Le dita che non si muovono

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Arrivo al locale sul tardi, giusto il tempo per ordinare la birra e il concerto comincia.

L’unico posto che rimaneva libero era quello vicino al pianoforte, così vicino che la foto che vedete sopra l’ho fatta da dove ero seduto, senza zum.
Se mai avevano regolato i suoni per me era del tutto indifferente perché avevo nelle orecchio il suono del pianoforte al triplo del volume del contrabbasso e della chitarra.

La mia fortuna era che il pianista era bravo, e guardare le mani attorcigliarsi sui tasti era uno spettacolo.

Così mi sono messo a guardare come usava le mani e ho notato una cosa che mi sembra strana.
Poi invece è normale, non lo so, chiedo ai pianisti all’ascolto di spiegarmelo.

Notavo che quando premeva i tasti con una mano poi teneva le dita premute anche ben oltre il tempo il cui si sarebbe dovuta sentire quella nota. Che può essere lunga quanto vuoi, ma a un certo punto non si sente più.
Per quanto tempo passasse spostava le dita solo quando doveva premere qualche altro tasto. Altrimenti le dita restavano lì a premere quei tasti, anche se ormai la loro nota era finita.

È una cosa normale? Che scopo ha? Forse che è meglio tenere le dita premute (così almeno hanno un posto dove stare) anche se non producono suono, piuttosto che levarle e averle flottanti in aria senza una posizione in attesa della prossima nota da eseguire?

Oppure sono io che me lo sogno che le note erano finite?

Mica improbabile che me lo sia sognato. Dopo tutto dall’altra parte del locale c’era un tizio che mi sembrava dormire. Occhi chiusi e sguardo in aria. Mancava solo la bollicina di bavetta e avrei detto che stava dormendo della quinta.
Per tutto il concerto! Che dico, cosa ci vieni a fare al concerto se poi dormi?
Solo dopo la terza birra mi sono accorto che non aveva gli occhi chiusi, era cieco.

Piesse: Ah, poi la percussionista del secondo gruppo l’ho guardata per una mezz’ora domandandomi dove l’avessi già vista. Poi mi sono ricordato: quegli occhi fuori delle orbite me l’avevano fatta stampare nel cervello. L’avevo vista otto anni fa in un altro concerto, nello stesso locale. Che flescbec!

 

4 Comments

  1. fgpx78 said:

    Ipotesi 1
    Brutta abitudine. Semplicemente ci “riposa” le dita 😉 Ma uno che suona bene di solito non ha queste brutte abitudini

    Ipotesi 2
    Pianoforte collegato a un MIDI ad esempio, i cui suoni non si disperdono nel tempo. Puoi tenere 2 minuti la nota, e questa suona due minuti

    Poi boh…in altri casi non ne vedo l’utilità. Il martelletto torna comunque indietro 🙂 O aveva un panoforte preparato…ma se era il piano del locale il tutto è molto strano e torno all’ipotesi 1 hahaha

    9 Novembre 2013
    • mattia said:

      No, non era uno strumento MIDI, era un piano vero.

      9 Novembre 2013
  2. Fiordicactus said:

    Avanzo l’ipotesi da vecchia dattilografa perchè quando ho letto ho pensato: “logico, lo faccio anch’io mentre scrivo sulla tastiera” potrebbe essere che lo lasci sull’ultima nota e riparti da lì (forse il cervello a quel punto fa meno fatica a ricordare l’ultima nota che stava suonando o l’ultima lettera che stavi battendo sulla tastiera che non ritornare sulla posizione di partenza ogni volta … che poi, la “posizione di partenza” implica tute e due le mani in un determinato posto) se tieni le mani alzate perdi “l’orientamento”? 😉
    Ridete pure, è un’idea che mi è venuta così. Mai suonato il piano! (anche se, sia lavare i piatti che scrivere a macchina, una volta veniva detto, ironicamente, “vai a suonare il piano”! 🙂

    Ciao, Fior

    10 Novembre 2013
  3. Domenico said:

    Da pianista (anzi clavicembalista) silente.
    Non sono d’accordo con fgpx.
    A seconda del repertorio che stava suonando:
    1. Stava facendo polifonia. Se vedi suonare Bach, lo fanno per tutto il tempo.
    2. Se tieni il tasto abbassato il martello torna indietro, è vero, ma lo smorzatore resta alzato. Quando suoni le altre note, la corda di quel tasto è libera di vibrare per simpatia. Fatto oculatamente, ottieni lo stesso risultato del tenere abbassato il pedale di risonanza (quello di destra), ma con effetto più mirato (risuonano per simpatia solo le corde il cui tasto è abbassato, e non tutte come col pedale).
    Se non c’è motivo esecutivo, è una cattiva abitudine perché non consente il riposo delle dita tenendole in tensione più del tempo necessario. Prova a fare Scarlatti così e duri due battute 🙂

    10 Novembre 2013

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