È una bomba!

Piccola riflessione sul caso del ragazzo arrestato negli Stati Uniti Americani per aver portato a scuola un circuito elettronico che nelle sue intenzioni doveva essere un orologio e che è stato scambiato per una bomba.

Non sto qui a parlare dei sistemi di responsabilità. Non lo so mica se nelle scuole statunitensi funziona come in italia dove gli insegnanti spesso vengono ritenuti responsabili, per omesso controllo, di tutto, anche quello che non possono fisicamente controllare. Se tu mi denunci perché lo studente pirla cade per le scale io come minimo chiamo la polizia se mi porta a scuola qualcosa di strano, anche solo per pararmi il culo a livello legale, non sia mai che.
Ma dicevo, non è questo ciò di cui voglio parlare, ché non lo so mica se negli Stati Uniti Americani funziona come in italia.

Più che altro io mi domandavo: tutti questi che si scandalizzano sarebbero stati in grado di capire cos’era quel circuito elettronico?
Perché è facile fare quelli che dicono “poverino!” al ragazzo adesso che sai che quello è un progetto hobbistico di un orologio, ma se tu ti fossi trovato in quella situazione?
Immaginiamoci il dialogo:

– Carlo Maria, cosa hai lì sotto il banco? Cosa stai armeggiando?
– Niente maestra, è solo un progettino che ho fatto a casa, guardi che bello, è un orologio digitale.
– Mah… mah… quella è una bomba!
– No, si calmi maestra, è solo un normale circuito elettronico.
– Ah sì? E perché dovrei crederti?
– Se vuole le dimostro le funzioni di tutti questi componenti. Allora, questo è lo stabilizzatore di tensione, questo è il microcontrollore, questo è il quarzo per la frequenza, questi condensatori servono a filtrare il rumore… ma, maestra? Che fa?
– Polizia! Accorrete subito!

Quanti di voi davanti a un ragazzo con un circuito elettronico hobbistico in mano sarebbero capaci di capire cosa fa quel circuito?
Quanti saprebbero dire che è un orologio e non il detonatore di una bomba?
Quanti, alla peggio, saprebbero ascoltare la descrizione che il ragazzo fa del circuito capendo quello che dice?

Perché a me basta anche solo quello. Mi basta che l’insegnante chieda cosa fa quel circuito e davanti alla spiegazione dello studente sia in grado di capire se la spiegazione è valida o lo sta prendendo per il naso.

Ecco, quanti di quelli che si sono scandalizzati avrebbero avuto la competenza per capire cos’era quel circuito elettronico, quanti avrebebro potuto parlare con quel ragazzetto alla pari interrogandolo?
Io sì.
Voi?

Dal primo all’ultimo, dal cretinetti svelto come una faina a sfruttare politicamente il caso fino all’ultimo dei commentatori da bar. Tutti che magicamente danno dei rimbambiti a degli insegnanti perché scambiano un circuito elettronico amatoriale per un detonatore.
Quanti di questi in una situazione simile avrebbero avuto la capacità di capire cos’era quel circuito?

Volete che gli insegnanti – di qualsiasi materia! – siano obbligati a essere esperti di circuiti elettronici come competenza necessaria per l’insegnamento?
Tipo che quando fai il concorso verificano se hai la laurea, se parli la lingua del posto, se non hai precedenti penali che interdicono all’insegnamento… e se conosci un po’ di elettronica.

Oh, a me sta benissimo. Anzi, mi metto a ballare nudo in piazza Venceslao.
Non pensate mica che sia niente di così difficile: stiamo parlando di cose che fa un ragazzo di 14 anni, quindi può impararle un qualsiasi insegnante di materie varie ed eventuali.
Io sarei solo felice se un insegnante che non sa cos’è un flip-flop venisse considerato un crasso ignorante da licenziare al pari di un insegante che sbaglia i congiuntivi. Ci metto la firma.

Se siete anche voi tra coloro che ci metterebbero la firma potete scandalizzarvi, insieme a me, se un insegnante è talmente rintronato da scambiare un circuito elettronico hobbistico di un orologio per un detonatore.
Altrimenti no, non avete alcun diritto di scandalizzarvi.

11 Comments

  1. fgpx78 said:

    Io ho pensato solo che avrei controllato ci fosse un qualche materiale che potesse in effetti eplodere.
    Non credo sia reato costruire un detonatore.
    Ma poi serve una sostanza che esploda, no?
    Ecco, credo che a questo ci si possa arrivare anche a logica, senza bisogno di capire come funziona un circuito elettronico nei dettagli, no?

    21 Settembre 2015
    • mattia said:

      Io ho pensato solo che avrei controllato ci fosse un qualche materiale che potesse in effetti eplodere.
      Non credo sia reato costruire un detonatore.
      Ma poi serve una sostanza che esploda, no?

      Be’, consentimi una battuta: ho visto certi condensatori esplodere e non è un bel vedere 🙂

      Dopodiché, è vero che in gran parte dei casi se vedi un circuito normale puoi facilmente identificare se c’è o meno una componente che può esplodere.
      E probabilmente questo era il caso. Se anche vedi solo un po’ di elettronica lo capisci da solo che non esplode.
      Ma prendi qualche bel componente tipo quei grossi condensatori come questo:
      http://www.gme.cz/cfr-100uf-450vac-mksp-5p-2xfaston-6-3-p126-062
      Mi è capitato di usarli in alcuni circuiti. Ebbene, puoi nascondere una modesta quantità di esplosivo in condensatori anche più piccoli.
      Oppure, prendi un contatore geiger con il suo bel tubo di geiger in evidenza.
      Secondo te quante persone sanno cosa fa quel tubo di vetro?

      21 Settembre 2015
  2. gian said:

    Se non sbaglio il professore di tecnica aveva capito che era un orologio e non una bomba.
    Poi se in tema di allarmismo i proff hanno chiamato i poliziotti (suppongo artificieri visto che si parlava di bomba) e questi non l’hanno capito facendo tutto sto cancan, beh direi che sono degli idioti.
    Inoltre il ragazzo è stato sospeso.
    per cosa?
    perché gli adulti sono idioti….

    21 Settembre 2015
  3. Max said:

    La mia personalissima ipotesi.

    Il ragazzo, nonostante secondo la stampa generalista sia un piccolo genio, il Thomas Alva Edison del XXII secolo, in realtà ha fatto un lavoraccio di quint’ordine: ha preso una vecchia sveglia, l’ha sventrata, e ne ha messa a circuiteria dentro una scatola. Questo è un dato di fatto, chiunque abbia smanettato con un saldatore e abbia guardato con un minimo di giudizio le foto del “prodotto finito” non può non convenire che non si tratti di altro che delle budella di un orologio commerciale trapiantate malamente in una scatola.

    Poi potremmo perderci a disquisire sulla qualità del lavoro fatto, io penso che un 14enne per essere definito “sveglio” e “di buona manualità” (lasciamo perdere il “geniale”) dovrebbe saper fare ben di meglio…. è anche vero che probabilmente il 90% dei suoi compagni di classe un cacciavite dal vivo non l’hanno mai visto, e pensano che i loro smartfòn funzionino grazie ai folletti o al fumo magico. Ma tant’è.

    Ma guardiamo il cosiddetto orologio: il display è all’interno di una scatola, non visibile dall’esterno. Fili e circuiteria esposti e liberi di vagare. La scatola è una valigetta in miniatura. Insomma, io non riesco a togliermi dalla testa che il giovane abbia deliberatamente voluto costruire un coso simile ai timer delle bombe che si vedono nei film di azione.

    Non per far esplodere qualcosa, per carità, non per fare scherzi idioti o per lanciare un finto allarme bomba come facevamo noi all’ITIS quando volevamo bucare il compito in classe di macchine a fluido… semplicemente perchè ha 14 anni, diamine, “Oh va che figata, pare la bomba di die hard, troppo cooool”. Chiamiamola ingenuità (ingenuità pericolosa in un paese in cui se sei nero puoi aspettarti che un poliziotto ti riempia di piombo perchè pensava che stessi estraendo una pistola dal portafogli)

    Questo si è scontrato frontalmente con il treno carico e lanciato a piena velocità della paranoia degli americani, che notoriamente non solo non tollerano le bombe a scuola, ma neanche le bombe finte e neanche le imitazioni di bombe finte.
    Non è una questione di credibilità dell’oggetto, è l’idea, non intendono permettere a nessuno di scherzare con queste faccende, ed è abbastanza noto che quando decidono di farti capire che vogliono che non ti metti a scherzare con queste faccende sono estremamente chiari.

    Mi sembra chiaro che nessun adulto razionale possa aver anche solo avuto il dubbio che quell’aggeggio potesse essere una bomba, ma per loro l’idea che un ragazzino potesse pensare di fare uno scherzo lasciando una finta bomba da qualche parte è più che sufficiente per ritenere necessario prendere provvedimenti. Per questo l’insegnante che ha visto l’orologio ha consigliato di tenerlo nascosto: non perchè qualcuno potesse pensare che fosse una bomba, ma perchè qualcuno potesse pensare che fosse una bomba finta preparata per fare qualche scherzo idiota. Le conseguenze le sappiamo. Paranoici? Si. Esagerati? Si. Ma non è certo una novità… parliamo di gente che ha sospeso un ragazzino da scuola perchè ha fatto “pum” con le dita a pistola, ovvio che le dita non sparano, ma vogliono che sia ben chiaro che armi e gioco non devono avere nulla in comune (questo secondo me si chiama “chiudere la stalla dopo che i buoi sono scappati”)

    Dall’altra parte una famiglia che ha preso la palla al balzo per urlare allo scandalo e al razzismo… e ci sono riusciti fin troppo bene.

    Risultato: un ragazzino con una certa manualità e forse un minimo di interesse verso l’elettronica, ora sa che basta mettere insieme una porcheria qualsiasi, quello che conta è principalmente riuscire a costruirci intorno un casino immane, e si viene invitati pure alla casa bianca. Disgustorama.

    21 Settembre 2015
    • mattia said:

      Max,

      mi linki per cortesia le foto dell’ormai famoso orologio?
      Non le ho viste.

      21 Settembre 2015
    • mattia said:

      Ok. Vista.
      Sì, è una discreta schifezza. Concordo con te.

      21 Settembre 2015
  4. martino said:

    Beh, se (e solo se) i fatti si sono svolti come li hanno raccontati i giornali, il ragazzino se l’è cercata. Il secondo insegnante, che ha tutto il diritto di non essere competente al di fuori della sua materia e delle capacità che devono essere comuni ad ogni cittadino di cultura (tipo i congiuntivi), osserva: “A me sembra una bomba”. Giusto, perchè se c’è qualcosa di pericoloso in classe ne risponde lui. Il ragazzo: “A me pare di no.” Ovvero, risposta da cretinetti saccente e presuntuoso. Mentre bastava dire: “No, guardi, è fatto così e cosà e serviva per l’esercitazione dellaltra materia, chieda pure al suo collega dell’ora precedente.”

    21 Settembre 2015
  5. ZPaolo said:

    Questo per me fa (quasi, con le dovute proporzioni) il pari con quell’altro pistola che si è ricoperto di circuiti e componenti elettronici di vario genere (ora non ricordo i dettagli, penso avesse un qualche dispositivo elettronico artigianale fatto in modo appositamente molto “raffazzonato”) e poi ha messo su un casino perché ai controlli in aeroporto l’hanno fermato e gli hanno fatto un mare di storie. Ma va?

    Il problema è che il cancan mediatico va sempre nella stessa direzione e il ragazzino dell’articolo (o molti altri furbetti come lui) recepirà il messaggio sbagliato.

    22 Settembre 2015

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