Nuovi fascismi

La decisione di ieri del Consiglio di Stato sulle trascrizioni delle matrimoni ghei contratti all’estero è stata davvero interessante.
Questo perché dà contemporaneamente diversi motivi di riflessione:

Punto primo: l’ovvietà
La decisione era fin troppo ovvia.
Potete scannarvi fino domattina se sia giusto o meno concedere anche ai ghei (o agli incestuosi, o ai poligami…) di sposarsi in italia. Quello è un aspetto politico.
Dal punto di vista giuridico non possono sposarsi in italia, quindi non ha alcun senso trascrivere un atto che non ha un suo corrispondente nell’ordinamento italiano.  Tecnicamente parlando: come cazzo fai a trascrivere un matrimonio ghei se il matrimonio ghei in italia non esiste?
Era ovvio che quelle trascrizioni non avessero alcun senso giuridico e fossero solo delle carnevalate fatte da sindaci che per un motivo o per l’altro doveva primeggiare nella gara del consenso ghei.
Era una cosa talmente ovvia che chiunque, anche uno strenuo sostenitore dei matrimoni ghei, si sarebbe dovuto sorprendere del contrario.
A me più che altro sorprende che la cosa sia andata avanti così a lungo. Ok, lo so, l’italia è quel paese in cui la corte costituzionale si inventa supercazzole a non finire per sostituirsi al parlamento e legiferare al posto suo.
Però uno si aspetterebbe un po’ di decenza da gente che di diritto ci vive. Anche se fossi stato un sostenitore del matrimonio ghei avrei provato orrore a pensare che qualcuno pretendesse che quelle trascrizioni avessero qualsivoglia valore. Avrei fatto una battaglia politica per il matrimonio ghei, non avrei cagato sul diritto sostenendo che il bianco è nero.
Poi vabbe’, che chi vive di politica caghi sul diritto lo capisco, ma almeno gli operatori del diritto dovevano fermare la pagliacciata di queste trascrizioni un po’ prima.

Punto secondo: i fascioghei

Il secondo punto, molto interessante, è stato l’attacco isterico dei fascioghei. Perché in mancanza di una qualsivoglia base giuridica su cui impostare un ragionamento si sono buttati sulla persona.
È quindi partito il fuoco di fila contro Carlo Deodato, massacrato da associazioni LGBTI (sì, ieri ho visto anche la I, siamo già a circa un quarto dell’alfabeto italiano… ancora un po’ di sforzo e potete arrivare al 50%, forza!) ma martirizzato anche dai giornali.
Il manganello è solo virtuale, ma il metodo è lo stesso. O hai le spalle grosse – ma molto grosse – oppure stai zitto e subisci perché se appena appena provi a dire qualcosa che non sta bene ai fascisti di turno – in questo caso i fascioghei – arrivano le squadracce e ti mettono in riga.

Quando dico che in politica serve la scienza mi riferisco anche a questo. Non è solo una questione di formulette e fisica, scienza in politica significa anche comportarsi da scienziati, usare gli stessi metodi che si usano nella comunità scientifica.
Tra scienziati quando tu sei in disaccordo con qualcuno non attacchi la persona, ma sempre la sostanza di quello che dice. In una conferenza scientifica mai nessuno si alza a contestare chi sta presentando un lavoro dicendo che ha torto perché caucasico, negro, canuto, albino, alopecioso, caldeo o rosso di capelli. Se uno facesse una cosa del genere il moderatore gli toglierebbe il microfono chiedendogli di non approfittare troppo della bierstube gratuita.
Qui invece abbiamo proprio questo atteggiamento: invece di discutere della sentenza si buttano tutti sulla persona massacrandola in quanto si dichiara cattolico. Purtroppo i giornali non hanno la benché minima vergogna a ripubblicare certi attacchi e a rimandare certa gente alla bierstube da cui è venuta.

 

Punto terzo: il pericolo

La cosa però più interessante è questa galleria di repubblica intitolata:

Nozze gay, i retweet anti-gender del magistrato del Consiglio di Stato

Tralasciando i discorsi del punto due. Tralasciando il fatto che RT doesn’t mean endorsement solo quando pare a te. Concentriamoci su questi RT inclusi da repubblica nella galleria.
E ricordiamoci, questi sarebbero retweet anti genere. Ok?

Bene. Prendiamo questo: Perché il #Dono più #Grande è la #Vita – #BuonaPasqua

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Ottimo. E perché mai sarebbe anti-gender?
Ma ancora di più, che cosa avrebbe a che fare con i ghei?
Al massimo, ma tirandola proprio per i capelli, potresti dire che è anti-aborto.
Più probabilmente quel #BuonaPasqua ti fa capire che è un messaggio in cui si celebra la resurrezione di Cristo, quindi l’esaltazione della vita.
Leggilo come vuoi, ma coi ghei non ha proprio nulla a che vedere questo messaggio.

Passiamo al prossimo:
<<La via per il futuro non è la secolarizzazione della #Chiesa, ma la scristianizzazione del mondo>> #intervista #Müller>>

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Interessante scazzo interno alla Chiesa cattolica tra conservatori e progressisti, appassionante dibattito teologico mai sentito prima (proprio mai, neh).
Ma coi ghei cosa c’entra? Perché mai dovrebbe essere anti-gender questo messaggio?

Ma andiamo avanti.

Vietato scrivere “cristiani”. La #Francia malata di #laicità.

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Nello specifico si fa riferimento a questo articolo in cui dicono che in Francia l’azienda dei trasporti parigina si fosse rifiutata di affiggere manifesti a difesa dei cristiani perseguitati perché la parola “cristiano” violava il principio di neutralità.
Non so nemmeno se la faccenda è vera o no (o se è stata ingigantita). Ad ogni modo, cosa c’entrano i ghei?
Cosa diamine c’entra il gender?

Ma il più bello è questo retweet del messaggio originariamente di “Kattolico Pensiero”:

Non toccate i campi rom: le coop ci fanno i soldi e il PD li porta in pullman a votare alle primarie.

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Questo, secondo repubblica, sarebbe un retweet anti-gender.
Aspetta, aspetta. Non ci credete? Facciamo lo scrinsciot più grande:

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Ora sfido qualsiasi persona che non sia sotto l’effetto di sostanze psicotrope a spiegarmi perché questo RT sarebbe anti-gender.
Forza.
Sono qui che aspetto.

Nel frattempo qui facciamo la riflessione più importante.
In una galleria con dieci RT quattro non hanno nulla a che vedere col gender o coi ghei. Sono solo RT attinenti il cattolicesimo (l’ultimo solo di striscio perché scritto da uno che si definisce Kattolico).

L’accusa che viene a mossa tramite questi RT a Carlo Deodato è che è… cattolico.
Già. Il suo problema è che è cattolico e lo dice pubblicamente.

Se rituittare l’intervista a un cardinale ti viene mosso come accusa nella galleria degli orrori allora l’accusa è che sei cattolico. Essere cattolico è un problema.
Devi stare attento, non puoi nemmeno lontanamente apparire cattolico. Altrimenti questo verrà usato contro di te. Anche dei RT che non c’entrano una beata fava con la questione: basta che ti qualifichino come cattolico e tanto basta.

Guarda questo! È un cattolico! Che vergogna!

Il pericolo è proprio questo. Stiamo andando in una direzione in cui vogliono rendere vietato essere cattolici. Obiettivo legittimo, per carità, come qualsiasi obiettivo politico. Ma almeno lo dicano apertamente. Abbiano le palle per dire vogliamo mettere il cattolicesimo fuori legge.

Per tutti gli altri, toglietevi le fette di salame dagli occhi e smettetela di appoggiare i fascioghei per paura di non essere abbastanza moderni: vi state imbavagliando da soli.

5 Comments

  1. gian said:

    se un arbitro la cui “fede” per la Roma sia palese e da lui evidenziata, si trovasse ad arbitrare la finale di ciampions ligue e assegnare un rigore (di quelli che si possono o non possono dare in punta di diritto sportivo) alla suddetta squadra, quante polemiche pensi che potrebbero arrivare?
    Questo perché un arbitro non è una persona comune e la sua obiettività non deve essere messa in alcun dubbio sopratutto da se stesso.
    Quel giudice ha sbagliato a esternare le sue convinzioni, non perché sia errate, ma perché deve anche dare l’impressione di essere obiettivo (cosa che comunque nessun uomo lo potrà mai essere) e al di sopra di ogni sospetto.

    29 Ottobre 2015
    Reply
    • mattia said:

      quante polemiche pensi che potrebbero arrivare?

      Ah, ok. Il metro è la polemica del processo del lunedì.
      Se è così allora ciao. Io parlavo di cose un po’ più in alto.

      Quel giudice ha sbagliato a esternare le sue convinzioni, non perché sia errate, ma perché deve anche dare l’impressione di essere obiettivo (cosa che comunque nessun uomo lo potrà mai essere) e al di sopra di ogni sospetto.

      Ma neanche per idea.
      Innanzitutto, qui si trattava di una questione prettamente giuridica. Aveva tutto il diritto di dire che la trascrizione di un matrimonio ghei non aveva senso giuridico e poi prendere una decisione in merito come consigliere di stato.
      Questo perché avrebbe semplicemente detto l’ovvietà, che il bianco è bianco. Non c’era nulla da giudicare, non c’era nulla da decidere: doveva solo prendere atto della realtà.
      Usando la tua logica nessuno che ha mai insegnato diritto costituzionale potrebbe mai fare il giudice costituzionale perché “oh, ha espresso un’opinione sulla costituzione in precedenza! è di parte!”.
      Qualsiasi giudice che nella vita ha mai detto “la legge è uguale per tutti” dovrebbe essere accusato di essere parziale perché ha espresso un’opinione in precedenza.
      Che un matrimonio ghei sia non trascrivibile in italia non è un’opinione: è un dato di fatto. Dire pubblicamente che un matrimonio ghei non è trascrivibile è come dire che la legge è uguale per tutti. O come leggere pubblicamente un qualsiasi articolo del codice penale e dire che la legge vieta di fare quella cosa lì.
      Non puoi mica vietare a un giudice di dire che la legge vieta di fare una cosa perché altrimenti non è obiettivo. Stai scherzando?

      Dopodiché, il tizio non ha neanche detto robe del genere. Infatti

      Quel giudice ha sbagliato a esternare le sue convinzioni,

      quelle che tu chiami convinzioni sono cose che non c’entrano niente col matrimonio ghei.

      E l’ho spiegato.
      Qui si sta contestando a una persona di aver detto pubblicamente che è cattolico.

      Mi spieghi perché rilanciare un articolo sugli scazzi tra la metro parigina e il comitato per la difesa dei cristiani perseguitati dovrebbe renderlo meno obiettivo nel giudicare sulla trascrizione dei matrimoni ghei.
      Forza, dammi una spiegazione logica a questo.
      Vediamo se riesci a trovarlo…

      29 Ottobre 2015
    • mattia said:

      Come volevasi dimostrare.

      Ti ho fatto una richiesta precisa:

      Mi spieghi perché rilanciare un articolo sugli scazzi tra la metro parigina e il comitato per la difesa dei cristiani perseguitati dovrebbe renderlo meno obiettivo nel giudicare sulla trascrizione dei matrimoni ghei.
      Forza, dammi una spiegazione logica a questo.
      Vediamo se riesci a trovarlo…

      O mi dai una risposta a questo oppure i tuoi messaggi non passano.
      Non ti lascio spostare i paletti.

      29 Ottobre 2015
  2. Mauro said:

    Mattia, mi hai preceduto. Volevo scriverne io.

    Io sono non credente e sono favorevole al matrimonio omosessuale (da eterosessuale, aggiungo).

    Però Deodato ha fatto semplicemente bene. Ha fatto semplicemente il suo lavoro.
    E forse il problema è proprio questo: fare il proprio lavoro.

    1) La legge italiana non riconosce il matrimonio omosessuale.
    2) La legge italiana non riconosce nessun altro possibile tipo di legame ufficiale per gli omosessuali.
    3) Queste questioni sono regolate dallo Stato, non dai Comuni (quindi un Comune i matrimoni può solo celebrarli e stop, non prendere altre decisioni).
    4) Questa situazione non va contro la Costituzione.

    Quindi ditemi voi: che ca**o poteva fare Deodato?

    Posso essere d’accordo che i suoi tweet o retweet siano ineleganti nella sua posizione. Ma appunto solo questo: ineleganti.
    Per il resto lui non poteva fare altro.
    Il Diritto italiano parla chiaro.

    Ribadisco: io cambierei la legge (e non servirebbe modificare la Costituzione per cambiare la legge, come invece certi sostengono), ma finché la legge è quella attuale, così è. Punto.
    Se a un Sindaco non piace le scelte sono due:
    1) Evitare di candidarsi;
    2) Lottare politicamente per cambiarla.

    Saluti,

    Mauro.

    29 Ottobre 2015
    Reply
  3. Kualunque said:

    LGBTQIAPPK 😉

    29 Ottobre 2015
    Reply

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