La storia delle firme, spiegata bene (o meglio, lunga)

Avviso: post noioso e tecnico. Ma interessante.

Quello della raccolta firme per le elezioni è un tipico caso in cui sulla legge hai dei diritti ma in pratica no. Perché la legge dice una cosa ma all’atto pratico rimane tutto sulla carta. E tu non puoi nemmeno lamentarti, perché sulla carta è tutto perfetto.

La legge (articolo 14, comma 3, della legge 21 marzo 1990, n. 53) prevede che le firme possano essere raccolte nei 180 giorni antecedenti il termine per il deposito delle firme. Sulla carta questo termine sarebbe anche ragionevole. In sei mesi con un po’ di sbattimento le tiri su le firme.
Il problema è che questi 180 giorni non li avrai mai, di solito hai tre settimane.

1) I consolati che si rifiutano di autenticarti le firme

Caso pratico. Dobbiamo formare la lista e la prima cosa da fare è far firmare ai candidati una dichiarazione di accettazione della candidatura.

Precisazione: sì, l’accettazione si può firmare anche all’ultimo momento, prima di depositare le liste, ma se poi uno cambia idea e non la firma più tu ti trovi in mano le firme su di una lista con un candidato che si è tirato indietro. E non puoi ripartire di nuovo a raccogliere le firme. Quindi è meglio avere le accettazioni prima. Ad ogni buon conto, se tu hai il diritto a raccogliere le firme hai anche diritto ad autenticare le accettazioni delle candidature. Altrimenti cosa fai, raccogli firme per candidati che non hanno ancora accettato?

Mando un candidato a firmare al consolato. Il funzionario dice che deve pagare il bollo (falso, c’è l’esenzione). Quando il candidato fa presente che c’è l’esenzione questo prende il telefono, chiama la Farnesina e dice che non può autenticargli la firma, con o senza bollo che sia. Dice che finché non c’è il decreto di convocazione dei comizi elettorali (=elezioni) non possono fare niente. Per loro non ci sono elezioni in vista e quindi non autenticano niente.
Gli ho mandato una pec facendo notare che eravamo già nel periodo di 180 giorni dalle elezioni (facendo i conti sulla fine naturale della legislatura). Non hanno nemmeno risposto.

Ovviamente hanno commesso un reato, dovevano autenticare quella firma. Ma quelli non si smuovono. Finché non hanno istruzioni dal Ministero degli Esteri non fanno nulla, e il Ministero degli Esteri si è svegliato a dare disposizioni ai consolati dopo lo scioglimento delle Camere.
Alcuni consolati hanno autenticano prima, mentre altri senza le istruzioni della Farnesina non facevano niente.
Cosa dovevamo fare? Denunciarli per aver rifiutato un’autentica che era dovuta? Certo, avremmo potuto e poi ci trovavamo di fronte un consolato che appena può ti mette i bastoni fra le ruote (legalmente, questa volta). Quando hai bisogno di un soggetto autenticatore per un incontro di raccolta firme non te lo manda (non è obbligato) oppure non ti fa aperture straordinarie del consolato il sabato (non sono tenuti).
Questa è la classica situazione in cui loro hanno il cazzo dalla parte del manico e tu puoi solo decidere come  prenderlo.

Sulla carta tu hai 180 giorni ma alcuni consolati si sono organizzati a fine dicembre dopo lo scioglimento delle camere. Poi c’erano le ferie e alla fine ti trovi con tre settimane di tempo agli effetti pratici.

2) Il numero delle firme

In questo caso la legge ha anche una sua logica. Secondo la legge infatti (art. 18 comma 4 D.P.R. 30 marzo 1957, n 361) se le camere sono sciolte in anticipo il numero di firme è ridotto della metà.
La norma è logica perché tu puoi metterti a raccogliere le firme per la scadenza naturale della legislatura, poi però sciolgono le camere in anticipo e tu ti trovi con meno tempo a disposizione, quindi la legge dice “ok, hai meno tempo, ti abbasso il numero di firme”.

Questo però vale solo se sono sciolte con anticipo di 120 giorni. In questo caso per avere la riduzione delle firme il Presidente della repubblica doveva sciogliere le camere prima del 14 novembre 2017, visto che la legislatura finiva il 14 marzo 2018. Avendo sciolto le camere a fine dicembre non c’era dunque lo sconto di firme.

L’assurdo però è che noi potevamo iniziare a raccogliere le firme, con sicurezza, solo dal 21 ottobre 2017 (vedi punto successivo). Quindi dalla data in cui potevamo raccogliere le firme (21 ottobre) al termine per il deposito (29 gennaio) passano solo tre mesi. Quindi hai segato a metà il tempo in cui puoi raccogliere le firme ma il numero delle firme non cambia. Perché?

E badate bene, a rigor di logica io potevo impostare anche una campagna firme in cui raccoglievo tutte le firme nell’ultimo mese a disposizione considerando lo scioglimento anticipato delle camere. Io avrei diritto a usare quel mese. Se tu sciogli le camere in anticipo e mi neghi quel mese, ma anche solo quella settimana, mi stai togliendo un diritto. La riduzione delle firme dovrebbe esserci sempre dunque, non solo se lo scioglimento è anticipato di 120 giorni.

3) Una legge illogica

Il problema è che la legge ti dice che hai 180 giorni per raccogliere le firme, vero, ma 180 da una data che nessuno conosce.
Non sono infatti 180 giorni dal termine della legislatura, che tutti conoscono visto che è 5 anni – 1 giorno dalla prima riunione delle camere.
No, i 180 giorni sono dal termine ultimo per il deposito delle firme, cioè lunedì scorso. Questo termine però a sua volta è 34 giorni prima delle elezioni. Il problema è che nessuno sa quando saranno le elezioni sei mesi prima. Ipotizziamo pure una legislatura che muore di morte naturale, ad esempio questa legislatura sarebbe finita il 14 marzo 2018. Le elezioni devono avvenire entro 70 giorni dal termine della legislatura. Quindi dal 15 marzo al 25 maggio.
Mattarella poteva anche far votare il 23 maggio (che però è mercoledì, quindi di fatto l’ultima data utile è il  20 maggio ma niente vieta di votare mercoledì).
A quel punto per essere sicuro che le tue firme siano valide devi calcolare 23 maggio – 214 giorni = 21 ottobre.

Solo con le firme raccolte dopo il 21 ottobre sei sicuro al 100% che le tue firme saranno valide, perché devi prevedere il termine ultimo in cui si potrà votare. Ma il PdR può decidere di non aspettare 70 giorni dopo la fine della legislatura e convocare le elezioni per il giorni immediatamente successivo il termine della legislatura. In questo caso tutti i termini si spostano di 70 giorni in anticipo, quindi invece di 180 giorni ne hai solo 110.

Siccome nessuno sa quando il PdR decide di fare le elezioni tu devi sempre ipotizzare il caso peggiore (ossia il termine ultimo) quindi a meno che il PdR decida davvero di far votare l’ultimo giorno utile tu non avrai mai i 180 giorni per raccogliere le firme.

La legge dice che hai 180 giorni ma in pratica è una balla colossale.

Basterebbe fare una piccola modifica e stabilire il termine da una data certa, una data che conoscono tutti in anticipo e che non è dovuta all’arbitrio di una persona. Una data come il giorno in cui finisce la legislatura, ad esempio. Perché se tu dici che posso raccogliere le firme 180 giorni prima ma quel giorno 180 giorni prima non lo conosco mi stai prendendo in giro.

4) Le firme ridotte in italia e non all’estero

La cosa assurda è la disparità di trattamento tra i candidati in italia e all’estero. Anche in questo caso con una motivazione logica solo sulla carta.
In italia sono state ridotte le firme di tanto. Per un collegio plurinominale in italia dovresti raccogliere almeno 1.500 firme, che però sono state magicamente abbassate a 375.

Sono state ridotte perché i collegi del rosatellum sono stati disegnati con un decreto che è arrivato in gazzetta ufficiale il 12 dicembre. La logica dunque è questa: se prima non esistevano nemmeno i collegi, come facevamo a raccogliere le firme? Tecnicamente le firme potevano essere raccolte dal 13 dicembre, quindi c’era meno tempo, quindi hanno ridotto il numero di firme. La circoscrizione estero invece è sempre la stessa, quindi niente riduzione di firme.
La motivazione è dunque logica. Solo sulla carta però.

Perché se al consolato di XYZ costituiscono il comitato elettorale a fine dicembre e prima si rifiutano categoricamente di autenticarmi le firme, io le firme non posso raccoglierle. Anche all’estero avrò un mese per raccogliere le firme esattamente come coloro che le raccolgono in italia. Sulla carta io ho più tempo, in pratica ho lo stesso tempo.

Se abbiamo entrambi solo un mese di tempo perché a loro riducono le firme e a noi no?

5) Le istruzioni del Ministero

Una della tante bizzarrie del processo elettorale è che le istruzioni per presentare le candidature vengono pubblicate dal Ministero dell’Interno a inizio gennaio, quando ormai mancano poche settimane al termine per depositare le liste.
Nelle istruzioni poi ti scrivono che le firme potevi raccoglierle 180 giorni prima. Ma te lo dicono quando manca meno di un mese al termine. Cosa che a me sembra una presa per il naso.
È così difficile produrre quelle istruzioni prima?

Sì, tecnicamente le istruzioni non sono necessarie, perché è tutto scritto nella legge e mi dovrebbe bastare quella, gazzetta ufficiale alla mano. Ma posso dire che è una presa in giro darmi delle istruzioni quando è troppo tardi?

Ah, le istruzioni preparatele senza errori la prossima volta. Se volete vi faccio una consulenza io, aggratise.

6) Il soggetto autenticatore

In italia può autenticare la firma praticamente qualsiasi persona. No, non davvero qualsiasi persona, ma quasi. Può autenticare una firma anche un consigliere comunale, per farvi capire, che è solo l’ultimo di una lunga lista di persone che possono autenticare. Dai cancellieri dei tribunali ai sindaci, dagli assessori agli avvocati. Ovviamente ognuno nel territorio di propria competenza.

Ora, un consigliere comunale non è una persona che ha dovuto studiare qualcosa per essere ricoprire quel ruolo e, a differenza di sindaco e assessori, non deve nemmeno studiare più di tanto durante il mandato.
Sindaci e assessori hanno un ruolo esecutivo, quindi firmano carte che potrebbero inguaiarli ogni giorno. Un consigliere comunale è invece uno che, specialmente nei comuni più piccoli, va in Consiglio una volta al mese ad alzare la mano a comando del capogruppo e poco più. Ho visto consiglieri comunali che erano poco sopra il livello minimo di analfabetismo, per dire. Ebbene, loro possono autenticare le firme.

A questo punto capisci che ti basta prendere uno di questi personaggi, chiedergli il favore di venire al banchetto ad autenticare le firme e il gioco è fatto. Visto che di questi consiglieri comunali ce ne sono tanti non è difficile trovarne uno a disposizione. Puoi trovare quello che è più vicino a te politicamente oppure anche quello che semplicemente lo fa perché sente il dovere istituzionale. O anche chi autentica le firme del partito di idea opposta alla sua solo perché porta via voti agli avversati (a Lecco ci fu un consigliere provinciale dei DS che autenticò firme – false, tra l’altro, e fu condannati – a un gruppo di estrema destra perché così portava via i voti ad AN).
Trovare un autenticatore in questo modo non è difficile.

All’estero tutto ciò non esiste. All’estero gli unici che possono autenticarti la firma sono gli impiegati del consolati. E basta.
Non c’è alcun altro soggetto che può autenticarti le firme perché non esistono consigli provinciali, comunali, assessori, sindaci…
In italia i partiti tirano su le firme facendo tutto tra loro usando i consiglieri comunali. All’estero non puoi, devi per forza usare gli autenticatori del consolato. Che possono venire a un incontro di raccolta firme una volta, per farti un piacere.
A questo punto è chiaro che va cambiata la legge. In assenza di una moltitudine di consiglieri comunali disponibili a raccogliere le firme la legge deve prevedere nuove figure, cittadini comuni che si mettono a disposizione dei movimenti per autenticare le firme. Mi spingo persino a dire (lo che è una bestemmia per i piccoli burocrati statali) che i candidati dovrebbero essere autorizzati ad autenticare le proprie firme. Magari imponi prima un corso al consolato in cui ti istruiscono su come si fa (tipo, apri il passaporto, leggi il nome e cognome, guarda in faccia la persona per capire se è il titolare del passaporto…) e sulle responsabilità penali in caso di autentica falsa. E magari puoi anche aumentarle quelle sanzioni penali, mettere la galera, ma quella vera.

Per quelli che si scandalizzano: in Rep. Ceca nei pochi casi in cui si devono raccogliere le firme si fa così.
I partiti registrati non le devono nemmeno raccogliere le firme (anche se non sono in Parlamento). Le firme le raccolgono i movimenti non registrati o in alcuni casi speciali come per i candidati alla presidenza della Repubblica.
Le firme non sono autenticate. Le raccolgono gli stessi candidati e poi le depositano al Ministero dell’Interno il quale fa controlli a campione interpellando i firmatari.
Se la percentuale di firme false è alta fa una verifica più approfondita e se si verifica che le firme false sono troppe viene esclusa la lista o il candidato.
Perché non si può fare una cosa del genere anche in italia?
E non ditemi che:
– ci sono più disonesti in italia (hanno escluso candidati alla presidenza della Repubblica qua perché avevano raccolto firme false)
– ci vuole troppo lavoro per controllare le firme (ne serve meno che impegnare gli addetti dei consolati ad autenticarle)
– così ci sarebbero troppo liste (perché comunque trovare tutta quella gente che firma non è facile ugualmente, e alla peggio ti trovi una scheda con una superficie di qualche cm^2 maggiore, sai che problema)

6 Comments

  1. Zeno K. said:

    Che poi già consentire anche ai consolati onorari di svolgere queste procedure (oltre a tante altre) sarebbe un aiuto. Non tutti sono disposti a farsi 5+5 ore di treno per raggiungere un consolato per firmare per una lista. Di fatto i consolati onorari al momento sono degli enti con funzioni limitate. Figurati che per comunicare con un consolato vero, devono chiamare lo stesso numero dei comuni mortali dalle 8.00 alle 8.30. La loro funzione principale mi pare quella di poter dire: – Eh, ma in X-landa abbiamo una rete di ben N consolati!
    Un semplice confronto: ho avuto occasione di servirmi di un consolato onorario tedesco: mi hanno autenticato una firma, inoltrato all’ente di previdenza sociale un documento che andava consegnato di persona in uno dei loro uffici, e persino procurato un estratto del casellario giudiziale.

    31 Gennaio 2018
  2. Raoul Codazzi said:

    Istruttivo il post. Se fossi uno che ha dubbi sul dovermi trasferire a Vilnius avrei già sciolto ogni dubbio. Fortunatamente non ho alcun dubbio sul mio trasferimento 🙂

    I bastoni tra le ruote messe dai consolati. Vero. Nel mio piccolo ho contribuito al fallimento della racconta firme non riuscendo a far firmare i miei due contatti AIRE a Vilnius. Abbiamo fatto una chat a tre e ho spiegato loro tutto (uno l’ho anche richiamato telefonicamente in separata sede). Tutto bello ma, si sono rifiutati di andare a firmare (uno dei due abita a poche centinaia di metri, l’altro è un ricercatore). Il mio amico Daniele ha avuto talmente tanti problemi con gli uffici di Vilnius per il certificato di nascita di sua figlia, che mi ha detto: chiedimi tutto quello che vuoi, anche dei soldi, ma io lì non ci andrò mai, anche se ti voglio bene.

    Consiglieri comunali, specie nei paesini. Tutto vero, dal fatto che vanno in consiglio mediamente una volta al mese e alzano la manina a comando (e per il resto o leggono un quotidiano o sono su Facebook), al fatto che possono autenticare le firme, al loro sub-livello di istruzione. Anni fa ho fatto il consigliere comunale nel mio paesello fuori Milano ed è stato proprio il periodo in cui è stato consentito a queste figure la possibilità di autenticare le firme. Dovevi dare la disponibilità al sindaco compilando un modulo e c’è chi non faceva nemmeno quello. Personalmente ho autenticato le firme di tutti coloro che me lo hanno chiesto, anche se mai nei mercati.

    31 Gennaio 2018
  3. mamoru said:

    scorgo un ottimismo di fondo.
    cioe’ siam sicuri che non sia una norma SABOTATA apposta per dare attuazione formale ad un diritto costituzionale, ma di intralciarne l’esercizio all’atto pratico.

    lo sai bene che una delle cose belle del giappone e’ che la pubblica amministrazione si muove in trasparenza e coi piedi di piombo, col terrore di essere sgamati a imbrogliare. eseguono le procedure senza cazzi strani, poi non son flessibili sull minchiate, ma se devono fare X fanno X. se devi portare Y per ottenerlo e’ Y, mica come l’anagrafe del mio paese in Italia che mi chiese una dichiarazione in carta semplice completamente inventata in aggiunta a autocertificazione etc. anche li roba da denuncia, ma considerando che l’avevano gia’ fatta pagare a mio padre e un vicino per alcuni solleciti fatti in comune mi dissi che era meglio star zitti.

    per motivi come questo mi chiedo come fai a portare pazienza nei confronti di una p.a. che ci tratta come servi.
    ti fan venire solo voglia di cambiare passaporto.

    31 Gennaio 2018
  4. Andrea Occhi said:

    Il punto 1 è veramente vergognoso. Questa gente meriterebbe una denuncia per omissione di atti d’ufficio.

    Sulla precisazione del punto 1, i grillini in Sicilia erano cascati su quel punto: avevano raccolto le firme su un modulo sbagliato e le hanno copiate tutte in una notte, così dice l’accusa…

    Al punto 6 aggiungi pure che nella maggior parte dei casi il soggetto autenticatore non è presente durante la firma, ma autentica le firme a posteriori. È illegale, lo so, ma fidati che succede, soprattutto se si parla di leggi di iniziativa popolare, appoggiate da qualche parte politica (i cui rappresentanti ovviamente hanno tutto il vantaggio a raccogliere più firme possibili).

    Aggiungo anche:
    – il deposito delle firme tutte insieme a Roma riduce ulteriormente i termini per il deposito. Le dovrebbero raccogliere i consolati. Mi chiedo come facciano i sudamericani o gli asiatici.
    – È un chiaro modo per scoraggiare (ostacolandolo) l’ingresso di nuove forze politiche. Quando ho visto che manco i radicali (che hanno ben altra struttura sul territorio rispetto a w la fisica) si sono messi a raccoglierle ho capito quanto è complicato.

    1 Febbraio 2018
  5. pif said:

    Riporto una frase dettami da un funzionario dell’Agenzia delle Dogane qualche anno fa (settembre 2012 se non erro) che a suo tempo mi sconvolse.

    “vede, la legge è volutamente ambigua per dare la possibilità al funzionario di ‘interpretare’, mettendolo così in una posizione di vantaggio”.

    Tra l’altro ho il dubbio che scrivere leggi ambigue e contraddittorie, che richiamano leggi precedenti, che a loro volta richiamano leggi precedenti in un procedimento ricorsivo sia perfino più difficile che farle semplici, lineari e chiare.

    1 Febbraio 2018
  6. Nippur de Lagash said:

    Insomma, per raggiungere il traguardo delle 500 firme con quelle tempistiche bisogna fare un piccolo (forse non tanto piccolo) capolavoro di comunicazione, organizzazione e coordinamento di più persone. Che voi sappiate … qualcuno ci è mai riuscito in passato, quando il numero delle firme necessarie era più basso?

    1 Febbraio 2018

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