Mi sono vestito da prete e sono andato in un bar gay. Ecco quello che è successo!

20 gennaio, mi trovo nei paraggi di Piazza San Pietro. Sono arrivato a Roma per depositare il logo di “W la Fisica” al Viminale e finite le incombenze burocratiche al Ministero ne approfitto per visitare la città.
Sia ben chiaro, la città la visito a spizzichi e bocconi tra un’intervista e l’altra, perché il simbolo di W la Fisica ha sfondato mediaticamente e passo il pomeriggio al telefono coi giornalisti a parlare di scienza e politica. Proprio mentre sono al telefono con una redattrice de Il Giornale mi avvicina un mendicante che mi chiama: Padre!
Padre? Poi capisco: sono vestito di nero, e se passeggi vicino al Vaticano vestito di nero ti scambiano per prete. Specialmente se ti sei ricordato di pettinarti e farti la barba la mattina.

Scrivo questa curiosità su Twitter e un amico mi racconta di come a Roma basti comprare una camicia da prete con colletto bianco per vedersi aprire molte porte. Così mi viene l’idea di provarci. Entro in un negozio di articoli religiosi vicino al Vaticano e chiedo una camicia per un mio inesistente fratello sacerdote salesiano. Per condire la balla e renderla più credibile dico che è un po’ più in carne di me, così finisco per comprare una camicia di due taglie più larghe. Pazienza, appena arrivo a casa mi metto alla macchina da cucire e la restringo. Nel frattempo però posso provare a usarla a Roma. Mi aprirà davvero qualche porta?

In realtà no, persino il biglietto per visitare la cupola di San Pietro l’ho pagato intero, non c’era il ridotto sacerdoti. Esperimento fallito. Che ci faccio ora con questa camicia da prete? Arrivato in albergo mi viene un’idea: vestirmi da prete e andare in un bar gay. Che reazioni avranno? Come mi accoglieranno?

Avevo letto che a Roma esiste una strada dei locali gay. Qualche tempo fa c’era stata pure un’aggressione nei confronti di alcuni ragazzi omosessuali che si scambiavano effusioni in questa strada e ci fu una grossa polemica. Cerco su google e scopro che sta vicino al Colosseo, non distante dal mio albergo. Mi metto la camicia e mi guardo allo specchio: dannazione, ho proprio la faccia da prete! La camicia ha ancora le righe della confezione, chiunque capirebbe che è una camicia comprata tre ore prima e mai stirata, ma il mio visino con il collare bianco non lascia dubbi, sembro davvero un giovane pretino.
M’incammino per questa strada gay, via di San Giovanni in Laterano, con un occhio al GPS e nella testa mille pensieri. Come mi accoglieranno? Proveranno ad approcciarmi come se fossi un loro desiderio sessuale proibito (una sorta di Padre Ralph in versione gay)? Magari mi chiederanno perché sono lì, intavoleremo una discussione amichevole di fronte a una birra e ci confronteremo sulle posizioni della Chiesa sull’omosessualità. Poi probabilmente (anzi, sicuramente) non concorderemo ma sarà pur sempre un momento di confronto in cui alla fine ci facciamo una foto tutti insieme con loro contenti per aver visto uno dei “nemici” che va a parlare con loro.

Ebbene, le mie illusioni scompaiono in fretta. Arrivo nella via gay di Roma e inizio a passare in rassegna i locali. All’inizio non capisco perché si chiama “via gay”: ci sono giusto due bar e una rosticceria chiaramente rivolti a una clientela omosessuale. Secondo lo stesso criterio dovremmo chiamarla via sarda perché c’è un ristorante di specialità isolane. Ma vabbe’, non sono lì per discutere di questo.
Non essendoci molta scelta entro in un bar che si chiama “coming out”, nome che non lascia molto spazio alle interpretazioni. Quando entro indosso una larga sciarpa che mi copre il collare, nessuno dunque sa che indosso una camicia da prete. Mi fanno gentilmente accomodare a un tavolino vicino all’ingresso; mi siedo, tolgo il paltò, tolgo la sciarpa e… il gelo scende nel locale. Non appena si vede il collarino il tempo si ferma, come nella classica scena da film western in cui il nemico entra nel saloon e tutti si girano.
Un cameriere mi porta il menù e prende il mio ordine: scelgo un’Asahi, che non è certo la mia birra preferita ma almeno mi ricorda di quando vivevo in Giappone. E qui devo subito specificare una cosa, in tutta l’esperienza che sto per descrivervi il personale del locale è stato semplicemente perfetto. Ha preso il mio ordine, mi ha portato la birra, e mi ha salutato cordialmente. Non un’occhiataccia di traverso, sono sempre stati semplicemente cordiali come con qualsiasi altro cliente. Certo, un cameriere che all’inizio mi aveva dato del tu quando ha visto il collarino è passato al lei, ma non è un problema. Sul personale del bar non posso dire niente, sono stati professionali e rispettosi, non hanno mai fatto nulla per farmi sentire fuori agio. Probabilmente perché sono addestrati bene dalla proprietà (insomma, rispetto a certi camerieri di Praga che quasi ti ruttano in faccia erano estremamente gentili) o forse perché erano gli unici nel locale ad avere in quoziente intellettivo sufficientemente alto da capire che poteva trattarsi di una provocazione a cui è stupido reagire male. Niente da lamentarsi sul personale del bar.

Il resto delle persone nel locale invece… La prima ad andare su tutte le furie è stata una vecchia transessuale altra un metro e quaranta. Brutta, ma talmente brutta che in confronto Platinette è un modello estetico di rara bellezza. Una di quelle trans che magari si sentono donna ma non fanno niente per assomigliarvi. L’effetto era peggiorato dal fatto che indossava una vecchia pelliccia consunta che mi ricordava un’anziana meretrice che stazionava sulla SS36 Lecco-Milano.
Appena vede il collarino va in escandescenza, chiama il personale e si lamenta. Mi lancia occhiatacce, gira come una trottola per il locale lamentandosi con tutti, tanto che dopo un po’ il personale le dice “eddai, smettila”.
È talmente irrequieta che sembra uno di quegli indemoniati che appena vedono l’acqua santa iniziano a dimenarsi. La guardo e sorrido gentilmente mentre lei prova a lanciarmi provocazioni miste a bacini ammiccanti. Inizia a dire “omosessuale! omosessuale!” tanto che sembra la perfetta copia di Fabrizio Biggio dei Soliti idioti. “Peccatori, farisei!” grida. Ma il peggio arriva quando dice “ammazzatelo”. Sì, ha detto così, e nessuno le ha detto niente.

Questa tizia era forse un po’ esagerata, ma non era lei a far paura. Certo, una minaccia di morte non fa mai piacere, ma insomma, era probabilmente inoffensiva. A un certo punto si mette a palpare il culo di un cameriere che si trovava di fronte a me. E specifico, non è che gli ha dato uno schiaffetto sulle natiche, gli ha proprio palpato il culo cercando di mettere le dita dentro per scandalizzarmi. Non capendo che per me poteva fare quello che voleva, mica vengo a casa tua a dire quello che puoi fare e quello che non puoi fare. La cosa davvero non mi turbava, piuttosto mi sono preoccupato per il cameriere: magari gli piaceva, non posso saperlo, ma insomma, dover accettare che un vecchio trans brutto come il peccato ti palpi il culo mentre lavori… Fosse stata una cameriera palpata da un vecchio porco partiva la denuncia per molestie sessuali condita da #metoo. Ma forse in questo ambiente è normale, che ne so.
La vecchia trans continua irrequieta a lamentarsi, a lanciarmi occhiatacce e bacini provocanti. Io resto lì a bermi la mia birra, ma non è lei che mi preoccupa, sono gli altri. Da parte a me due ragazzi che parlano portoghese mi lanciano sguardi dubbiosi. Quando uno dei due va al gabinetto l’altro fa finta di guardare il cellulare e ogni tanto alza lo sguardo per osservarmi di sfuggita.

Due tavoli più in là un ragazzo sta al tavolo da solo. Barba lunga, bandana nera e due spalle ben piazzate, mi guarda con una faccia più incazzata che mai. Non dice niente, ma mi guarda con uno sguardo alla “ti spiezzo in due”. Sembrava una pentola a pressione sul punto di esplodere da tanta rabbia provava nel vedermi lì.
Entra nel locale una comitiva e quando si accorgono di me mi squadrano tutti, dal primo all’ultimo. Mi guardano schifati mentre camminano verso l’altra sala del locale.
Nel frattempo un tizio con la cravatta rimane nei paraggi del bancone e mi fissa. Si lamenta coi baristi della mia presenza e mi rivolge occhiatacce. Arriva un’altra comitiva. Anche loro mi osservano sconvolti ma questa volta prima di andare a sedersi vanno a lamentarsi coi baristi. Un tizio mi indica insistentemente e sembra chiedere conto di quello che faccio qui. Questa volta non è solo un’occhiataccia. Qua vogliono intervenire, a questi non sta bene che io stia lì. Lo staff probabilmente gli fa capire che non possono farci nulla e quelli procedono verso il loro tavolo. La paura qui cresce, la situazione sta diventando pesante. Il tizio con la cravatta, si mette davanti al mio tavolo, proprio di fronte a me. Mi fissa negli occhi, estrae il cellulare e chiama un amico. Gli dice di prendere un taxi e venire al locale. Il tutto mentre mi fissava insistentemente.
In quel momento ho provato davvero paura. Ero in un locale dove tutti mi guardavano in cagnesco, dove un vecchio trans nano diceva di ammazzarmi e dove un tizio, di fronte a me, mi fissava negli occhi mentre al telefono chiamava un suo amico dicendogli di accorrere.

Sia chiaro, io non so chi fosse questo suo amico. Magari faceva finta, magari era al telefono con il servizio dell’ora esatta e fingeva di chiamare suo cugggino. Ma insomma, ho avuto paura.
Ho finito alla svelta la mia Asahi, ho pagato i 4 euro e ho menato le tolle. Sono uscito dal locale con le palpitazioni.

Ora, lo spiego per chi non mi conosce: non sono una mammoletta. Ho praticato arti marziali per anni, e quando mi è capitato di usarle nella vita reale per difendermi da una aggressione sul treno ho mantenuto una grande serenità e lucidità mentale. Non sono uno che s’impaurisce per poco. Ma quella sera ho provato paura. La situazione sembrava degenerare e io ero lì da solo: poteva finire male.

Esco dal locale e faccio quattro passi; c’è un altro bar gay lì vicino ma non entro, ho bisogno di un po’ di decompressione. Penso che mi sarei dovuto portare qualche amico in incognito ad aiutarmi in caso di necessità. Ma chi avrebbe pensato sarebbe andata a finire così?
Io mi aspettavo dell’allegra curiosità da parte degli avventori. Magari qualche discussione animata come quelle che fai con coloro che la pensano diversamente da te ma con cui poi ti bevi una birra insieme e ti fai una foto ricordo. Invece mi sono trovato in mezzo a persone che mi volevano fare la pelle.
E badate bene, andare in posti dove la gente la pensa diversamente da me è un mio antico vizio. Sono stato a decine di feste dell’Unità, ho frequentato i festival della cannabis, sono persino stato a una conferenza tenuta da un transessuale americano alla Klinika, un centro sociale occupato a Praga. In quella occasione ho pure avuto una divergenza con lui su Planned Parenthood. Eppure nemmeno in quella situazione, in un centro sociale occupato in cui dici che la pensi in maniera totalmente opposta, ho provato paura. Nel bar gay di Roma vestito da prete sì.

Io vado in posti dove la pensano diversamente da me perché mi aiuta a combattere i miei pregiudizi. Consiglio di farlo a tutti, perché spesso scopri che la gente è diversa da quello che pensi. In questo caso però è andata in direzione opposta: il mio pregiudizio era positivo, pensavo di trovarmi a discutere con gente incuriosita dalla mia presenza nel locale, gente che magari pensava a un nuovo corso della chiesa bergogliosa che si avvicina ai gay, e invece mi sono trovato a scappare dal locale con le palpitazioni.
Mentre tornavo all’albergo pensavo a cosa sarebbe successo a parti invertite. Ho pensato a tutti gli articoli di giornale scandalizzati perché gli avventori di un locale si sono lamentanti in quanto due gay o due lesbiche si scambiavano effusioni.

Scriveranno qualche articolo scandalizzato anche in questo caso? E badate bene, io non ho fatto niente di religioso nel locale. Non ho tirato fuori il breviario, non ho detto una decina del rosario, non ho giunto le mani in preghiera. Sono stato tutto il tempo seduto al tavolo a sorseggiare la birra come una persona qualsiasi; indossavo solo una camicia da prete ma non facevo nulla di religioso. Nemmeno ho rivolto la parola a nessuno per evitare che dicessero che disturbavo gli altri avventori. Stavo lì a bermi la mia birra per i fatti miei, non disturbavo nessuno con alcun gesto religioso. Era solo la mia presenza a disturbare. Non quello che facevo, ma quello che ero. È come essere guardato in cagnesco perché sei diversamente pigmentato, per capirci. Una cosa odiosa che viene da persone che predicano la tolleranza. Verso di loro, perché essi con gli altri si sono dimostrati totalmente intolleranti, fino a farmi scappare dal locare impaurito.

Pensavo a come ci si scandalizza facilmente quando un decimo di quello che ho sperimentato io in quel bar viene vissuto da un gay, di come i giornalisti si stracciano le vesti e tutto finisce in prima pagina con le varie associazioni gay che chiedono una legge sull’omofobia (faremo una legge contro la presbiterofobia dopo questo episodio?). Poi sono loro i primi a essere fobici di un tizio che ha la sola colpa di indossare una camicia nera con un colletto bianco. Quanta ipocrisia.

Qualcuno mi ha chiesto perché non ho chiamato la polizia. La risposta è semplice: tecnicamente parlando non mi hanno torto un capello. Tolto il vecchio trans che mi ha minacciato di morte gli altri non mi hanno rivolto esplicite minacce. Alla polizia cosa avrei detto dunque? Guardi, c’è qui una persona che mi fissa negli occhi mentre chiama suo cuggino dicendogli di accorrere? Penalmente l’accusa regge poco. Ma insomma, una minaccia non deve essere necessariamente recapitata con raccomandata A/R per fare paura.
Vi assicuro che quella sera ho provato paura. E probabilmente ne proverò ancora con le minacce che mi arriveranno dopo questo articolo. Perché ci sarà sicuramente qualcuno che prenderà questo mio esperimento sociale per un attacco alla comunità gay, quando invece è solo un’occasione per riflettere. Tu che pretendi tolleranza sei tollerante a tua volta? È uno spunto interessante di riflessione. Le persone intelligenti coglieranno l’occasione per riflettere, gli altri faranno come il trans in pelliccia, grideranno e minacceranno. Scegliete da che parte volete stare.

70 Comments

  1. kheimon said:

    “Ma forse in questo ambiente è normale, che ne so.”

    Lo è.

    8 febbraio 2018
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  2. Enrico said:

    Questo non fa che confermare quello che hai scritto in tanti post: creare leggi per “salvaguardare” questa o quella minoranza è un ottimo sistema per aumentare il razzismo di fondo della società.

    Sarebbe bello se si insegnassero i valori della tolleranza e dell’inclusione fin dalle elementari. Non so bene come si potrebbe fare ma è l’unico modo per evitare quote rosa/rosse/nere/arcobaleno/ecc.

    8 febbraio 2018
    Reply
  3. Lela said:

    Mi aspetterei anche una reazione del tipo “poverini, reagiscono contro chi li ha storicamente vessati”. Stesso meccanismo psicologico di chi giustifica le donne che si comportano come e peggio del “maschio oppressore”, una giustificazione dello storicamente (percepito, poi se si guardano i fatti, tutta questa storica oppressione si ridimensiona di parecchio) oppresso quando questi compie abusi nei confronti dell’oppressore (sempre storicamente percepito).

    8 febbraio 2018
    Reply
    • mattia said:

      Mi aspetterei anche una reazione del tipo “poverini, reagiscono contro chi li ha storicamente vessati”.

      che poi è lo stesso argomento di chi, di fronte al tizio che ha sparato a Macerata, dice “eh, però dobbiamo anche capirlo, con tutti i guai che combinano i diversamente pigmentati”

      8 febbraio 2018
      Reply
  4. shevathas said:

    La “tolleranza” si vede quando devi confrontarti con chi ha idee divergenti dalle tue, e della “tolleranza” di certe frange si è avuto esempio nel caso delle sentinelle in piedi. Puoi pensare che siano bigotte retrograde, puoi non condividere nulla di ciò che pensano e credono ma fin quando si limitano a star ferme in piedi a leggere un libro per manifestare, in maniera pacifica, le loro idee hanno tutti i diritti di farlo.Eppure hanno causato reazioni abbastanza violente, un bel po’ di volte i buoni sono andati a disturbare la manifestazione con, ad esempio, lancio di uova o tentativi di aggressione.
    Se permetti lo spam, qui le mie riflessioni su una dichiarazione, imho alquanto infelice, di scalfarotto sulle sentinelle https://shevathas.wordpress.com/2015/06/21/family-gay-pride/ sull’inaccettabilità delle manifestazioni delle sentinelle in piedi.
    Dichiarazione che considero grave visto che viene da un “politico” e non da un esagitato di piazza (che rappresenta bene o male solo sé stesso).

    8 febbraio 2018
    Reply
  5. Raoul Codazzi said:

    Complimenti per l’idea! Forse non è da Pulitzer, ma è comunque un gran bell’esperimento.

    Mai e poi mai mi sarei aspettato le reazioni che hai descritto.

    Ripeteresti la cosa qui a Milano?

    8 febbraio 2018
    Reply
    • mattia said:

      Complimenti per l’idea! Forse non è da Pulitzer, ma è comunque un gran bell’esperimento.

      Diventa da Pulitzer se l’articolo gira (finendo sui giornali nazionali come succedi a parti invertite) e crea dibattito.
      Ma siccome i giornali non ne parleranno mai…

      Mai e poi mai mi sarei aspettato le reazioni che hai descritto.

      Ieri ho ripetuto l’esperimento a Praga e, banalmente, non mi ha considerato nessuno.
      Esistono anche paesi in cui ognuno si fa i cazzi suoi e non è così aggressivo.

      Ripeteresti la cosa qui a Milano?

      Dipende. Se questo articolo circola in italia non si potrà più fare perché mangiano la foglia.

      8 febbraio 2018
      Reply
  6. Raoul Codazzi said:

    “Ieri ho ripetuto l’esperimento a Praga e, banalmente, non mi ha considerato nessuno”

    Che è la reazione normale che mi sarei aspettato io. Mentre leggevo il pezzo, prima di arrivare alla parte in cui hai scritto quello che hai scritto (e che – ripeto – trovo allucinante) a un certo punto ho pensato: adesso ci scrive che gli si è avvicinato uno dei frequentatori del locale che tenta un approccio dicendogli che l’idea del travestimento da prete è arrapantissima. Cioè uno che come prima cosa pensa a un travestimento non al fatto che ci possa essere un prete vero.

    “Dipende.”

    Sì, in effetti è possibile. Vediamo come evolve la situazione 🙂

    Tra l’altro… in teoria qualcuno dei giornalisti che ti ha intervistato in queste ultime settimane potrebbe capitare qui di tanto in tanto e magari decidere di dare risalto all’esperimento (e farebbe bene a farlo).

    8 febbraio 2018
    Reply
  7. luca said:

    prendendo per buona la tua visita, non hai fatto altro che dimostrare che sono uguali agli altri italiani.
    Ad esempio quello che girava con la maglia di higuain a napoli.
    E per la controprova potresti provare a metterti la maglia del milan nella curva dell’inter, quella della lazio in quella della roma.
    Oppure entrare con il libro di burioni in un meetup grullante.
    Oppure etcetcetc di esempi di “provocazioni” ne puoi trovare tante.

    8 febbraio 2018
    Reply
    • mattia said:

      Ad esempio quello che girava con la maglia di higuain a napoli.
      E per la controprova potresti provare a metterti la maglia del milan nella curva dell’inter, quella della lazio in quella della roma.
      Oppure entrare con il libro di burioni in un meetup grullante.
      Oppure etcetcetc di esempi di “provocazioni” ne puoi trovare tante.

      sì, la differenza è che la curva dell’inter o il meetup grullino non vanno in giro a predicare la tolleranza

      8 febbraio 2018
      Reply
  8. Andrea said:

    Nel mio piccolo oltre a discutere con rabbini su Twitter, dove cercano ogni scusa per darmi del antisemita se parlo di colonie illegali, non ho il coraggio di confrontarmi in un ambiente ostile. Sarebbe un esperimento da proporre alle iene tanto godersi le polemiche

    8 febbraio 2018
    Reply
  9. luca said:

    >sì, la differenza è che la curva dell’inter o il meetup grullino non vanno in >giro a predicare la tolleranza

    ma anche no. i capi predicano (magari ipocritamente) la tolleranza. Poi bisogna vedere gli adepti cosa fanno.
    Anche il grande capo bianco predica la tolleranza 😀 poi magari suggerisce de manarti una papagna sul grugno, ma è simpatico. 😉

    8 febbraio 2018
    Reply
  10. ava said:

    L’ arcobaleno è la nuova svastica .

    8 febbraio 2018
    Reply
  11. Beppe Grullo said:

    Ma con tutte le belle ragazze che puoi trovare a Roma…

    Comportamenti inqualificabili. Comunque i preti hanno la loro bella fetta di colpa su questo clima di intolleranza dei loro confronti. Ancora mi ricordo le balle che raccontava il sacerdote del mio corso matrimoniale su omosessuali malati e ideologia gender per corrompere i bambini

    8 febbraio 2018
    Reply
    • mattia said:

      Comunque i preti hanno la loro bella fetta di colpa su questo clima di intolleranza dei loro confronti.

      Comunque anche i diversamente pigmentati hanno la loro bella fetta di colpa su questo clima di intolleranza nei loro confronti.
      Vengono qui ad ammazzare e fare a pezzi le nostre ragazze e poi si stupiscono se uno prende a pistolettate un po’ di negri che trova in giro?

      8 febbraio 2018
      Reply
  12. Beppe Grullo said:

    Va bene, riformulo. La Chiesa Cattolica tollera la propaganda anti-omosessuale di una percentuale rilevante dei suoi dipendenti, e questo contribuisce al clima di intolleranza (sbagliato) da parte degli omosessuali verso tutti i preti. Non puoi negare che ci siano preti che vanno a raccontare in giro che gli omosessuali sonoo persone malate che tentano di corrompere i bambini.
    La tua obiezione è inappropriata, perché non esiste l’associazione dei diversamente pigmentati che tollera chi pratica l’amore forzato interrazziale.

    8 febbraio 2018
    Reply
    • mattia said:

      Va bene, riformulo.

      Ricapitolando. Mi stai dicendo che andare in giro a raccontare quelle che tu consideri delle balle giustifica una ritorsione, mentre andare in giro a stuprare, ammazzare e fare a pezzi le persone no, quello non può giustificare una ritorsione.
      Non fa una piega.

      Oppure mi stai dicendo che il problema è il concetto di associazione? C’è l’associazione Chiesa ma ma non c’è l’associazione negri?
      Quindi è solo un discorso di non avere uno statuto registrato dal notaio?

      9 febbraio 2018
      Reply
  13. Lela said:

    ” Comunque i preti hanno la loro bella fetta di colpa su questo clima di intolleranza dei loro confronti. Ancora mi ricordo le balle che raccontava il sacerdote del mio corso matrimoniale su omosessuali malati e ideologia gender per corrompere i bambini”

    Rido amaramente ripensando al mio commento di stamattina.

    8 febbraio 2018
    Reply
  14. Samuele said:

    Esperienza davvero mistica. Ad essere sincero non me lo aspettavo assolutamente una reazione del genere che hai descritto… Spero fortemente che un atteggiamento del genere sia solo un anomalia e una rarità. Comunque sia ammiro molto il tuo coraggio, complimenti davvero.

    8 febbraio 2018
    Reply
  15. Peto said:

    Sarò cinico, ma l’ho trovato divertente (dal sicuro cantuccio della mia stanza a centinaia di chilometri di distanza).
    Forse perché me l’aspettavo, chissà.

    Ho una domanda: perché parli del transessuale al femminile (tranne a fine articolo)? I SJW dicono che è giusto così “perché lo vogliono loro”, e mi chiedo quale sia il motivo che spinge pure te a farlo (suppongo non sia lo stesso).

    9 febbraio 2018
    Reply
    • mattia said:

      Ho una domanda: perché parli del transessuale al femminile (tranne a fine articolo)? I SJW dicono che è giusto così “perché lo vogliono loro”, e mi chiedo quale sia il motivo che spinge pure te a farlo (suppongo non sia lo stesso).

      Non so, probabilmente perché lo associavo alla vecchia meretrice sulla SS36.

      9 febbraio 2018
      Reply
  16. Disinformato said:

    Probabilmente ci sono preti e preti come probabilmente ci sono diversi tipi di omosessuali. Tanto per fare un esempio, un prete di Perego ( LC se non sbaglio ) fino a qualche mese fa ospitava sul suo blog articoli di un/una transessuale mentre un altro prete di Como tuonava contro la perdita di valori legati alla famiglia tradizionale.
    Non conosco gli ambienti gay (neanche quelli religiosi a dire la verità ) ma presumo che si possano trovare differenti posizioni e persone più o meno tolleranti anche qui.
    Magari sei solo stato “sfortunato” a beccare il locale sbagliato, pieno di “estremisti”.
    A proposito di preti … Ho letto che il loro capo ieri li ha invitati ad accorciare la durata delle omelie per evitare che la gente si distragga o esca a fumarsi una sigaretta, magari aggiungendo una battuta simpatica per tenere alta l’attenzione.
    Beh la tua piccola disavventura potrebbe fornire lo spunto ad una “divagazione” sul tema omosessualità in una omelia , personalmente non frequentando non lo saprò mai ma potrebbe essere divertente 🙂 .

    9 febbraio 2018
    Reply
  17. Faber said:

    Mi sono vestito da prete e sono andato in un bar gay.

    A Roma?!
    Già qui mi sono meravigliato che tu non sia finito al traumatologico.

    Ma anche tu, ormai personaggio pubblico, vai proprio da loro a provocare con “W la Fisica“…

    una vecchia transessuale altra un metro e quaranta.

    un vecchio transessuale alto un metro e quaranta.
    Non chiameresti giraffa un tizio travestito da giraffa.

    Brutta

    Brutto.
    Oppure Butta, scegli tu 🙂

    Inizia a dire “omosessuale! omosessuale!”

    E’ vecchio, ricorda quando, per offendere i preti, si diceva “i preti sono tutti busoni”.

    Sono uscito dal locale con le palpitazioni.

    A me sono venute leggendo.

    Ma chi avrebbe pensato sarebbe andata a finire così?

    Almeno i tre quarti delle persone vissute in Italia negli ultimi 12 anni.
    In Italia ci sono troppi spostati che vivono di odio perché sono delle merde.
    Odiano il genere umano perché il 99% del genere umano è migliore di ciò che loro potranno mai essere.
    In più, gli spostati del mondo LGBTQXYZ odiano il cristianesimo, la cui presenza gli ricorda ciò che vorrebbero rimuovere.
    Come il matto odia lo psichiatra, la cui presenza gli ricorda che è matto.

    Ieri ho ripetuto l’esperimento a Praga e, banalmente, non mi ha considerato nessuno.

    In Italia qualunque locale-quelchelè attira sfigati in cerca di sfigati come loro.
    Che sia il bar gay, il bar dei biondi, il bar dei nani, il bar degli stangoni, il bar dei calvi, il bar dei miopi, prima o poi la massa degli sfigati allontana i clienti normali.
    Sfigati e violenti, perché odiano le persone normali.
    Nel bar-quelchelè ti odieranno comunque, perché sei moro, perché sei troppo alto, perché sei troppo basso, perché hai i capelli, perché sei presbite.

    Rassereniamoci con una barzelletta.
    Il 2 novembre 1975, un tizio muore e finisce davanti a san Pietro.
    San Pietro: “ti sei comportato da birichino: starai 100 anni in purgatorio: tutti i giorni riceverai una bacchettata sul pis*** e berrai un bicchiere di olio di ricino”.
    Il tizio: “capisco la bacchettata, ma perché l’olio di ricino?”.
    San Pietro: “per insegnarti a cosa serve davvero il *** del ***”.

    9 febbraio 2018
    Reply
  18. mamoru said:

    “Ancora mi ricordo le balle che raccontava il sacerdote del mio corso matrimoniale su omosessuali malati e ideologia gender per corrompere i bambini”

    considerando l’andazzo oltreoceano coi corsi per bambini tenuti da fricchettoni in drag che promuovono il genere come costrutto sociale e lo spettacolo inqualificabile a cui ha assistito il padrone di casa (se il dito in culo al cameriere non e’ molestia sessuale, prova a farlo al bar che frequenti spesso con la cameriera e vediamo come finisce) direi che il prete non c’e’ andato lontano.
    e lo dico da ateo e bestemmiatore seriale.

    se accettare ogni nefandezza senza tirare una linea di demaecazione significa essere progressisti, allora chiamatemi pure nazista e suprematista bianko. io questo moviento intollerante e intrinsecamente fascista non lo supportero’ mai.

    9 febbraio 2018
    Reply
  19. mamoru said:

    l’incolumita’ personale dovrebbe essere la premessa di ogni societa’ civile.
    sentirsi minacciati fisicamente ed essere importunati per come si appare e’ abietto e intollerabile. senza giustificazioni.

    e ricordate: oggi sono i preti (che tanto vi stanno sul culo) domani potrebbe toccare a voi o ai vostri figli. meditate.

    9 febbraio 2018
    Reply
  20. Mauro said:

    A me una volta capitò per errore di entrare in un locale gay a Colonia in compagnia di una persona di sesso femminile.
    Ci accorgemmo di che locale era solo una volta seduti al tavolo. A quel punto non mi aspettavo certo aggressioni o simili, ma occhiatacce o inviti ad andarcene sì (visto che una donna lì non era certo ben vista).
    Invece nulla. Ci ignorarono totalmente (cameriere escluso, ovviamente, che prese la nostra ordinazione con professionalità), come fossimo semplicemente invisibili.

    9 febbraio 2018
    Reply
    • mattia said:

      (visto che una donna lì non era certo ben vista).

      Ma va’ là. Nei locali gay è pieno di donne che escono a far serata e che vanno lì perché sanno che almeno per una sera nessuno ci prova con loro e sono rilassate non dovendo rifiutare continuamente i corteggiatori.
      Dopodiché è vero che per i locali gay essere pieni di donne è poco profittevole perché non attraggono la clientela di riferimento. Motivo per cui ad esempio nel locale di Praga dove ho ripetuto l’esperimento due giorni fa le donne avevano la consumazione obbligatoria e gli uomini no. Quindi magari scoraggiano la presenza di donne così. Ma non al punto da guardarle in cagnesco.

      9 febbraio 2018
      Reply
  21. Beppe Grullo said:

    Mi stai dicendo che andare in giro a raccontare quelle che tu consideri delle balle giustifica una ritorsione

    Dove ho scritto che è giustificato? Avevo scritto che era sbagliato il clima,infatti.

    Vabbè quando c’è di mezzo la Chiesa saltano fuori gli straw man argument o l’apologetica. Rinuncio

    9 febbraio 2018
    Reply
    • mattia said:

      Dove ho scritto che è giustificato? Avevo scritto che era sbagliato il clima,infatti.

      Qui:

      Comunque i preti hanno la loro bella fetta di colpa su questo clima di intolleranza dei loro confronti.

      Stai dicendo che la colpa è dei preti. Più giustificato di così.

      10 febbraio 2018
      Reply
  22. Faber said:

    Ho mostrato il titolo a mia moglie.
    Commento: “in un bar gay?! ma è scemo? fa una fine atroce”.

    9 febbraio 2018
    Reply
  23. Lodovico said:

    Vorrei obiettare a due cose che sembri sostenere in questo pezzo (sono arrivato da reddit, non ti conosco, non so come la pensi in generale sulle cose). Mi permetto per brevità di parafrasare anziché citare testualmente, ovviamente se ho capito male correggimi.
    La prima: “Se fosse successo al contrario sarebbe andato sul giornale” – No, se fosse successo al contrario, ovvero “omosessuale entra in un bar cristiano, viene servito di tutto punto ma gli altri avventori lo guardano male”, a nessuno importerebbe. In effetti, possiamo ragionevolmente ipotizzare che succeda continuamente. I giornali tendono a non muoversi per meno di una discriminazione da parte del locale stesso o un’aggressione.
    La seconda: “I gay e i preti sono persone che la pensano diversamente”; No, essere gay non è un’opinione, ma una condizione biologica. Ci nasci, punto e basta, non c’è niente di cui discutere. Oggi, Bergoglio o no, la Chiesa Cattolica che i preti rappresentano sostiene ancora che se nasci così, sei sbagliato e meriti di passare tutta la vita senza amore o andare all’inferno. Tale posizione è già un miglioramento rispetto alle ben più violente posizioni che la Chiesa ha preso in passato. Andare in un gay bar vestito da prete quindi è più come andare in un locale ad alta frequentazione nera vestito con l’uniforme del KKK, situazione nella quale se tutto quello che succede è che qualcuno ti guarda male tutto sommato ti è andata bene.

    10 febbraio 2018
    Reply
    • mattia said:

      No, se fosse successo al contrario, ovvero “omosessuale entra in un bar cristiano, viene servito di tutto punto ma gli altri avventori lo guardano male”, a nessuno importerebbe. In effetti, possiamo ragionevolmente ipotizzare che succeda continuamente. I giornali tendono a non muoversi per meno di una discriminazione da parte del locale stesso o un’aggressione.

      Forse hai letto il post saltando le righe pari.
      Io in quel locale sono stato minacciato di morte, tra le altre cose. Poi il mio giudizio personale mi ha fatto ritenere meno pericoloso il trans nano che mi minacciava di morte rispetto a quello che mi fissava mentre chiamava suo cugggino dicendogli di venire al locale.
      Ma quelle sono considerazioni mie. Volendo fare la punta al cazzo posso legittimamente dire che sono stato minacciato di morte.

      Tu dici che la minaccia è venuta dagli avventori e non dalla proprietà del locale. Vero, ma ho forse sostenuto il contrario?
      Il post di critica non è mica verso il personale, ma verso gli avventori.
      Dici: i giornali si muovono solo se la discriminazione viene dalla proprietà del locale. Ma neanche per idea. Prendi questo articolo di repubblica. I gay sono stati insultati in spiaggia da un gruppo di adolescenti che passava di lì, non dal gestore del lido.
      Oppure prendi questo articolo del corriere. Hanno scritto un articolo perché un gay è stato insultato da un ex compagno di scuola.
      Se dovessimo fare un articolo per tutti i bulli che insultano un compagno di scuola (perché troppo grasso, troppo magro, vestito non alla moda…) i giornali sarebbero pieni solo di quello. Ma no, l’insulto del bullo del quartiere arriva sul giornale solo se l’insultato è gay.
      O prendi questo articolo di tgcom24. Pubblica un bacio gay su facebook e riceve insulti. Vuoi fare un articolo di denuncia per ogni volta che qualcuno fa insulti su facebook? Armati di santa pazienza.
      Ma prendi pure questo articolo del Mattino. Ragazzo insultato perché gay sui treni della Circumflegrea. Dal controllore? Dal personale? No, dai passeggeri. Però sul giornale è finito ugualmente.
      Spostiamoci in provincia, con questo articolo di ravenna today in cui si denunciano insulti a due gay che passeggiavano per strada.
      Non c’è nessun locale, nessuna organizzazione, nessun “responsabile”. C’è gente comune. Ma se la gente comune insulta il gay sul giornale ci finisce eccome.
      Ma possiamo anche leggere questo articolo del corriere del Veneto in cui un gay denuncia gli insulti ricevuti da un gruppo di ragazzini per strada. Nessun locale, nessun cameriere, nessun gestore… solo un gruppo di ragazzini per strada.
      Ah, in tutti i casi che ti ho citato ci sono stati solo insulti, mai un’aggressione fisica.
      Quindi non è vero che:

      I giornali tendono a non muoversi per meno di una discriminazione da parte del locale stesso o un’aggressione.

      Dopodiché
      La seconda: “I gay e i preti sono persone che la pensano diversamente”; No, essere gay non è un’opinione, ma una condizione biologica.

      E infatti hai sbagliato metodo

      Mi permetto per brevità di parafrasare anziché citare testualmente, ovviamente se ho capito male correggimi.

      Io ho scritto una cosa diversa:
      Magari mi chiederanno perché sono lì, intavoleremo una discussione amichevole di fronte a una birra e ci confronteremo sulle posizioni della Chiesa sull’omosessualità.

      Andare in un gay bar vestito da prete quindi è più come andare in un locale ad alta frequentazione nera vestito con l’uniforme del KKK, situazione nella quale se tutto quello che succede è che qualcuno ti guarda male tutto sommato ti è andata bene.

      Ma neanche per idea.
      In un paese civile se entri in un locale pubblico (non in un club, attenzione!) hai diritto a berti una birra senza essere minacciato di morte.
      Altro che “tutto sommato ti è andata bene”, quale che sia la clientela.

      Questa frase dimostra esattamente quello che volevo dire. Sì, insomma, se le minacce di morte vengono dai gay allora si giustifica tutto. Anzi, ti è andata persino bene.

      10 febbraio 2018
      Reply
    • mattia said:

      Dimenticavo

      sono arrivato da reddit, non ti conosco, non so come la pensi in generale sulle cose

      Come la penso in generale io sulle cose (quali cosa poi? boh…) è del tutto ininfluente.
      Io ti ho raccontato dei fatti, giudica su quelli e su ciò che ho scritto. Qui si lavora così, si giudica sui fatti.

      10 febbraio 2018
      Reply
  24. Marco said:

    Ho pensato a lungo se scrivere o meno questo mio (probabilmente troppo lungo) commento. Leggendo il tono di alcuni interventi temevo infatti (e temo) che la discussione possa uscire dai binari del confronto civile. Alla fine però non ho resistito alla tentazione di fare il “ragazzo che entra in un bar gay vestito da prete” 🙂
    Innanzitutto ti dico che mi dispiace che tu ti sia sentito minacciato al punto da fuggire con le palpitazioni. Ho la fortuna di non essermi mai trovato in quella situazione, ma immagino che si tratti di un’esperienza orribile. Non credo affatto che tu sia una mammoletta, per quanto non ci veda nulla di male nell’esserlo: fossimo tutti dei berserker vichinghi la convivenza sociale sarebbe molto complicata.
    In base a questa esperienza però immagino potrai comprendere il senso di impotenza, di frustrazione e di sofferenza che ha dovuto provare il ragazzo di Quarto di cui parla l’articolo del Mattino da te citato. Non conosco la zona e ho quindi controllato con google maps: la corsa tra le stazioni citate dura circa 54 minuti. Non ci hai detto quanto a lungo è durato il tuo esperimento ma per bere un birra immagino ci avrai messo di meno. Tra l’altro tu, una volta uscito, sei tornato “alla normalità” mentre il succitato ragazzo ha dovuto sopportare quelle sensazioni fin sotto casa. Piuttosto creepy direi. Ci tengo a sgombrare il campo da un possibile fraintendimento: non sto facendo la gara a chi ha sofferto di più. Vorrei solo invitarti a immaginare come sia orribile provare quel senso di minaccia per il semplice fatto di aver preso un bus per tornare a casa. E non riuscire a liberarsi di tale sensazione perché è così pervasiva da non riuscire a sfuggirgli nemmeno tornando alla propria abitazione (come successo anche al ragazzo di Rovigo). O perché non si tratta di un episodio isolato ma si verifica ogni giorno che varchi i cancelli della tua scuola (come è verosimile immaginare sia successo al ragazzo di Bologna). La mia speranza insomma è quella di accendere in te un barlume di solidarietà nei confronti di quelle persone 🙂
    Con questa premessa cerco di tornare nei binari delle questioni che hai posto: è ragionevole l’attenzione mediatica che viene rivolta a questo tipo di vicende? E’ una domanda difficile a cui rispondere. Io credo che la discriminazione nei confronti delle persone omosessuali sia profondamente sbagliata e in Italia esista ancora oggi. Certo è fortunatamente molto meno diffusa di quanto lo fosse 20 o 30 anni fa ma è distribuita a macchia di leopardo. Ci sono indubbiamente “fattori di rischio” (territoriali e sociali) che rendono più comune il fenomeno ma è più o meno imprevedibile dove possa verificarsi il prossimo episodio. Ci sono piccoli paesi di provincia in cui coppie omosessuali sono perfettamente integrate nel tessuto sociale e grandi città in cui inaspettatamente si verificano i casi peggiori. Mi ritengo molto fortunato perché a me personalmente non è mai accaduto nulla ma mi pregio di non cadere nell’errore di ragionamento di un antivax che dice: “io il morbillo l’ho fatto, tanti miei amici l’hanno fatto e non è successo nulla: a che serve il vaccino?”.
    Stando così le cose io credo che sia giusto, ancora oggi, dare visibilità e stigmatizzare questi episodi perché, spero concorderai con me dopo la tua esperienza, compromettono significativamente la qualità della vita di una fetta di popolazione non trascurabile. Detto questo non possiamo nasconderci che la visibilità data a certi eventi non sia sempre proporzionata: tra gli esempi che hai portato l’episodio di Santo Stefano al mare mi pare un po’ debole. Nel giornalismo c’è un fenomeno ben noto per cui una notizia ha maggiore probabilità di essere data in un periodo in cui sono già uscite altre notizie simili. Non perché il fatto in sé sia diventato improvvisamente più frequente o più rilevante ma per un intrigo di fattori commerciali e psicologici specifici dell’attività giornalistica. E’ giusto che sia così? Humphry Bogart direbbe “è la stampa, bellezza!” Diciamo che una maggiore consapevolezza sociale di questo aspetto farebbe bene a tutti. Non per questo il bambino va buttato con l’acqua sporca. Dal canto mio ti posso assicurare che nella comunità dell’associazionismo LGBT c’è un certo dibattito al riguardo. Ci sarà sicuramente chi pensa di poter approfittare di meccanismi di questo tipo per rinforzare il messaggio ma ti garantisco che sono molte le persone, io per primo, che pongono il problema della sovraesposizione perché è pericolosa: paradossalmente più che sensibilizzare desensibilizza e, soprattutto, indebolisce la forza delle segnalazioni autentiche (tutti conosciamo la storia di Pierino e il lupo).
    Tornando alla tua disavventura: possiamo dire che ha la medesima rilevanza e notiziabilità degli episodi che hai citato? Si tratta di un brutto episodio che però non è rappresentativo di un fenomeno sociale rilevante: non ho dati, interviste o indagini a suffragare le mie sensazione ma non credo che i preti si sentano limitati nelle proprie libertà personali per non poter entrare in un bar gay a bere una Asahi senza ricevere occhiatacce. Anche perché quelle rare volte in cui cercano un’occasione di dialogo (come in un incontro organizzato qui a Torino sulla fedeltà che avrebbe dovuto aver luogo tra qualche giorno ma che è stato purtroppo cancellato dalla diocesi) la trovano individuando percorsi di avvicinamento e confronto meglio strutturati e meno improvvisati. Così come la questione richiede. Perdonami ma penso che ridurre un confronto così difficile e delicato a “facciamoci una discussione davanti a una birra e chiudiamo con un selfie” sia davvero una banalizzazione un po’ truce. Per contro le persone omosessuali vorrebbero poter prendere l’autobus, andare a scuola, tornare a casa senza essere prese a sputi e a male parole.
    Aggiungo poi fuor di polemica che la tua percezione di minaccia purtroppo non ha riscontri oggettivi che siano giornalisticamente spendibili. Nessuno ti esplicitamente insultato, apostrofato o, peggio, toccato. Uno ti ha guardato male mentre era al telefono con uno a cui chiedeva di raggiungerlo da cui hai dedotto che volesse chiamare un nerboruto conoscente per farti la pelle, ma su quali basi? Tu per primo riconosci che se avessi denunciato il fatto ai carabinieri non saresti stato preso in considerazione per la labilità dei fatti. Non credo che nella maggior parte degli episodi da te riportati, le forze dell’ordine si siano potute rifiutare di accettare la denuncia, ove sia stata sporta. E non certo per abuso di political correctness: in quei casi si parla di insulti verbali, minacce fisiche, sputi e inseguimenti.
    Il tuo esperimento ha il merito di evidenziare ancora una volta come le persone (omosessuali o non) siano uguali tra loro sempre: nelle luci come nelle ombre. Aver esibito comportamenti censori nei tuoi confronti non fa onore agli avventori del bar. Come tutte le persone hanno i loro margini di pregiudizio, insofferenza, scarsa apertura e intolleranza. Forse è questo che ci tenevi a dimostrare? Be’ temo che tu abbia scoperto l’acqua calda. La santificazione della vittima è un fenomeno molto trasversale che è difficilissimo evitare. Racconti come il tuo ci permettono di porvi qualche debole argine. Lasciami però ricordare che quello sulla società tollerante è un discorso molto articolato e per nulla monolitico, in cui fior di filosofi, sociologi e politologi esprimono opinioni differenti basandosi sugli stessi fatti e dati. Mi limito a citare il paradosso della tolleranza di Karl Popper (tra le altre cose noto per essere un filosofo della scienza) secondo cui la società non deve essere tollerante nei confronti dell’intolleranza. Questo perché gli intolleranti minano alla base l’esistenza stessa della tolleranza. Non è certo la parola definitiva riguardo la questione ma l’ho sempre trovato un discorso interessante. Intanto grazie se mi hai letto fino a qui e fammi sapere cosa ne pensi.

    11 febbraio 2018
    Reply
    • mattia said:

      Leggendo il tono di alcuni interventi temevo infatti (e temo) che la discussione possa uscire dai binari del confronto civile.

      Quello che c’era da bloccare l’ho bloccato.

      fossimo tutti dei berserker vichinghi la convivenza sociale sarebbe molto complicata.

      Non c’è mica bisogno d’essere berserker vichinghi. Io sono la persona più pacifica del mondo, ma se attaccato so difendermi.

      non sto facendo la gara a chi ha sofferto di più.

      Quindi a che serviva il misurare i 54 minuti del tragitto del ragazzo di Napoli contro i miei 45 minuti in cui mi sono bevuto la birra?

      O perché non si tratta di un episodio isolato ma si verifica ogni giorno che varchi i cancelli della tua scuola (come è verosimile immaginare sia successo al ragazzo di Bologna).

      Guarda, potrei dirti di aver provato le medesime esperienze perché quando ero un ragazzetto ero obeso e non potevo permettermi vestiti firmati.
      So benissimo di cosa parli.
      Però non chiedo una legge sull’obesofobia anche se è un fenomeno diffusissimo. E se un ragazzino si lamenta perché lo prendono in giro a scuola in quanto obeso, non vestito alla moda o per un qualsiasi difetto fisico (come il mio compagno di classe idrocefalo) la cosa non finisce sul giornale. Non ci fanno gli striscioni da affiggere sui muri della scuola.
      Anzi, se questi chiedono aiuto facile che si sentano dire “fregatene, non badare a quello che dicono” oppure “devi farci il callo”. Dai una risposta del genere a chi denuncia di essere deriso in quanto gay e ti assale lo tsunami scandalizzato di chi dice che stai sminuendo il fenomeno.
      Riesci a spiegarmi perché il caso di quel ragazzo insultato a scuola perché gay è finito sul giornale mentre tutti i ragazzi derisi a scuola per altri motivi non finiscono sul giornale?

      Nel giornalismo c’è un fenomeno ben noto per cui una notizia ha maggiore probabilità di essere data in un periodo in cui sono già uscite altre notizie simili. Non perché il fatto in sé sia diventato improvvisamente più frequente o più rilevante ma per un intrigo di fattori commerciali e psicologici specifici dell’attività giornalistica.

      No, dai… il meccanismo è un altro.
      Se tu sei un redattore e ti scrive un’associazione gay denunciando che un ragazzino è stato preso in giro a scuola in quanto gay *devi* fare l’articolo, altrimenti ti mettono alla gogna perché non accogli la loro denuncia. Dicono che se non ne scrivi sul giornale sei uno che spalleggia gli omofobi e sei fritto. I giornalisti ne parlano perché non possono permettersi di ignorare un comunicato stampa che viene da un’associazione gay.
      Se invece gli scrivi come mamma di un bambini obeso che viene offeso a scuola possono ignorarti perché non hai alcun potere per vendicarti. Non c’è alcuna etichetta di infamia come “omofobo” che poi appiccicargli e di cui il giornalista ha paura.
      Tutto qua il meccanismo.

      Si tratta di un brutto episodio che però non è rappresentativo di un fenomeno sociale rilevante: non ho dati, interviste o indagini a suffragare le mie sensazione ma non credo che i preti si sentano limitati nelle proprie libertà personali per non poter entrare in un bar gay a bere una Asahi senza ricevere occhiatacce.

      Forse perché i preti di solito non vanno a bere una birra in quei locali. Ma posso assicurarti che in molti altri contesti chi professa una religione (anzi, la religione cattolica, perché le altre sono intoccabili) è guardato male.
      Prendi un ragazzino e mandalo in una scuola tecnica con una croce al collo. Fagli fare gesti semplici come dire le orazioni prima di mangiare la merenda. Fagli dire che lui non scopa perché è contro i rapporti prematrimoniali. Poi vedrai come viene perseguitato e preso per il culo.
      Vedrai come si sentirà limitato nell’esprimere le sue convinzioni religiose per evitare di essere preso di mira.
      Hai davvero il coraggio di dire che non c’è un fenomeno di anti-cristianesimo diffusissimo?

      Perdonami ma penso che ridurre un confronto così difficile e delicato a “facciamoci una discussione davanti a una birra e chiudiamo con un selfie” sia davvero una banalizzazione un po’ truce.

      Nessuna banalizzazione. Anzi, è quello che è successo qualche giorno fa.
      Ho ripetuto l’esperimento a Praga e ho finito la serata parlando con una tizia delle posizioni della Chiesa sull’omosessualità. Prima mi ha chiesto di che confessione fossi, io le ho detto che ero un sacerdote cattolico, abbiamo bevuto una birra, parlato, ci siamo scambiati i numeri di telefono… Tutto in amicizia. Era onestamente curiosa di vedermi lì e ha colto l’occasione per fare quattro chiacchiere.
      Cosa ci trovi di strano?

      Aggiungo poi fuor di polemica che la tua percezione di minaccia purtroppo non ha riscontri oggettivi che siano giornalisticamente spendibili.

      Calma.
      Io nel post ho scritto “Tolto il vecchio trans che mi ha minacciato di morte…”
      Vedi, volendo strumentalizzare la cosa io avrei potuto benissimo mettere l’accento su questo trans che mi ha minacciato di morte. Potevo denunciarlo e fare l’articolo su di lui senza dire che non mi faceva paura.
      Potevo dire che mi aveva spaventato la minaccia di morte anche se non mi faceva paura. Dal punto di vista tecnico era tutto denunciabile, giornalisticamente parlando era spendibile e avrei potuto costruisci sopra una storia inattaccabile.
      Ma sono stato onesto e ho detto che la minaccia di morte non mi ha fatto paura. Sono stato onesto perché il mio scopo non era quello di strumentalizzare una vicenda a livello legale. Io volevo raccontate quello che è successo e di come puoi far paura anche senza essere tecnicamente denunciabile.
      Ti faccio un esempio, metti che ti trovi su di una panchina a limonare col tuo ragazzo. Arrivano dei ragazzi ben piazzati e circondano la panchina guardandovi in cagnesco. Decidete di andare via e questi vi seguono. Non vi dicono una parola, non puoi denunciarli. Eppure avresti il coraggio di dire che non hai paura? Non diresti che è un attacco omofobo?
      Dai…

      Aver esibito comportamenti censori nei tuoi confronti non fa onore agli avventori del bar. Come tutte le persone hanno i loro margini di pregiudizio, insofferenza, scarsa apertura e intolleranza. Forse è questo che ci tenevi a dimostrare? Be’ temo che tu abbia scoperto l’acqua calda.

      Ti dirò, io sono rimasto onestamente stupito. Sarà la scoperta dell’acqua calda per te, io non pensavo davvero di ricevere una reazione del genere. Anche perché come ho raccontato mi sono trovato a contestare un trans che teneva una conferenza in un centro sociale occupato a Praga (un posto che non è nemmeno un locale pubblico, tanto che chiudono sempre a chiave la porta, non puoi nemmeno scappare in caso di bisogno) e non mi è successo nulla di tutto questo.
      E lì ti assicuro che avevo dimostrato di fronte a decine di persone che aveva detto una sciocchezza (al bar di Roma non ho aperto bocca). Ebbene, nessuno mi ha nemmeno guardato male.
      Oh, ci sono ambienti dove puoi confrontarti e dissentire.

      Non c’è bisogno di scomodare i filosofi. Vieni a fare un giretto a Praga e vedrai che la gente è semplicemente tollerante perché si fa, banalmente, i cazzi suoi.

      11 febbraio 2018
      Reply
  25. Nick said:

    Articolo interessante Mattia, complimenti. Da tuo assiduo lettore, mi permetto di suggerirti, se ne avrai tempo e voglia, di ripetere l’esperimento anche al contrario, cioè fingendoti gay in un gruppo parrocchiale. Magari avrai la stessa reazione, o magari sarà completamente diversa (e spero proprio che lo sia). Non vorrei mai che in questo campo tu abbandonassi il tuo metodo scientifico e parti un po’ troppo per la tangente con le tue idee personali, come se le volessi confermare a tutti i costi.

    Dalla mia esperienza di vita, fino ad ora, mi pare di capire, che in certi ambienti dove viene professata l’eguaglianza, non siamo proprio tutti uguali. Se invece volevi solo dimostrare che molte volte gli italiani sono stronzi, sì ,ma si sapeva già
    Ciao

    12 febbraio 2018
    Reply
    • mattia said:

      cioè fingendoti gay in un gruppo parrocchiale.

      Volentieri. Mi viene solo un dubbio metodologico però: come ci si finge gay?
      Voglio dire, evitando classici stereotipi della checca con la magliettina rosa e i brillantini, gli altri gay mica hanno una uniforme.
      I gay che conosco io se non li vedi limonare tra loro mica lo capisci che sono gay.
      A quel punto come fai a fingerti gay?

      13 febbraio 2018
      Reply
  26. kheimon said:

    In alcuni commenti giustificazionisti raccolti in questo spazio il perfetto esempio della decadenza inarrestabile del mondo occidentale.

    12 febbraio 2018
    Reply
  27. mamoru said:

    @mattia

    non so, ma a me dopo anni di vita all’estero l’italia e gli italiani mi paiono in regime di crociata permenente contro qualunque cosa. non che sia una cosa nuova, ma il distacco rende la cosa estremamente appariscente.
    come hai sintetizzato bene banalmente la gente non si fa i cazzi propri (tranne quando si viola la legge li invece…), anche perche’ il gambizzare o riempire di botte un prete dovrebbero spiegarmi quale contributo porterebbe alla causa dei diritti civili gay.
    e’ solo tribalismo e/o i 5 minuti di odio per sfogare le frustrazioni a spese di altre persone senza intaccare minimamente i problemi.

    12 febbraio 2018
    Reply
  28. Errebì said:

    Ciò che hai ideato – e messo in pratica – mi ha sbalordito. Positivamente, s’intende.

    Quel che mi viene da pensare è che un bar gay non può considerarsi rappresentativo. Tendo più a credere che luoghi “specializzati” siano più “estremisti”. Tant’è, la reazione degli avventori si è rivelata un tantino esagerata ma, da come racconti, ad un passo dal diventare estrema.

    Quel che si evince, piuttosto, è che le differenze non sono tra omosessuali ed eterosessuali, ma tra persone intelligenti e persone stupide.

    13 febbraio 2018
    Reply
  29. Mauro said:

    A quel punto come fai a fingerti gay?

    Ti porti dietro un tuo studente e mentre siete lì gli tocchi continuamente il culo 😀

    13 febbraio 2018
    Reply
    • mattia said:

      Ti porti dietro un tuo studente e mentre siete lì gli tocchi continuamente il culo ????

      Non parlare troppo forte ché qualche studente che me lo proporrebbe davvero c’è pure…

      13 febbraio 2018
      Reply
  30. pif said:

    In alcuni commenti giustificazionisti raccolti in questo spazio il perfetto esempio della decadenza inarrestabile del mondo occidentale.

    Con immensa tristezza, concordo in pieno.

    Mattia,
    per fingerti ghei potresti andare in giro dicendo “ciao pazza!” saltellando qua e là alla Jack Mc Farland, che è un idolo.

    13 febbraio 2018
    Reply
  31. jp said:

    Questa storia è talmente inverosimile e demenziale che soltanto dei fanatici religiosi in malafede possono credere che sia vera. E se è vera, chissà quali provocazioni ha fatto il cosiddetto finto prete per destare una tale reazione da parte dei presenti.

    14 febbraio 2018
    Reply
    • mattia said:

      E se è vera, chissà quali provocazioni ha fatto il cosiddetto finto prete per destare una tale reazione da parte dei presenti.

      Eppure ti sarebbe bastato leggere il testo del racconto: nessuna provocazione.
      Mi sono seduto e ho bevuto una birra, consultando il telefono di tanto in tanto.
      Esattamente come qualsiasi altro avventore del locale.

      So chi spiace sentirsi raccontare quello che distrugge le proprie convinzioni, ma ti assicuro che il racconto è reale.
      Tanto che l’ho scritto mettendoci il mio nome a garanzia di quello che dico.
      Tu invece, coraggiosone, manco ti firmi. E non vuoi credere a me che ci metto il nome?
      Patetico.

      14 febbraio 2018
      Reply
  32. Roberta said:

    Conosco molto bene il locale in questione, perché lo frequento abitualmente da qualche anno. Premetto che sono una donna etero. Dubito fortemente di questa ricostruzione. Un elemento é vero: la professionalità e la gentilezza dello staff. La donna trans che ha incontrato frequenta tutta la zona, é evidente che non stia bene (a prescindere dalla sua identità di genere). Nel locale si incontrano persone di tutti tipi (e di tutti gli orientamenti/identità di genere): coppie, famiglie con bambini, gruppi di amici, persone sole, turisti. É un ambiente veramente rilassato e amichevole. Credo ci sia solo tanto pregiudizio, o voglia di discreditare, in questo articolo. Altra cosa: un ‘gay bar’ é un bar. Nulla di meno, nulla di più. E una persona gay, é una persona. Se si volesse conoscere veramente il mondo, senza paraocchi, vivremmo tutti più sereni.

    15 febbraio 2018
    Reply
    • mattia said:

      Premetto che sono una donna etero.

      quindi? a cosa serve questa premessa?

      . Dubito fortemente di questa ricostruzione.

      dubita quanto vuoi. Rimane vera ugualmente.

      Un elemento é vero:

      Allora deciditi. Non è che credi al racconto quando ti fa comodo e non ci credi più quando non ti fa comodo.

      É un ambiente veramente rilassato e amichevole.

      Mi sembra di ascoltare quelli che dopo una tragedia dicono “era una così gran brava persona”. Eh, sarà stata una gran brava persona con te, ma non con me. Esiste sai questo incredibile concetto per cui della gente riesce ad essere amichevole con qualcuno ma estremamente ostile verso altra gente. Cosa non ti torna?

      Credo ci sia solo tanto pregiudizio, o voglia di discreditare, in questo articolo.

      Ma neanche per idea. Le parole sono quelle nere sul testo bianco.
      Ho scritto chiaramente che sono andato in quel locale con un pregiudizio positivo. Poi mi sono trovato a fare i conti con la realtà che era totalmente diversa.
      Non dovrei descriverla perché non ti piace?

      . Altra cosa: un ‘gay bar’ é un bar. Nulla di meno, nulla di più. E una persona gay, é una persona.

      È la stessa comunità gay a dire “bar gay”, “locale gay”, “gay street”. Quella di Roma è chiamata proprio così “gay street di Roma”. Cerca pure su google e troverai che viene chiamata così da siti di associazioni gay.
      Toh, viene chiamata così anche da wikipedia
      https://it.wikipedia.org/wiki/Gay_street_di_Roma

      Adesso mi aspetto che tu vada a fare questa contestazione anche a loro.
      Vero?

      Se si volesse conoscere veramente il mondo, senza paraocchi, vivremmo tutti più sereni.

      Brava. Allora va’ dagli avventori di quel locale e di’ loro di non avere i paraocchi quando entra un avventore con una camicia nera e colletto bianco.

      15 febbraio 2018
      Reply
  33. Roberta said:

    1) La premessa previene la facile obiezione di essere di parte.
    2)Dubito fortemente. E lo ribadisco. Conosco molto bene il locale.
    3)Non c’è nulla da decidere. Lo staff e’ preparato e professionale. Non mi torna comodo nulla.
    4)Dubito della ricostruzione. Che sia scritto nero su bianco, non toglie nulla all’inverosimilita’ della ricostruzione. Il punto non é che mi piaccia o meno cosa hai scritto. L’ambiente non é ostile: visto, verificato, sperimentato innumerevoli volte.
    5)Non so se non hai capito cosa ho scritto, o se fai finta di non capire. Non ho negato la definizione. Il senso é ben diverso. Facilmente intuibile dall’affermazione successiva: una persona gay é una persona. Ce la possiamo fare, oppure scrivi solo per far polemica?
    6)Gli unici paraocchi, li leggo nell’articolo e nel successivo commento. Di certo, non ci sono in un posto che frequentano tranquillamente persone di qualsiasi genere, senza alcun tipo di problema. Agli avventori potrei solo dire un sentito grazie. Mi capita spesso di scambiare due chiacchiere con le persone più disparate, in un clima estremamente cordiale, amichevole e veramente inclusivo.

    15 febbraio 2018
    Reply
    • mattia said:

      1) La premessa previene la facile obiezione di essere di parte.

      Solleva l’argomento quando qualcuno ti fa quella obiezione dunque.

      2)Dubito fortemente. E lo ribadisco. Conosco molto bene il locale.

      Io c’ero, tu no.
      Io ho visto quello che è successo, tu no.

      3)Non c’è nulla da decidere. Lo staff e’ preparato e professionale. Non mi torna comodo nulla.

      Certo che c’è da decidere. O mi ritieni affidabile o bugiardo.
      Non è che mi ritieni affidabile solo quando concordo con te.

      4)Dubito della ricostruzione. Che sia scritto nero su bianco, non toglie nulla all’inverosimilita’ della ricostruzione. Il punto non é che mi piaccia o meno cosa hai scritto. L’ambiente non é ostile: visto, verificato, sperimentato innumerevoli volte.

      L’hai verificato non vestita da sacerdote.
      Quindi la tua esperienza è totalmente priva di validità.
      Te l’ho già detto: c’è gente che è amichevole con alcune persone e ostile con altre.
      Se tu fai parte del gruppo di persone con cui è amichevole non puoi pensare che siano amichevoli con tutti.
      Cosa non ti torna?
      Se uno è amichevole con te allora *obbligatoriamente* è amichevole con tutti?

      5)Non so se non hai capito cosa ho scritto, o se fai finta di non capire. Non ho negato la definizione. Il senso é ben diverso. Facilmente intuibile dall’affermazione successiva: una persona gay é una persona. Ce la possiamo fare, oppure scrivi solo per far polemica?

      Ho mai detto che un gay non è una persona?
      Stai attaccando una roba che non ho detto. Vuoi davvero arrivare all’uomo di paglia.
      Suvvia, questo blog vola un po’ più in altro.

      Di certo, non ci sono in un posto che frequentano tranquillamente persone di qualsiasi genere, senza alcun tipo di problema

      E ancora, stai contestando una cosa che non ho detto.
      Non ho contestato il fatto che mi abbiano intimorito in quanto uomo eterosessuale.
      Anche perché non sarebbe certo il primo bag gay in cui entrano uomini e donne eterosessuali senza alcun problema (a parte al fatto che in alcuni bagr gay le donne devono pagare la consumazione obbligatoria e gli uomini no).
      È assolutamente normale per uomini e donne eterosessuali andare in bar gay senza che nessuno li minacci.
      Mi è capitato più volte di andare in un bar gay vestito normale e nessuno mi ha mai fatto nulla, anche quando ho rifiutato i corteggiamenti.

      Io ho contestato una cosa diversa. Ho contestato che mi hanno intimorito in quanto vestito da prete.
      Questa è una cosa in cui tu non hai esperienza. Punto.

      15 febbraio 2018
      Reply
  34. mamoru said:

    mattia ammetti di essere omofobo e appaga il suo stereotipo di cattolico=bigotto e di “retrogrado”.

    chi vuol vedere il bene solo da una parte non sara’ mai contento. e’ il doppio standard che va tanto di moda, altrimenti com mai non fanno i gradassi con quelli che i ghei li ammazzano?
    perche’ non gliene frega nulla dei diritti umani, vogliono solo un pretesto per fare le vittime oppresse dal sistema.

    15 febbraio 2018
    Reply
  35. Roberta said:

    Diciamola allora in un altro modo: la storia delle occhiatacce minacciose, la telefonata all’amico e tu che ti precipiti fuori impaurito é totalmente ridicola. Punto.

    15 febbraio 2018
    Reply
    • mattia said:

      Diciamola allora in un altro modo: la storia delle occhiatacce minacciose, la telefonata all’amico e tu che ti precipiti fuori impaurito é totalmente ridicola. Punto.

      L’unica cosa ridicola qui sei tu.
      Non c’eri, non hai alcuna testimonianza di quello che è accaduto, ma pretendi di saperne più del sottoscritto che c’era.
      Ti rendi conto che non la tua posizione è indifendibile?

      Lo so che è brutto sentirsi dire quello a cui non si vuole credere, ma da qui a negare la realtà dei fatti ce ne passa.
      Accetta la realtà, anche se non ti piace.

      15 febbraio 2018
      Reply
  36. Ale said:

    Scusi, ho 2 domande che non c’entrano nulla con il post:
    1) quando ha dovuto difendersi in treno, gli aggressori volevano derubarla o erano teppisti mentalmente disturbati che cercavano pretesti per sfogare la voglia di violenza?

    2) studiando le arti marziali, una donna, o anche un uomo mingherlino dotato di poca forza, quante probabilità avrebbe di scamparla di fronte a degli energumeni più forti fisicamente, ma totalmente ignoranti in fatto di tecniche di combattimento?

    Grazie e scusi l’off topic.

    16 febbraio 2018
    Reply
    • mattia said:

      1) quando ha dovuto difendersi in treno, gli aggressori volevano derubarla o erano teppisti mentalmente disturbati che cercavano pretesti per sfogare la voglia di violenza?

      Sono stato aggredito sul treno da una persona che parlava al telefono nel vagone dove ciò non è consentito. Io gli ho fatto notare il divieto e questo per tutta risposta mi ha aggredito.

      2) studiando le arti marziali, una donna, o anche un uomo mingherlino dotato di poca forza, quante probabilità avrebbe di scamparla di fronte a degli energumeni più forti fisicamente, ma totalmente ignoranti in fatto di tecniche di combattimento?

      Innanzitutto. L’aumento della forza fisica fa parte dell’allenamento di qualsiasi arte marziale.
      Che poi chi insegna arti marziali generalmente sappia insegnare come fare allenamento fisico è tutto un altro discorso.
      Ma le arti marziali non sono solo tecnica. Nel percorso di allenamento c’è anche l’accrescimento della propria forza fisica.
      Non ha molto senso quindi parlare di una persona “mingherlina dotata di poca forza” che studia arti marziali.
      Ovviamente non tutti abbiamo la stessa capacità genetica di aumentare la propria forza fisica, ma non c’è alcuna ragione per cui una persona in buona salute non possa accrescere la propria forza fisica.
      Di solito quelle che vengono definiti mingherlini sono solo persone che non si allenano. Mandali in palestra con un allenatore personale che li segue e dopo due anni vedi se sono ancora mingherlini.

      Dopodiché, è ovvio che ci sono sempre delle differenze. Anche allenandoti e aumentando la tua forza muscolare se sei alto 1,60 m rimani alto 1,60 m e hai uno svantaggio competitivo rispetto a chi è alto 2,00 m. Su questo non ci piove e non puoi farci niente.
      A questo punto viene in tuo soccorso la tecnica che puoi imparare nelle arti marziali, le quali non sono altro che l’unione di forza e tecnica.
      Non sono solo tecnica, non sono una scorciatoria che ti consente di imparare “la mossa segreta” che ti esenta dall’allenamento duro per aumentare la forza fisica.
      Di fronte a una persona fisicamente più prestante ma incapace di combattere tu puoi sicuramente compensare il tuo svantaggio fisico con la tecnica. Ho visto donne che sicuramente non fisicamente enormi avere una capacità tecnica mostruosa.
      Ma attenzione, questo ha dei limiti. La tecnica ti aiuta a compensare uno svantaggio fisico fino a un certo punto. Puoi usarla per compensare quella parte di svantaggio fisico che è insuperabile, perché se il Signore ti ha fatto alto 1,60 non puoi crescere di 40 cm.
      Non arriva a compensare lo svantaggio di una persona che non si allena.
      E ti faccio un esempio banale, che esce dalla tecnica difficile da descrivere a parole. Durante un combattimento hai bisogno di un sistema cardiovascolare che regge. Tu puoi imparare tutta la tecnica che vuoi, ma se dopo 30 secondi di combattimento “ti viene il fiatone” sai cosa te ne fai della tecnica (e no, non è come nei film che il tuo oppositore va giù dopo 5 secondi con la mossa magica). Ti accasci col fiatone e l’altro anche se non ha alcuna tecnica ti mette fuori combattimento.
      A quel punto tu comunque devi allenarti per potenziare il tuo sistema cardiovascolare ed essere in grado di tenere altissimi livelli di attività fisica sufficientemente a lungo.
      Quindi, tecnica o meno, l’allenamento fisico per migliorare la tua forma fisica devi comunque farlo.
      Per questo non vedo molto di buon grado quei corsi di autodifesa per donne in 5 lezioni che fanno alla palestra comunale e che vanno tanto di moda.
      Ok, impari qualche mossa utile in quelle cinque lezioni. Bene, poi però devi fare un allenamento fisico.
      Un allenamento che possono fare tutti, senza scuse.
      Quei corsi rischiano di dare l’illusione alla gente che basti la tecnica.

      16 febbraio 2018
      Reply
  37. Ale said:

    Ok, grazie mille per l’ esauriente risposta!!

    16 febbraio 2018
    Reply
  38. Faber said:

    jp
    Questa storia è talmente inverosimile e demenziale che soltanto dei fanatici religiosi in malafede possono credere che sia vera.

    Io credo che questa storia sia vera.

    Sillogismo:
    – (premessa maggiore) Questa storia è talmente inverosimile e demenziale che soltanto dei fanatici religiosi in malafede possono credere che sia vera
    – (premessa minore) Faber crede che questa storia sia vera
    – (conclusione) Dunque Faber è un fanatico religioso in malafede.

    Che dici, ti querelo per diffamazione aggravata?

    17 febbraio 2018
    Reply
  39. Faber said:

    gli altri non mi hanno rivolto esplicite minacce. Alla polizia cosa avrei detto dunque? Guardi, c’è qui una persona che mi fissa negli occhi mentre chiama suo cuggino dicendogli di accorrere? Penalmente l’accusa regge poco.

    Dipende dal magistrato: avrebbe potuto vederci la minaccia aggravata dal modo simbolico.
    Per il tuo “amico” sarebbero stati c***i in c*** (gli avresti fatto un favore).

    18 febbraio 2018
    Reply
  40. Faber said:

    ava
    L’ arcobaleno è la nuova svastica.

    Tu scherzi con il fuoco: vuoi ritrovarti sotto processo?

    18 febbraio 2018
    Reply
  41. Faber said:

    se accettare ogni nefandezza senza tirare una linea di demarcazione significa essere progressisti, allora chiamatemi pure nazista e suprematista bianko.

    Da agnostico bestemmiatore seriale condivido parola per parola, virgola per virgola.

    18 febbraio 2018
    Reply
  42. Faber said:

    Lodovico
    No, essere gay non è un’opinione, ma una condizione biologica. Ci nasci, punto e basta, non c’è niente di cui discutere.

    Errore.
    Le ricerche continuano.

    Oggi, Bergoglio o no, la Chiesa Cattolica che i preti rappresentano sostiene ancora che se nasci così, sei sbagliato e meriti di passare tutta la vita senza amore o andare all’inferno.

    In quale documento sostiene che lo meriti?
    Passare tutta la vita senza amore significa che l’amore è un c***o nel c***?

    18 febbraio 2018
    Reply
  43. Faber said:

    Roberta
    Che sia scritto nero su bianco, non toglie nulla all’inverosimilita’ della ricostruzione.

    E’ cronaca, narrazione, non ricostruzione.
    L’inverosimilità è un tuo pregiudizio.
    Sarebbe inverosimile se Mattia raccontasse che nel bar furbesco imbroglio e sorcio mozzarella toccavano il sedere al cameriere.

    L’ambiente non é ostile: visto, verificato, sperimentato innumerevoli volte.

    Le verifiche e le sperimentazioni si fanno nelle medesime condizioni: tutte le volte c’era nel bar un avventore vestito da prete?

    La verifica è semplice: chiedi a un amico di ripetere la prova di Mattia per quattro sabati di fila, due ore ogni volta, seduto lontano da te:
    – se tutto va male, sarà la prova che Mattia ha visto giusto
    – se tutto va bene, sarà la prova che Mattia o mente o ha travisato o è stato particolarmente sfortunato.

    Mi impegno a spedire cioccolatini o fiori al tuo amico, nel caso tutto vada male.

    18 febbraio 2018
    Reply
  44. Faber said:

    se dopo 30 secondi di combattimento “ti viene il fiatone” sai cosa te ne fai della tecnica

    Direi che se non stendi l’aggressore entro 15 secondi sei un uomo morto.

    18 febbraio 2018
    Reply
    • mattia said:

      Direi che se non stendi l’aggressore entro 15 secondi sei un uomo morto.

      Non dire cazzate.

      18 febbraio 2018
      Reply
  45. Faber said:

    Non dire cazzate.

    Perché cazzata?

    18 febbraio 2018
    Reply
    • mattia said:

      Perché cazzata?

      Perché la vita reale non è un film in cui dài una mossa segreta e l’avversario cade in due secondi.
      I combattimenti durano di più.

      19 febbraio 2018
      Reply
  46. Faber said:

    I combattimenti durano di più.

    Ho chiesto a un professionista della difesa personale.
    Risposta: di solito i combattimenti di strada si concludono entro 30 secondi; più tempo passa, più il finale è incerto.
    Il combattimento vero, non i 5 minuti precedenti di vaffanculo, insulti e spinte.

    Riformulo: se non stendo l’aggressore entro 30 secondi, mi vedo pessimisticamente morto.

    21 febbraio 2018
    Reply
    • mattia said:

      più tempo passa, più il finale è incerto.

      deduzione

      se non stendo l’aggressore entro 30 secondi, mi vedo pessimisticamente morto.

      cioè, finale incerto implica finale certo.

      22 febbraio 2018
      Reply

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