Programma #7: Con calma e molta vaselina

Flora (quartiere di Praga). Ore 5.35 del mattino.
Arrivo ancora mezzo assonnato pensando di essere il primo della fila e invece la coda già ha raggiunto il primo angolo del palazzo e si presta a girare attorno all’edificio.
No, non sono qui per comprare un biglietto per il concerto evento dei Take That. Sono davanti all’ufficio immigrazione della polizia ceca.
Che apre alle 8.30.
Tre ore di attesa al freddo gelido, circondato da loschi figuri ucraini che cercano di vendere cose strane alla gente in fila. Poi arrivano le 8.25, ed è il delirio. Salta la fila, tutti corrono verso il palazzo: la gente si ammassa, spinge, urla grida. Mi arrivano gomitate nello stomaco, che ricambio di buon grado. Sento bambini che sbraitano.
Una volta entrati nell’edificio mi trovo di fronte poliziotti incazzati e urlanti sulle scale mentre cercano di tenere sotto controllo la ressa di immigrati. Uno studente canadese prova a fare una domanda in inglese “Excuse me sir, could you kindly tell me where…”, e il poliziotto gli risponde in ceco, urlandogli come il sergente Hartman, che quella era terra ceca e che si deve parlare in ceco.
Vi risparmio i racconti sulle lunghe attese una volta arrivati dentro l’ufficio, sugli impiegati simpatici come un esame prostatico fatto senza delicatezza che parlano solo ceco, sulle inutili complicazioni burocratiche…

Già, l’immigrazione. Ci sono partiti (ma guai a chiamarli partiti) che vogliono guidare il paese e non dicono nemmeno una parola di come vogliono gestire l’immigrazione.
Gli altri invece si continuano a confrontare aggrappandosi alle ideologie: da una parte quelli che non vogliono gli immigrati perché gli stanno antipatici, dall’altra quelli che gli immigrati sono sempre buoni, bisogna sempre accoglierli e se ti azzardi a lamentarti per un gruppo di peruviani ubriachi che fa casino al parco sei solo un razzista, non uno che magari vuole riposare.
Entrambe le visioni sono sbagliate: la prima perché i popoli hanno sempre migrato, le culture si sono sempre incontrate e mischiate. Quello che siamo adesso è il prodotto di culture che pian piano si sono mescolate nei secoli. Dall’altra parte anche la visione di coloro che vedono l’immigrazione sempre come rosa e fiori è sbagliata, perché se ti togli le fette di kebab dagli occhi scopri che un’immigrazione gestita male crea problemi. Negarlo è stupido.

L’immigrazione va gestita, va guidata, va indirizzata sui binari dove non crea problemi.
Devi evitare che una massa enorme di immigrati, magari della stessa nazionalità, si concentri in un territorio, perché l’integrazione così non avviene (al massimo sarà una pacifica tolleranza, non un’integrazione).
L’integrazione deve avvenire con calma e molta vaselina. Prima prendi uno straniero e lo fai adattare: dovrà di necessità socializzare con la gente del posto se vuole sopravvivere. Così nel tempo assorbirà i modi di fare di quel paese e diventerà al 99% come gli abitanti di quel paese, i quali a loro volta accoglieranno una cosa, una sola, che lo straniero ha portato in quel paese. Un cibo gustoso, una parola nuova, un copricapo utile, un modo di dire saggio… Lo straniero sarà diventato italiano al 99% e gli italiani avranno assorbito un 1% dallo straniero.
Dopodiché ne accogli un altro, che a sua volta diventerà al 99% italiano e trasmetterà agli italiani un altro 1%: sarà una nuova parola, un nuovo indumento, una nuova spezia…
E così via: la società dove arrivano gli stranieri cambia gradualmente senza accorgersene neanche e nel frattempo gli stranieri si integrano senza traumi.
Ma questo processo può avvenire solo se l’immigrazione è gestita con numeri giusti, perché nella frase precedente le parole chiave sono “senza accorgersene neanche“. Se tu nello stesso villaggio catapulti cento stranieri tutti assieme essi tenderanno naturalmente a fare comunità tra di sé, non si scioglieranno tra gli italiani e a loro volta gli italiani non assorbiranno una cosa da uno e una cosa dall’altro, non ci sarà mescolamento graduale delle culture. Ci sarà scontro tra le opposte culture perché si vede la propria come attaccata.

Di solito i benpensanti a questo punto ti dicono che no, non si fa così. Bisogna accettare gli immigrati senza limiti, anche fossero cento o mille. E se tu provi a dire qualcosa sei un razzista schifoso.
Ecco, questo è l’atteggiamento più stupido per gestire l’immigrazione, perché non tiene conto che tra la gente c’è sicuramente qualcuno che appena sente un bongo o vede un indumento straniero va in fregola, ma ci sono anche persone che – legittimamente – hanno bisogno di più tempo e di più vaselina per integrarsi con gli stranieri, senza necessariamente essere razzista. Sempre per rimanere nella metafora, se a te piace prenderlo senza vaselina sono affari tuoi, ma se qualcun altro è più delicato non puoi imporgli le maniere forti.

Bisogna smetterla di ridurre tutto al “razzista! razzista! razzista!“, bisogna smetterla di idealizzare l’integrazione come un minestrone incontrollato in cui butti dentro tutti gli ingredienti alla cazzo.

Ecco allora che bisogna innanzitutto gestire i flussi di immigrati e ricevere solo un numero di immigrati che siamo capaci di assorbire pian piano. Ma la gestione dei flussi deve essere seria, non quella barzelletta che si fa ora.
Adesso è solo un modo per legalizzare la posizione di chi in italia c’è già. I flussi invece devono stabilire chi può, veramente, entrare in italia.
Se uno è in italia illegalmente deve essere espulso ed escluso da ogni possibilità di regolarizzarsi: avviene così in tutti i paesi civili, signori, senza che nessuno si scandalizzi. Perché il primo passo per avere una gestione seria dell’immigrazione è far rispettare le regole.
Anni fa avevo due amiche che vivevano a Lecco, una serba e una bosniaca. Quando è scaduto loro il visto e non hanno ottenuto il rinnovo se ne sono andate dall’italia. Hanno provato ad ottenere un visto in Austria ma niente, e così se ne sono andate persino dall’Europa.
Avrebbero potuto continuare a vivere illegalmente in italia così come fanno tanti stranieri, ma hanno deciso di rispettare la legge. E di questi casi ne conosco molti, potrei fare notte raccontandovi di amici e conoscenti che cercano di ottenere un visto per un paese straniero dove vogliono trasferirsi ma siccome non lo ottengono rinunciano al progetto di emigrare. Essi rispettano la legge: quando si aprono i flussi e dobbiamo decidere chi accogliere dobbiamo dare il posto a loro che hanno sempre rispettato le regole, non a coloro che vivono in italia illegalmente.

Dobbiamo ripartire da qui, dal rispetto delle regole, anche nell’immigrazione. E lo dico da immigrato io stesso. Anche io ho dovuto rispettare le regole per l’immigrazione nei paesi in cui sono emigrato, lo stesso chiedo a chi vuole andare a vivere in italia.
Uno dice “eh, ma poverini, non puoi chiudere loro le porte in faccia“. Questa logica è sbagliata. Usando questo ragionamento dovresti accogliere tutti e non è possibile, fisicamente. C’è un numero di massimo di persone che puoi accogliere per avere quell’integrazione di cui parlavo prima (ma anche solo perché le risorse di un paese sono limitate per definizione). Qualcuno rimarrà dentro e qualcuno fuori, sempre e comunque.
Perché dobbiamo tenere dentro i furbi (o anche solo i più avventurosi) che hanno violato la legge sull’immigrazione e tenere fuori coloro invece che hanno fatto richiesta per un visto e vedendosela negata hanno rispettato la legge e non si sono intrufolati come clandestini?
Perché chi viola la legge dovrebbe avere più diritti di chi invece la legge la rispetta?

Bisogna ripartire da lì dunque: regole chiare da far rispettare. Sono inconcepibili le file di clandestini davanti alla posta per inviare il plico con la domanda di regolarizzazione. Significa che uno straniero può dichiarare platealmente la sua condizione di irregolare senza che le autorità muovano un dito.

Cattivo, mi diranno che sono cattivo. Invece no, sono giusto. Perché il poverini non è la soluzione con la quale risolvi magicamente tutti i problemi.
Il poverini si può usare solo in un contesto in cui ognuno rispetta le regole e la sua parte di doveri, gli immigrati e lo Stato.
Gli immigrati rispettano la legge sull’immigrazione e se sono clandestini vengono espulsi immediatamente (non si dà loro il foglio di via dicendo che devono lasciare il paese entro 15 giorni di propria volontà, li si prende in custodia e li si mette su un treno o su una nave).
Dalla sua parte però lo Stato deve offrire servizi dignitosi per gli stranieri.
Qui sì che potrai usare il poverini, poverini quegli immigrati che pur rispettando le regole si vedono trattati come pezze da piedi dallo Stato perché stranieri. Come nel racconto che facevo all’inizio dicendo della mia esperienza all’ufficio immigrazione di Praga.

Le stesse scene le possiamo vedere davanti a ogni questura italiana. Avendole vissute io stesso in prima persona da immigrato in un altro paese, mi batterò affinché agli stranieri siano forniti a loro volta servizi efficienti in italia.
Mi batterò per avere questure con orari di apertura decenti, con un numero di addetti allo sportello sufficienti per non obbligare gli stranieri a fare code di ore. Mi batterò affinché sia obbligatorio che agli sportelli degli uffici immigrazione ci siano addetti che parlano almeno una lingua straniera. Chiederò al Ministero di mandare ispezioni per verificare come gli addetti delle questure trattano gli stranieri. Ispezioni serie, in cui gli ispettori si fingono stranieri che devono fare una pratica: se l’addetto della questura ti tratta non dignitosamente perché straniero quell’addetto lo si prende e lo si manda a pulire i cessi.
Lavorerò affinché le pratiche vengano evase in un tempo decente, perché in uno Stato civile un permesso di soggiorno deve essere rinnovato in un mese e non in due anni.
Perché so cosa significa aspettare sei mesi per ottenere un rodné číslo, perché so cosa vuole dire fare la fila per ore al freddo davanti a un ufficio immigrazione.

L’italia deve diventare un paese in cui i servizi per lo straniero sono così efficienti che nessun immigrato desidererà diventare italiano solo per evitarsi pastoie burocratiche, perché non ce ne sarà bisogno.
Quando mi trovavo davanti all’ufficio immigrazione di Praga a sgomitare per entrare non ho desiderato neppure per un istante avere la cittadinanza ceca per risolvere il problema. Ho sempre e solo desiderato dei servizi efficienti, gli stessi che io voglio ricevano gli stranieri in italia.

E così risolvi anche tutte le discussioni sulla cittadinanza. Molti politici e rappresentanti di immigrati pensano che la questione si risolva così, dando la cittadinanza italiana a tutti gli stranieri, anche a quelli che balbettano appena due parole di italiano (leggetevi i disegni di legge se non ci credete). Lo ammettono candidamente: vogliamo dare la cittadinanza a chiunque per liberarli da una burocrazia asfissiante fatta di rinnovi di permessi di soggiorno e scartoffie assortite. Confondono il tema della cittadinanza col tema dell’immigrazione. Pensano di risolvere il problema dell’immigrazione stampando passaporti e distribuendoli a manciate.
Questo è il metodo più stupido per affrontare il tema dell’immigrazione, è dichiarare la sconfitta dello Stato che ammette di essere incapace di gestire gli immigrati e di fornire loro servizi dignitosi e nasconde il problema sotto il tappeto: finge che gli stranieri non ci siano distribuendo a tutti un passaporto italiano.

Io voglio ribaltare la visione del problema. Se il problema è che non siamo in grado di fornire servizi decenti agli stranieri dobbiamo lavorare sugli uffici immigrazione e sulla macchina burocratica che ci sta dietro affinché, ad esempio, il rinnovo del permesso di soggiorno arrivi in tempi rapidi.
Io voglio risolvere il problema, non nasconderlo sotto il tappeto.
A quel punto il razzista non sarà chi non vuole dare la cittadinanza italiana agli stranieri, il razzista sarà colui che vuole imporre la cittadinanza italiana agli stranieri come unica soluzione per avere una vita decente in italia.

Il paradigma deve essere dunque questo: accettiamo solo gli immigrati che il nostro sistema sociale può accettare avendo un’integrazione graduale, stronchiamo l’immigrazione clandestina di coloro che non rispettano le regole e quando si apre un posto lo diamo non a un clandestino già in italia ma a uno straniero all’estero che ha rispettato le regole. Dopodiché, mentre pretendi dagli stranieri il rispetto delle regole anche tu, Stato, devi a tua volta rispettare la dignità degli stranieri e fornire loro servizi efficienti, talmente efficienti che non sentiranno nemmeno l’esigenza di avere la cittadinanza italiana.

L’alternativa è nascondere i problemi sotto il tappeto e zittire chi evidenzia un problema reale a colpi di razzista! razzista! razzista!
Ma questa non è una soluzione.

17 Comments

  1. fgpx78 said:

    Missà che c’è un refuso: “Perché chi non rispetta la legge dovrebbe avere più diritti di chi viola la legge?”

    o non ho capito la frase…

    21 aprile 2013
    Reply
  2. mattia said:

    era un refuso, ho sistemato la frase.
    grazie per averlo segnalato.

    21 aprile 2013
    Reply
  3. max said:

    “accettiamo solo gli immigrati che il nostro sistema sociale può accettare avendo un’integrazione graduale”

    Nella pratica hai idee sul come concretizzarlo?

    21 aprile 2013
    Reply
  4. max said:

    Escludendo metafore e vaselina 😉

    21 aprile 2013
    Reply
  5. Cthulhu fatwato said:

    Ho una domanda: consideri l’espulsione solo nel caso di emigrati irregolari oppure ritieni che si debba applicare (come misura estrema) anche in certi altri casi? Per esempio, nel caso in cui un emigrato regolare commetta uno o più reati gravi.
    Personalmente penso che basti che venga punito secondo la normativa penale vigente, come un cittadino italiano qualsiasi; però volevo sapere la tua opinione.

    21 aprile 2013
    Reply
  6. mattia said:

    Nella pratica hai idee sul come concretizzarlo?

    La struttura legislativa esiste già. Ogni anno viene fatto il decreto flussi per stabilire quanti immigrati possono andare a lavorare in italia. Il problema è che si tratta di far teatro: quelle persone non sono persone che stanno all’estero e che una volta ottenuto il permesso vanno in italia. Sono persone che vivono già in italia illegalmente e col decreto flussi regolarizzano soltanto la loro posizione.
    Bisogna quindi fare in modo da vietare loro l’accesso alla regolarizzazione facendo una dura lotta all’immigrazione clandestina. La polizia già oggi sa dove sono i clandestini, se non li arresta è perché non c’è la volontà politica di espellerli.

    22 aprile 2013
    Reply
  7. mattia said:

    Ho una domanda: consideri l’espulsione solo nel caso di emigrati irregolari oppure ritieni che si debba applicare (come misura estrema) anche in certi altri casi? Per esempio, nel caso in cui un emigrato regolare commetta uno o più reati gravi.

    In Rep. Ceca uno straniero può essere espulso (anche se cittadino UE!) se riceve una pena superiore a 3 anni (se non ricordo male).
    Possiamo discutere di quanto debba essere il limite della pena oltre il quale scatta l’espulsione, ma il principio penso debba essere quello.
    Se commetti reati particolarmente gravi significa che non ti stai integrando con la società, anzi stai creando proprio quelle frizioni di cui parlavo nel post che dobbiamo evitare. Ti abbiamo dato la tua possibilità di integrarti, te la sei giocata male. Avanti un altro.
    Oh, te lo dico da immigrato: lo so bene che in quanto immigrato io sono tenuto a rispettare la legge ben più di un ceco (o di un giapponese, quando viveno in Giappone). Perché non sono a casa mia, sono a casa d’altri. Quindi devo rispettare ancora di più le regole, così come quando vai a casa d’altri non ti stravacchi nudo sul divano a stapparti i peli dello scroto, mentre a casa tua sei libero di farlo.
    Se ti integri bene, se però dai un evidente segno di non integrazione la porta è quella.

    22 aprile 2013
    Reply
  8. La_pan said:

    Mi viene in mente quando, qualche anno fa, organizzammo nei vari parchi di Milano un momento di atletica leggera per i bambini. C’erano un percorso da fare, cose da lanciare, ostacoli da saltare ecc.Insomma ogni sabato un parco diverso in una zona diversa di Milano, e i bambini tutti li a divertirsi.
    Ma in una particolare zona (non ricordo il numero, mi sembra la zona 6 ma potrei sbagliarmi) ci chiesero di predisporre, all’interno della manifestazione, un momento esclusivamente dedicato ai bimbi stranieri. Cioè fuori tutti gli altri che ora corrono, saltano e lanciano solo i bimbi stranieri. Gli abbiamo chiesto il perchè di questa richiesta e ci hanno risposto : “per l’integrazione”.
    …..ma che cazz.

    22 aprile 2013
    Reply
  9. StefanoR said:

    E per il discorso di immigrati provenienti da zone di guerra / di repressione?

    22 aprile 2013
    Reply
  10. mattia said:

    Quello è tutto un altro paio di maniche. Innanzitutto bisogna partire dal principio che bisogna risolvere il problema alla base, il che significa dare il nostro contributo – per quanto possibile – affinché le guerre cessino i i regimi dittatoriali cadano. Anche se questo può dar fastidio a quelli che pensano che nel mondo tutto si risolva con una canzone e tante poesie.
    Perché il vivere in un paese dittatoriale o in una zona di guerra non può essere un lasciapassare universale per immigrare. Non lo può essere perché se in un paese di 50 milioni di abitanti c’è un regime non puoi pensare di risolvere il problema spostando 50 milioni di persone (e nemmeno puoi dire che ne prendi 100 mila e gli altri ciccia).
    La soluzione è contribuire affinché il regime cessi e quei 50 milioni di persone possano restare al loro paese. In modo che il problema sia risolto per tutti, non solo per quei 100 mila che scappano.
    Accogliere 100 mila persone su 50 milioni e pensare che sia questa la soluzione al problema è demenziale.

    È ovvio che risolvere il problema alla radice ha il suo costo. Con alcuni regimi dittatoriali bisogna per forza farci gli affari. E allora cosa fai? Collabori con il regime per garantirti gli affari o ti opponi a muso duro al regime per contribuire alla libertà di quel popolo (che così poi non cerca di emigrare verso il tuo paese)?

    Bel dilemma, ma qui si vede l’abilità di una classe dirigente, capace di trovare la soluzione. Soprattutto capace di circondarsi di esperti di relazioni internazionali: abbiamo facoltà di scienze politiche che continuano a sfornare laureati che studiano il sistema politico italiano e pochissimi che diventano esperti di relazioni internazionali, che in questo momento sono fondamentali per interfacciarsi al mondo. Così i politici si ritrovano circondati da una massa di consulenti cialtroni e si trovano impreparati davanti a problemi come questi.

    Quindi, cercare di risolvere il problema alla base, contribuendo alla cessazione dei conflitti e dei regimi territoriali, cercando di trovare la giusta via che riesca a mediare tra queste esigenze e gli interessi nazionali, coltivando una schiera di esperti di relazioni internazionali.

    Dopodiché tu mi dirai che nel frattempo, mentre noi contribuiamo a far cessare guerre e regimi dittatoriali però i profughi arrivano comunque, anche se noi decidiamo che spostare 100.000 persone su 50 milioni non è la soluzione.
    Arrivano, e noi che facciamo?
    Li accogliamo, ovviamente, come si fa prima di tutto per un dovere di umanità e dopo di quello per il rispetto delle convenzioni internazionali.
    Ma appena la situazione al loro paese è risolta li si rimanda indietro.
    L’essere fuggiti da una zona di guerra non può essere una scorciatoia per acquisire diritto di permanenza in italia.
    Se la guerra al tuo paese è finita, torni al tuo paese e se vuoi tornare ti metti in fila come tutti gli altri.

    22 aprile 2013
    Reply
  11. shevathas said:

    Concordo pienamente; tutte le volte che qualcuno pensa di risolvere il problema dell’immigrazione dando del razzista a chi non la pensa come lui, Borghezio acquista un voto.

    22 aprile 2013
    Reply
  12. Giovanni said:

    Secondo me non funziona. Un conto sono gli immigrati di lusso che vanno a lavorare all’università su invito, un conto i disperati. Il caso dei disperati di solito funziona così: c’è una organizzazione, a carattere mafioso, che ha i soldi per farli venire e sistemarli più o meno regolarmente. Questi sono la maggior parte. Anche gli Stati Uniti debbono subire l’immigrazione clandestina da decenni, e se la subiscono loro… da noi i cinesi si regolarizzano con un lavoro finto per i primi tempi, come ad es. commesso in un finto negozio cinese a Roma Esquilino, dopodiché devono trovarsi un lavoro vero ma in genere sempre al servizio di altri cinesi. E devono pagare il debito a chi li ha fatti venire e gli ha aggiustato le carte. Tutto questo meccanismo ha una potenza enorme in confronto alla quale il sistema di farli venire quando servono su chiamata è una cosa da ridere, un giocattolo. Muove un sacco di soldi ed è spinto dalla necessità umana. Puoi fare il sistema che vuoi, ma se non sei la Corea del Nord, la gente entra anche dal buco della serratura.

    22 aprile 2013
    Reply
  13. Stipin84 said:

    Gli immigrati rispettano la legge sull’immigrazione e se sono clandestini vengono espulsi immediatamente (non si dà loro il foglio di via dicendo che devono lasciare il paese entro 15 giorni di propria volontà, li si prende in custodia e li si mette su un treno o su una nave).

    Sono d’accordo. Però bisogna dire che l’atto di espulsione costa davvero tanti soldi. Mettere gli espulsi su un mezzo richiede infatti risorse ingenti.
    1.) Devi comprare il biglietto. Diciamo che nel caso di espulsioni con aereo si può arrivare anche a vari centinaia di Euro a persona
    2.) Se metti uno su un mezzo (tipo il treno) dovrai almeno controllarlo finché non arriva nel suo paese o almeno finché non arriva alla frontiera. Quindi devi pagare qualcuno che vigili. Se lo devi espellere in Croazia non ci sono problemi, ma così a spanne secondo me servono migliaia di poliziotti per fare questo lavoro.
    3.) Chi ti dice che poi non torna? Cosa faresti? Lo metti in galera?

    Saluti
    Stefano

    22 aprile 2013
    Reply
  14. mattia said:

    Anche gli Stati Uniti debbono subire l’immigrazione clandestina da decenni, e se la subiscono loro…

    La situazione degli Stati Uniti è completamente differente. Negli Stati Uniti un poliziotto non può chiederti i documenti se non fai nulla di male. Quindi fin quando tu non dai motivo a un poliziotto di chiederti i documenti puoi vivere la tua vita liberamente negli Stati Uniti, senza che un poliziotto possa verificare se vivi lì legalmente o da clandestino.
    In tanti casi infatti la gente viene deportata perché supera un semaforo col rosso o fa una cazzata simile. Mica che li deportano per quello, è che se tu passi il semaforo col rosso allora il poliziotto può fermarti e chiederti i documenti, e a quel punto scopre che sei clandestino e ti espellono. Ma finché non fai niente di male puoi vivere anche 50 anni negli Stati Uniti da clandestino senza problemi di sorta.
    In italia invece la situazione è diversa: la polizia ha sempre il potere di verificare se sei clandestino o meno, anche se non fai niente.
    Se non lo fanno è perché non c’è la volontà politica di farlo.
    Ti posso assicurare che la polizia sa con precisione dove ci sono i clandestini, spesso ne conosce anche le identità e i lavoro (in nero che fanno). Se non fanno le retate è perché altrimenti salterebbe su una parte politica a stracciarsi le vesti.

    22 aprile 2013
    Reply
  15. mattia said:

    Sono d’accordo. Però bisogna dire che l’atto di espulsione costa davvero tanti soldi.

    Oh certo. Ma perché, pensi che creare un sistema di servizi decenti per gli immigrati venga via con due lire? Pensi che assumere il personale che esamini le pratiche di rinnovo del PdS in poche settimane anziché in anni costi niente? Pensi che mettere gente competente che parli lingue straniere e avere uffici a dimensione di persona umana sia a costo zero?
    Certo che costano queste cose, ma se vuoi risolvere il problema devi investirci. C’è l’alternativa a costo zero, è mettere i problemi sotto il tappeto.

    22 aprile 2013
    Reply
  16. Giovanni said:

    @Mattia:
    Il richiamo agli Stati Uniti serve a evidenziare il fatto che se c’è una falla nel sistema, e una falla c’è sempre, gli immigrati ci entreranno senza eccezione. I cinesi qui a Roma sono regolari, la loro organizzazione gli fornisce il lavoro e quindi entrano a colpo sicuro, ma è un lavoro finto, di commesso che non parla italiano in un negozio che espone spazzatura. Poi viene il lavoro vero, fare l’operaio con turni massacranti in un laboratorio senza luce del sole e senza ventilazione. Insomma ovunque si trova la crepa da cui passare, e senza eccezione viene trovata, gli immigrati spinti dalla necessità affrontano qualsiasi difficoltà e di nuovo i meccanismi ipotetici di immigrazione a chiamata vengono messi in ridicolo di fronte al bisogno della gente di campare. In verità degli immigrati in quanto tali nessuno sente il bisogno, tutti preferirebbero la badante italiana a quella straniera. Serviranno al massimo ad avere generazioni future migliori o quei pochi di elevata formazione ad arricchire la classe dirigente del paese.

    22 aprile 2013
    Reply
  17. Turz said:

    Devi evitare che una massa enorme di immigrati, magari della stessa nazionalità, si concentri in un territorio, perché l’integrazione così non avviene (al massimo sarà una pacifica tolleranza, non un’integrazione).

    Secondo me il problema centrale dell’immigrazione non è che tanti immigrati si concentrano in un territorio. Le varie Little Italy e Chinatown sparse nel mondo (nonché le piccole Istanbul di Berlino e Duisburg) danno fastidio solo ai leghisti o simili.

    Il vero problema dell’immigrazione secondo me (magari anche secondo te ma dall’affermazione che ho citato non è chiaro) è che vengono lasciati immigrare sia i lavoratori onesti sia i criminali. O meglio, le leggi ci sono (non c’è bisogno di nuovi parlamentari per farne di nuove) ma non vengono fatte rispettare, magari per mancanza di risorse o uso inefficiente delle stesse.

    Comunque quello che volevo dire è che non è tanto il problema che vengono diecimila turchi o albanesi e se ne stanno sempre tra loro. Il problema è quando, di questi diecimila, cinquemila lavorano onestamente e gli altri cinquemila spacciano/rubano/elemosinano/evadono. Che questi ultimi vadano cacciati o fatti lavorare onestamente mi sembra cosa buona e giusta. Che il criterio di ammissione debba dipendere da quanti ne entrano e di quale nazionalità no.

    26 aprile 2013
    Reply

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