Pillole di ceco #8

Anche in ceco, come in italiano, ci sono nomi che esistono solo al plurale.
A volte sono proprio gli stessi: nůžky è un nome plurale che significa forbici (nůž è invece il coltello),  kalhoty sono i pantaloni e sono al plurale anche in ceco. Molto simile è kalhotky, che sembrerebbe significare piccoli pantaloni o “pantaloncelli” ma in realtà questo vezzeggiativo di kalhoty significa mutande. Anche in questo caso sia il ceco che l’italiano usano un nome plurale.

In altri casi invece non c’è il corrispettivo italiano. Ad esempio, in ceco l’orologio si chiama hodiny che è il plurale di hodina (ora). Quindi l’orologio è come se si chiamasse “le ore“. Cosa che confonde spesso i cechi che parlano una lingua straniera e che parlano dell’orologio spesso al plurale.

Ma c’è un caso ancora più bizzarro, ed è quello delle città.
Ci sono infatti città come Teplice e Pardubice che sono al plurale. Quando me l’hanno detto non ci credevo, sono quindi andato a sbirciare su uichipidia e ho trovato frasi come “Pardubice jsou město…“, ossia Pardubice sono una città… Che anche solo a dirla così, quel jsou suona contro natura.

Se per pantaloni e forbici mi risulta evidente la natura del nome plurale (i pantaloni hanno due gambe, le forbici due coltelli), cosa diavolo porta a fare lo stesso con una città? Come fa una città a essere plurale?
Ho provato a chiedere un po’ in giro a dei cechi e come quasi sempre accade le risposte che ho ricevuto risposte che finiscono più per confondere che per chiarire le idee.

Alcuni hanno provato a dirmi che – forse – quelle città erano storicamente composte da più comuni che si sono uniti.
Già, peccato che però Budapest (città composta davvero da due metà Buda e Pest) in ceco sia singolare.
Altri hanno suggerito potesse essere dovuto al fatto che quelle città finiscono per -ice. E in effetti ci sono altri paesi cechi che si comportano come nomi al plurale e finiscono anch’essi in -ice: České Budějovice, Jevišovice, Lovosice, Horažďovice, Hněvice, Boskovice, Bučovice, Litoměřice …
Ma al pari di questi ci sono altri paesi cechi che finiscono in -ice e che invece sono singolari: Jilemnice, Mohelnice, Nedvědice, Strážnice.

Vero è che per trovare questi paesi che finiscono in -ice e sono singolari ho dovuto tribolare non poco cercando sulla mappa. È sicuramente più frequente trovarne di plurali.

Se proprio vogliamo una regola pratica possiamo dire che quando ci troviamo di fronte a un toponimo ceco che finisce per -ice è dobbiamo considerarlo plurale. La regola non funziona al 100%: se ci troveremo a Jilemnice ci sbaglieremo, ma il più delle volte avremo azzeccato (e poi è più probabile che vi capiterà di parlare di Pardubice che di Jilemnice).

Nel frattempo se qualcuno riesce a scoprire il motivo (che a questo punto sospetto essere più linguistico che storico) per cui queste città sono plurali mi fa un favore.
 

9 Comments

  1. Alessandro said:

    L’esistenza di nomi solo plurali (o solo singolari) è affascinante. Credo (ma non ho un manuale di linguistica a portata di mano) che siano un tratto comune all’intero gruppo linguistico indoeuropeo: li aveva il greco (molti nomi di città) e anche il latino (soprattutto nomi di città ex colonia greca, ergo potrebbe essere un adattamento ma se così fosse non si spiegherebbe per altri sostantivi ed aggettivi sicuramente preesistenti al primo contatto con il mondo greco); li hanno ovviamente tutte le lingue romanze e anche le germaniche (anche se non tutte presentano gli stessi) e questo andamento potrebbe anche essere un mutamento della lingua nel tempo per acclimatarsi ad una lingua considerata più illustre, e sicuramente egemone, come era il latino; suppongo che anche per le lingue slave possa valere lo stesso discorso ma non ci metterei la mano sul fuoco… sarei curioso di sapere se i pluralia tantum sono una formazione del solo ceppo indoeuropeo e in effetti mi sembra di ricordare che l’ebraico Elohim sia un plurale, anche se riferito ad una singola entità…

    Alessandro

    4 Marzo 2015
  2. Mauro said:

    In italiano pantalone e forbice esistono anche al singolare. Non sono molto usati (soprattutto pantalone), ma esistono.

    4 Marzo 2015
  3. ZPaolo said:

    Beh da noi si potrebbe fare per quei nomi tipo “Pessano con Bornago” 😀

    Ma se le forbici sono sempre plurali, la forbice dei prezzi che diavolo è? :O Sempre filosofeggiando sulla lingua e sulle sue infinite varianti, ho spesso sentito dire “un paio di pantaloni”, tipo “mi devo comprare un paio di pantaloni” piuttosto che “mi devo comprare dei pantaloni”, il secondo è più generico forse. Poi ho sentito spesso, forse più al sud, dire “bello quel pantalone” 🙂

    4 Marzo 2015
  4. Turz said:

    Che anche solo a dirla così, quel jsou suona contro natura.

    Terribile.
    Come dire “Le Marche sono una regione italiana…” o “I Paesi Bassi sono uno Stato…”

    Comunque guglando “town ending ice czech” ho trovato che significa “gente di…”, “abitanti di…”.
    archiver.rootsweb.ancestry.com/th/read/CZECH/2001-07/0994713097

    4 Marzo 2015
  5. fgpx78 said:

    Le città sono un bel problema anche in SK, perché per capire come declinarle devi saperne ovviamente il genere. E non è che quando studi una lingua ti focalizzi granché sulla geografica dello stato e sui nomi delle città.

    Ah, Košice (-ice) fa parte dei casi che hai descritto 😉
    Tano che si dice “Idem do Košic” e “Som v Košiciach”, con declinazioni al plurale (che in ceco devo ancora imparare 😀 )

    Ai tempi, alla mia richiesta del perché la mia insegnante mi rispose – al solito – perché è così.

    Cioè, insomma, alla fine è lo stesso motivo per cui Dveře (porta) è plurale… ovvero.. nessun motivo. E’ così e basta.

    Mentre per alcune parole come mutande, forbici, pantaloni, o persino hodiny si può pensare a una forma che deriva dal singolare, credo che Dveře possa si e no derivare da legno (Dřevo, singolare, credo neutro) ma, insomma, con un po’ di fantasia. Mi aspetterei a quel punto avessero chiamato “Dveře” la casa (storicamente fatta di pali di legno), non la porta.

    4 Marzo 2015
  6. fgpx78 said:

    Il link di Turz è interessante, potrebbe spiegarne il motivo.
    Mah.
    Ritornando al caso di Kosice (perdonatemi i diacritici, mi son rotto 😀 ), potrebbe quindi stare per “Gente di Kosice”.
    Il caso è particolare e lo scelgo apposta in quanto è+ una ciottà che ha cambiato nome più volte: su wikipedia trovate la tabella con i vari nomi predsi dal 1230 ad oggi, a seocnda del dominio (ancora oggi è chiamata Kosice-KAssa, a seconda se sei slovacco o ungherese)
    http://en.wikipedia.org/wiki/Ko%C5%A1ice
    Anche i nomi polacchi hanno avuto nel tempo un suffisso simile -icze

    4 Marzo 2015
  7. ZPaolo said:

    Siamo terribilmente trendy visto che anche Renzi ha tirato fuori il plurale di “curriculum” 😀 Mattia che ne pensi? Su alcuni vocabolari è indicato come sostantivo maschile invariabile, su alcuni come sostantivo maschile derivante dal latino. Ma i cosiddetti “prestiti” da altre lingue non dovrebbero, di preferenza, essere invariabili al plurale?

    La mia modesta opinione è che, visto che si parlava di “Buona Scuola” (si ahahaahaha!) i prof scandalizzati per il plurale “curriculum” sono gli stessi che dicono “films” e “computers” 😀

    5 Marzo 2015
  8. Turz said:

    Il plurale di curriculum è curriculum. E il plurale di slide (in italiano) è slide.
    Chi non è d’accordo raccolga le firme e faccia dei referenda, ma la smetta di infestare i fora 🙂

    6 Marzo 2015
  9. mattia said:

    Siamo terribilmente trendy visto che anche Renzi ha tirato fuori il plurale di “curriculum” 😀 Mattia che ne pensi?

    Come fa notare turz il plurale di curriculum è ovviamente curriculum.
    E insisto sull’ovviamente.
    Anche perché se fai il plurale del nominativo dovresti fare lo stesso con gli altri casi.
    Che senso ha scrivere “il valore dei referenda”? Dovresti usare il genitivo plurale. Ma poi dovresti eliminare il “dei”.
    Ma quindi non parli più neanche italiano!
    Usare il nominativo plurale per casi diversi dal soggetto è semplicemente ridicolo. O meglio, fa proprio cagare il cazzo.
    Solo un idiota latinista che vuole far vedere di sapere due cazzate di latino direbbe “referenda” per casi diversi dal soggetto.
    O lo declini tutto o non le declini per niente. Non puoi fare solo il nominativo plurale.

    A questo aggiungo un altro dettagli che ai coglioni latinisti non passa nemmeno per la testa (benché ci sia molto spazio a disposizione): per parlare italiano non è necessario conoscere altre lingue.
    Tu non hai alcun dovere di conoscere come si fa il plurale di altre lingue per parlare l’italiano.
    Né per l’inglese, né per il latino.
    Se quindi usi una parola straniera in italiano hai tutto il diritto di lasciarla così com’è invariabile.
    All’idiota che ti dice petulante “il plurale è referenda!” tu gli chiedi allora qual è il plurale di robot.
    Devi forse conoscere le declinazioni ceche per poter usare la parola robot in italiano?

    6 Marzo 2015

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