Rimpianti

Delle volte mi manca il Giappone. O meglio, alcuni piccoli dettagli del Giappone.

Poco fa ad esempio ero in cartoleria a comprare dei quaderni. Vado alla cassa a pagare e davanti a me una signora, con figlio, stava pagando. Avete presente quelli che non si svegliano mai? Mi dia un foglio da lucido, anzi facciamo cinque. Quanto costano? Ah, allora me ne dia tre….
E mentre stanno pagando… tesoro, vuoi anche la gomma?

In tutto questo la commessa era lenta come la fame. Santo cielo, dalle sti cazzo di fogli di lucido con un po’ di lena. No, faceva tutto con calma. Anche l’elastico in cui li ha legati dopo averli arrotolati se l’è passato tra le dita due minuti mentre la contava su con la cliente. Troppo difficile far muovere le mani mentre si parla, muoverle velocemente… quasi impossibile. Un po’ di vicioria, per Dio!
Anche la faccia era di una frigidità che stendeva. Non ne veniva a una…
Nemmeno col minipimer la risvegliavi quella.

Ma non è (solo) questo che mi ha urtato. La cosa che mi ha fatto uscire di testa è che vicino a me c’era un’altra commessa che metteva le matite negli espositori. Vedeva che ero in attesa di pagare, vedeva pure che sbuffavo. Eppure continuava nel suo riporre le matite negli espositori. Le estraeva con tutta calma dagli astucci di cartone e le infilava nei contenitori: le 3B con le 3B, le 2H con le 2H… Quando non ci stavano cercava pure di spostare le matite già presenti per guadagnare spazio.
Un po’ come le commesse degli uffici postali, che tu sei lì ad aspettare e sembra facciano apposta a fare le cose con calma.
L’avrei presa a sprangate sui denti con un tubo Innocenti.
Era lì a mezzo metro da me (giuro, mezzo metro) e vacca troia, mica che piantava lì le matite per andare all’altro registratore di cassa e farmi pagare.

In Giappone in una situazione del genere un commesso avrebbe piantato lì tutto e sarebbe andato di corsa alla cassa per farti pagare.

Piesse: scemo io che sono stato zitto questa volta. Di solito li richiamo all’ordine e più di una volta ho lasciato lì la merce perché non si svegliavano a farmi pagare.

6 Comments

  1. francesco(NA) said:

    Eh, è dura. Io pago con gentilezza, vado via, non ci torno più ….. e sputtano il negozio ai miei amici.

    22 Novembre 2014
    Reply
  2. Ma sei sicuro sicuro sicuro che il commesso giapponese si sarebbe fiondato?
    Mai stato in Giappone ma leggendo il tuo “101 motivi….” (e dal poco che conosco i giapponesi) non ci metterei la mano sul fuoco… Per essere sicuri che il commesso giapponese che stà sistemando le matite si fiondi alla cassa per non farti fare la coda non è necessaria la presenza di un austero ed arcigno sensei-commesso che con un cenno algido ed un grugnito ordinasse in modo quasi impercettibile al commesso di fiondarsi? Poi quello certo avrebbe preferito un sommesso “ahi!” e ligio al dovere ed all’ordine del capo t’avrebbe battuto la cancelleria…
    Non ricordi la burocratosaura lentezza con la quale i giapponesi adempiono precisamente, ordinatamente, esattamente e perfettamente al loro compito?

    🙂

    Direi che sei passato alla fase della mitizzazione, quella in cui il vivido ricordo dei difetti inizia a sbiadire e ti rimane – da buono qual sei – la memoria delle virtù….

    22 Novembre 2014
    Reply
  3. mattia said:

    Ma sei sicuro sicuro sicuro che il commesso giapponese si sarebbe fondato?

    Sì.
    C’è ancora qualcuno di stanza in Giappone che legge questo blog e te lo può confermare. Se vai in un combini e devi pagare non appena c’è una coda di due persone quella che sta sistemando i surgelati pianta lì i surgelati si fionda sulla seconda cassa per farti pagare.
    Lì sono anche fin troppo eccessivi, perché delle volte ti fanno risparmiare 20 secondi, per lo fanno sempre.

    non è necessaria la presenza di un austero ed arcigno sensei-commesso che con un cenno algido ed un grugnito ordinasse in modo quasi impercettibile al commesso di fiondarsi?

    C’è la regola. Si fa così e loro lo fanno.
    Non mi stupirebbe poi se uno dei commessi sia incaricato di sorvegliare sull’osservanza della regola, in modo che venga rispettata.

    Non ricordi la burocratosaura lentezza con la quale i giapponesi adempiono precisamente, ordinatamente, esattamente e perfettamente al loro compito?

    Oh sì, certo. Ma che c’entra?
    Sono lenti quando devono fare un bonifico o compilare un modulo.
    Quando bisogna pagare alla cassa sono c’è la regola di non far formare la coda.
    Forse l’errore che fai è cercare una logica nei loro comportamenti. Non c’è logica. Non puoi dire: “l’idea base è non fare aspettare” e quindi dedurre che non facciano aspettare al negozio o in banca.
    Perché in alcuno casi hanno regole basate sul non farti aspettare, delle volte – in altri contesti – hanno regole basate sul chi se ne frega se faccio aspettare.

    Direi che sei passato alla fase della mitizzazione, quella in cui il vivido ricordo dei difetti inizia a sbiadire e ti rimane – da buono qual sei – la memoria delle virtù….

    No, guarda, i ricordi negativi sul Giappone sono vivi e vegeti.
    In quel contesto ad esempio odiavo il salamelecchi che ti facevano i commessi. Non voglio mille inchini, non voglio mille ringraziamenti inutili. Voglio solo pagare alla svelta.

    22 Novembre 2014
    Reply
  4. Mauro said:

    Asociale! 😀

    22 Novembre 2014
    Reply
  5. Ah, ecco, hai detto la parola magica “c’è la regola”! Allora tutto torna, tutto quadra! 🙂
    Allora il commesso vetrinista sà che la tua vita, il SUO onore e quindi la SUA vita dipendono dal NON farti aspettare più di 17,3 secondi altrimenti verrà additato alla pubblica gogna, anche a costo di fratturarsi il femore…. 🙂
    (ok, ok, questi due commenti sono la sagra del luogo comune e del pregiudizio)

    23 Novembre 2014
    Reply
  6. fgpx78 said:

    Giusto domenica mi è successa una cosa simile: da Mark & Spencer nel nuovo centro commerciale di Narodni Trida: coppia davanti a me con una ventina di articoli (seriamente, stavano svaligiando il negozio). Io e un altra in cosa con una sciarpa a testa.
    Una sola cassa aperta, e 4 commesse a farsi i cazzi loro a due passi, dietro il bancone, ignorandoci completamente.
    Mi sale l’embolo.

    25 Novembre 2014
    Reply

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