La lavatrice, il liceo e la funzione di trasferimento

Ieri sera ho finalmente installato la nuova lavatrice che ho comprato la settimana scorsa.
No, non sono così cretino da metterci una settimana a collegare due tubi, è che ho dovuto spostarla in un altro luogo della casa perché è più grande di quella che avevo prima e ho dovuto sistemare gli attacchi.
A un certo punto mi sono trovato a liberare un rubinetto otturato con una sonda termometro da cucina, per dirvi. Alla fine la lavatrice funziona e ho fatto il mio primo bucato: uno splendore.

Mentre stendevo i panni notavo la brillantezza che avevano ora, sembravano molto più puliti rispetto al passato. Asciugamani più chiari, salviette dal colore più brillante, mutande che sembrano aver acquistato nuova vita…

Un panno dopo l’altro ho iniziato ad avere dubbi: ma non è che magari mi sto illudendo io che siano venuti più puliti? Magari è una sorta di autoconvincimento: ho speso dei bei soldini per comprare la lavatrice nuova, voglio credere che funzioni meglio di quella che avevo prima quindi vedo migliorie anche dove non ci sono.
A questo punto dovrei pulire panni simili, sporchi in maniera simile, con entrambe le lavatrici e poi osservarli senza sapere quali sono stati lavati dalla lavatrice vecchia e quali dalla lavatrice nuova. Solo così possono fare una valutazione senza essere influenzato.

E poi pensavo: non è che magari è il detersivo diverso? Perché, guarda caso, ieri ho finito il mio tipico detersivo liquido e ho recuperato al volo una vecchia confezione di detersivo in polvere che mi era avanzata. Magari non è la lavatrice a lavare meglio ma il tipo di detersivo.
Allora dovrei fare la stessa prova di prima ma usando diversi detersivi e ancora una volta osservare i panni senza sapere quali sono stati lavati con un detersivo o con un altro.

Mentre facevo tutte queste riflessioni ho finito di stendere tutti i panni.
Ecco, questo è un esempio di come ragiona una mente scientifica. Perché nella scienza funziona proprio così: osservi un fenomeno, lo metti in dubbio, cerchi tutte le possibili cause di artefatti e progetti esperimenti che ti consentono di determinare se il fenomeno è vero o è un’illusione, se la causa del fenomeno – quando è vero – è quella che pensavamo noi oppure un’altra.
Molto spesso infatti siamo a portati ad attribuire la causa sia quella più evidente (la lavatrice nuova) mentre in realtà la vera cause è meno ovvia (il detersivo diverso). Allora devi fare esperimenti per capire qual è la vera causa.
Così si lavora nella scienza.

Poi ci sono quelli che questo concetto non lo capiscono, non usano questo metodo e traggono conclusioni senza basi solide. Un esempio? Prendete questo disperato tentativo di difendere il liceo classico dall’oblio in cui sta giustamente sprofondando.
Per convincerci della superiorità del liceo classico questo tizio snocciola i numeri. Dice che chi fa il classico poi ha strade più aperte nella scelta dell’università:

È la scuola che lascia più liberi nelle scelte universitarie successive e che garantisce successi anche a chi parte da condizioni non avvantaggiate. In questo senso è una scuola “giusta”, perché lascia aperte tante possibilità e non costringe un ragazzo di tredici anni a fare già una scelta che condizionerà tutta la sua vita

Su cosa basa queste considerazioni?

“Sui dati. Gli studenti che escono dal classico compiono, in una fascia tra il 36% e il 46%, scelte universitarie molto difformi dal loro asse culturale, e hanno carriere eccellenti. Segno che il liceo classico è una scuola aperta. Alcuni esempi: il 7,4% dei suoi studenti si iscrive alla facoltà di medicina, quasi il 6% a ingegneria, più del 14% segue indirizzi di area politico-sociale”.

Non è così per gli altri licei?

“Negli altri licei l'”incanalamento” precoce è più forte. Anche lo scientifico è meno flessibile: le scelte difformi rispetto all’asse scolastico sono intorno al 15% per l’opzione “scienze applicate”. Per non parlare degli istituti tecnici o professionali: trappole di classe, scuole nate con il progetto di riprodurre la diseguaglianza sociale di partenza”.

Prendiamo pure per buoni questi dati.

*  Piccola parentesi: questo tizio come prova della miglior flessibilità dei diplomati al classico usa i dati delle iscrizioni all’università. Ma sono iscrizioni, appunto. Poi bisogna vedere quanti hanno successo. Iscriversi è facile, è solo una questione di intenzioni.
Al massimo questi dati dicono che hanno più voglia di fare cose diverse, non che sono più bravi a fare cose diverse. Ma facciamo pure finta che siano più bravi…

Il bucato del liceo classico viene più pulito, dice questo tizio, quindi è merito della lavatrice marca liceo classico. Punto, finita qui la dimostrazione.
Non si pone il dubbio sul detersivo.

Invece una mente scientifica il dubbio sul detersivo se lo pone, eccome.

Ci sono altri motivi per cui gli studenti del liceo classico avrebbero* più successo negli studi accademici.  Ad esempio, può semplicemente darsi che gli studenti in uscita dal liceo classico siano più bravi perché al liceo classico ci vanno gli studenti più bravi. La causa dunque non è il liceo in sé ma il fatto che in ingresso ad esso ci trovi studenti migliori.
Se in una scuola metti dentro ottimi studenti questa cosa vuoi che ti restituisca dopo 5 anni? Delle persone in gamba. Ma non perché la scuola è ottima, bensì perché erano già bravi di loro gli studenti in partenza.
Se invece in una scuola inserisci dei ciucci questa può anche dannarsi l’anima nel migliorarli ma sempre ciucci rimangono.

Se vuoi giudicare la bontà di un sistema non valuti la sua uscita ma la sua funzione di trasferimento.
Un concetto così banale che ogni persona con una maturità in tasca dovrebbe conoscere, figuriamoci uno che insegna all’università.

Si consoli però il tizio, non è l’unico a fare questo errore. Il mondo è pieno di gente che sbandiera i risultati dei propri laureati e diplomati dicendo che sono i migliori. Meccanismo che porta a fare domanda di ammissione in quella scuola più persone, consentendo loro di selezionare i migliori studenti in ingresso. E guarda un po’, dopo cinque anni si trovano i migliori studenti in uscita. Da sventolare al mondo per incrementare ancora di più le domande di ammissione e così via in un tipico sistema a retroazione positiva intrinsecamente instabile.

Oh, poi magari davvero la funzione di trasferimento del liceo classico è migliore, che ne sappiamo.
Oppure… oppure i diplomati del liceo classico scelgono il corso di laurea spaziando tra le più diverse facoltà perché dopo cinque anni di greco e latino si sono rotti il cazzo, ne hanno le palle piene e decidono di studiare qualcosa che magari potrà dare loro un lavoro.

Le spiegazioni del fenomeno possono essere molteplici. Bisogna dunque fare degli esperimenti per capire qual è la vera causa.
Uno che guarda il bucato e deduce che è venuto pulito a causa della lavatrice e non considera il possibile effetto del detersivo, o il fatto che quella volta i panni erano meno sporchi, nel mondo scientifico verrebbe irriso per l’inconsistenza della sua tesi.
In italia invece viene intervistato dai giornali.

13 Comments

  1. MarcoM said:

    Piuttosto mi chiederei come mai (estrapolo da alcuni dati di Eduscopio), solo il 27% degli studenti di un liceo di impronta clamorosamente umanistica prosegue poi con studi umanistici…
    Forse perchè fa figo ma poi, cito: “dopo cinque anni di greco e latino si sono rotti il cazzo” ?

    18 Maggio 2018
  2. Mauro said:

    Sei riuscito a ottenere accesso all’articolo?
    Me ne faresti un PDF?
    Grazie!

    18 Maggio 2018
  3. Andrea said:

    Io ho fatto liceo classico e corso di laurea in farmacia. Dopo aver colto la straordinaria eleganza e coerenza delle materie scientifiche (chimica, matematica, fisica, biologia) con conseguente allenamento della capacità di ragionamento posso tranquillamente affermare che il liceo classico rappresenta una totale perdita di tempo per i giovani e un danno per il paese.

    18 Maggio 2018
  4. Peto said:

    Commento di servizio:
    Nota asteriscata posizionata troppo in alto?

    18 Maggio 2018
  5. Sciking said:

    Guarda, io fin dalla seconda media avevo capito di avere una passione per l’informatica (anche grazie al giornalista che non apprezzi particolarmente per le sue idee sull’auto elettrica) e ho scelto, ovviamente, l’ITIS informatico, nonostante il mio prof di matematica spingesse per lo scientifico, addirittura mandandomi alla presentazione dello scientifico. Secondo questo genio avrei dovuto fare cinque anni di greco e latino a caso, sperare di aver ancora voglia di studiare e poi fare informatica all’università?
    PS. Il ragazzo da cui ho fatto lo stage si è laureato dopo l’ITIS e ha la Porche. Povera vittima della diseguaglianza sociale…

    19 Maggio 2018
    • mattia said:

      Secondo questo genio avrei dovuto fare cinque anni di greco e latino a caso,

      solo una cosa: allo scientifico non si fa greco.

      21 Maggio 2018
  6. Andrea said:

    Nell’intervista si definiscono tecnici e professionali come “trappole di classe” e gli altri licei come “incanalatori feroci”.

    Ci libereremo mai di questi soggetti?

    21 Maggio 2018
  7. mamoru said:

    vabbe’ dai son sempre fermi alla concezione che sporcarsi le mani e’ male.
    croce e gentile again and again?

    beh lasciamoli mangiare con la cultura alta che di pane gliene da’ tanto, mentre per noi quelle cose sono solo un hobby.

    22 Maggio 2018
  8. Zhelgadis said:

    Però, forse per la prima volta nella mia vita un argomento a favore del classico.

    Se fosse vero che in quanto tale è in grado di attrarre studenti mediamente migliori, varrebbe solo per questo la pena di mantenerlo.

    Se dovessi tornare a scuola e potessi scegliere, preferirei essere compagno di classe di persone brillanti piuttosto che rischiare di trovarmi dei somari conclamati

    22 Maggio 2018
  9. Sciking said:

    @Mattia
    Vero! Ma quella l’avevo ipotizzata come risposta in generale a chi parla di “liceo classico il meglio”, l’ho scritta un po’ malaccio…
    E comunque, giusto per la cronaca (ci ho fatto varie lezioni assieme per motivi logistici) a quelli che fanno scienze applicate, spesso, l’informatica non entra proprio in testa. Sarà colpa dell’incanalamento feroce…

    22 Maggio 2018
  10. shevathas said:

    @Zehl in realtà per avere persone “brillanti” basta che la scuola, fosse anche un professionale, si faccia la fama di scuola “difficile” dove i professori non fanno sconti e le materie si studiano. Tempo due o tre anni e fancazzisti vari abbandonano la scuola.

    Seconda cosa: al classico ci vanno principalmente due tipi di studenti: quelli molto bravi e quelli che vengono mandati al classico per boria dei genitori, quindi il rischio di trovarti st***i, magari bene educati ma st***i rimane. Posso fare esempi di alcuni miei compagni di classe, di ottima famiglia ma st***i fino al midollo.

    22 Maggio 2018
  11. Mario said:

    Aggiungo che le materie scientifiche, anche per la coerenza di cui parlava il signore sopra, danno la capacità di interpretare il mondo. È chiaro che il mondo sia o bianco o nero. La matematica è precisa, non ci sono sfumature. Lo stesso vale per la realtà che ci circonda.

    25 Maggio 2018
  12. Ste said:

    @Mario “il mondo è bianco o nero”
    Come si può fare un’affermazione così azzardata? Riguardo alla realtà fisica, chimica, biologica è una affermazione sensata. Ma se parliamo di “realtà che ci circonda” in senso lato, una visione così chiusa e dicotomica, bianco o nero, non è semplicistica e gretta, oltre che pericolosa?

    26 Maggio 2018

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