Recensione dell’ennesima patacca pro-ius soli

Qualche settimana fa repubblica.it ha pubblicato un filmato di Karima Moual sullo ius soli.
O meglio, nel filmato non si parla esplicitamente di ius soli. Si raccontano tre storie diverse di cittadinanza, ma la didascalia le definisce “Storie di Ius Soli“.

Il filmato potete guardarlo qui.

Come al solito è la solita accozzaglia di argomenti già smontati da un pezzo, ma visto che continuano a riproporli noi continuiamo a smontarli.

La prima storia riguarda una ragazza che da quanto si capisce fa l’attrice-cantante di musical.

ius soli 1

Racconta di aver avuto difficoltà a ottenere la cittadinanza italiana benché nata in italia, perché nei primi sei mesi di vita non era formalmente residente in italia.

Innanzitutto un dato che può sembrare secondario ma che invece è fondamentale per capire l’atteggiamento di questa gente.
Il suo racconto è tremendamente confuso. Dice di aver fatto una battaglia per ottenere la cittadinanza ma non sa nemmeno spiegare quale fosse il problema burocratico per cui non gliela volessero dare.
Dice che il padre aveva due abitazioni, una a Silvi Marina dove abitava con la madre e la figlia e una a Pescara dove studiava. Poi dice che ci deve essere stato qualche problema con la trascrizione… “non so“. Proprio così, dice “non so“.
Ecco, allora se non sai ti informi prima di parlare pubblicamente.

Perché qui c’è da capire una cosa: di chi è la colpa di questo problema?
A quanto si deduce dal suo confuso racconto quando è nata non è stata registrata all’anagrafe della popolazione residente. Così quando ha raggiunto i 18 anni non ha potuto ottenere la cittadinanza italiana perché il requisito è quello di essere nati in italia e di essere sempre stati residenti in italia. Visto che ella non poteva dimostrare di essere stata residente in alcun comune italiano per i primi sei mesi di vita il criterio della residenza continua non era soddisfatto e quindi niente cittadinanza.

Ora, di chi è la colpa? Se vuoi dimostrare che è colpa dello Stato fai i nomi e i cognomi degli Ufficiali di Stato Civile che di fronte ad opportuna richiesta di iscrizione della bimba all’anagrafe della popolazione residente non l’hanno fatto. Però devi essere in grado di poter accusare qualcuno.
Se invece è colpa dei genitori che non hanno correttamente chiesto l’iscrizione della figlia all’anagrafe allora non hai più alcun diritto di lamentarti. La legge prescrive delle procedure: se tu non le segui poi non puoi lamentarti se perdi dei diritti dopo 18 anni.
Se vuoi arrabbiarti con qualcuno arrabbiati con il padre che non ha seguito le procedure per registrare la tua residenza in italia.
Lo Stato non ha la benché minima colpa.

Tra l’altro è buffo come cerchi di sviare il discorso con argomenti che non hanno alcun valore (almeno su quello uno si poteva aspettare che il redattore tagliasse quella parte di filmato, per pudore). Il fatto che il padre abbia disponibilità di due abitazioni non ha la benché minima attinenza col caso. Uno può avere due, tre, o quarantadue abitazioni, ma la residenza è una. Sempre. Come la cosa influisca sulla residenza del figlio è poi un mistero. Se il figlio che ti nasce va a vivere in una delle tue abitazioni la sua dimora abituale, ossia la sua residenza è in quella casa e così deve essere registrata. Il fatto che tu ogni tanto vada a passare due notti in un’altra casa ha attinenza tanto quanto la tua abitudine di giocare a biliardo il giovedì sera.

Dopodiché si lamenta perché nel periodo in cui è ancora straniera il rinnovo del permesso di soggiorno le arriva dopo due anni dalla richiesta, e il quei due anni dice che non può viaggiare.
In questo caso invece la colpa è dello Stato che impiega tempi biblici per rinnovare un permesso di soggiorno. Ma la soluzione è lo ius soli? No.
Se lo Stato è inefficiente nel rinnovare i permessi di soggiorno la soluzione è rendere lo Stato più efficiente. La soluzione è investire dei soldi nella macchina burocratica in modo che un permesso di soggiorno sia rinnovato nel tempo ragionevole di un mese anziché due anni (e per un mese puoi anche non viaggiare). Se ci fosse un sistema burocratico efficiente, come dovrebbe essere in ogni Stato civile, questo argomento crollerebbe. E allora dovrebbe spiegarmi che vuole la cittadinanza italiana perché si sente italiana, non per una mera questione burocratica.
Qui lo si ripeterà all’infinito: la cittadinanza facile non può essere una scorciatoia per semplificare la vita burocratica di alcune persone, né come comoda scusa per lo Stato per non investire in servizi efficienti e dignitosi per gli stranieri.

Per concludere (e la cosa fa capire molto di quanto la tizia ignori l’argomento) se ne esce dicendo: sì, ho rischiato di diventare clandestina (chissà poi perché?), ma quando beccano un clandestino lo rimandano dove è nato… ma io sono nata in italia, dove mi mandano???
Cerca di dimostrare un assurdo che in realtà non esiste. O meglio, l’assurdo è nelle ipotesi che confonde appositamente. Quando viene beccato un clandestino non viene deportato dove è nato bensì nel paese di cui è cittadino, dove dunque ha titolo di soggiornare senza permessi di alcun tipo.
E i due luoghi non necessariamente corrispondono. Tutto torna.

Quindi, riassumendo, abbiamo un caso di una persona che non riceve la cittadinanza italiana ma non sa spiegare il perché (e se ne deriva sia stata una colpa dei genitori che non l’hanno regolarmente iscritta all’anagrafe) e che si lamenta – giustificatamente – delle lentezze burocratiche per il rinnovo dei permessi di soggiorno che però potrebbero essere semplicemente risolte con una maggiore efficienza amministrativa.
A conti fatti non resta niente che giustifichi la necessità da dare la cittadinanza per ius soli.

ius soli 2

Il secondo caso ricalca per certi aspetti il primo. Si tratta di una ragazza che vive in italia da quando ha sette anni, e già qui non si capisce l’attinenza di questo caso con lo ius soli, visto che la signorina non è nata in italia.
Ma passiamo oltre.
Il suo problema è questo: il padre fa richiesta di cittadinanza quando ella è ancora minorenne, solo che la procedura è lenta. Molto lenta, e si conclude dopo 4 anni, un paio di mesi dopo il compimento dei 18 anni. Così i fratelli minorenni dovevano italiani insieme al padre, mentre la signorina no, visto che è maggiorenne.
Anche qui, il problema non è di ius soli, visto che comunque non è nemmeno nata in italia. Il problema qui è che lo Stato impiega quattro anni per decidere su una richiesta di cittadinanza. Se l’italia fosse un paese vagamente normale dove una richiesta di cittadinanza trova risposta in un anno questo caso non esisterebbe.
Dopodiché, anche in queste condizioni la signorina ha poco di cui lamentarsi. Ora è maggiorenne, vive in italia da più di dieci anni quindi può chiedere la cittadinanza italiana ella stessa per naturalizzazione. Ancora una volta, se lo Stato funzionasse a dovere la otterrebbe in poco tempo e tutti i problemi sarebbero risolti.

La signorina cerca poi di commuoverci raccontando la sua storia per cui era brava nelle gare di atletica ma ha dovuto rinunciare alla pratica agonistica perché non poteva competere alle gare dei campionati europei in quanto priva di cittadinanza italiana.
Quando sono alla frutta si attaccano allo sport. Di solito al calcio perché è l’oppio degli italiani, in questo caso con l’atletica ma il concetto è lo stesso.
Cerchino di metterselo nella testa: la legge sulla cittadinanza non si cambia per far vincere all’italia una medaglia di tolla in più nella gara della corsa o per avere un goal in più segnato dalla nazionale.
La cittadinanza si dà a chi è italiano, ossia a chi risponde ai requisiti scelti per definire cosa vuole “essere italiano”, qualunque essi siano. Se si vuole si discute dei criteri e si decide se renderli più restrittivi o più permissivi, ma si discute sempre sulla sostanza di quel “essere italiano”.
Non poter partecipare alla gara della corsa non rientra in questa discussione, perché non è un parametro di italianità, è solo un effetto di quei criteri. Un effetto che ci sarà sempre, perché qualsiasi criterio tu possa adottare ci sarà sempre qualcuno che non rientrerà nei parametro per un pelo e non potrà fare un concorso o la gara della corsa. Non è dunque portando un effetto spiacevole che puoi giudicare se i criteri funzionano o no.
Se vuoi spingere per l’adozione di criteri più permissivi per la concessione della cittadinanza devi (devi!) spiegarmi perché “essere italiano” significa soddisfare quei miseri criteri, non puoi dirmi “eh, perché altrimenti la signorina non può fare la gara della corsa“.

Dopodiché, ricordiamo sempre che se lo Stato funzionasse decentemente, potrebbe ottenere rapidamente la cittadinanza per naturalizzazione avendo vissuto in italia da più di dieci anni e quindi partecipare alle prossime edizioni degli europei. Ok, salterà un’edizione tra i 17 e i 18 anni. Ma davvero casca il mondo se non può fare agonismo a 17 anni? Seriamente? In quasi tutti gli sport un atleta ha tutto il tempo di fare agonismo di alto livello dopo i 18 anni, se anche salta una gara quando è ancora ragazzino non muore nessuno.

ius soli 3

E poi c’è il terzo caso, di tutti il più divertente.
Sì, perché c’è questa ragazza marocchina che è arrivata in italia quando aveva 8 mesi (e anche qui lo ius soli lo sa il Padre eterno cosa c’entri).
Dice che non si trova bene in italia, preferisce stare in Marocco dove sono tutti più calorosi (però chissà perché rimane in italia).
Dice che non ha amici italiani, si trova con altri stranieri. In pratica non è minimamente integrata, benché sia in italia dall’età di 8 mesi (e questo dovrebbe far riflettere chi assume come automatico che un figlio di stranieri sia italiano perché cresciuto in italia).
Lo ammette candidamente ella stessa: quando l’intervistatrice le chiede se si sente italiana la signorina risponde “No, non mi sento italiana“.
Poi però dice che il suo sogno è avere la cittadinanza italiana e – tenetevi forte – entrare nell’esercito.

A questo punto uno pensa di assistere a un siparietto comico. Magari adesso entra un vegano il cui sogno è mangiare carne o Berlusconi che ammette che il suo sogno è vivere in un mondo senza gnocca, pensi.
E invece no, sono seri.
Una persona non integrata e che dice di non sentirsi italiana dice che vuole la cittadinanza. Perché, di grazia, perché?
Se la cosa da un lato fa ridere dall’altro fa pensare. Già, perché questo è il tipico esempio di cittadinanza per comodità. Sono stranieri che non sono integrati e non si sentono italiani ma che vogliono la cittadinanza perché risolverebbe loro molti problemi.
Sì, insomma, che antipatici questi italiani, così freddi… Molto meglio i marocchini calorosi. Però, ecco, per adesso si vive ancora meglio in italia e quindi qualsiasi cosa che mi faciliti la permanenza in italia mi sta bene. Non mi sento italiana, però la cittadinanza italiana mi fa comodo così non mi possono sbattere fuori. Tanto poi al paesello ci torno a fare le vacanze. Intanto ho il passaporto italiano in tasca e sono al sicuro.

Ecco, a questa gente la cittadinanza non va data per alcun motivo. La cittadinanza non è un permesso di soggiorno molto lungo, ma il riconoscimento che tu “sei italiano”. Se ammetti di non sentirti italiano non ricevi la cittadinanza. Punto.
Se ti serve qualche barbatrucco burocratico per poter soggiornare in italia non puoi chiedere una cittadinanza strumentalmente.
Non puoi sputtanare il concetto di cittadinanza per il tuo tornaconto personale.

Ah, però dice che le servirebbe per sentirsi integrata.
Forse non ha capito che la cittadinanza è il punto d’arrivo del processo di integrazione. Prima ti integri e poi, quando puoi dire di sentirti cittadino di quel paese, ricevi la cittadinanza come riconoscimento del tuo processo d’integrazione.
Non si fa l’opposto. Non è che ti prima di dànno la cittadinanza e poi – magari – ti integri.
Prima le fondamenta, poi il tetto, mia cara.

 

In conclusione, di tre casi presentati non rimane nulla.
Niente che sia a supporto dello ius soli, né dal punto di vista burocratico né dal punto di vista concettuale.
Zero.

Ma il montaggio strappa lacrime funziona bene. Perché i sostenitori dello ius soli puntano a quello: in mancanza di argomenti logici a sostegno della bizzarra idea dello ius soli puntano tutto sulle emozioni.
Per non far funzionare il cervello e farvi pensare: altrimenti rischiate di accorgervi che lo ius soli è una truffa.

 

3 Comments

  1. Mauro said:

    Pensa che c’è anche gente che confonde “residenza” con “cittadinanza” 🙁
    Saluti,
    Mauro.

    29 Luglio 2013
  2. stanotte verso le una stavo facendo zapping.
    Incappo in Babel (bouquet di sky, canali del 100).
    Programma “storie di ius soli”
    Ero troppo stanca per ascoltare tutto, ma intervistavano vari ragazzi di varie etnie e colori e dicevano tutti di sentirsi italiani, di parlare italiano ma di non poter essere italiani (la maggior parte di loro sembrava maggiorenne).

    Devo informarmi meglio su cosa sia sto programma…ma ho pensato proprio a te!

    29 Luglio 2013
  3. Giacomo said:

    Penso che tutta questa menata dello ius soli, che è sotto le luci della ribalta guarda caso proprio in questo periodo di profonda crisi economica, sia più che altro uno dei tanti distrattori per le masse.
    Sono disponibilissimo a discutere di un “problema” come questo solo dopo aver riportato questo paese in una condizione di stabilità economica e sociale. Invece aprire un dibattito pubblico adesso consente ai nostri governanti di darci un argomento purchessia su cui sbranarci mentre l’Italia viaggia dritta verso la catastrofe (in merito alle cose che contano).

    31 Luglio 2013

Comments are closed.