Operazione trasparenza #1

Qualche giorno fa discutevo dell’operazione secondo quadrante con uno di voi via email, e questo – scherzando – se ne è uscito dicendo già, poi magari a quattro giorni dalle elezioni scopriamo che non hai il PhD.

Scherzava, ok. Però penso sia giusto usare la massima trasparenza, anche se in questo caso sembra superflua (per chi mi conosce e legge da anni).
Mi dà un po’ fastidio la cosa, ma se voglio candidarmi è giusto farlo.
Pubblico qua sotto un po’ di cose sui miei titoli di studio.

Premessa fondamentale: fosse per me non sarebbe nemmeno questione di cui parlare. Mi è capitato più volte di dire che il titolo di studio non deve essere una discriminante per fare il parlamentare (seguirà poi un post sul tema). Spesso la laurea viene usata come foglia di fico per nascondere l’incompetenza. C’è molta ipocrisia su questa scala di giudizi che abbiamo sulle persone in base ai titoli di studio.

Io non andrò mai a chiedere i voti perché sono un ricercatoreIo chiedo i voti sulle idee che in questi giorni sto scrivendo: se le stesse idee e la stessa capacità di ragionamento venissero da un operaio con la terza media a mia volta lo voterei anch’io.

Nel mio mondo ideale dunque la questione dei titoli di studio non si dovrebbe nemmeno porre.
Poi però perdiamo tempo a parlare di candidati che si inventano le lauree e i master (colpa, in primo luogo, dei contaballe che si inventano i titoli).
Quindi metto tutto qua nero su bianco, in modo che la questione è chiusa e si parla d’altro.

1 – Laurea in Ingegneria Elettrica (anzidetta laurea di primo livello)
Politecnico di Milano
Numero di registro 116392-12
Conseguita il 25 luglio 2003 con 105/110
Data di immatricolazione: settembre 2000 (quindi ci ho messo un filo meno di tre anni)

laurea primo livello

2) Laurea specialistica in Ingegneria elettrica (quella che ora si chiama laurea magistrale)
Politecnico di Milano
Numero di registro: 2
(sì, 2, perché era la seconda laurea specialistica in ingegneria elettrica che il Politecnico avesse mai rilasciato, visto che quello era il primo appello di laurea in assoluto per le specialistiche; il numero 1 mi fu fregato da uno che veniva prima di me in ordine alfabetico)

Conseguita il 26 luglio 2005 con 110/110 e lode
Data di immatricolazione: settembre 2003 (quindi ci ho messo un filo meno di due anni)

laurea specialistica

3) Ph.D.  in Elettrotecnica e informatica (P2612)
Università Tecnica Ceca di Praga (České Vysoké Učení Technické V Praze)
Numero di registro: 10FELD0042
Conseguito il 31 Agosto 2010
Data di immatricolazione: settembre 2006 (all’inizio il PhD in Rep. Ceca era di tre anni poi la legge è cambiata è ha portato la durata del corso a 4 anni, e io sono passato alla versione a 4 anni, rispettati a pennello).

phd

4) Equipollenza del Ph.D. ceco in dottorato di ricerca italiano

Non è di per sé un ulteriore titolo di studio, ma solo il riconoscimento legale del dottorato di ricerca conseguito secondo l’ordinamento ceco per la legge italiana. In buona sostanza è come se avessi conseguito il dottorato di ricerca in italia, stesso valore legale.

Questo è il decreto del fu ministro Gelmini

decreto equipollenza PhD dottorato di ricerca gelmini -1

 

I TITOLI
Anche su questo è bene essere precisi.
Avendo una laurea, una laurea specialistica e un dottorato di ricerca i miei titoli sono “Dottore”, “Dottore Magistrale”, “Dottore di ricerca”.
Sono sì laureato in ingegneria, quindi nel gergo comune sono un ingegnere, ma non sono iscritto all’albo degli ingegneri (così come gran parte degli ingegneri che non devono firmare progetti per lavoro) quindi in italia non posso usare il titolo professionale di ingegnere.
Troverete tuttavia il mio nome scritto spesso col titolo “Ing.”, come ad esempio qui. Questo non è il titolo italiano di ingegnere ma è il titolo ceco (noterete infatti che ce l’hanno anche tutti gli altri!). In ceco ingegnere si dice inženýr ma il titolo è abbreviato – a norma di legge – in “Ing.” (dal francese Ingénieur).
Posso utilizzare quindi il titolo “Ing.” in Repubblica Ceca in quanto nel 2006 ho fatto l’equipollenza della mia laurea specialistica per poter cominciare il dottorato di ricerca. Quindi la mia laurea specialistica ha acquisito valore legale in Rep. Ceca e posso usare il titolo ceco che riceve chi ha un laurea in ingegneria conseguita in Rep. Ceca.
Sempre la legge ceca stabilisce che posso usare il titolo “Ph.D.” dopo il nome.
Ricapitolando:
in italia i miei titoli sono “Dottore”, “Dottore Magistrale”, “Dottore di ricerca”;
in Repubblica Ceca i miei titoli sono “Ing.” prima del nome e “Ph.D.” dopo il nome.

 

Piesse: le foto dei pezzi di carta sono fatte col cellulare. Lo so, fanno schifo. Ma non voglio perdere neanche due minuti di più a usare lo scanner.
PiPiesse: qualcuno vuole vedere anche il diploma delle superiori?
PiPiPiesse:Quelli che sbandierano i titoli di studio mi fanno tenerezza. Quindi fosse per me questo post non esisterebbe neanche.

 

 

 

11 Comments

  1. Fred said:

    SPERO DI ESSERE IO IL PRIMO A DIRTI KE SI VEDE KE SONO KIARAMENTE FOTOSCHIOPPATI.

    15 aprile 2013
    Reply
  2. Erminio said:

    Di solito sbandiera i titoli chi non ne possiede e li inventa. Se si sostiene di averli, è giusto mostrarli quando ci si candida.

    Per esempio, Loretta Napoleoni che si è proposta per la presidenza della repubblica (che eleganza), pare abbia un curriculum che non corrisponda proprio a verità.
    L’intellettuale grillino è un animale strano.

    15 aprile 2013
    Reply
  3. mattia said:

    FOTOSCHIOPPATI

    Fotoscioppati, non fotoschioppati, pliis.

    15 aprile 2013
    Reply
  4. mattia said:

    Se si sostiene di averli, è giusto mostrarli quando ci si candida.

    Boh, per me non è neanche un punto di discussione. Nel senso che uno può anche dire chi è e cosa fa per farsi conoscere dagli elettori, e nel dire chi ci entra dentro anche il fatto che ha fatto un determinato percorso di studi.
    Però poi non voti uno perché è laureato o ha un PhD. Voti una persona in gamba e con idee che ritieni corrette.
    Il titolo di studio dovrebbe essere ai margini della personalità di un candidato, pari a punto del curriculum in cui dice di aver corse 10 maratone o di amare gli scacchi.

    Certo, c’è il discorso del dire la verità. Se un candidato racconta frottole sui titoli di studio non lo si punisce perché non ha quel titolo di studio ma perché raccontava frottole.

    Dopodiché è giusto presentare pubblicamente i propri titoli se ci si candida? In teoria no, perché il non raccontare frottole dovrebbe essere la normalità.
    Se lo faccio è solo perché purtroppo ci sono casi in cui la gente si candida e millanta titoli che non ha.
    Il fatto che ci sia qualche contaballe obbliga tutti a questa paturnia della trasparenza.

    15 aprile 2013
    Reply
  5. Erminio said:

    Pienamente d’accordo. Il punto è non raccontare balle. Se hai sei lauree o la terza elementare non cambia nulla nel mio giudizio. Se dici di essere laureato e non lo sei, invece, cambia tutto. Ma cambierebbe tutto anche se ti vantassi di avere giocato nell’Atalanta o di aver partecipato allo Zecchino d’Oro. O dicessi di insegnare a Cambridge e non fosse vero…

    15 aprile 2013
    Reply
  6. mamoru said:

    eccone un altro che va all’est a prendersi i titoli

    😀 😀 😀

    15 aprile 2013
    Reply
  7. mattia said:

    eccone un altro che va all’est a prendersi i titoli

    Tu scherzi, ma qualche pirla che mi ha fatto questa osservazione seriamente c’è stato.
    Devono solo provare a farmela pubblicamente che li sotterro con un caterpillar.

    15 aprile 2013
    Reply
  8. madmodmike said:

    “Mi è capitato più volte di dire che il titolo di studio non deve essere una discriminante per fare il parlamentare (seguirà poi un post sul tema).”

    Sono d’accordo fondamentalmente (soprattutto col discorso della “foglia di fico”), pero` e` altrettanto innegabile che titoli di studio in settori specializzati come i tuoi possano darti “una marcia in piu`” non indifferente nell’affrontare argomenti talvolta complessi e che spesso sono vittima di facilonerie (vedasi appunto le questioni energetiche, affrontate puntualmente col classico qualunquismo cinquestronzesco).

    Per capirci, non metterei mai allo Sviluppo Economico, ad esempio, un laureato in Filosofia, ecco.

    16 aprile 2013
    Reply
  9. Turz said:

    non sono iscritto all’albo degli ingegneri (così come gran parte degli ingegneri che non devono firmare progetti per lavoro) quindi in italia non posso usare il titolo professionale di ingegnere.

    Che io sappia basta aver passato l’esame di abilitazione alla professione di Ingegnere per potersi chiamare Ing.
    Cioè non è che se uno smette di pagare la quota automaticamente non è più Ingegnere.

    L’iscrizione all’albo serve per poter fare determinati lavori da libero professionista.

    Piesse: Ingegnere si scrive con la I maiuscola 🙂

    26 aprile 2013
    Reply
  10. mattia said:

    Che io sappia basta aver passato l’esame di abilitazione alla professione di Ingegnere per potersi chiamare Ing.

    Esame che io non ho mai fatto.
    Anche perché non capisco la logica di fare l’esame di Stato se poi non ti iscrivi all’albo professionale.
    Se vuoi lavorare da libero professionista fai il tuo esame di Stato e ti iscrivi all’albo. Ma se non fai il libero professionista e dunque non ti serve l’iscrizione all’albo perché dovresti fare l’esame di Stato?
    Cioè, cosa ti dà in più?
    Un titolo forse, ma chissene…
    Al Polimi spendi quasi 350 euro per fare l’esame di Stato. No, dico, credi veramente che io spenda 350 euro per avere un titolo?
    Se mi serve per lavoro ok, è un investimento. Ma se è per vanità, 350 euro mi sembrano tanti.

    26 aprile 2013
    Reply

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