanto unico a farlo. Il fatto che tu non sia capace di vivere in un ambiente di lavoro dove la gente è diversa da te non è colpa dei colleghi (che non hanno nessuna colpa ad essere eterosessuali) è colpa tua, della tua immaturità e della tua incapacità di relazionarti con gli altri. Di solito in questi casi si va da uno psicologo e si risolvono i problemi relazionali.

Impresioni e incapacità di stare al mondo, tutto qui. Un altro esempio?

In the last lab I worked with, I was afraid to even mention that I might be gay. They were all very traditional sort of people

A parte al fatto che vorrei capire cosa significa “tradizionale”. Tradizionale come ideologia o tradizionale perché gli piace la figa? Perché adesso mica vorrai fare una colpa a una persona se gli piace la figa, eh.
Ma ancora una volta, è una sua impressione.
Nella mia università c’è un professore di matematica che fa parte di una congrega di atei militanti. Bene, pensate che gli studenti religiosi abbiano problemi con quel professore? No. Perché quando corregge il loro esame conta quello che sta scritto sul foglio.
Ragazzi miei, siamo tutti diversi, abbiamo tutti caratteristiche e idee diverse. Poi ci sono delle regole sociali che ci fanno lavorare insieme. Basta seguire le regole, non è necessario uniformarsi all’ideologia di quello che ha paura di affrontare il mondo senza la mamma che lo tiene a manina.

Fate passare pure tutto i PDF, non c’è traccia di mezza prova a sostegno di questa discriminazione. Anche i dati sono la solita solfa dei sondaggi in cui la gente riferisce che… non delle prove documentate di veratti di discriminazione.

Il nulla.

Un nulla utile però, utile per loro.
Se pensate che queste iniziative siano solo il modo per attirare un po’ di attenzione da parte di attention whore vi sbagliate di grosso. Queste iniziative hanno due scopi molto pericolosi.
Il primo è quello di creare delle quote. Un dipartimento non ha alcun ghei dichiarato? Male! Dobbiamo assumerne almeno tre.
Così fai un concorso e dai dei punti aggiuntivi ai ghei, col risultato che assumi un ricercatore meno bravo ma ghei così rende il tuo posto di lavoro più diverso, inclusivo, multiqualcosa.
Che però ciò sia un danno alla scienza non lo capiscono. Quando si parla di scienza si devono assumere i più bravi. Un dipartimento di soli eterosessuali? Va benissimo. Un dipartimento di soli transessuali? Va benissimo.
Se i più bravi sono loro sì, va bene che un dipartimento sia composto anche solo di transessuali o eterosessuali.

La quota invece ha uno scopo diverso: significa prendere della gente che ha fallito la propria carriera accademica e che si arrabatta con altri lavoretti e dargli un lavoro nell’università perché ghei.
Non a caso tra i sostenitori di queste iniziative ci sono persone che hanno miseramente fallito la loro carriera nella scienza e che vedono nelle quote ghei l’unica opportunità per rientrare nel giro. Una persona normale dice: ok, ho fallito nella scienza perché magari non è la mia strada, ne prendo atto e mi dedico ad altro. Questi qui invece dicono: se ho fallito nella scienza non è perché non sono bravo ma perché sono ghei e l’università discrimina i ghei!
Se fatto in onestà è mania di persecuzione, se fatto con malizia è sgomitare per ottenere un posto che spetta a qualcuno più bravo di te. La scienza deve assolutamente respingere questi tentativi di fare le quote perché fanno solo male alle scienza.

Il secondo pericolo è quello di obbligare gli altri a una ideologia. Prendete sempre quel pdf spacciato per prova.

“I’ve identified two professors at [University] who are okay working with queer, LGBTQ people and one of them was actually my thesis advisor. And the reason I was able to identify him was because he had a little rainbow sticker on his window. And I would kind of see some of these… and that was kind of a cue for me to be a little more comfortable around him in terms of just talking about my family life or just opening up in general…”

Lo vedete il pericolo? Guardate bene.
In pratica abbiamo un tizio che sceglie il professore con cui fare la tesi perché sulla finestra del suo ufficio ha messo un adesivo con la bandiera ghei. Ha deciso lui che quelli con l’adesivo lavorano senza problemi con studenti ghei, mentre gli altri no. È tutto nella sua testa.
Non è che ha sentito dire agli altri professori che non avrebbero mai supervisionato uno studente ghei per la tesi, se lo è immaginato lui di sana pianta. Se non vede la bandierina non si sente a suo agio.
In pratica è un ragazzetto con forti complessi che dà per scontata una discriminazione che esiste solo nel suo cervello. È una persona talmente disturbata mentalmente che dice che con questi professori si sarebbe sentito più a suo agio a parlare della sua vita in famiglia e ad aprirsi in generale.

and that was kind of a cue for me to be a little more comfortable around him in terms of just talking about my family life or just opening up in general…

Ragazzetto, se hai problemi personali e vuoi parlarne con qualcuno vai da uno psicologo, non con il relatore della tua tesi. Oh, a me è pure capitato di avere uno studente che si è messo a piangere nel mio ufficio. Gli ho anche dato il mio numero di cellulare perché avevo paura si suicidasse, in modo che avesse qualcuno con cui parlare.
Ma non è quello il lavoro dell’insegnante universitario. Lo fa, se vuole e dentro dei confini ben definiti, ma non è obbligato a farlo.

Il risultato però qual è? Avete notato la frase?

because he had a little rainbow sticker on his window. And I would kind of see some of these…

Non tarderà il giorno in cui questi imporranno a tutti gli insegnanti di conformarsi alla loro ideologia, appiccicare un adesivo con la bandiera ghei sulla porta dell’ufficio, perché altrimenti diventi automaticamente quello anti-ghei e vieni messo sul rogo.
Lo so, è una deduzione idiota. Il fatto che un professore non abbia la bandierina ghei alla porta non implica che discrimini i ghei, ciò sta solo nella testa di chi ha scritto quella frase e di chi l’ha ripresa in quel pdf. È una loro paranoia. Ma se a riprenderla sono in tanti diventa un elemento di verità dogmatica. Così ti obbligheranno a marchiare a fuoco il tuo ufficio, ti obbligheranno a portare i loro simboli, ti obbligheranno a giurare fedeltà alla loro ideologia. Se vi ricorda il ventennio non siete fuori strada.

Partono dall’adesivo sulla porta dell’ufficio, poi arriveranno a importi la norma ISO novemilaeghei per certificarti come dipartimento amico dei ghei. Non pensate che siano dei timori infondati. Leggete pure il pdf da cui siamo partiti. Tra le raccomandazioni troviamo

Promote LGBT-inclusive practices in academia, national labs, and industry

Le “inclusive practices” esistono già, e si chiamano selezione dei più bravi. Quando siete i più bravi potete pretendere quello che volete. Se perdete un concorso perché ghei potete fare tutti i ricorsi che volete e se siete capaci di dimostrare che siete i più bravi vincete al 99,99999%. Non c’è bisogno di promuovere la presenza di ghei nelle università perché ci sono già e ci sono entrati in quanto bravi nella loro disciplina, non in quanto ghei.
Non c’è bisogno di promuovere la dichiarazione pubblica delle propria omosessualità di queste persone perché di quello che fanno a letto non me ne frega niente. Il fatto che dicano apertamente sul posto di lavoro che fanno sesso con gente dello stesso genere non è un valore. Il valore è quanto rendono negli studi o nella ricerca.

E si continua con:

Implement LGBT-inclusive mentoring programs

Support the establishment of a Forum on Diversity and Inclusion.

Che in pratica significa: care università scucite un bel po’ di soldini alle nostre associazioni così vi forniamo un bel pacchetto completo di inziative pro-ghei e voi potete fregiarvi del titolo di università dalla parte dei ghei. Al piccolo prezzo di x mila soldini più iva voi vi parate il culo da qualsiasi contestazione e noi manteniamo un po’ di buoni a nulla che non sanno trovarsi un lavoro e che paghiamo per fare questi convegni.

È gente pericolosa questa. Non prendete sotto gamba queste iniziative.

 

25 Comments

  1. Mauro said:

    Il discorso del merito e delle quote andrebbe applicato dovunque, non solo nella scienza.
    A proposito delle quote e dei pericoli che comportano io continuo a pensare quello che scrissi ormai una vita fa (allora lo scrissi per le quote rosa, ma vale in ogni caso): http://pensieri-eretici.blogspot.com/2010/01/quote-rosa.html

    8 luglio 2018
    Reply
    • Shuren said:

      Quindi anche negli enti pubblici? Bene.

      10 luglio 2018
    • Mauro said:

      Per me sì.
      Tenendo conto che per certe cateorie può essere più difficile informarsi e partecipare, ne va agevolata e aiutata la partecipazione, senza se e senza ma… ma poi che il posto lo ottenga il migliore, senza quote.

      Vanno però anche costrette le aziende e gli enti pubblici a occuparsi della vera uguaglianza, cioè a fornire strumenti di lavoro adeguati a chi ha la preparazione e le capacità intellettive per fare un certo lavoro ma magari ha disabilità fisiche che gli rendono necessario l’uso di strumenti alternativi per poterle usare bene.
      Troppo spesso le quote vengono aggirate prendendo sì i disabili ma poi mettendoli a fare lavori al di sotto della loro preparazione (o direttamente inutili) solo perché alla direzione non gliene frega ninete di sbattersi per strumenti di lavoro adeguati.

      12 luglio 2018
  2. shevathas said:

    Cioè stai dicendo che quando invii un articolo per la revisione non sei obbligato a comunicare:
    -> sesso
    -> religione
    -> altezza e peso
    -> credo politico
    -> orientamento sessuale
    -> squadra del cuore
    -> marca di birra/vino preferita
    ?

    8 luglio 2018
    Reply
    • mattia said:

      Cioè stai dicendo che quando invii un articolo per la revisione non sei obbligato a comunicare:
      -> sesso
      -> religione
      -> altezza e peso
      -> credo politico
      -> orientamento sessuale
      -> squadra del cuore
      -> marca di birra/vino preferita
      ?

      ti sconvolgerò: no!
      Ho appena finito la revisione di un articolo di tre cinesi i cui nomi per me erano solo accozzaglie di caratteri; manco potevo intuire il loro sesso figurati il resto.
      Il più delle volte fai la revisione ad articoli scritti da perfetti sconosciuti.
      Hai voglia a dimostrare una discriminazione.

      E infatti non la dimostrano. Basano tutto il loro racconto su sondaggi che più che provare una discriminazione provano la loro paranoia e il loro vittimismo.

      9 luglio 2018
    • Mauro said:

      È uno scandalo!!!

      9 luglio 2018
  3. Sciking said:

    Parole davvero sante, Mattia, pensare che ho iniziato a leggere pensando fosse un articolo bacchettone.

    Detto questo ho conosciuto gay in situazioni sociali ben più sfavorevoli (nella Lega Nord per capirci) che non avevano paturnie del genere e penso proprio che in tutte le minoranze ci sia quello convinto di essere perseguitato semplicemente per la sua appartenenza alla minoranza e non per altro, magari perché è un cane.

    E comunque io ho come portachiavi un moschettone della Coppa del Mondo 2006 con la bandiera inglese, un’Estelada che mi hanno portato come souvenir da Barcellona e un cornetto napoletano, di chi sono amico? Dei calciatori indipendentisti catalani che amano Napoli?

    9 luglio 2018
    Reply
    • Darth Insight said:

      La Lega Nord una situazione sociale sfavorevole?

      9 luglio 2018
    • Mauro said:

      @ Darth Insight

      Lui non intende la Lega Nord in sé come situazione sociale sfavorevole, ma la situazione dei gay all’interno della Lega Nord come socialmente sfavorevole. Almeno così io la ho intesa.

      9 luglio 2018
    • Sciking said:

      Per un gay non è propriamente un gay pride, visto che ogni tanto esce quello con posizioni, come dire, decisamente intransigenti e la linea generale non è quella del PD, ad esempio.

      9 luglio 2018
    • Darth Insight said:

      Purtroppo il celodurismo è passato di moda e la parola Nord non è più nel simbolo.
      Forse bisogna rivedere un po’ gli stereotipi, visto che i leghisti reali, quelli della prima ora, sono ormai minoranza tra gli elettori di Salvini.
      Io mi candido in quota verde.

      10 luglio 2018
    • Sciking said:

      Il celodurismo è nettamente minoritario, infatti era la corrente che fino al 2000 supportava estensivamente i diritti omosessuali. Probabilmente era più importante la sua durezza del pertugio ove veniva infilato

      12 luglio 2018
  4. Raoul Codazzi said:

    Fammi capire bene la questione del codice etico. Sei tu che hai ritenuto opportuno non parlare di certi temi e di comportarti in un certo modo con i tuoi studenti o c’è un documento dell’università che obbliga o almeno suggerisce di seguire quelle linee guida? E se sì quali sono (per sommi capi)?

    Tema quote gay. Mi sembra improbabile (al di là di quello che vorrebbero certi gay). Se faccio un concorso per assumere x gay sto obbligando automaticamente i candidati a rendere noto il loro orientamento sessuale, e non è affatto detto che tutti lo vogliano. È quasi più facile stabilire quote di neri (di pelle) o biondi perché quelle sono caratteristiche esteriori osservabili. Voglio ben sperare che in nessuna università sia mai stato fatto un concorso del genere e che mai verrà fatto. Ripeto a me sembra improbabile in quanto lesivo della privacy.

    9 luglio 2018
    Reply
    • mattia said:

      Sei tu che hai ritenuto opportuno non parlare di certi temi e di comportarti in un certo modo con i tuoi studenti o c’è un documento dell’università che obbliga o almeno suggerisce di seguire quelle linee guida?

      qua c’è il codice etico.
      Ad esempio c’è scritto

      Academic staff and students do not tolerate disrespect, arrogant or degrading treatment of people. They behave with respect and consideration to one another and are tolerant to different political and religious beliefs.

      Che in teoria non significa nemmeno che non puoi parlarne, è vero. Ma se ne parli sai bene che puoi essere sempre frainteso e considerato non rispettoso.
      Se non ne parli sei in una botte di ferro.

      Oppure prendi questo

      Academic staff take care of their development and by their personal example they help students develop their personality.

      Ti arriva uno studente gay, tu fai mezzo commento e questo dice che stai violando lo sviluppo della sua “personalità”.

      Se faccio un concorso per assumere x gay sto obbligando automaticamente i candidati a rendere noto il loro orientamento sessuale, e non è affatto detto che tutti lo vogliano

      Ma infatti non è che obblighi nessuno. Uno però può dirlo (o anche inventarselo per prendersi un lavoro).
      Tieni presente che in molte università (specialmente americane) non è che c’è un “concorso”. Fanno una discussione con il candidato e selezionano più o meno liberamente chi ritengono migliore. Hanno molto più libertà di assumere chi vogliono.
      Se quindi dall’alto arriva la direttiva “assimuni più lgbt” perché siamo un dipartimento troppo tradizionalista la commissione può liberamente decidere di accettare uno uomo che si presenta con lo smalto sulle unghie e il mascara perché gli risolve il problema della “diversità” in dipartimento.
      Non è neanche necessario scriverlo nelle condizioni in cui pubblicizzi che si assume qualcuno, puoi farlo implicitamente.
      Il fatto stesso che si dica “bisogna puntare ad avere più lgbt in dipartimento” è indicativo che ai membri della commissione sarà chiesto di considerare quel parametro, ché se scelgono un etero, magari uomo, e magari bianco!, il direttore del dipartimento si mette le mani nei capelli.

      9 luglio 2018
  5. mamoru said:

    quindi se mi dichiaro donna nonostante sia uomo e sto con il mio compagno che si dichiara uomo nonostante sia fisicamente donna, facciamo il doppio dei punti in quanto coppia sessualmente diversa e/o dissociata o ci mandate a cagare in quanto etero?

    9 luglio 2018
    Reply
  6. ava said:

    Un paio di settimane fa abbiamo fatto la cena di classe, una ex compagna ha sposato un matematico che adesso insegna in non ricordo quale università d’America e ci ha raccontato come usa in USA.
    Ella mi ha fatto notare che ci sono corsi continui di aggiornamento su come evitare le molestie sessuali.
    Non corsi ( come io pensavo) per evitare di SUBIRE le molestie ma corsi per EVITARE di molestare.
    Ad esempio secondo questa scuola di pensiero parlare tra uomo e donna tenendo la porta chiusa e senza testimoni è un inizio di molestia e al corso ti insegnano tutte queste caz… ehm tecniche per evitare di trovarsi in condizioni di mettere in soggezione una donna .
    Discorsi allucinanti, degni del Comitato per l’imposizione della virtù e l’interdizione del vizio dell’ Arabia Saudita. Una università scientifica che impone comportamenti del genere con corsi o minkiate varie evidenzia seri problemi igienico mentali

    9 luglio 2018
    Reply
    • Paolo Ghezzi said:

      In pratica siamo tornati all’era vittoriana…Immagino che il prossimo passo sia l’adozione dello ‘chaperon’ ovvero della vecchia zia o equivalente ad accompagnare le donne sole…
      Mi chiedo come si facciano a prendere seriamente queste bestialità: la reazione a simili insegnamenti dovrebbe essere il comunicare al supposto ‘insegnante’ che l’era vittoriana è finita da qualche mesetto, che non ci si trova in Iran o in Arabia Saudita e che il far mercimonio del proprio tafanario sia un opzione da prendere in considerazione.

      9 luglio 2018
    • Shuren said:

      Dipende.
      Se è accompagnata da un parente stretto (cugino, padre, fratello ecc.) allora sì, è concesso. Altrimenti no, ma che stiamo scherzando???

      Sì, stiamo scherzando. Noi.

      10 luglio 2018
  7. White_Rabbit said:

    Mi sovviene un paragone coll’affirmativ èkscion (si accettano suggerimenti per la grafia) a favore delle “minoranze” tipicamente in ottica razziale. Negli Stati Uniti d’America le quote tipo “almeno X% degli studenti universitari devono essere negri” sono incostituzionali. Suppongo che se non sono legali le quote razziali, nonostante l’imponenza del movimento per i diritti civili, non saranno implementate quote di preferenza sessuale. Comunque alle quote sei arrivato tu, la questione principale rimane capire se le persone LGBT siano svantaggiate nelle università. L’articolo http://www.mdpi.com/2076-0760/6/1/12/htm non parla di università e non so giudicare quanto sia affidabile, mi pare non evidenzi svantaggi enormi.
    In caso di svantaggi avrebbe senso un’iniziativa di contrasto (non le quote, non penso funzionino), non credi?

    9 luglio 2018
    Reply
    • mattia said:

      Suppongo che se non sono legali le quote razziali, nonostante l’imponenza del movimento per i diritti civili, non saranno implementate quote di preferenza sessuale.

      Il problema non è la quota dal punto di vista legale. Perché, come spiegavo sopra, negli USA non c’è il concorso come lo conosciamo in italia. Di fatto scelgono i dirigenti in base a cosa ritengono più opportuno e non rispondono a nessuno se non al fatto che se assumono un ciuccio poi questo non rende e il dipartimento va a balengo.
      Con questo metodo non c’è bisogno di nessuna quota, stettamente intesa: basta che dai piani alti ti dicano “ehy, dobbiamo avere almeno il 5% di ricercatori ghei” e tu nello scegliere a chi dare il lavoro preferisci il ghei perché consente ai dirigenti dell’ateneo di andare in giro a dire che sono un’università plurale e attenta alle differenze.
      C’è gente che sogna di trovarsi un candidato donna, lesbica e nera per soddisfare tre categorie in un colpo solo. E poi poter assumere qualcuno competente.

      9 luglio 2018
    • shevathas said:

      “C’è gente che sogna di trovarsi un candidato donna, lesbica e nera per soddisfare tre categorie in un colpo solo. E poi poter assumere qualcuno competente”

      e se assumono un uomo bianco etero lui non potrebbe dichiarare di sentirsi una “donna lesbica nera” chiusa nel corpo di un uomo bianco?

      10 luglio 2018
    • White_Rabbit said:

      (spero di aver cliccato il “reply” corretto)
      Sono assolutamente d’accordo colla tesi «una selezione dei candidati che sacrifichi la qualità è sbagliata», ed è (ovviamente) giustissimo rispondere scientificamente alla domanda “ci sono svantaggi per per le persone XYZ nel campo STEM?”, ma penso anche che rispondere «non ci sono dati a supporto del “sì”, non ci sono svantaggi, solo problemi psicologici individuali, dovuti anche a un circolo vizioso percezione_sbagliata->articoli_fasulli->percezione_più_sbagliata» sia incompleto. Penso che se una frazione consistente delle persone XYZ si sente svantaggiata, forse qualcosa non sta funzionando. Sono curioso della sensazione che mi provocherà il prossimo (primo) viaggio in Africa del sud: più di una persona che ci ha vissuto/lavorato m’ha raccontato il disagio di sentirsi chiamare continamente “mzungu”=”straniero/ricco/approfittatore”. Tu hai addirittura scritto un libro sul Giappone: non è forse possibile che alcuni meccanismi assolutamente normali e “giusti” per i giapponesi siano discriminatori nei tuoi confronti in quanto straniero/occidentale/italiano ?

      10 luglio 2018
    • mattia said:

      non è forse possibile che alcuni meccanismi assolutamente normali e “giusti” per i giapponesi siano discriminatori nei tuoi confronti in quanto straniero/occidentale/italiano ?

      Che i giapponesi considerino giusto discriminare uno straniero non ci piove.
      Ma la discriminazione c’è.
      Io ti porto il caso in cui ho chiesto di affittare un appartamento e mi hanno detto “no, questo appartamento non te lo affittiamo perché è solo per giapponesi”.
      Non è stata una mia impressione la discriminazione.
      Se io ti avessi detto “sai, sono andato in una agenzia immobiliare e mi hanno detto che l’appartamento che desideravo purtroppo l’avevano già affittato ma secondo me me l’hanno detto solo perché sono straniero” allora sì, potevi dirmi che era una mia impressione. La discriminazione era solo nella mia testa. Invece qui me l’hanno detto in faccia che mi discriminavano.

      Nei casi che cito in questo post invece sono essi stessi a dire che è una loro impressione, non portano mezzo dato palese di discriminazione.
      E qui i casi sono due: o mi porti dei fatti oppure se tu mi dici che è una tua impressione allora io sono autorizzato a pensare che sì, è una tua impressione, ossia che è solo nella tua testa.

      11 luglio 2018
    • Mauro said:

      Io ti porto il caso in cui ho chiesto di affittare un appartamento e mi hanno detto “no, questo appartamento non te lo affittiamo perché è solo per giapponesi”.

      Come già ti raccontai mi capitò lo stesso nel 2001 a Stoccarda, Germania, in quanto italiano.
      Con contratto a tempo indeterminato, con referenza dell’azienda (che era tedesca e aveva sede centrale a Stoccarda stessa!), con garanzia della banca che potevo pagare senza problemi anche affitti ben più alti… ma rimanevo pur sempre italiano (certo non me lo hanno detto in faccia, in quanto avrei potuto denunciarli viste le leggi tedesche, ma l’informazione è arrivata chiara e precisa).

      12 luglio 2018
  8. stephen said:

    che poi queste iniziative sono un’autostrada per i furbi.

    1. se le cose mi vanno male, esterno il mio essere diverso (qualsiasi cosa voglia dire) e faccio passare in secondo piano come valgo su ció che produco scritto.
    2. chi esternerà ampiamente i propri orientamenti e sentirsi un cavallo albino armeno nella speranza di far abboccare chi da la precedenza al cavallo invece di ció che sa fare.
    3. chi si inventerà qualcosa per ricadere nel caso 2 anche se é completamente normale (qualsiasi cosa voglia dire); cioé quelli che rigirano l’assurdo a proprio vantaggio. mi ricordo su fb un corrispondente egitto-italia che linkó e discusse una notiziola da novella 2000 in cui un uomo si ficcava il sacchetto nero fingendosi donna, andava da un’altra tizia spacciandosi per amica e mettevano allegramente corna al marito che pensava fossero entrambe donne, solo amiche. l’articolo era in arabo e mi sono fidato della sua traduzione, peró non é che faccia l’omeopata questo. lavora per giornali, ambasciate e anche partiti nei retroscena.

    non credo che fioccheranno brocchi sostenitori della free energy perché comunque sei hai 3 posti per gay, devi selezionare tra i tanti gay e prendi “quelli meglio”. ma un abbassamento verso la mediocrità é l’unica cosa che otterranno.

    13 luglio 2018
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