Ma esiste davvero un’emergenza femminicidio

Ma poi, è vera questa cosa del femminicidio?
Cioè, è sicuramente vero che vengano uccise delle donne, ma è vero che c’è questa emergenza?

Ci stavo pensando ieri, perché mi è venuto il dubbio che fosse una dei tanti fenomeni inesistenti pompati ad arte dalla stampa.
Per dire, sono andato sull’archivio storico del corriere della sera. Nel 2012 la parola femminicidio è stata citata il 53 articoli. Nei primi quattro mesi del 2013 siamo già a 46 (se continuiamo di questo passo si arriverà a 138 articoli che citano il femminicidio entro la fine del 2013).
In compenso però nel 2011 la parola femminicidio è comparsa in un solo articolo sul corriere.
Schematicamente:

2005:   0 articoli
2006:   0 articoli
2007:   0 articoli
2008:   2 articoli
2009:   2 articoli
2010:    0 articoli
2011:    1 articolo
2012:    53 articoli
2013:    138 articoli (proiezione)

A dar retta al corriere sembra che il fenomeno del femminicidio sia esploso nel 2012.
Ma è davvero così?

Sono andato a prendere le statistiche di Eurostat, che ci consentono anche di fare un paragone con gli altri stati europei.
La tabella con i tassi di omicidio, divisi per genere, la si trova qui.
In italia il tasso di donne uccise è 0,4 per 100.000 abitanti. Il numero collima con quanto dichiara l’ISTAT qui (cercare “cause di morte” e poi nella tabella “Mortalità per territorio di residenza” filtrare la “causa iniziale di morte = omicidio, aggressione“).

Ora, è davvero un’emergenza scoppiata nell’ultimo anno, come si dedurrebbe dalle citazioni di stampa?
No.
Basta guardare la serie storica del tasso di omicidi femminili nell’ultimo decennio.
Sostanzialmente è stabile: oscilla tra 0,4 e 0,6 omicidi per 100 mila abitanti. Un’oscillazione che dipende anche dal fatto che stiamo parlando di numeri molto piccoli (e con una sola cifra decimale, quindi potrebbe essere anche tra o,44 e 0,55).

femminicidio ita-ue

Quindi l’emergenza femminicidio non esiste. È solo uno dei tanti fenomeni creati dalla stampa.
La tecnica è efficace: tu crei un nome ad arte (o lo recuperi se caduto in disuso) e lo ripeti di continuo, così sembra che ci sia un fenomeno nuovo. In questo caso si è pescata dal cilindro la nuova parola “femminicidio” e ripetendola un giorno sì e un giorno no sul giornale dài l’idea che ci sia un fenomeno nuovo.
In realtà quel fenomeno esisteva già prima, ma l’avergli dato una parola nuova fa credere che sia nuovo, che sia in espansione, che sia un’emergenza.

Uno può dirmi: ok, il fenomeno già esisteva, ma se per parlare di questo problema devo usare il trucco di inventare una parola nuova per stuzzicare la stampa, vabbe’… io lo uso ugualmente. Altrimenti la stampa non ne parla.

Vero, però siamo sicuri che il problema, per quanto costante nell’ultimo decennio, sia veramente grave?
Non fraintendetemi, anche una sola persona uccisa è qualcosa di orribile. Però guardiamoci attorno: quello 0,4 omicidi femminili per 100 mila abitanti è un numero alto o basso?

Se ci confrontiamo con gli altri paesi europei ci accorgiamo che la nostra situazione non è così male, anzi l’italia è uno dei paesi con il più basso tasso di omicidi femminili. Ci battono, sostanzialmente, solo l’Irlanda e il Regno Unito (dove suppongo gli uomini sono troppo ubriachi per avere la forza di ammazzare una donna).
Ci sono paesi dove il tasso di omicidi femminili è molto maggiore che in italia.

femminicidio tutti paesi

 

Ancora più interessante però è vedere come questi tassi evolvono col tempo: ò provato a comparare italia, Bulgaria, Ungheria e Spagna.
Ebbene, la Spagna e l’italia ànno tassi sostanzialmente stabili attorno a 0,5 per 100 mila abitanti. La Bulgaria e l’Ungheria invece ànno tassi maggiori che però col tempo diminuiscono.
Tutto fa pensare che quello 0,5 per 100 mila abitanti sia un tasso fisiologico. Tra un paio di lustri probabilmente anche Bulgaria e Ungheria arriveranno a quello 0,5 e la diminuzione si arresterà (o meglio, proseguirà mooooolto lentamente).

fimminicidio storico

Paesi come l’italia e la Spagna invece sono già a quel tasso fisiologico di omicidi femminili che è già abbastanza basso tale che può calare solo con molta lentezza.
Lo ripeto affinché sia chiaro: anche un solo omicidio è una cosa brutta, ma se guardi la realtà ti rendi conto che, fuori dal paese dei sogni, ci sarà sempre qualche omicidio. C’è da capire se quel tasso di omicidi è estremamente elevato e per questo facilmente abbassabile, o se invece è un valore fisiologico che ti devi rassegnare a considerare inevitabile.
Ecco, nel caso dell’italia siamo già nel secondo caso. Lavoriamo pure per abbassarlo, per carità, ma non parliamo di emergenza, perché non esiste.

Per farvi capire la portata del fenomeno, stiamo parlando di 126 donne uccise nel 2010, 151 nel 2009. Il tumore al seno, giusto per rimanere alle donne, fa 12 mila vittime all’anno.
Invece di ripetere a pappagallo “femminicidio, femminicidio, femminicidio” lavoriamo sulle cause che determinano davvero tante morti tra le donne, e che – a differenza degli omicidi – sono ad un tasso ancora talmente elevato che si può notevolmente ridurre.
Certo, questo comporta la necessità di investire molti soldi per programmi di prevenzione con mammografie a tappeto (come in alcune regioni in effetti si sta cominciando a fare). Costa tanto, senza dubbio. Ma (quasi) nulla di tutte le cose che funzionano viene via gratis.
Starnazzare “femminicidio, femminicidio” invece non costa nulla.

 

25 Comments

  1. mamoru said:

    Mi pare che stia accadendo altrettanto con la storia dei suicidi, tutti a soffiare sul fuoco dell’insoddisfazione popolare additando pero’ le cause sbagliate.

    PS
    O ancora mi torna in mente quella degli omicidi a Milano di alcuni anni fa, quando titolavano 6 omicidi in 6 giorni, 8 omicidi in 8 giorni, crimine violento di qui crimine violento di la’. Poi guardavi il trend ed era in calo come in tutti i paesi che invecchiano.

    1 Maggio 2013
  2. Valentina said:

    Grazie per la ricerca. Sospettavo che la situazione fosse molto esagerata dai media. Qualche anno fa ricordo che avevano fatto la stessa cosa con i morti sul lavoro, si erano fissati su quel tema per un po’ e sono andati avanti a parlarne fino alla nausea, poi dopo un po’ hanno smesso, come se improvvisamente la gente avesse smesso di morire sul lavoro. Probabilmente succederà così anche col femminicidio. E comunque secondo me la parola “femminicidio” è davvero brutta.

    1 Maggio 2013
  3. mamoru said:

    A pensarci bene pure l’omofobia fa cagare come termine.

    1 Maggio 2013
  4. Valentina said:

    Anche perchè normalmente con omofobia non si intende una vera e propria fobia degli omosessuali, ma un pregiudizio negativo nei loro confronti (che poi magari nasce da una specie di paura?)…poi magari l’omofobia in senso stretto esiste anche, non lo so. Idem per xenofobia…

    1 Maggio 2013
  5. fgpx78 said:

    Solo una cosa…ma con “femminicidio” non si intendevano gli omicidi femminili, ma i soli perpretrati “in quanto donna”?
    Se così fosse, i numeri sarebbero pure più bassi.

    E comunque, vai poi a capire se il vicino ha ucciso la vecchia perché donna e non gliela dava, o perché faceva baldoria ogni notte (e quindi donna o uomo avrebbe omicidiato (?!???!:D ) lo stesso)…

    1 Maggio 2013
  6. mattia said:

    in parlamento ò sentito citare i 126 casi del 2010, quindi credo che si intendano tutti gli omicidi di donne.
    Poi ovviamente, come fai notare, vallo a decidere tu se quella donna è stata uccisa solo in quanto donna o perché non pagava le spese condominiali.

    1 Maggio 2013
  7. ibirro said:

    “Poi ovviamente, come fai notare, vallo a decidere tu se quella donna è stata uccisa solo in quanto donna o perché non pagava le spese condominiali.”

    Eh, ma ci sarà sempre qualcuno che dirà che la cultura maschilista dominante ha inculcato nella mente dell’uomo l’idea che è giustificabile uccidere una donna perché inferiore o cose simili.

    2 Maggio 2013
  8. ibirro said:

    Che poi potrebbe anche essere vero ma, in assenza di evidenze certe, come si fa a stabilire che non ci sarebbe stato alcun omicidio nel caso la vittima fosse stato un uomo? E se ad uccidere sono le donne?

    Ps: chiedo scusa per i commenti multipli; puoi unirli?

    2 Maggio 2013
  9. mattia said:

    Eh, ma ci sarà sempre qualcuno che dirà che la cultura maschilista dominante ha inculcato nella mente dell’uomo l’idea che è giustificabile uccidere una donna perché inferiore o cose simili.

    Omicidi a parte, io 50 anni fa non esistevo su questa terra, ma da quanto mi raccontano all’epoca la violenza sulle donne era molto più diffusa.
    Era consuetudine per un uomo arrivare a casa ubriaco e picchiare la moglie. Non per tutti ok, ma per molti sì, e non c’era nemmeno la vergogna per quello che facevano, anzi se ne stimavano dicendolo in giro.
    Ora la mentalità è completamente cambiata: chi mai andrebbe in giro a stimarsi per aver picchiato la moglie?

    2 Maggio 2013
  10. ibirro said:

    “Ora la mentalità è completamente cambiata: chi mai andrebbe in giro a stimarsi per aver picchiato la moglie?”

    E navigando in rete e parlando con conoscenti mi sono spesse volte confrontato con persone per cui “due schiaffi” fanno solo bene. Generalmente se ne parla usando un tono ilare (diffusissimi sono i meme sulle “donne che devono restare in cucina a preparere i sandwich”), anche’io a volte ne rido, ma francamente trovo inquietante il perdurare – anzi, un ritorno – di una rappresentazione stereotipata dei generi e dei ruoli ad essi attribuiti e questa normalizzazione della violenza verbale.
    Tuttavia, tornando al femminicidio, il mio punto è che se lo si vuole definire un crimine il cui unico movente è l’odio verso il genere femminile si deve dimostrare che nel caso la vittima fosse stata di genere maschile non ci sarebbe stato alcun crimine.

    2 Maggio 2013
  11. Turz said:

    @ibirro:
    Qualcun altro aveva già fatto i conti http://incomaemeglio.blogspot.com/2012/12/il-femminicidio-non-esiste_3.html

    Avevo letto quel bellissimo articolo di Smeriglia. Insieme con il rapporto del ministero dell’Interno (in particolare le pagine 123-126 e 160-162) fa capire che 1) il “femminicidio” non è un’emergenza ma è sempre esistito, 2) è correlato negativamente con il maschilismo perché in una società maschilista gli uomini si uccidono fra loro, 3) vivere in Finlandia è pericoloso.

    2 Maggio 2013
  12. disma said:

    d’accordo sul fatto che i giornali cavalcano cose che loro stessi alimentano e probabilmente pure in questo caso è così, però per avere un quadro più completo e corretto bisognerebbe anche dare un occhio ai dati della violenza in senso lato e letterale (violenza fisica/psicologica di fidanzati/mariti, fratelli, padri ecc. che anche se non sfocia nell’omicidio fa parte della categoria “femminicidio” credo)

    8 Maggio 2013
  13. Rita said:

    @Disma
    Dunque.. questa è un’obiezione che viene “sempre” (o quasi) mossa.
    “Il femminicidio è solo la punta dell’iceberg”, “femminicidio è anche violenza fisica e psicologica” etc. etc.
    Però ragionandoci su non mi pare corretto. Se io descrivo un fenomeno devo mettere dei limiti oggettivi o soggettivi.
    Prendiamo il “… cidio” si definisce omicidio la morte violenta di un essere umano ad opera di un altro essere umano. A nessuno viene in mente, se il fenomeno è in calo, di “allargare” il significato della parola omicidio. Si parlerà di lesioni, di violenze, di sofferenze (via via classificabili come meno “forti” ovvero più sopportabili mediamente). Per intenderci, se qualcuno catalogasse come “omicidio” una lite in cui un uomo da uno schiaffo ad un altro uomo (o una donna da uno schiaffo ad un’altra donna) sarebbe molto probabilmente contestato.
    Ora, passiamo al termine “femminicidio”. Nel momento in cui viene dimostrato che gli omicidi di donne “in quanto donne” non esistono probabilmente (perché non c’è un’emergenza relativa a sconosciuti che girano per strada per uccidere sconosciute) ma esistono moventi diversi (gelosia- possesso- motivi economici – futili motivi- psichici) così come esistono per qualsiasi altro omicidio, lo si allarga alle “violenze” fisiche. Nel momento in cui venisse dimostrato che non esistono così tante violenze fisiche contro le donne in particolare (e non lo credo. La stessa indagine Istat parla di percentuali alte di violenza tra gli alcolizzati, per esempio o tra chi ha già problemi con la giustizia, per cui è ragionevole pensare che siano rissosi e che si dedichino a scontri fisici anche con esseri umani di genere uguale) si passa alla violenza psicologica. E qui non ci siamo più.
    Perché se la possibilità teorica di fare violenza fisica su una donna da parte di un uomo è giustificata dalla maggior massa muscolare, dalla maggior forza fisica media di un uomo, dovremmo concluderne che la possibilità teorica di fare violenza psicologica su una donna da parte di un uomo testimonierebbe di una maggior forza psichica maschile.
    Delle due l’una: o la donna è meno forte psicologicamente e quindi più facile ad essere ferita, oppure sopportano in grado uguale, ma eventuali sofferenze psicologiche patite dall’uomo non vengono conteggiate, analizzate o prese in considerazione.
    Insomma, tutto il discorso della “violenza di genere” non quadra, secondo me. Non quadra proprio come logica.
    Ogni essere umano è “naturalmente” .. umano. Quindi ha la medesima possibilità di essere buono o cattivo, incline alla violenza o meno, (ovviamente con le armi che ha a disposizione, fisico o cervello). Questo se pensiamo che siamo ontologicamente uguali.
    Siamo diversi? Allora si studino le violenze maschili ma anche le violenze femminili.
    Per esempio:
    Perché io al telegiornale sento parlare del caso dell’ex fidanzato che ha fatto gettare acido sulla fidanzata, moltiplicato all’infinito con l’analisi della violenza di stampo e cultura maschilista, ma quest’altro caso avvenuto più o meno in questo periodo, è confinato in un trafiletto di cronaca locale?
    http://www.capannorinews.info/2013/05/02/roma-attende-treno-alla-fermata-gli-gettano-acido-in-faccia/
    Eppure il meccanismo è uguale, il movente pare pure uguale.
    Mi chiedo, a questo punto: fermo restando che è ovvio che, se si parla di violenza fisica, è ragionevole supporre che le lesioni inflitte da un uomo verso una donna (a mani nude) possano avere esiti più gravi, quanti di questi casi vengono omessi dalle cronache, facendoci apparire il fenomeno della violenza fra partner come unilaterale?

    10 Maggio 2013
  14. Michela said:

    Comparare omicidi e tumori non ha senso, è un cambio di argomento che vuole distogliere l’attenzione dal problema di cui si sta parlando sfoderando dei numeri a effetto: ma tumori e femminicidi sono entrambi delle emergenze, a prescindere dai numeri. In un caso è coinvolta soprattutto la scienza, nell’altro soprattutto la cultura.
    Ma soprattutto il verbo “starnazzare” vuole dequalificare le giornaliste che lo usano, come se fossero delle oche invasate di femminismo. Non è così. E’ giusto che cresca l’attenzione nei confronti di questo tipo di violenza e che la stessa venga definita con un termine che renda chiara la mentalità che c’è dietro, l’odio contro le donne e la mancata accettazione del loro rifiuto. Tutto ciò prescinde dal numero di omicidi effettivamente commessi negli ultimi anni.

    10 Maggio 2013
  15. Paola said:

    segnalo una porcata sulla quale presto sarete chiamati a votare: la ratifica della CONVENZIONE DI ISTANBUL. SI tratta di un gruppo di norme sessiste che, con la scusa della violenza sulle donne, criminalizzano gli uomini per fare avere un mare di soldi (pare 82 milioni di €) a centri anti-violenza, quasi tutti gestiti da femministe vicine a partiti politici (solitamente di sinistra). In tantissimi casi questi centri hanno attivamente aiutato a sostenere false accuse contro papà separati (oggi false l’80% delle accuse di maltrattamenti nelle separazioni), così devastando i loro figli. Questi centri si oppongono esplicitamente alla mediazione familiare ed alla protezione dei bambini dall’abuso dell’alienazione genitoriale.

    Per evitare che possa esserci opposizione a questa cosa, TV/giornali/partiti stanno montando la falsa emergenza femminicidio. I dati reali mostrano che l’Italia è oggi uno dei paesi al mondo più sicuri per le donne (tasso di omicidi per qualunque causa: 5 per milione per anno). Viceversa esiste una emergenza di suicidi di uomini separati (248 per milione per anno, tasso che si quadruplica con la separazione).

    10 Maggio 2013
  16. Eugenio said:

    “La tecnica è efficace: tu crei un nome ad arte (o lo recuperi se caduto in disuso) e lo ripeti di continuo, così sembra che ci sia un fenomeno nuovo.”… dobbiamo per forza infilarci del complottismo? Non potrebbe essere semplicemente maturata una sensibilità specifica? Anche lo spread esisteva anche prima, ma prima di un anno fa era un perfetto sconosciuto.

    Riguardo i dati, hai preso solo le statistiche che riguardano le donne morte per omicidio? Occorrerebbe tirare in ballo anche la causa. Nei morti maschi, ad esempio, sono incluse le uccisioni per motivi mafiosi, nei cui oscuri meccanismi le donne hanno sempre un ruolo marginale e sono coinvolte in omicidi poche volte. Invece, l’omicidio di donne è spesso dovuto a motivi sentimentali, stalking, gelosia.

    Non che un uomo ucciso sia meno grave… ma dovremmo caratterizzare il fenomeno per capire se davvero esiste il femminicidio. L’analisi formale è ottima ma IMHO mancano degli aspetti.

    10 Maggio 2013
  17. mattia said:

    Un po’ di risposte in ordine sparso.

    Su cos’è il femminicidio è facile rispondere: è l’omicidio di femmine.
    Così infatti è interpretato da numerosi interventi, anche in parlamento, dove si citano proprio i dati che illustravo qui sopra sugli omicidi di donne come indicatore del famigerato femminicidio.

    Anche perché sono gli unici dati con un senso logico che puoi dare. I dati sulle violenze sulle donne non ànno alcun senso. Gli unici dati che puoi avere sono dati sulle denunce che vengono sporte agli organi di polizia, ma sono dati che dicono tutto e niente.
    Un incremento di denunce per atti di violenza non necessariamente indica un aumento della violenza, può anche significare che c’è più consapevolezza ed emancipazione delle donne che finalmente trovano i coraggio di denunciare mentre prima subivano.
    Se torniamo indietro di 50 anni troveremmo pochissime denunce di donne nei confronti dei loro mariti per percosse, eppure mezzo secolo fa era una consuetudine quasi “normale” per molti uomini picchiare la moglie.
    I dati delle denunce quindi sono come un sistema con due incognite e una equazione: non si va da nessuna parte.

    Quindi non à nemmeno senso parlarne in termini quantitativi. Non puoi dirmi che c’è un’emergenza di violenza nei confronti delle donne (e quindi giustificare una legge speciale) se non ài alcun elemento per dimostrare che quell’emergenza c’è.

    Quindi gli altri atti di violenza non ànno ragione di essere inclusi nel femminicidio, fintanto vogliamo definirlo come un fenomeno quantificabile e verso cui porre rimedio legislativo.

    10 Maggio 2013
  18. mattia said:

    Comparare omicidi e tumori non ha senso, è un cambio di argomento che vuole distogliere l’attenzione dal problema

    Non è un cambio di argomento, è una postilla.
    Toglila pure, se ti va, l’articolo resta in piedi ugualmente: l’emergenza femminicidio continua a non esistere.

    di cui si sta parlando sfoderando dei numeri a effetto:

    Non sono numeri ad effetto, ma la cruda realtà che coloro che ripetono a pappagallo concetti che non si sono mai preoccupati di verificare digeriscono malvolentieri.

    ma tumori e femminicidi sono entrambi delle emergenze, a prescindere dai numeri.

    No. Il femminicidio uccide pochissime persone, è un fenomeno statisticamente irrilevante e fisiologico.
    I tumori al seno invece ammazzano moltissime donne.
    A prescindere dai numeri un gran par di palle.

    In un caso è coinvolta soprattutto la scienza, nell’altro soprattutto la cultura.

    No, anche coi tumori al seno si tratta di cultura. Perché, cucù, non si combatte questo problema aspettando che un ricercatore pazzo trovi la pozione magica contro i tumori al seno.
    Ci si dà da fare ora, con la prevenzione, che salva moltissime vite.
    Solo che la prevenzione costa. Ecco allora che non è più un problema di scienza (lo sappiamo già come si fa un mammografia, di grazia!) ma di cultura, quella cultura politica che porta chi ci governa a fare scelte di investimenti per la prevenzione.

    Ma soprattutto il verbo “starnazzare” vuole dequalificare le giornaliste che lo usano, come se fossero delle oche invasate di femminismo. Non è così.

    A me non interessa se i giornalisti o le giornaliste che starnazzano di femminicidio lo fanno perché sono invasate di femminismo, o semplicemente perché l’argomento “tira” e fa molto fighi parlarne.
    A me basta il fatto che descrivono un’emergenza inesistente.
    La prima cosa che deve fare un giornalista è controllare le fonti, che in questo caso parlano chiaro. Se non lo fa è semplicemente un pessimo giornalista che non fa informazione.

    10 Maggio 2013
  19. mattia said:

    Anche lo spread esisteva anche prima, ma prima di un anno fa era un perfetto sconosciuto.

    Per la verità lo spread si conosceva anche prima, solo che significava un’altra cosa (chiedi a chi à fatto un mutuo per comprare casa).

    Riguardo i dati, hai preso solo le statistiche che riguardano le donne morte per omicidio? Occorrerebbe tirare in ballo anche la causa.

    Per cortesia.
    Adesso dobbiamo metterci a fare l’analisi psicologica degli assassini. Come diamine fai a determinare se una donna è stata uccisa in quanto donna?
    Prendi tutti gli omicidi per gelosia: qual è la causa? La gelosia o il fatto di essere donna?
    E se uno dice: l’ò uccisa perché mi stava antipatica. Cos’è? Femminicidio se gli stava antipatica in quanto donna e non-femminicidio se gli stava antipatica in quanto appassionata dei programmi di Maria De Filippi?
    Guarda che se ti infili in questa classificazione non esci più…

    10 Maggio 2013
  20. Tiziana said:

    E’ tanto importante quanto raro discutere su dati oggettivi più che su opinioni. Credo saranno interessanti i dati dal 2011 per verificare anche se il ‘fenomeno mediatico’ abbia portato eventuali effetti emulativi (se incremento %). Inoltre, per comprendere meglio il fenomeno si dovrebbe analizzare solo il campione di ‘aggressione da partner’, altrimenti così si vede che dai dati grezzi è più frequente omicidio/aggressione su maschi.

    11 Maggio 2013
  21. Ugo said:

    Solo una cosa: il verbo avere si coniuga con la h non con la a accentata. Quindi si scrive: ho saputo non ò saputo, oppure hanno detto non ànno detto. Per il resto ricerca interessante.

    11 Maggio 2013
  22. mattia said:

    Solo una cosa: il verbo avere si coniuga con la h non con la a accentata. Quindi si scrive: ho saputo non ò saputo, oppure hanno detto non ànno detto.

    No. Si può scrive in entrambi i modi.
    Ripassare le regole base dell’ortografia della lingua italiana prima di fare i maestrini, grazie

    11 Maggio 2013
  23. halnovemila said:

    Ma non avete fatto caso (io sì) che fin dal primo momento la campagna a difesa delle donne contro il femminicidio è stata COSTANTEMENTE accompagnata da APPELLI allo stato per “supportare” (cioè, DARE SOLDI) i “centri d’ascolto” o “centri di supporto”, o “centri anti-violenza” o qualsiasi altra cosa/nome_di_reti_associative che è “in attesa” di ricevere soldi dallo stato.
    Mi fa venire in mente quell’anno (molti anni fa) in cui improvvisamente c’era una notizia al giorno di qualche cane che mordeva o aggrediva uomini, o donne, o bambini…
    poi, una volta fatta la legge che rendeva obbligatoria l’assicurazione per chi deteneva un cane (più altri obblighi, ovviamente con oneri), non se n’è mai più parlato.

    20 Maggio 2013

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