Meno di due ore

Piccola storia, ma in qualche modo significativa.

Questo pomeriggio per andare in aeroporto ho preso un uber. L’autista durante il viaggio si è messo a mandare messaggi col telefonino. Finché lo faceva mentre eravamo in coda, vabbe’, si tollera, quando però ha iniziato a farlo anche in movimento mi sono contrariato (specialmente perché poi ha sbandato per la distrazione).
Il limite è stato superato quando si è messo a telefonare tenendo il telefono all’orecchio con la mano destra… mentre andavamo a 120 km/h.

Arrivo in aeroporto, deposito il bagaglio, chiamo un’amica che lavora al terminal per un caffè, passo i controlli di sicurezza, mi accomodo in attesa e quando sono seduto e tranquillo scrivo una recensione negativa. Scrivo a uber (tramite l’applicazione) che l’autista si è comportato in modo molto pericoloso.
Dopo tre minuti ricevo un messaggio in cui si scusano; mi dicono che hanno inoltrato la comunicazione a una persona che se ne prenderà cura.

Dopo un’ora e mezza sono sull’aereo, pronto a decollare, e ricevo un secondo messaggio. Dicono che faranno una lavata di capo all’autista e per scusarsi mi rimborsano interamente la corsa. Cosa che tra l’altro non ho chiesto (e nemmeno volevo: il servizio l’ho ricevuto, era giusto pagare. Volevo solo che dicessero all’autista di guidare in sicurezza).

Ora, io ho avuto un problema con un servizio. Non ho dovuto telefonare a nessuno, non ho dovuto cercare l’email del servizio clienti e mandare un messaggio di posta elettronica. Ho risolto tutto con una semplicità estrema tramite l’applicazione e in un tempo mostruosamente veloce.

Ovviamente dietro questi comportamenti c’è una precisa politica commerciale. All’azienda conviene rimborsare subito, senza nemmeno discutere, e in modo molto veloce perché sanno che un cliente soddisfatto è fidelizzato e rende di più di quelle 300 corone che hanno dovuto rimborsare. Ne viene ancora a loro vantaggio, non lo fanno perché sono buoni. Ma dal mio punto di vista io davanti a un disagio ho avuto un servizio di assistenza clienti a dir poco perfetto.

Le cooperative di taxi devono rendersi conto che sono in concorrenza con questo tipo di servizio.
Se mi succede una cosa analoga con un taxi devo chiamare la cooperativa e lamentarmi, dettare il mio nome e numero di telefono e magari il problema lo risolvono dopo una settimana. Una cooperativa di taxi spesso non ha né la struttura per gestire un servizio clienti di questo livello né la giusta mentalità per capire che devono rimborsare e basta.

Se le cooperative di taxi non capiscono che devono avvicinarsi a questo modello sono spacciate. Finiranno per fare solo le corse per coloro come la mia anziana madre che non sa usare un telefono intelligente. Un mercato che prima o poi finisce.

11 Comments

  1. Mauro said:

    Ti racconto una cosa capitatami con un’azienda Taxi a Colonia qualche anno fa.
    Torno dell’Italia in Serie. All’aeroporto prendo un Taxi per tornare a casa. L’autista fa un giro più lungo del necessario, io glielo faccio notare e lui non reagisce. Alla fine della corsa il tassametro segna 30 €. Io gliene do 20, perché sapevo che quello era il prezzo per il tragitto giusto. Lui chiama polizia e centrale. La polizia arriva e dice che l’azienda deve fare denuncia, non il tassista. L’azienda dice che il tassista ha ragione e che farà denuncia.
    Sto aspettando la denuncia dal 2012. Mai arrivata.

    20 aprile 2018
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  2. Possono sempre sperare che finisca il mercato dei telefoni intelligenti.

    21 aprile 2018
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  3. kheimon said:

    Uber e soci lucrano solo sullo scarto normativo tra loro e le cooperative dei taxi. Quando la pressione regolamentatrice eliminerà questo scarto, gli uni e gli altri diventeranno praticamente indistinguibili tendendo a una media. Questo già accade per esempio in alcune città inglesi dove le cooperative si sono già attrezzate con app che offrono la stessa identica esperienza di Uber, anche in termini di servizio clienti.

    22 aprile 2018
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    • mattia said:

      Questo già accade per esempio in alcune città inglesi dove le cooperative si sono già attrezzate con app che offrono la stessa identica esperienza di Uber, anche in termini di servizio clienti.

      Questo è vero, c’è però una differenza che difficilmente riusciranno a colmare: uber è un brand diffuso in tutto il mondo.
      Io uso uber a Praga, ma quando vado a Madrid uso lo stesso servizio. So già come funziona, non devo installare una nuova app e soprattutto so già che posso fidarmi. Non devo installare una nuova app di un servizio di taxi di madie che non conosco.
      Toh, adesso sono a singapore, viaggio in bus e MRT ma volendo potrei usare uber anche qua. E ti dirò, per i prezzi che ho simulato sono anche convenienti.
      Sono in un paese straniero e “complicato”, non mi devo inventare nulla, è già tutto pronto sul mio cellulare. Posso usare a Singapore lo stesso servizio che uso a Praga. Perché dovrei complicarmi la vita cercando una app della cooperativa di taxi locali?

      23 aprile 2018
  4. marco ferazzani said:

    Beh ma con un sistema del genere le cooperative e i tassisti dovrebbero dichiarare tutto e pagare le tasse!

    22 aprile 2018
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  5. kheimon said:

    “Perché dovrei complicarmi la vita cercando una app della cooperativa di taxi locali?”

    Probabilmente no. Ma magari sì, perché una volta eliminato lo scarto regolatorio Uber dovrà competere senza l’attuale vantaggio sleale, ovvero quello di poterti mettere in macchina con uno schiavo che fa orari indecenti e ha giusto seguito un corso di 15 minuti perché tu gli metta in mano la tua vita, ingnaro o menefreghista delle implicazioni e degli effetti collaterali su di te e sulla società, che trovi ovviamente secondari alla tua porca e miope comodità di usare un’app. A quel punto Uber non è che una cooperativa di taxi multinazionale, con unico vantaggio le economie di scala, e nulla vieta alle altre cooperative di federarsi e presentare un’interfaccia e un’esperienza unificata. O di fornire un’immagine pubblica migliore. Senza vantaggi sleali tutto può accadere.

    23 aprile 2018
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    • mattia said:

      ingnaro o menefreghista delle implicazioni e degli effetti collaterali su di te e sulla società

      effetti su di me: ho fatto abbastanza corse con uber e con taxi normali per poter dire che non c’è alcuna differenza.
      Anche perché non c’è ragione che ci sia. Corso di 15 minuti? Be’, cosa ti serve sapere?
      La macchina dovresti essere in grado di guidarla a prescindere. Devi essere in grado di usare l’app per i guidatori.
      Dopodiché a un taxista non si chiede altro. Poi puoi fare come i corsi per gli iscritti all’ordine dei giornalisti in cui ti dànno crediti per ore e ore di fuffa. Ma la sostanza non cambia.
      Cosa ti devono dire al corso? Che non devi distrarti quando guidi? E grazie al cazzo, dovresti già saperlo.
      Quando poi, come in questo caso, capita un autista che si distrae ho un sistema di feedback che funziona. Quindi per la sicurezza mia è sicuramente meglio uber.

      Per gli effetti sulla società: be’, scelgo uber perché così devono pagare tutte le tasse. Scelgo uber perché è tutto registrato e se succede qualcosa è tutto contestabile. Non ci sono autisti che possono fare i furbetti con il tassametro con me o che non dichiarano la corsa al fisco.

      Dove sarebbe il “vantaggio sleale”? L’unica cosa che possono contestare i taxisti è che loro devono fare prezzi maggiori perché devono ammortizzare la licenza che hanno comprato, è quello di non aver dovuto comprare la licenza l’unico vantaggi di uber.
      Ma vale la pena di ricordare che il mercato di licenze è una cosa fuori dalla legge. I Comuni le dànno gratis, se poi loro decidono di comprarle fuori dalla legge sono cazzi loro.

      nulla vieta alle altre cooperative di federarsi e presentare un’interfaccia e un’esperienza unificata.

      Ossia faranno un altro uber.

      O di fornire un’immagine pubblica migliore.

      su questo hanno molto da lavorare, molto…

      Senza vantaggi sleali tutto può accadere.

      Guarda che possono farlo anche oggi, perché non c’è nessuno vantaggio sleale.
      I taxisti di Praga, Madrid, Milano, Roma e Londra si trovano e fanno un’app unificata simile a uber che dà la stessa esperienza di uber.
      Chi glielo vieta?

      23 aprile 2018
  6. Nippur de Lagash said:

    Mi danno un certo fastidio i tassisti che si lamentano della concorrenza sleale di Uber. Proprio loro che sono una lobby con l’unico scopo di concordare tariffe da monopolio, che in sostanza è concorrenza sleale. Il discorso della compra-vendita delle licenze è solo un modo per sbarrare la strada a potenziali nuovi concorrenti.

    24 aprile 2018
    Reply
  7. Peto said:

    kheimon, non è un po’ pleonastico dire che quando i tassisti si renderanno indistinguibili da Uber, Uber sarà indistinguibile dai tassisti?

    Sulla concorrenza. Non sono un esperto, magari puoi darmi più informazioni tu, ma a quanto ho capito la concorrenza sleale sta nel fatto che nel nostro quadro normativo la cosa più simile a Uber sarebbe un NCC, e la legge in materia dice che il conducente NCC parte dalla stazione dopo aver ricevuto il dispaccio radio, mentre gli autisti Uber partono da dove vogliono dopo aver ricevuto una notifica sul telefono.

    Ora, questo non mi sembra un vero caso di concorrenza sleale, quanto più un caso di “Oddio, non c’è una norma che dica cosa devono fare, e non si comportano come dice la norma per la categoria più simile a loro!”… Se ciò che fa Uber non è vietato, non lo è neanche per gli altri, quindi sta agli altri darsi una mossa ed entrare nel mercato.

    24 aprile 2018
    Reply
  8. Shuren said:

    @Nippur de Lagash

    “Mi danno un certo fastidio i tassisti che si lamentano della concorrenza sleale di Uber.”

    Anche perchè gli autisti di Uber sono NCC. C’è scritto proprio sul sito web italiano.

    25 aprile 2018
    Reply
  9. kheimon said:

    Ho letto con piacere ed interesse le vostre repliche. Grazie a Dio non tutti gli spazi per i commenti sono come quello di Repubblica. Scrivo qualcosa di sperabilmente sensato quando posso.

    26 aprile 2018
    Reply

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