Mancavano solo le lauree semplificate

Questo sarà uno dei miei post che mi appiccicano addosso l’etichetta di stronzo. Siccome però non me ne frega niente, lo scrivo ugualmente.

Napoli, studentessa con sindrome di down (sic) si laurea con 110 e lode

[…] Per Giulia è stato predisposto un piano didattico personalizzato ed ai professori è stato chiesto di calibrare i programmi sulle esigenze della ragazza.[…]

via repubblica.it

Io lo so bene che ormai le lauree stanno diventando una buffonata. Abbiamo visto gente che si laurea con una tesi sulla parola suca, ci si può aspettare di tutto. Però c’è un livello minimo oltre il quale non si può andare. Le lauree date ai disabili con il programma semplificato no. Ma davvero, no.

Le lauree sono una cosa seria, sono un attestato che certifica una competenza avanzata in una specifica disciplina. Non sono un atto di carità o di inclusione sociale.

Io posso capire un approccio del genere alle scuole superiori. In quel caso hai bisogno di accompagnare il disabile in un percorso semplificato per consentirgli di frequentare una scuola superiore che altrimenti non riuscirebbe a seguire. Lo fai perché altrimenti l’alternativa è prendere un ragazzo di 14 anni e scollegarlo dal mondo dei suoi coetanei proprio nella fase adolescenziale della vita quando si forma la personalità e si ha più bisogno di inclusione sociale.
Andare a scuola gli fa bene anche per creare una sana rete di relazioni sociali. C’è bisogno di fare il programma semplificato per fargli fare una scuola superiore? E va bene, facciamogli questo programma semplificato.
Alle superiori però, all’università no.

Quando arrivi all’età dell’università non hai più bisogno di andare a scuola come strumento per l’inclusione sociale. Ormai sei un adulto, puoi crearti una vita anche fuori dal mondo dell’istruzione.
Dopotutto non sei l’unico che non va all’università: c’è un sacco di gente che si ferma dopo il diploma, quindi non hai nemmeno quel senso di esclusione sociale dovuto alla tua disabilità. Puoi benissimo andare a lavorare dopo la maturità come tutti gli altri che si fermano al diploma. Non è che vieni escluso da qualcosa che tutti gli altri hanno a causa del tuo handicap.

Non c’è quindi nessun dovere sociale di adattare i programmi universitari alla disabilità intellettiva di un aspirante studente, si vive anche senza andare all’università.
C’è già un programma semplificato, si chiama sfilza di 18. Una persona può anche laurearsi prendendo 18 in tutti gli esami. Ok, di solito se prendi una sfilza di 18 significa che non sei proprio in gamba quindi prima o poi arrivi al punto in cui non riesci a prendere nemmeno il 18. Ma in linea teorica puoi laurearti prendendo 18 in tutti gli esami. Ecco, quello è il livello semplificato, il livello minimo per laurearsi. Arrivi a quel livello? Ti laurei. Non ci arrivi? Niente laurea. Non è che mi invento un programma ancora più semplificato.

Anche perché a quel punto uno dovrebbe dirmi perché a uno studente con sindrome di Down dovrei abbassare l’asticella mentre per un altro studente che è semplicemente duro di comprendonio no.
Oh, guardiamo in faccia la realtà: ci sono studenti che non riescono a passare gli esami semplicemente perché non ci arrivano. Non è una questione di impegnarsi o meno, non la capiscono proprio. Ci sono persone con dei limiti mentali per cui possono studiare quanto vogliono ma non riusciranno mai a capire alcuni concetti. È un limite loro, innato. Ditemi, non è forse questa una disabilità? Perché questa disabilità dovrebbe essere considerata meno importante di quella di una ragazza con la sindrome di Down?
A questo punto dobbiamo fare il programma semplificato per tutti gli studenti duri di comprendonio.
Suvvia, non scherziamo.
Se tu sei duro di comprendonio la laurea non la prendi. Anche se ti impegni tantissimo. Se non ci arrivi non ti laurei, e questo vale per chi è duro di comprendonio con o senza certificazione genetica.
Non è che ti do una laurea per premiare l’impegno.

Perché no, le lauree non si dànno come atto caritativo per premiare chi si è impegnato. Le lauree si dànno per certificare una conoscenza e una capacità. Se vuoi premiare l’impegno puoi dare un certificato del Comune consegnato dalle mani del sindaco in fascia tricolore. Le lauree sono un’altra cosa.

Io mi sono trovato davanti casi umani tra i più disparati. Ho cercato di aiutare tutti al massimo delle mie capacità, ho avuto pazienza verso coloro che imparavano più lentamente o che avevano delle limitazioni superabili. Ad esempio, mi è capitato uno studente dislessico che mi ha chiaramente detto che lui l’esame poteva farlo ma aveva bisogno di più tempo per leggere il testo. E sta bene, anziché un’ora e mezza gli ho dato due ore e mezza di tempo per fare l’esame. Ma l’esame alla fine l’ha fatto bene.
Non mi sono mai permesso regalare un esame a uno che non ci arrivava, anche se si era impegnato. Mi spiace ma io certifico conoscenze, non faccio atti di carità.

Qualcuno mi dirà: ok, ma tu parli di ingegneria, e una laurea in ingegneria ti autorizza a fare lavori potenzialmente pericolosi, quindi sta bene essere rigorosi. Qui invece si parla di una laurea in scienze politiche, quindi chi se ne frega. Non è che crolla un ponte perché lo studente si è laureato con il programma semplificato.
Ora, tralasciamo pure il fatto che con una laurea in scienze politiche e indirizzi specifici puoi fare il segretario comunale. E quando il sindaco ti chiede se può ordinare la demolizione di un fabbricato fatiscente tu non puoi dirgli “non lo so, ho preso la laurea con il percorso semplificato per disabili”. Facciamo pure finta che davvero si tratti di una laurea che non ha alcuna conseguenza pratica. Be’, ma allora abolite quel corso di studi. Hai la diretta certificazione che non serve a niente.

Per il resto, qualsiasi sia il corso di laurea, se ti autorizza a fare un lavoro allora non esistono percorsi semplificati: o raggiungi il livello minimo della sfilza di 18 come tutti gli altri oppure niente laurea.
Poi se volete darmi dello stronzo per questo fate pure.

17 Comments

  1. Andrea said:

    Vero anche che non serve nessuna laurea per fare il sindaco. Ci sono tanti corsi umanistici che non hanno sbocchi univoci con un lavoro e non per questo gli abolirei. Poi magari con una mentalità da ingegnere la penserei come te. Per il restante ragionamento nulla da aggiungere

    6 maggio 2018
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    • mattia said:

      Vero anche che non serve nessuna laurea per fare il sindaco.

      Appunto per quello la legge gli affianca un segretario comunale, il quale invece la laurea la deve avere.

      7 maggio 2018
  2. Mauro said:

    Quella del percorso facilitato me la ero persa.
    Un’altra cosa però mi ha fatto arrabbiare: il dipingerla come la prima persona Down laureata. Non è vero, in passato ce ne sono state altre (pochissime, ma ci sono state… non so se con percorso facilitato o meno).

    6 maggio 2018
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  3. Sciking said:

    A me sembri solo razionale, cosa che spesso si deve scontrare con l’essere di buon cuore. È più un problema ideologico di chi ha fatto passare il politicamente corretto come razionalità.

    7 maggio 2018
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  4. MarcoM said:

    Premessa: faccio le ovvie proporzioni con il caso di questa ragazza.

    A mia figlia è stata da poco diagnosticato un DSA. Ammetto che sono sempre stato uno di quelli che ha diviso naturalmente gli studenti tra quelli che “ne hanno” e quelli che “non ne hanno” e ho sempre pensato che le difficoltà di mia figlia fossero unicamente legate a un modo sbagliato di approcciare lo studio (e anche a un po’ di voglia di fare un cazzo, cosa che continuo a pensare tutt’ora) e forse, con mio dispiacere, faceva parte del secondo gruppetto. Infatti ha sempre alternato buoni risultati a cattivi voti, ma ne è sempre uscita viva, il che sembrava confermare la mia teoria.
    In ogni caso ero pronto a farmene una ragione.

    Ora, sapendo che una difficoltà oggettiva c’è, faccio comunque ancora fatica a recarmi da una prof e chiedere il famoso “aiutino” (piano personalizzato) perchè non posso non mettermi nei panni di chi il libro se lo studia tutto, la calcolatrice non la può usare, la verifica la fa in un’ora invece che due. Forse che loro fanno DAVVERO meno fatica? Non posso non mettermi nei panni di chi riceverà una sei facendosi il culo, il giorno in cui mia figlia riceverà un otto per l’impegno.
    E infatti per ora, su richiesta esplicita di mia figlia (che vuole farcela coi suoi mezzi e non vuole essere additata come quella che ha i compiti più facili, categoria ormai disprezzata dai più) NON abbiamo richiesto alcun piano personalizzato, ce la caviamo con qualche trucchetto pratico ed evitando di incazzarci sugli argomenti che sappiamo per lei essere OGGETTIVAMENTE ostici. Non capisci quel concetto di geometria? Pazienza, bilancerai quel 5 con l’8 che PRETENDEREMO in algebra. Punteremo a sopravvivere col 6, in attesa di scoprire quali saranno le sue migliori qualità.

    Tutto questo per dire cosa?

    Primo, che sarei curioso di conoscere in cosa consista il famoso piano personalizzato. La sindrome di Down può avere ampie sfumature ma, con il poco che ne so, faccio fatica a pensare che un ragazzo in queste condizioni possa arrivare a una laurea senza uno stravolgimento delle attese da parte dei docenti.

    Secondo, trovo che un 110 e lode sia per lo stesso motivo uno schiaffo al resto degli studenti e al sistema di valutazione. Ok, lei voleva arrivare alla laurea, ma si doveva per forza esagerare a tal punto? Mi dispiace, posso capire e accetto che si voglia far correre una persona con difficoltà nella stessa gara degli atleti “normodotati”, ma non puoi assegnare la medaglia d’oro alle olimpiadi a chi ha corso i 10 metri mentre gli altri correvano i 100. Questo apre ulteriormente una voragine di relativismo valutativo in cui ognuno pretende di avere il massimo voto rispetto alle proprie aspettative e capacità. Questo non fa che creare odio e disprezzo per quelli che ricevono l’aiutino da parte di non lo riceve. Questo non fa che creare classifiche ancora più odiose.

    Terzo: e adesso che si fa? Si iscrive a un concorso pubblico dall’alto del suo 110 e lode e pretende una prova facilitata per accedere a un posto da dirigente? Quale sarà il momento in cui ci si fermerà e si accetteranno le proprie oggettive possibilità?

    Scusate se sono stato duro, è ovvio che non ce l’ho con questa persona e il suo legittimo desiderio di affermazione, è certo che si sarà fatta un mazzo così per ottenere questo risultato, ma qualcosa non mi torna… Se qualcuno ha più informazioni o è più sensibile di me, mi aiuti a capire.

    7 maggio 2018
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  5. robinet said:

    Urca 110 e lode!! mi vien da supporre che quindi avrebbe potuto affrontare anche un corso di laurea “normale” e magari laurearsi con 80…..
    (e invece dentro di me so che non è così)

    7 maggio 2018
    Reply
  6. Tigre da laptop said:

    Sarebbe interessante sentire il parere di un medico che si intenda del caso specifico, perché cosa sia in generale la sindrome di down lo sappiamo tutti, ma magari esistono casi particolari, sfumature, livelli diversi di disabilità o storie del genere. Sono convinto che rimarrà comunque una presa in giro, ma come ho detto sarebbe interessante. Una battuta scontata ma dovuta: Laurea in scienze politiche? Ha scelto l’indirizzo più adatto a lei, in Italia, ma non solo, si troverà perfettamente a suo agio in quell’ambiente.

    7 maggio 2018
    Reply
  7. luca said:

    se il suo percorso di laurea è personalizzato ma rigoroso come per gli altri ci “potrebbe” anche stare. Se facilitato no.
    Oltretutto il suo bel voto le permetterebbe di avere un punteggio rilevante nei concorsi pubblici e qui girano i cabasisi

    7 maggio 2018
    Reply
  8. ava said:

    Ricordo che una volta da studente accompagnai un’ amica alla facoltà di scienze politiche per un esame. Vidi entrare dei tizi che rotolavano bidoni di birra per una ” conferenza”. Gente che ripassava manco mezza , non gliene poteva sbattere di meno .
    Ad architettura si fanno gli esami in gruppo.

    Con questo cosa voglio dire?
    Che dopo il ‘ 68 con il fantastico 18 politico più tutti gli indegni eredi, francamente, non vedo nulla di strano o di nuovo nell’ scadere dell’ università.

    @MarcoM: complimenti per te e tua figlia.

    7 maggio 2018
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  9. MarcoM said:

    Aggiungo una domanda “tecnica” (non è vero, in realtà è una provocazione): come si fa a valutare il livello di preparazione di uno studente in una situazione come questa? Cioè, quando do 18 e quando do 30 se non ho una casistica su cui basarmi? Come posso, io docente, regolare le mie aspettative se non so cosa posso/devo aspettarmi?

    7 maggio 2018
    Reply
  10. ZioPippo said:

    MarcoM capisco benissimo il tuo punto sui DSA, e notevole la scelta di dire “non arriverà all’8, arriverà al 6 o al 5, ma senza aiutini”. E’ sempre un discorso molto complicato e delicato. Una volta uno “che non ci arriva” prendeva voti bassi, finiva il liceo a stento o cambiava scuola, oggi coi DSA e BES si cerca di fare questi percorsi per cui uno “prende 10” anche quando “non è da 10” perché quello è il “10 a cui può arrivare”. Giusto? Sbagliato? E cosa è una inabilità o deficit “riconosciuto” rispetto a uno non riconosciuto? Ci si addentra in meandri più o meno scientifici per stabilire chi ha o non ha il diritto a questi aiuti e, lo ripeto, il discorso è molto complesso.

    Ma questo può aver senso per la scuola dell’obbligo, o per le superiori al limite, dove l’intento della scuola è “formarti al massimo del tuo potenziale” (che poi se il tuo potenziale è da 6, prendi 6, non prendi 10, ma vabbè). Non ha nessun senso invece nell’università. La finalità è completamente diversa e il voto all’università certifica il raggiungimento di un livello in un corso ben preciso.

    7 maggio 2018
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  11. Peto said:

    A questo punto dobbiamo fare il programma semplificato per tutti gli studenti duri di comprendonio.

    Mi pare ovvio che, come un preside di facoltà di non ricordo che commedia americana, a L’Orientale si sia ragionato «Per titoli di giornale».

    Napoli, studente un po’ coglione non passa gli esami

    Non è un titolo di giornale.

    Napoli, studente un po’ coglione si laurea con 110 e lode

    Non funziona tanto.

    Proviamo ancora questo:

    Napoli, studentessa con sindrome di Down si laurea con 110 e lode

    Questo è un bel titolo.

    Ha la sindrome di Down: non viene ammessa al corso di laurea

    Ecco, questo è un titolo che ogni rettore vorrebbe evitare.

    8 maggio 2018
    Reply
  12. shevathas said:

    @peto
    ovviamente l’ultimo titolo porta la “gggente” a pensare che non è stata ammessa solo a causa della sua malattia e non invece, come potrebbe essere, a causa della sua scarsa preparazione.
    E per evitare la “tempesta di guano” o shitstorm molti vengono tentati dal dare “un aiutino”…

    9 maggio 2018
    Reply
  13. Happy said:

    MarcoM, vado diretto al punto: sbagliate a non dare alla ragazza gli “aiutini”. Chi ha un DSA ha oggettive difficoltà a svolgere compiti per gli altri semplici. Tuttavia non ha problemi di COMPRENSIONE. Non è meno intelligente (ovviamente di una persona di stesso livello intellettivo senza DSA). In pratica, mettiamola così: chi non è miope non ci mette nulla a leggere a 10 metri un cartello, chi è miope HA BISOGNO degli occhiali per leggere il cartello. Non è deficiente, ha gli occhi che funzionano in modo diverso. Ovvio però che senza occhiali possa sembrare deficiente perchè non sa dove andare: non vede il cartello!
    Dì a tua figlia di non aver vergogna ad usare gli strumenti compensativi che gli insegnanti le mettono a disposizione, anche perchè non c’è cosa che li fa più incazzare di aver perso tempo a predisporre un PDP, utilizzato ore (spesso sono ORE, sommando i DSA di diverso tipo su più classi, fatte oltre quelle dovute, fidati) per fare schemini, mappe concettuali, formulari, ecc… e vedere che i DSA non li usano. Se poi si aggiunge la voglia di fare un cazzo allora più va avanti, meno disponibilità troverà nei docenti che invece il più delle volte ci provano e anche parecchio, a venire incontro a questi ragazzi.
    Infine, ricordo che i criteri di valutazione per i DSA (che hanno un Piano Didattico Personalizzato) non sono assolutamente diversi dai non DSA. Gli obiettivi si abbassano con un PEI (Piano Educativo Individualizzato) e sono per i disabili.
    Infatti se la ragazza con sindrome di Down aveva un PDP, dobbiamo desumere che sia stata valutata come tutti gli altri.


    Ma Repubblica non avrà di certo scritto una cazzatahahahahahaha

    10 maggio 2018
    Reply
  14. ZioPippo said:

    Gli aiutini vanno bene alle superiori, all’università è ridicolo. In aeronautica se non hai la vista buona non ci entri, anche se con gli occhiali (l’aiutino) ci vedi bene come gli altri (stessi obbiettivi).

    I DSA hanno diritto a misure dispensative e compensative, nella maggior parte dei casi, siamo onesti, questo si traduce in verifiche con meno domande e domande più semplici, ad esempio prove a crocette e non a risposta libera, uso della tavola pitagorica, ecc. Certo, gli obbiettivi da raggiungere sono sempre gli stessi, ma sarebbe ridicolo pensare che una prova “a crocette” sia uguale a una libera, difficile valutare la capacità critica e di argomentazione in una prova a scelta multipla.

    Se tutto questo come ha giustamente detto Mattia è buono per le superiori, per l’università non ha proprio senso.

    11 maggio 2018
    Reply
  15. Gianluca said:

    Mattia, sarebbe possibile avere un pulsante “Tweet” ai tuoi post, così da poterli tweettare?
    In alternativa, almeno un pulsante Facebook, per poterli condividere?
    Grazie molte.

    12 maggio 2018
    Reply
  16. MarcoM said:

    @Happy hai ragione, ma non ho detto che non avrà mai gli “aiutini”. Stiamo cercando di arrivarci progressivamente e cercando di mediare tra una sua maggiore applicazione o semplicemente ridistribuendo meglio le forze sulle cose che sa fare meglio.
    Dire a una preadolescente di non aver vergogna dopo che è stato “certificato” che c’è un problema è come dire a un ragazzino ciccione che è bello come gli altri. Anzi peggio, il ciccione può sempre pensare che se si impegna dimagrirà.
    L’autostima va a pezzi. Ci vuole un bel po’ di tempo e per tutto questo tempo, fanculo ai voti e speriamo di trovare una via prima delle superiori,
    Non so che esperienza abbia tu in merito, per me sono cose nuove e, per quello che ho visto fin qui, gli “aiutini” si traducono in metà esercizi nel compito (o il doppio del tempo) oppure esercizi mirati o cose del genere. Hai voglia a dire che poi i criteri di valutazione sono gli stessi.
    Comunque, grazie per l’interessamento!

    14 maggio 2018
    Reply

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