La storia della diversa maggioranza al Senato che secondo alcuni è colpa della legge elettorale

Certo che delle volte è stupefacente vedere come una balla, ripetuta a lungo, riesca a passare per una ovvietà.

Quante volte avete sentito dire che la situazione di instabilità è dovuta alla legge elettorale che determina maggioranze diverse in Camera e Senato?
Quindi bisogna fare una nuova legge elettorale…

Il problema è che nessuna legge (nessuna) garantisce la stessa maggioranza alla Camera al Senato. Nessuna.
Il problema non è la legge elettorale.

Questo per diversi motivi:

1)
per quanto una persono voglia essere coerente con se stessa, riceverà sempre e comunque (almeno) due schede, una per la Camera e una per il Senato, su cui potrà votare in maniera diversa. Niente vieta di votare A alla Camera e B al Senato.
Non si tratta di essere squilibrati, lo si può fare per diversi motivi, ad esempio perché tu saresti un elettore di A e alla Camera i candidati di A ti vanno bene mentre al Senato A candida un pirla e tu non vuoi votarlo.
Ricordate i bei tempi del Mattarellum? Quando l’Ulivo andava dal PPI fino alla desistenza con Rifondazione Comunista. Quindi se tu eri un elettore di Rifondazione e a Roma avevano deciso che nel tuo collegio alla Camera era candidato uno del PPI te lo dovevi votare.
Oppure decidevi di opporti e votavi altro, pur tenendo il tuo voto per rifondazione al Senato.

2)

il corpo elettorale è diverso tra Camera e Senato, dove votano solo i maggiori di 25 anni.
Non è una differenza da poco. Alle ultime elezioni gli elettori della Camera erano 4.279.087 in più di quelli del Senato.
Quattro milioni di elettori in più o in meno possono cambiare radicalmente il risultato di un’elezione.

3)
il Senato deve essere eletto su base regionale. Lo dice la Costituzione (art. 57).
Quindi non puoi fare un premio di maggioranza nazionale per il Senato, altrimenti il voto dei veneti, per esempio, influenzerebbe il risultato dei senatori eletti in Toscana, e ciò non è possibile. I senatori toscani devono essere determinati esclusivamente dai voti dei toscani, e così per tutte le altre regioni.
È pur vero che recentemente alcuni eminenti ubriachi si sono avventurati in supercazzole per contraddire l’interpretazione che è sempre stata data a questa disposizione della Costituzione. Ma lo stesso porcellum all’inizio prevedeva un premio di maggioranza nazionale anche per il Senato, e proprio per questo fu bloccata (informalmente) da Quirinale che fece sapere che non avrebbe firmato una legge che non rispettava l’elezione su base regionale del Senato.

4)
Ma soprattutto non è scritto da nessuna parte che la Camera e il Senato debbano avere la stessa maggioranza.
La Costituzione dice che il Governo deve avere la fiducia delle due Camere ma non che essa debba venire da maggioranze identiche al Senato e alla Camera.
Sempre per gli ubriachi di cui sopra ciò può sembrare paradossale, ma à una sua logica purissima se si risale alle origini della Costituzione.
Basterebbe infatti riflettere sul fatto che originariamente la Costituzione prevedeva che il Senato fosse eletto per 6 anni mentre la Camera per 5. In realtà poi questo non è mai avvenuto, perché sia la Camera che il Senato sono sempre stati sciolti insieme, fino a quando – nel 1963 – la Costituzione fu cambiata in modo che sia la Camera che il Senato rimangano in carica 5 anni.
Di questa asimmetria però rimane traccia nell’art. 88 della Costituzione, che consente al Presidente della Repubblica di sciogliere anche una sola delle due Camere.

(e a questo aggiungiamo che la legge elettorale in realtà sono due leggi, una per il Senato e una per la Camera, visto che l’elezione del Senato e della Camera sono due cose distinte che per puro caso normalmente capitano nello stesso giorno)

Se la Costituzione stessa ti dice che puoi chiamare gli italiani a votare per una sola Camera, come cavolo fai a pretendere che la legge elettorale (o meglio, le leggi elettorali) ti faccia ottenere la maggioranza uguale sia alla Camera che al Senato?
Facciamo un esempio pratico con la situazione attuale: dopo le elezioni di febbraio la maggioranza della Camera va a PD+ SEL mentre il Senato è spaccato. Il Presidente della Repubblica potrebbe sciogliere solo il Senato. La costituzione glielo consente. Ma che significato avrebbe una scelta del genere?
Di certo non puoi dire agli italiani: dovete votare per forza PD+SEL, così la maggioranza è uguale sia al Senato che alla Camera.
Se la Costituzione dà la possibilità di votare anche solo per una Camera e la gente è libera di votare ciò che vuole, significa che la Costituzione prevede come del tutto accettabile uno scenario in cui la maggioranza alla Camera è diversa da quella del Senato.
Così come lo prevedeva con la durata diversa di 6 e 5 anni, quindi con elezioni sfalsate.
Non è che chi à scritto la costituzione si fumava le sigarette farcite. Il senso è del tutto logico considerando che si usciva da una dittatura, per cui si voleva evitare che una parte, vincendo le elezioni, potesse comandare a piacere. Avere la Camera e il Senato eletti in momenti diversi serviva da contrappeso contro il pericolo autoritario. Se un partito voleva fare un colpo di mano doveva vincere alla Camera e poi durare abbastanza a lungo per aspettare le seguenti elezioni del Senato e vincere anche quello.
Fuori di questi casi dovevi sempre fare alleanze con altri partiti, e questo era visto non come una bestemmia, ma come un modo per evitare che una parte sola potesse comandare a piacimento senza freni.

Ok, il paese è cambiato (oddio…), sono io il primo contro il bicameralismo perfetto.
Però la Costituzione questa rimane, e questa va rispettata.
Fin quando consentirà lo scioglimento di una sola Camera e i cittadini saranno liberi di votare ciò che vogliono (e non gli stessi partiti che già comandano l’altra Camera) non à alcun senso parlare di una legge elettorale che spinga per maggioranze omogenee.
Al contrario, i cittadini ànno diritto a votare per una Camera affinché abbia una maggioranza diversa dall’altra.

5)
Basterebbe guardarsi indietro per accorgersi che anche col Mattarellum è capitato che non ci fosse la maggioranza stabile da una parte o dall’altra.

1994: alla Camera il centro destra prede un’ampia maggioranza di 366 seggi, ma al Senato prende solo 155 seggi, meno dei 158 che segnano la metà dei 315 senatori (ben 31 senatori andarono al Patto per l’Italia).

1996: al Senato l’Ulivo raggiunge 157 seggi da solo e ricorre ai 10 senatori di Rifondazione per raggiungere una più stabile maggioranza. Peggio alla Camera, dover per l’Ulivo deve di necessità farsi aiutare dai 35 deputati di Rifondazione per raggiungere la maggioranza (che sarà di 322 deputati per il primo governo Prodi).

2001: ampia maggioranza del Centro-destra sia alla Camera che al Senato

Sicuramente le situazioni del 1994 e del 1996 erano ben diverse da quella di oggi. Ma per capirci, che non ci fosse una ben definita maggioranza in entrambe le camere era già capitato anche col mattarellum, senza che nessuno si strappasse istericamente i peli pubici gridando all’anticostituzionalità.

 

Conclusione
La diversa maggioranza tra Camera e Senato non è colpa della legge elettorale come continuano a belare in molti.
Non esiste nessuna legge che garantisca una stessa maggioranza sia alla Camera e al Senato, per tutti i punti elencati prima.
Ma soprattutto non è nemmeno previsto che debba esserci una uguale maggioranza alla Camera e al Senato.

Se si vuole superare questo “problema” senza dover di necessità ricorrere alle larghe intese in caso di maggioranze diverse l’unica cosa che si può fare è cambiare la Costituzione. Perché è da lì che sgorga questa impostazione istituzionale.
Ad esempio si può abolire il Senato. Via, puff, scomparso (e mica convertito in altri pastrocchi tipo il senato delle regioni, abolito del tutto).
Una sola Camera che fa le leggi. Punto.
Solo così puoi essere sicuro che la maggioranza sarà sempre coerente con se stessa.

 

2 Comments

  1. Mauro said:

    Ok, il paese è cambiato (oddio…), sono io il primo contro il bicameralismo perfetto.
    Però la Costituzione questa rimane, e questa va rispettata.

    D’accordo su tutto quello che hai scritto, ma ciò che è veramente importante è sintetizzato in queste due frasi.
    Il resto è contorno. Importante, ma pur sempre contorno.

    Saluti,

    Mauro.

    19 Maggio 2013
  2. Inti said:

    Oppure il senato lo tieni, ma prevedi che il governo debba avere la fiducia solo della Camera (come succede in Francia, mi pare).
    Alla fine il senato è un retaggio dei tempi antichi, in cui il re nominava i senatori e il popolo i deputati.

    19 Maggio 2013

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