Rivedere lo ius sanguinis?!?

Questo pomeriggio il ministro Kyenge ha parlato al videoforum de La Repubblica.
Il filmato potete vederlo qui: consiglio a tutti di guardarlo per avere un’idea di cosa significa parlare del nulla per 40 minuti. Ci vuole del talento in effetti.

Quaranta minuti e non una sola idea politica esternata, il vuoto spinto.
Delle volte perché è troppo rischioso prendere posizione, delle volte per puro amor di vaghezza.

Ovviamente il ministro ha parlato anche di ius soli, ma nel solco del vuoto spinto si è limitata a dire che ci sono dei progetti di legge in parlamento. Punto. Dove vuole andare, verso quale meta vuole spingere, ma anche solo cosa preferirebbe lei non è dato sapere.
Ci dice solo che ci sono dei progetti di legge in parlamento.
Grazie ministro, ma questo lo sapevamo già. Piuttosto, ci dica cosa vuole fare lei, così almeno capiamo a cosa sta lavorando come ministro (oltre a partecipare alla consegna di cittadinanze patacca onorarie).

La cosa però più interessante è che ha parlato di rivedere la legge sulla cittadinanza anche per gli italiani all’estero.
In particolare ha detto che si sta lavorando per rivedere lo ius sanguinis.
Solo che – ovviamente – non ha detto come (figuratevi, non ha detto una mezza idea in 40 minuti, non potevate aspettarvela su questo).

Allora ci dica ministro, in concreto come vuole modificarlo lo ius sanguinis per gli italiani all’estero?
Perché vede, ora la legge sulla cittadinanza consente senza restrizioni ai figli degli italiani all’estero di ricevere la cittadinanza italiana; mettere mano a questa legge può verosimilmente significare meno diritti per gli italiani all’estero e ai loro figli.

No, così per sapere, ci dica chiaramente cosa vuol fare coi diritti degli italiani all’estero.

P.S. Un commento all’affermazione del Ministro Kyenge verrà richiesto via email a tutti i deputati e senatori eletti dagli italiani all’estero e le risposte verranno pubblicate prossimamente. Sempre che rispondano.

8 Comments

  1. Mauro said:

    Mattia, degli italiani all’estero ai politici frega qualcosa soltanto sotto elezioni.
    Lontano dalle elezioni… non c’è più né sinistra, né centro, né destra (e né Kyenge, né Calderoli)… c’è soltanto “Italiani all’estero? Che roba è? Mai sentiti!”.
    Saluti,
    Mauro.

    17 Luglio 2013
  2. Turz said:

    Secondo me la cittadinanza di un paese deve avere come prerequisito che uno abbia passato tot anni della propria vita in quel paese. Poi si può discutere di quanto valga quel tot, quali altri prerequisiti ci vogliono (per esempio sapere la lingua) e come gestire i casi particolari, però che il mio bisnipote abbia la cittadinanza italiana solo perché ha 1/8 di DNA italiano mi pare una fesseria allo stesso livello della cittadinanza dovuta al sacro suolo.

    18 Luglio 2013
  3. mattia said:

    deve avere come prerequisito che uno abbia passato tot anni della propria vita in quel paese

    tecnicamente impossibile.
    Perché vorrebbe dire che quando nasce un figlio di italiano all’estero non puoi dargli la cittadinanza, mai.
    Dovresti aspettare qualche anno e vedere se i genitori lo portano in italia o meno. E nel frattempo? Rimane in un limbo, senza alcuna cittadinanza.
    Anzi, a dirla tutta seguendo lo stesso criterio non potresti dare la cittadinanza nemmeno ai figli degli italiani nati in italia, visto che non puoi dedurre che i genitori rimarranno in italia solo perché lì vi risiedono al momento della nascita. Così come non puoi dedurre che i genitori rimarranno all’estero per sempre visto che sono all’estero al momento della nascita.
    Per applicare un criterio del genere devi prevedere un sistema che non assegna nessuna cittadinanza alla nascita ma solo dopo un tot di anni.
    Ma non si può fare, visto che una cittadinanza devi pur darla a un umano quando nasce.
    Così come non puoi dare la cittadinanza a una persona e poi rimuoverla dopo alcuni anni se non soddisfa alcuni parametri di residenza nel paese di quella cittadinanza, perché le cittadinanza non si possono togliere se non in casi molto particolari (o in caso di opzione per un’altra cittadinanza, o per rinuncia). Di suo uno Stato non può arbitrariamente rendere un cittadino apolide così alla leggera.

    Quindi devi decidere quando nasce: gliela dai o non gliela dai?

    Quello che dici sul bisnipote del bisnipote è vero, ma come spiegavo nel libro, è un fenomeno che si estingue da solo con le generazioni.
    Spannometricamente (e cautelativamente) avevo calcolato che solo 1,3% dei discendenti di italiani in Brasile aveva ancora la cittadinanza italiana.
    È un’inezia. Fa senso, fa impressione perché vedi uno che evidentemente non è italiano ma ha il passaporto italiano e ti sembra molto bizzarro. Ma numericamente è un’inezia.

    Ora, che sfruttino questa inezia per togliere dei diritti a chi invece cresce i propri i figli all’estero facendosi il culo quadro per insegnare loro l’italiano e trasmettere la propria cultura, un po’ mi fa girare le gonadi.

    18 Luglio 2013
  4. Turz said:

    Ma non si può fare, visto che una cittadinanza devi pur darla a un umano quando nasce.
    Così come non puoi dare la cittadinanza a una persona e poi rimuoverla dopo alcuni anni se non soddisfa alcuni parametri di residenza nel paese di quella cittadinanza, perché le cittadinanza non si possono togliere se non in casi molto particolari

    Per come sono oggi le leggi nei vari paesi hai ragione, però questi due principî sono semplicemente dei dogmi che si potrebbero risolvere per esempio con accordi bilaterali (come ci sono N² accordi bilaterali per le tasse ce ne possono essere N² anche per la cittadinanza).

    Alla nascita di un bimbo gli si potrebbero dare tre cittadinanze provvisorie: quella del genitore 1, quella del genitore 2 e quella del posto in cui vive.
    Poi al compiere dei 18 anni gli viene assegnata quella (o quelle) per cui soddisfa i requisiti. Se soddisfa i requisiti di più d’una, gliene viene assegnata più d’una o lo si obbliga a scegliere.
    Sarà sicuramente più complicato di così, ma non credo che sia molto più complicato.

    Spannometricamente (e cautelativamente) avevo calcolato che solo 1,3% dei discendenti di italiani in Brasile aveva ancora la cittadinanza italiana.
    È un’inezia.

    200mila* non sono un’inezia, sono una città come Brescia, o anche il numero delle vittime dello tsunami del 2004. E stiamo parlando dei brasiliani. Aggiungi gli argentini, gli americani, gli australiani e i tedeschi (solo per considerare i casi più comuni) e arrivi a circa un milione. Ci sono leggi fatte per molto meno di un milione di persone.

    Comunque hai ragione, se la mia proposta è difficile da realizzare faccio un emendamento dicendo che il requisito di passare almeno tot anni in Italia possa essere sostituito per i figli di italiani da un esame (severo) di lingua e cultura italiana.
    Oppure (ma su questo avrai da ridire) che la cittadinanza per ius sanguinis la possono trasmettere solo i genitori che hanno vissuto in Italia per almeno tot anni (così almeno il fenomeno si azzera dopo due generazioni e non prosegue per secoli).

    *(supponendo che dei 268mila da te citati 68mila siano italiani “veri”)

    18 Luglio 2013
  5. mattia said:

    200mila* non sono un’inezia, sono una città come Brescia

    Ma infatti io te ne parlavo in termini relativi, non assoluti.
    Sono un’inezia se la compari al numero di discendenti di italiani.
    Come dire: Brescia à una sua importanza se rapportata alla Lombardia, ma à tutt’altra importanza se rapportata al mondo.

    Se in così poco tempo (perché parliamo di nipoti o bisnipoti) i discendenti di italiani con cittadinanza italiana si è ridotto a qualche % significa che il fenomeno si neutralizza da solo.

    18 Luglio 2013
  6. mattia said:

    dimenticavo,

    possa essere sostituito per i figli di italiani da un esame (severo) di lingua e cultura italiana.

    Su questo sfondi una porta aperta.
    Se il tizio a 18 anni non parla italiano, non sa chi era Manzoni (Alessandro, non Piero), e pensa che il Molise sia una salsa per la carne è ovvio che la cittadinanza gli va revocata (magari anche con tanti scappellotti sulla testa).

    18 Luglio 2013
  7. camicius said:

    Brescia à una sua importanza se rapportata alla Lombardia, ma à tutt’altra importanza se rapportata al mondo.
    Anche rapportata al mondo è importantissima.

    Non scherziamo.

    18 Luglio 2013
  8. Tyreal said:

    Un momento, Mattia ha sollevato un punto cruciale! Il Molise!
    Dato che, come sappiamo, non esiste, come possiamo procedere nel caso di presunta nascita molisana?

    (scusate, è venerdì).

    19 Luglio 2013

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