Quando internet era scritto a manina con l’accatiemmeelle

“Se passasse questa norma internet non sarebbe più quello che conosciamo”

Ogni volta che sento questa frase l’allarme stronzata inizia a suonare come le sirene il primo mercoledì del mese a Praga.

L’ultima volta è stato giusto qualche giorno fa per la direttiva europea sul copyright. Che poi io sono andato a leggerla dopo essermi letto tutti i resoconti allarmati. Un testo talmente generico da consentire a chiunque di leggerci quello che vuole. Fondamentalmente gli allarmi sono fondati su una interpretazione di parte di un testo generico.
Potrei anche analizzare nello specifico la questione ma sarebbe estremamente noioso (se volete però posso farlo, eh).
Ci sono delle balle fatte e finite che vengono raccontate, come quella che creerebbe una censura sui contenuti caricati dagli utenti di un sito. No, non è così. Anche pure nell’interpretazione più estrema la direttiva chiederebbe ai gestori di un sito che consente agli utenti di caricare contenuti di moderare a priori la pubblicazione di questi contenuti per controllare che non violino il diritto d’autore.
La moderazione preventiva non è censura. Censura è quando lo Stato decide quello che puoi pubblicare e quello che non puoi pubblicare (e, specialmente, si chiama censura quando i criteri non sono il rispetto della legge ma il capriccio di un potente). La moderazione preventiva non è censura perché l’amministratore di un sito ha tutto il diritto poi di autorizzare tutto quello che postano gli utenti, prendedosene le responsabilità. Confondere l’obbligo di moderazione con la censura è a dir poco imbarazzante.

Ma parliamo d’altro. Una decisione del genere sarebbe la morte di internet? No. Obbligherebbe internet a cambiare? Probabilmente, ma non necessariamente sarebbe un male.

Facciamo un passo indietro nella storia. I siti in cui gli utenti caricano il materiale non sono sempre esistiti, anzi sono una cosa piuttosto recente, nata una dozzina d’anni fa quando sono iniziati a comparire i primi grandi siti di condivisione e reti sociali come iutiube, maispeis. Ma internet non è iutiub, feisbuc o maispeis.

Internet esisteva anche prima. Esisteva quando i siti li facevamo a manina scrivendo l’accatiemmeelle. La potenza rivoluzionaria di internet c’era già all’epoca, quando i siti erano “personali” e ognuno ci caricava il materiale che diceva lui sotto la sua responsabiltà. La rivoluzione di internet fu che ognuno poteva crearsi un sito nel quale pubblicava quello che voleva e che immediatamente era accessibile da tutto il mondo. Con degli strumenti tecnici modestissimi potevi pubblicare i tuoi pensieri e chiunque, dalle Americhe all’estremo oriente poteva leggerli con strumenti altrettanto semplici.

Sembra assurdo pensarlo ora, ma prima di allora eravamo muti. Se avevi un pensiero potevi dirlo alle persone che conoscevi, lo potevi predicare al bar ma al massimo ti ascoltavano poche decine di persone. Eravamo muti, solo i grandi mezzi di comunicazione di massa ti consentivano di mandare un messaggio alle masse. Tanto è vero che all’epoca fioriva lo strumento della “lettera al direttore” perché era l’unico modo per una persona comune di farsi ascoltare da tanta gente. C’era un filtro: giornali, tv, radio… erano loro a decidere cosa poteva arrivare alle masse. Se nessuno di questi ti prendeva in considerazione tu potevi gridare quanto volevi ma nessuno avrebbe mai sentito la tua voce se non quelli a portata d’orecchio.
Internet cambia tutto: non hai più bisogno di passare dal giornale o dalla tv per farti sentire, puoi crearti il tuo sito e renderlo pubblico. Non hai bisogno di un editore, non hai bisogno di registrare la testata in tribunale, non hai bisogno di grandi quantità di denaro! Ma soprattutto sei raggiungibile da chiunque. Un giornale locale viene letto nel raggio di qualche decina di chilometri, un giornale nazionale da una nazione intera. Tuo col tuo sitarello sei accessibile da chiunque.
Il problema diventa, ovviamente, crearsi una base di contatti, e nasce tutta una nuova disciplina su come crearsi una base di lettori. C’è chi è bravo e raggiunge in fretta una popolarità che altrimenti non avrebbe mai avuto. Forse non ve lo ricordate ma c’è gente che adesso fa la tv che è diventata famosa dal nulla partindo col sitarello personale.

La potenza di internet è questa: dare la possibilità a chiunque di comunicare al mondo senza intermediari.
All’epoca ognuno aveva il suo sito dove condivideva i suoi contenuti e di cui rispondeva personalmente. L’unico livello in cui si consentiva a un estraneo di pubblicare contenuti sul proprio sito era tramite lo strumento del forum.
C’erano pochi altri siti che consentivano la condivisione di contenuti ma erano sempre a livello personale o poco più. Quindi la moderazione bastava e avanzava.
Tutto è cambiato quando sono entrati in cambi i giganti come iutiub e i grandi siti di reti sociali. A quel punto non bastava più la moderazione umana ed è nato il concetto di sito dove una moltitudine di persone caricava di tutto e il titolare diceva “vabbe’, ma mica è colpa mia se sul mio sito pubblicano contenuti non consentiti, non sono mica stato io“.
Questi enormi siti hanno avuto, come è ben noto, un successo enorme, tanto che si è arrivati a identificarli come lo strumento di condivisione su internet. Ma non è così.

Se domani scomparisse iutiub non scomparirebbe l’opportunità di condividere i propri video. Chiunque potrebbe pubblicare i suoi video sul proprio sito personale caricandoli sul proprio hosting. Nulla mi vieta, ad esempio di caricare dei video qui, su questo sito, come ho iniziato a fare con gli audio.
L’unica cosa che cambierebbe è la visibilità. Perché ciò che hanno introdotto questi siti giganti non è la possibilità di condividere contenuti, quella già esisteva ai tempi dei siti personali scritti con l’accatiemmeelle, la loro novità è che consento di ottenere visibilità più facilmente, quella visibilità che prima uno si doveva conquistare faticosamente. Se io pubblico lo stesso video qui o su iutiub raggiungo più o meno gente. Perché per arrivare qui uno o deve essere già lettore del mio blog oppure ci arriva tramite una ricerca su un motore di ricerca o perché qualcuno condivide un link. Se invece il video è su iutiub capita che esca come video consigliato a qualcuno che sta guardando un altro video e quel qualcuno è tanta, tanta gente. E lo stesso vale con tutti gli altri grossi siti di condivisione.
E se scomparissero? Sarebbe un bene o sarebbe un male?

Sulle prime uno potrebbe pensare che sarebbe un male, sicuramente lo penserebbero coloro che hanno tonnellate di seguaci su queste piattaforme. Chi ha centinaia di migliaia di seguaci su iutiub sicuramente potrebbe mettersi a creare il proprio sitarello dove caricare i suoi video in maniera autonoma. Sarebbe forse un po’ più faticoso tecnologicamente, visto che iutiub semplifica la vita, ma il grande danno lo avrebbe dal fatto che perderebbe il patrimonio di seguaci che gli aveva portato iutiub (e la relativa monetizzazione). Eppure non sarebbe un male, alla lunga.
Da anni ormai assisto alle polemiche di chi si vede cancellati i contenuti da queste piattaforme per i motivi più assurdi. Gente che viene bloccata su feisbuc e che sbraita, gente a cui viene cancellato o demonetizzato un video su iutiub e protesta. Protesta e basta perché il più delle volte se ti bloccano o ti eliminano un contenuto puoi protestare quanto vuoi ma non cambia niente.
Questi utenti sbraitano perché per loro quello spazio è vitale. Se glielo togli non possono più comunicare con nessuno. Certo, potrebbero condividere un contenuto sul proprio sito… ma un sito non ce l’hanno più perché ormai condividono tutto su queste grandi piattaforme. O se ce l’hanno ancora non se lo caga nessuno. C’è gente che se gli blocchi il canale iutiub o la pagina feisbuc scompare dalla rete. È chiaro dunque perché diventano scalmanati quando gli tocchi quegli spazi.

Eppure, se ci pensate, questo ha portato la situazione indietro di decenni. Siamo tornati al punto che per essere ascoltati devi passare da un intermediario. Prima erano i giornali, le tv e le radio ora sono i grandi siti di condivisione. Se prima non passavi dai giornali non si sentiva nessuno se ora iutiub o feisbuc ti bloccano non ti sente, parimenti, nessuno. Dov’è finita la libertà di internet?

Di fatto chi ha basato la propria presenza su internet su questi grossi siti di condivisione anziché usare uno spazio privato ha venduto a questi siti la propria libertà. Hanno venduto la propria libertà a questi siti: questi ti portano una grande visibilità però decidono quello che puoi pubblicare e quello che invece non puoi pubblicare. Poi si lamentano perché il tal sito gli cancella il post in quanto non in linea con le linee guida fricchettone che vanno per la maggione della silicon vallei: siete voi che avete venduto la vostra libertà a questa gente!

Io penso che non sarebbe un male tornare indietro di un passo, tornare a quella internet fatta di spazi personali dove ognuno condivideva i propri contenuti sul proprio sito del quale si prendeva la responsabilità con nome e cognome. Certo, questo all’inizio può portare a qualche inconveniente: il calo di visibilità per alcuni, la necessità per gli utenti di usare altri metodi per raggiungerli (come tornare ai feed reader). Ma questo restituirebbe libertà che abbiamo venduto a questi giganti di internet.

Piccola nota a margine. Lo stesso discorso vale anche per i piccoli siti di condivisione, che – si denuncia in questo caso – non potrebbero permettersi i sofisticati (e costosi) strumenti di blocco automatico del materiale coperto da copyright.
Anche in questo caso, lo stesse materiale può essere condiviso su siti personali. Il codice ad esempio, lo si condivideva anche prima che esistessero i siti di condivisione di codice. Solo che dovevi cercarti con calma il sito del tal tizio che metteva a disposizione il suo codice. Ritorneremmo al periodo in cui uno doveva trovare il materiale che serviva dovevi cercartelo da solo, valutando l’attendibilità di chi lo forniva. Essere in grado di valutare le fonti invece di trovarsi la pappa pronta è sempre un buon esercizio.
Potranno esistere ancora queste piattaforme? Sì, esattamente come esiste lo spazio di discussione qui sotto, moderato. Quindi più lento.
Va bene anche così, togliete un po’ di frenesia alla condivisione su internet e non muore nessuno, anzi…

12 Comments

  1. Ava said:

    Ecco. Condivido appieno. Alla solita Butta ragiona e non sbraita. Da un grande potere deriva una grande responsabolitá.torniamo indietro e facciamo in modo che ognuno sia responsabile di quel che pubblica. Ci lamentiamo cell’ immaturitá degli utenti, ma responsabilitá maturitá vanno a braccetto

    6 luglio 2018
    Reply
  2. Mauro said:

    Ma internet non è iutiub, feisbuc o maispeis.

    OT.
    Mi hai fatto venire in mente un servizio, qui in Germania, di qualche tempo fa (mesi, non anni). A degli adolescenti era stato chiesto se usassero internet sullo smartphone.
    Praticamente tutti dissero di no, che internet non lo usavano (alcuni addirittura che neanche lo conoscevano).
    Alla domanda successiva (cioè allora cosa usassero sullo smartphone) tutti risposero Facebook e molti YouTube o altre cose simili.

    Proviamo a togliergli internet e vediamo come li usano 😀

    6 luglio 2018
    Reply
  3. Diego said:

    Uhm…. sì e no.
    Penso proprio alla condivisione del codice: io faccio quotidianamente larghissimo uso, per lavoro, di servizi come github e stackoverflow. Sono servizi – quelli citati come tanti altri -fondamentali per chi fa sofware.
    Se ne potrebbe fare a meno? Certamente, lo abbiamo fatto per tanti anni. Ma il livello di produttività che mi permettono oggi questi servizi è davvero un ordine di grandezza superiore a quello che avrei senza di essi.

    E non è solo un discorso di comodità e velocità (che non sono comunque aspetti secondari), ma soprattutto di quantità di materiale. Perchè se per mettere un upvote su Stackexchange ad una risposta ci impiego 5 secondi, per rispondere ad una domanda su un problema che ho già risolto qualche minuto, ma per pubblicare su un mio spazio personale una soluzione l’impegno è maggiore, la motivazione decisamente minore e, soprattutto, dovrei essere convinto dell’utilità della mia soluzione, cosa quasi mai scontata.

    Poi vabbè, sono abbastanza convinto che sia piuttosto inutile cercare di opporsi ad una tendenza ormai irreversibile, è una questione di minimo potenziale, come dici tu 😉

    6 luglio 2018
    Reply
    • mattia said:

      Penso proprio alla condivisione del codice: io faccio quotidianamente larghissimo uso, per lavoro, di servizi come github e stackoverflow.

      Pensavo proprio a quello quando ho scritto la postilla finale.
      Sono siti di condivisione di contenuti che possono essere lenti. Il più delle volte io leggo risposte che sono state scritte anni e anni fa.
      Hai tutti il tempo per moderare siti del genere ed elimini il problema alla fonte.

      6 luglio 2018
    • mattia said:

      Dopodiché, tante volte in quei siti leggo: il problema è già stato dibattuto e risolto qui: link.
      E tu trovi la risposta cliccando sul link.
      Ora, se tu cliccando il link anziché andare su un’altra pagina del sito vai sul sito di giovannilosmanettone.it che problema ti fa?
      Puoi anche condividere contenuti che pubblichi sul tuo sito (prendendotene le responsabilità) dando un link.
      La differenza è che fai forse più fatica a scrivere un contenuto sul tuo sito?
      Mah, non è che a scrivere un post su WP sia più difficile che su github.

      6 luglio 2018
    • Diego said:

      Su github non scrivi (quasi mai) direttamente del codice. Prendi del codice che hai già scritto nel tuo IDE e dici “pubblica”. Fine.

      E non è solo il codice.

      Oggi per esempio mi sono imbattuto in questa roba qui: https://github.com/Microsoft/vscode/issues/52089
      Guarda la discussione (tra l’altro bloccata visto che il bug è risolto), ma ce ne sono decine di migliaia (guarda il numero della issue, che è un progressivo) simili. Bug risolto e in merge 3 giorni fa; pensa se dovesse passare tutta sta roba sotto moderazione preventiva i costi che avrebbe (che solo microsoft e pochi altri potrebbero sostenere, ma non so se avrebbero ancora vantaggio a sostenere questi progetti) e che tempi.

      O, peggio, pensa a tutto quel materiale sparso sui 12 siti personali dei partecipanti. Non ti viene da ridere? A me sì.

      Il fatto che internet sia piena di software ragionevolmente funzionante e sicuro (wordpress compreso) è grazie anche all’agilità di questi servizi.

      6 luglio 2018
    • mattia said:

      (wordpress compreso)

      ?

      6 luglio 2018
    • mamoru said:

      nota a margine: a me i commenti nidificati raggiungono l’illeggibilita’ su smartphone.
      tipo vanno a capo dopo 3 caratteri…

      6 luglio 2018
    • Mauro said:

      Anche a me.

      7 luglio 2018
    • mattia said:

      meglio ora?

      7 luglio 2018
    • mamoru said:

      molto meglio anche se il reply rimane nel primo thread in alto. il layout commenti va bene cosi’ imho.

      7 luglio 2018
  4. Lela said:

    Comunque è una legge che ha contro gente che sostiene che la civiltà europea si basi sulla violazione del diritto d’autore (citando i monaci amanuensi medievali a sostegno della propria tesi) e a favore gente che si straccia le vesti per i cattivi poteri digitali (BIG TECHNO. Paura eh?) senza controllo che avrebbero permesso di indottrinare il popolo bue facendogli prendere decisioni SBAGLIATE (citazioni letterali dal corriere)
    Mi vergogno all’idea di prendere una qualsivoglia posizione in merito…

    6 luglio 2018
    Reply

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