Quella storia dei tatuaggi in giappone

Perché poi dicono che me le invento certe cose, o che esagero.

Questa è fresca di giornata. Coppia ceco-colombiana di colleghi che vivono a nella capitale giapponese dopo aver vissuto a Fukuoka.
Hanno un bambino e la madre lo porta regolarmente in piscina per dei corsi dedicati agli infanti.
Dopo nove mesi li hanno espulsi dalla piscina: hanno scoperto che la madre aveva dei tatuaggi.
Per la precisione, i tatuaggi erano coperti dal costume e da ulteriori nastri adesivi color pelle che si metteva per andare in piscina.

Ma niente, hanno scoperto che ha tatuaggi quindi non può entrare in piscina. Punto.
E chi se ne frega se ormai la conoscono da 9 mesi e quindi sanno che non fa parte della yakuza, ma al contrario è una persona squisita. Fa niente se parliamo di una mamma che va in piscina con suo figlio di 15 mesi (seriamente, ti aspetti di avere grane da una persona così?). Fa niente se i tatuaggi nemmeno si vedono.
Hai i tatuaggi e sei espulsa. Magari fino a ieri ti sorridevano anche ma adesso che hanno scoperto che hai tatuaggi sei fuori.

Io sto pensando a cosa può dire al bambino: no, cucciolo, non possiamo più andare in piscina perché la mamma ha i tatuaggi e non la vogliono.
Magari adesso non capisce, ma cosa potrà pensare del Giappone un bambino che cresce vedendo che gli è negato andare in piscina con la mamma per un motivo del genere?
Che è un paese dove si comportano in maniera idiota.

2 Comments

  1. Luca da Osaka said:

    Fatti dare il nome della piscina che ci mando un amico. Un vero yakuza. Vediamo se gli negano l’ingresso

    11 giugno 2016
    Reply
    • mattia said:

      Quello che mi fa girare il cazzo è proprio quello.
      Se si presenta un vero yakuza col cazzo che lo fermano, ché si mettono a tremare come foglie se alzi la voce figurati se gli si para davanti uno così.
      Fanno tanto gli intransigenti ma solo con le mamme che accompagnano i bambini, con quelli pericolosi davvero si cagano in braga.

      11 giugno 2016

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