Una società debolissima

L’altro giorno ho sentito ancora una volta questa storia dei nuotatori neri. C’è infatti questa diceria secondo cui non ci sono nuotatori d’altissimo livello neri poiché i negri hanno una densità ossea maggiore; quando arrivi ad alti livelli sportivi dove anche i più piccoli dettagli fanno la differenza i bianchi sono avvantaggiati dal fatto di avere una densità ossea minore.

La prima volta che avevo sentito questa storia fu tanti anni fa e nel frattempo ho sentito per un pari numero di volte anche la smentita. Eppure alle gare internazionali più importanti di nuotatori neri non se ne vedono.
Ho deciso allora di indagare meglio per vedere se c’era qualche dato attendibile in più.

Ho scoperto così che c’è una gran quantità di articoli scientifici che studiano la differenza della densità ossea tra bianchi e negri. Tipo questo articolo pubblicato sul Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism, che al momento ha ben 127 citazioni:

Racial differences in bone density between young adult black and white subjects persist after adjustment for anthropometric, lifestyle, and biochemical differences.

Un articolo in cui ci si chiede se le differenze di densità ossea tra bianchi e negri dipenda da fattori come lo stile di vita. Perché c’è un fatto di base: sì, i negri hanno davvero una densità ossea maggiore dei bianchi, ma bisogna capire se questo è qualcosa di genetico o dovuto allo stile di vita che incidentalmente i negri adottano più frequentemente dei bianchi. Esempio di fantasia: poniamo che il pollo fritto aumenti la densità ossea di chi lo mangia. Dalle statistiche salterà fuori che i negri hanno densità ossea maggiore, ma ciò sarebbe dovuto al fatto che mangiano tanto pollo fritto, non per una caratteristica congenita.

Lo studio allora cerca di verificare se se queste differenze rimangono a parità di diversi fattori e salta fuori che:

By using DXA area measurements, we confirmed that young, adult, black men and women have substantially greater BMD (bone mineral density, n.d.r.) than white persons; this finding is true at all skeletal sites, and we have extended these observations to volumetric estimates of spinal BMD. Despite an extensive search for clinical and biochemical explanations, we were unable to account for most of the racial differences in BMD.

[…]

Thus, the appearance of such a large racial difference in young adults cannot be attributed to persistent differences in metabolic or lifestyle factors and supports the view that bone density differences result from influences operating during childhood and adolescence.

Se poi volete c’è una lunga lista di articoli scientifici sullo stesso argomento.

Se vi state chiedendo come mai la questione è stata oggetto di studio, la risposta è semplice: si era osservato che i bianchi soffrono più frequentemente di patologie legate alle ossa come le fratture all’anca e ci si domandava come mai. La spiegazione è che i bianchi hanno ossa “più deboli” dei negri.

Classico esempio di investigazione scientifica, si osserva un fenomeno e si cerca una spiegazione cercando di scartare possibili artefatti.

Ora sostituite la densità ossea con l’intelligenza e fate lo stesso.
Se riuscite a sopravvivere, s’intende.

Già, perché nessuno trova niente di strano nel fare ricerca sulla differenza di densità ossea tra bianchi e negri, ma se proponi di fare lo stesso con l’intelligenza ti scaricano addosso un TIR di letame. Roba che non puoi nemmeno accennare all’idea stessa che ti dànno del razzista.

Lo stesso non avviene se indaghi la differenza di densità ossea tra bianchi e negri. Nessuno accusa di razzismo chi, come gli autori dell’articolo linkato sopra, riportano che i negri hanno le ossa più dense dei bianchi. Come mai?
Eppure stiamo sempre parlando di due parti del corpo, le ossa e il cervello. Perché indagare una dovrebbe essere razzismo e l’altra no? Perché le ossa sì e il cervello no?

Le scuse che ti portano sono tra le più illogiche. Prima provano a dirti che non esistono bianchi e negri. Curioso, perché invece con gli studi sulle ossa sono ben capaci di distinguerli, scrivono anche razza nel titolo dell’articolo.
Quando invece si parla di cervello le razze non esistono più. Roba che se gli nasce un figlio come a Baresi questi nemmeno gli viene un sospettino.

Poi ti dicono che il colore della pelle non può influenzare l’intelligenza. Ah già, perché la densità delle ossa sì invece? Non è che qui si trova un nesso di causa-effetto tra il colore della pelle e una qualsiasi altra caratteristica fisica. La domanda è diversa: ci si chiede se una caratteristica è più comune in un gruppo di persone con patrimonio genetico comune rispetto a un altro gruppo. Nulla vieta che in un gruppo di persone si tramandi un gene che determina una caratteristica fisica come la densità ossea o maggiore intelligenza, e nel contempo si tramandi anche un altro gene che influenza il colore della pelle.

Smontata anche questa ti dicono allora che sarebbe una ricerca inutile. Oppure che sarebbe una ricerca potenzialmente pericolosa perché potrebbe dare la stura a fenomeni di discriminazione.

E io qua m’incazzo.

La ricerca si fa per rispondere a una domanda, per capire un fenomeno. Non sempre si vede l’utilità immediatamente. Prendete l’esempio della densità ossea: bene, hai dimostrato che i negri hanno densità ossea maggiore e quindi per questo motivo si fratturano di meno. A cosa ti serve saperlo? I bianchi continueranno ad avere più fratture, ma questo lo sapevi anche prima di scoprire che era una caratteristica dei bianchi che hanno ossa meno dense. Così come già sapevi che una minore densità ossea espone a rischio di fratture.
A cosa dunque può servire sapere che i negri hanno densità ossea maggiore?
Al momento tu puoi dire a niente. Eppure è un pezzo di conoscenza che l’umanità ha acquisito. Sappiamo una cosa nuova e la mettiamo lì sulla scrivania. Fra cinquanta o cento anni passa un tizio e magari usa quell’informazione per qualcosa di utile. Lo stesso principio può essere applicato a miriadi di informazioni che la scienza ha ottenuto facendo ricerca e la cui utilità è stata scoperta solo dopo molto tempo.
Se ci fossimo fermati al  a cosa serve? non avremmo una bella fetta di conoscenza scientifica che invece abbiamo.
Quindi no, nemmeno questo argomento è valido.

Il secondo argomento è persino più osceno. Non dovremmo verificare se i negri sono più o meno intelligenti dei bianchi perché se fosse vero potrebbe dare la stura a discriminazione, dicono.
Peccato però che i ritardati mentali ci siano davvero. Così come è ben noto dalla scienza che ci sono condizioni che portano a ritardi cognitivi. La scienza ti dice chiaramente che un soggetto con la sindrome di Down ha facoltà mentali limitate, ma questo non dà la stura a nessuna discriminazione. Non buttiamo giù dalla rupe i Down perché la scienza ci dice che sono meno intelligenti.
Se lo facessimo la scelta sarebbe nostra. Una società che fa della discriminazione si prende la responsabilità di quella discriminazione, non è che può scaricare la responsabilità sulla scienza.
Perché la scienza non ti dice cosa fare, la scienza non ti dica che devi discriminare. La scienza ti racconta com’è la realtà: se il ritardato mentale lo proteggi o lo butti dalla ruper lo decidi tu e te ne prendi le responsabilità tu.
Altrimenti dobbiamo dare la responsabilità a  Rutherford e a suoi sorapis dopo di lui dei morti di Hiroscima e Nagasachi. Dovevano forse tacere al mondo la conoscenza di come è fatto un atomo perché avrebbe dato la stura alla bomba atomica?

La cosa che mi fa terrore è che queste persone vogliono far tacere la scienza perché potrebbe dire una cosa che loro non vogliono sentirsi dire.
Ciò significa che siamo una società debole, debolissima. Perché una società forte non ha paura di sentirsi raccontare dalla scienza che una razza è meno intelligente dell’altra; non ha paura di sentirselo dire perché di suo non farebbe discriminazioni razziali.
Se abbiamo bisogno di far tacere la scienza per evitare discriminazioni c’è qualcosa che non va nella nostra società.

Diamoci una regolata.

6 Comments

  1. nick said:

    Anche perché quando ad esempio si dice che gli asiatici siano più intelligenti non si scandalizza nessuno o sbaglio?

    11 Agosto 2016
  2. Paolo said:

    Il punto a mio avviso sarebbe: come la misuri l’intelligenza senza introdurre alcun tipo di bias? Per la densità ossea hai un valore oggettivo (misuri la massa dell’osso, dividi per il volume e sei a posto), con l’intelligenza si sono provati vari metodi ma bene o male tutti introducono un qualche tipo di bias. Poi un’altra problematica riguarda il tipo di intelligenza vuoi misurare: ci sono quelli più bravi nelle attività manuali e quelli più bravi in quelle intellettive, come fai a tenere conto di queste caratteristiche in un test? Mi ricordo ancora, durante un corso della Magistrale, che ci fecero vedere il test di intelligenza che conducevano le autorità statunitensi agli immigrati che entravano negli USA a inizio del XX secolo: venivano mostrate alcune immagini e l’immigrato a cui il test veniva somministrato doveva indovinare di cosa si trattasse, ma tra queste immagini c’era anche una pista e una palla da bowling, oggetti comuni negli Stati Uniti, ma che un contadino siciliano di inizio XX secolo non aveva mai visto in vita sua. Casomai quel contadino era bravissimo a farti crescere i pomodori, ma ovviamente da quel test risultava un moron che non aveva diritto ad entrare negli USA.

    Con questo voglio sottolineare che forse il problema, prima ancora delle possibili discriminazioni (mi viene da pensare che, prima ancora delle problematiche razziali, i genitori di quelli considerati meno intelligenti si lamenteranno ogni 5 secondi riguardo l’attendibilità del test) bisogna trovare un modo attendibile per valutare diversi tipi di intelligenza perché non penso si riesca a ridurre tutto a un numero come la densità delle ossa. A mio avviso sarebbe una cosa interessantissima da approfondire, perché vuol dire comprendere ancora più a fondo come funziona il cervello dell’uomo e cosa porta certe persone (o certi gruppi di persone) ad essere più propense in certe attività rispetto ad altre.

    Riguardo la differenza prestazionale tra bianchi e neri nel nuoto, basta considerare come nell’atletica (in particolare nelle corse veloci e nel mezzofondo) i bianchi competitivi siano veramente una minoranza rispetto ai neri. Non ci vedo niente di male a riguardo, nel senso che gli uni sono più competitivi rispetto agli altri in sport diversi, non mi farei troppi problemi a riguardo (non mi riferisco a te, ma a quelli che cercano una spiegazione nella discriminazione razziale riguardo la diversa competitività tra bianchi e neri nei singoli sport).

    12 Agosto 2016
    • mattia said:

      Che l’intelligenza sia difficile da misurare siamo tutti d’accordo, così come siamo d’accordo che ci siano “diversi tipi d’intelligenza”.
      Ciò però non significa che non esista l’intelligenza né che non sia misurabile.
      Che una persona con la sindrome di Down sia meno intelligente di un fisico nucleare lo capiamo tutti, senza nemmeno bisogno di test.
      Per altre differenze più sfumate invece è più difficile dire “chi è più intelligente”.
      Questo significa che non è che non possiamo misurare l’intelligenza: possiamo misurarla ma con un’alta incertezza di misura.
      Un’incertezza che ti consente di distinguere facilmente alcuni casi in cui la differenza di intelligenza è molto alta ma non ti consente di distinguere casi in cui la differenza di intelligenza è piccola.
      Dopodiché i test si possono standardizzare per evitare quanto più possibile i bias.
      Ad esempio, conoscevo una ragazza con sindrome di Down che non riusciva a capire il concetto di domanda distinguendola da una affermazione. Sapeva fare domande, ma non riusciva a capire il concetto di domanda come “frase in cui chiedi qualcosa che non sai”.
      Questa è una carenza intellettiva universale, che non si basa su alcun retroterra culturale.
      Così come quella ragazza (senza alcuna sindrome) che però non era capace di capire il concetto di cifre decimali. Le dicevi di fare 5 diviso 2 e non capiva i decimali. Anche questa è un’astrazione che non si basa su alcun retroterra culturale. Non arrivare a capirla è una cosa che puoi valutare in maniera neutra per tutti.
      È difficile ridurre i bias? Senza dubbio. È impossibile? No.

      12 Agosto 2016
  3. mamoru said:

    premesso che concordo con la tua impostazione mi sorge un dubbio.
    possiamo dare una definizione univoca e inequivocabile di intelligenza?

    al pari di un valore calcolabile e misurabile come la densita ossea intendo.
    al netto della psico fuffa.

    perche il problema sta li e con la possibilita di creare ia sempre piu complesse la differenza tra umani che vivono di azioni ripetitive e lineari, di lavoro che consiste nell’applicare algoritmi semplici e macchine non mi pare piu tanto marcata.
    quindi cosa è l’intelligenza?

    empiricamente se dovessi guardare a come si sono evolute certe parti del mondo, mi domanderei perche altri stanno ancora alle prese con le caste, le fogne a cielo aperto, l’agricoltura di sussistenza, la lapidazione delle donne etc. e da soli pare non ne vengano fuori…

    ogni societa parte da condizioni naturali di miseria, malattia, ingiustizia sociale e squallore, ma non mi pare che tutte siano riuscite in egual modo ad affrancarsene o a migliorare.
    che vi sia un nesso causale anche li?

    12 Agosto 2016
  4. dervish said:

    È un argomento tabù, dopo i disastri del ‘900. In alcuni regimi, come in quello nazista, evidenziare scientificamente l’inferiorità mentale di alcune categorie, come quella dei down, ne legittimava la soppressione fisica.
    Ora chiaramente non siamo sotto un regime di quel tipo. Anzi, i media promuovono tolleranza, valorizzazione del diverso, anche con toni talvolta melensi.
    Ma di fatto le persone sono ancora largamente mosse da impulsi bestiali, non vedono l’ora di potersi sfogare con atti di bullismo adolescenziale o di riunirsi in branco per andare a pestare i negri.
    Fin dai banchi di scuola i bambini tendono a isolare lo scemo della classe, quello brutto, quello grasso o menomato. È istintivo isolare gli anelli deboli (identificati nei brutti e nei malati).
    Un politico dovrebbe tener conto non di un mondo ideale, dove tutti sono intelligenti e riflessivi, ma della realtà, dove tutto ciò che dice ha un effetto su cittadini ignoranti e aggressivi “andiamo a zittire quel negro con un pugno in bocca, tanto sono più stupidi di noi, l’hanno detto al telegiornale i politici”.
    Per quello che vedo, si tratta di una tendenza a “proteggere” categorie già di per sé discriminate; e si cerca di non buttare benzina sul fuoco (considerando che la consapevolezza di un’ipotetica inferiorità mentale dei neri, non sarebbe una scoperta particolarmente utile, ora come ora).
    Penso sia giusto auspicare di poter dire certe cose pubblicamente senza il timore di essere linciati, ma i tempi non sono maturi. In un mondo ideale sì, ma in questo…

    24 Agosto 2016
    • mattia said:

      Un politico dovrebbe tener conto non di un mondo ideale, dove tutti sono intelligenti e riflessivi, ma della realtà, dove tutto ciò che dice ha un effetto su cittadini ignoranti e aggressivi “andiamo a zittire quel negro con un pugno in bocca, tanto sono più stupidi di noi, l’hanno detto al telegiornale i politici”.

      Non diciamo scemenze, per cortesia.
      Il mondo non è ideale, e lo sappiamo tutti, ma se c’è un fatto non lo si tace per paura che dei cretini lo usino per fare del male.
      Non si fa star zitta la scienza, si fanno stare zitti (e si bloccano) i cretini.

      24 Agosto 2016

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