Due o tre precisazioni su “101 motivi per non vivere in Giappone”

Non che siano strettamente necessarie, ma forse è meglio farle.
Mentre il mio “101 motivi per non vivere in Giappone” continua a vendere inaspettatamente bene (gennaio è stato un ottimo mese), butto giù due o tre precisazioni.

– i jappofan sono pregati di non leggerlo.

L’avevo scritto nell’introduzione, ma alcuni si ostinano a leggerlo. Non fatelo, non è per voi.
Siete rincoglioniti nel vostro perverso sistema di riferimento jappocentrico e non capite il libro. Non è una questione di pensarla in un modo o in un altro, proprio non capite quello che c’è scritto. Io scrivo una cosa e voi mi contestate quello che non ò scritto.
E sì, siete jappofan anche se ve ne uscite dicendo cose del tipo premetto che amo il giappone ma non sono come quelli che… sì, lo sei. Sei un jappofan anche se non lo ammetti.
È brutto sentirselo dire, ma il primo passo per guarire è ammettere di avere un problema (poi magari puoi rivolgerti a un gruppo di jappofan anonimi per la terapia di gruppo e uscire dal tunnel)

– è scritto in italiano corretto

Il libro è stato revisionato da diverse e qualificate persone grazie alle quali gran parte degli errori sono stati rimossi.
Non escludo che qualche errore di battitura sia rimasto, ma il più delle volte vi lamentate per cose che NON SONO ERRORI.
Lo fate perché non mi leggete di solito, non conoscete il mio stile e non capite che quelle SONO SCELTE.
Se scrivo italia con l’iniziale minuscola non è perché ignoro che in italiano i nomi propri dei paesi si scrivono con l’iniziale maiuscola. Uso l’iniziale minuscola per esprimere il mio disprezzo per un paese di emerite teste di cazzo.
– smettetela di fare i paragoni con l’italia

Nel mondo non esistono solo italia e Giappone. Quindi smettetela di giustificare il Giappone dicendo “sarà bello in italia allora che…“, “sempre meglio che in italia dove…“. Nel mondo ci sono tanti paesi con cui fare confronti, perché vi intestardite con l’italia?
Non vivo in italia, non sono italiano: che cosa me ne dovrebbe fregare dell’italia?
– leggete tutto il testo del motivo

Non solo il titolo, perché le spiegazioni vengono date. Cercate di leggere quello che c’è scritto, non partite in tromba attribuendomi pensieri che non ò espresso. Per quanto alcuni motivi siano brevi non si riassumono in una frase. I titoli sono provocazioni, ma nella spiegazione c’è quasi sempre qualcosa di più profondo. Cercate di spenderci sopra due minuti per capirlo.

– sì, sono le mie opinioni

Quelli sono i motivi per cui non piace A ME vivere in Giappone. Sì, è il MIO punto di vista.
Non è un libro di sociologia, non è un trattato accademico o un saggio storico.
È una raccolta di esperienze di vita vissuta.
A molti risulta più interessante di barbosi trattati sociologici, guarda un po’.

– prima di scrivere mi informo

e mi documento. Non mi invento le cose, il fatto che qualcosa non ti sia mai successo non significa che non esiste.
Significa solo che non ti è mai successo e non ne ài mai sentito parlare.

– se sei un jappofan non leggere il libro

lo so, l’avevo già scritto ma fa sempre bene ripeterlo.

 

 

41 Comments

  1. Mauro said:

    non sono italiano

    In che senso lo intendi? Non è una domanda polemica, è solo voglia di capire. Leggendo il tuo blog mi par di capire che tu abbia ancora la cittadinanza italiana e che tu non abbia intenzione a rinunciarvi.
    Oppure ho capito male?

    Saluti,

    Mauro.

    1 Febbraio 2013
    Reply
  2. mattia said:

    Leggendo il tuo blog mi par di capire che tu abbia ancora la cittadinanza italiana e che tu non abbia intenzione a rinunciarvi.

    Sì, ò la cittadinanza italiana.
    Ma non per questo sono italiano.

    1 Febbraio 2013
    Reply
  3. Inti said:

    Non so se sia capitato anche ad altri, ma in un paio di capitoli dove parli dell’alfabeto nipponico, invece dell’ideogramma corrispondente mi appare un quadratino.
    E’ un bug o una feature? :-p

    1 Febbraio 2013
    Reply
  4. mattia said:

    E’ un bug o una feature? :-p

    Con cosa l’ài letto?
    Con tutti i dispositivi con cui l’ò provato i kanji si vedevano bene, quindi se è un bug è un bug del dispositivo con cui l’ài letto che non à il set di caratteri giapponesi.

    1 Febbraio 2013
    Reply
  5. fgpx78 said:

    “- se sei un jappofan non leggere il libro”

    Noto però che non hai scritto “-se sei un jappofan non comprare il libro”. Immagino che ottenere qualche centesimo da un jappofan che non leggerà nemmeno tutto il libro sia in qualche modo perverso persino eccitante.

    1 Febbraio 2013
    Reply
  6. mattia said:

    Immagino che ottenere qualche centesimo da un jappofan che non leggerà nemmeno tutto il libro sia in qualche modo perverso persino eccitante.

    Confesso, uno dei motivi per cui l’ò messo in vendita e non l’ò regalato è perché così i jappofan per criticarlo devono pagarmi, e questo lo trovo sublime.

    Poi però so che i jappofan sono tipicamente dei morti di fame ed è facile che ne comprino uno in venti e se lo facciano passare.

    1 Febbraio 2013
    Reply
  7. Turz said:

    Due o tre precisazioni

    In realtà sei o sette 🙂

    – è scritto in italiano corretto

    Udite udite, è scritto persino con le acca!

    non sono italiano

    Questa cosa non l’ho ancora capita. Come ti definisci allora? Ceco? Lombardo? Cittadino del mondo?

    Se mi chiedono se sono italiano, rispondo di sì, perché volente o nolente sono figlio di italiani e ho trascorso in Italia la maggior parte (anche se non la miglior parte) della mia vita, e questo mi ha dato, ripeto volente o nolente, lingua, cultura e pregiudizi provenienti dall’Italia.
    Poi certo, posso precisare: sono italo-tedesco, sono italiano in Germania, la mia patria è il mondo, non credo nell’Italia, ecc. Però non posso dire di non essere almeno parzialmente italiano.

    A molti risulta più interessante di barbosi trattati sociologici, guarda un po’.

    Per me questo è lo stile col quale si deve scrivere un libro. Con stimoli, linguaggio da “parla come mangi” e un pizzico di ironia.
    Se/quando scriverò il libro sui tedeschi, “I cechi non osano sedersi in tram” e “101 motivi per non vivere in Giappone” saranno due delle mie principali fonti di ispirazione.

    1 Febbraio 2013
    Reply
  8. mattia said:

    Questa cosa non l’ho ancora capita. Come ti definisci allora? Ceco? Lombardo? Cittadino del mondo?

    Io invece non capisco questa cosa: perché sentite tutti l’esigenza di definivi come appartenenti a un popolo?
    Non vi basta definirvi come Giovanni, Carla, Piero, Genoeffa…?

    1 Febbraio 2013
    Reply
  9. disma said:

    ahahahah ci terrei molto a leggere le mail di protesta. È incredibile la protesta quando si scaglia contro un’impressione legata ad una esperienza vissuta o ad un punto di vista.

    1 Febbraio 2013
    Reply
  10. mattia said:

    È incredibile la protesta quando si scaglia contro un’impressione legata ad una esperienza vissuta o ad un punto di vista.

    Ma la cosa che più mi sconvolge è che spesso fanno osservazioni la cui risposta è già nel libro.
    Ma cazzo, l’ò già scritta la risposta alla tua obiezione: leggila, capiscila!
    Delle volte mi sembra di avere a che fare con dei minorati, con quella gente che non riesce a fare un ragionamento più complicato di “A=bene; NOT(A)=male”.

    Cambiando discorso, pensa a tutti quelli che leggendo la prefazione andranno a cercare su amazon il tuo libro 😉

    1 Febbraio 2013
    Reply
  11. Turz said:

    Io invece non capisco questa cosa: perché sentite tutti l’esigenza di definivi come appartenenti a un popolo?
    Non vi basta definirvi come Giovanni, Carla, Piero, Genoeffa…?

    A me basterebbe anche definirmi come Turz. Però se dico che sono un Turz non molti capiscono, allora cerco di definirmi appartenente a una categoria più ampia che più gente conosce. Quindi nell’ordine sono:
    1) umano
    2) lavoratore
    3) terrestre
    4) Ingegnere
    5) residente in Germania
    6) italiano

    Se mi chiedono specificamente “di dove sei”, rispondo “terrestre” o “italiano in Germania” (che è il riassunto di “sto in Germania ma sono nato e cresciuto in Italia”).

    Tu se ti chiedono “di dove sei?”, cosa rispondi?

    1 Febbraio 2013
    Reply
  12. mattia said:

    Tu se ti chiedono “di dove sei?”, cosa rispondi?

    quella è un’altra domanda.
    Io la interpreto come “dove abiti?”, quindi dico che sono di Praga.

    Poi dipende dalla lingua. In giapponese si dice più o meno “che cittadino sei?”, non si parla di luogo, non c’è il “dove”, né c’è un “from” o “odkud”.
    La domanda è sulla persona non sul luogo da dove viene o da dove abita.
    In giapponese dunque dico che sono italiano o lombardo, ma solo per semplificare, perché se sto a spiegare queste cose a un giapponese questo va nel panico più totale. Non credo che possa capire il concetto di essere sé stessi e non sentirsi definibile come appartenenti a un popolo.

    1 Febbraio 2013
    Reply
  13. Luca da Osaka said:

    Ma non lo avevi scritto che anche se scrivi questo libro rifaresti volentieri questa esperienza potendo tornare indietro?
    Mistero quanto sono coglioni i giappominchia !
    Guarda uno dei motivi percui ho un blocco nei post è che ho poco tempo per gestire questi coglioni. Hai la mia solidarietà ma goditi sta cosa che qualche giappominchia il tuo libro lo ha pagato. Goduria

    1 Febbraio 2013
    Reply
  14. Rosy said:

    Mah … questa non l’ho capita “In giapponese si dice più o meno “che cittadino sei?”, non si parla di luogo, non c’è il “dove”, né c’è un “from” o “odkud”.”
    Il “KARA” dove lo inserisci?
    La domanda “doko kara kimashitaka” è molto frequente.

    1 Febbraio 2013
    Reply
  15. mattia said:

    La domanda “doko kara kimashitaka” è molto frequente.

    sì, è vero. io stavo pensando alla domanda “nan jin desu ka”.
    Di solito se vogliono chiederti specificatamente di che cittadinanza o nazionalità sei (come si discuteva con turz) ti fanno quella domanda.
    In altre lingue non si usa fare questa domanda se non attraverso forme più complesse e molto meno frequentemente. A me non capita mai che mi chiedono qual è la mia cittadinanza, sia in italiano, che in inglese o ceco mi chiedono da dove sono. Mentre in Giappone mi chiedevano spesso “nan jin desu ka”

    1 Febbraio 2013
    Reply
  16. mattia said:

    Ma non lo avevi scritto che anche se scrivi questo libro rifaresti volentieri questa esperienza potendo tornare indietro?

    Certo, ma l’introduzione penso sia la parte che ànno capito meno.
    Io l’ò detto: ci tornerei in Giappone e consiglio a chi à l’opportunità di andarci. È un’esperienza che sicuramente è utile, tra i vari motivi anche perché abituarsi a vedere le cose da una prospettiva diversa può fare solo bene.
    Il problema dei jappofan è che sono maniaci del relativismo. Non puoi dire che qualcosa secondo te è sbagliato perché loro calano il jolly del “è la loro cultura”.
    Dialogo tipo con jappofan:

    Io: La cosa X in Giappone è sbagliata

    Jappofan: non è sbagliata, in Giappone si fa così

    Io: lo so che si fa così. Si fa così e per me è sbagliata

    Jappofan: ma è la loro cultura

    Io: sì è la loro cultura, ma secondo me è una cosa sbagliata. Non è che se un popolo à la cultura, poniamo, di mangiare la merda allora siccome “è la loro cultura” non posso dire che mangiare la merda è sbagliato.

    – non è sbagliata, dici che è sbagliata perché tu non la capisci

    – tesoro mio, la capisco, e proprio perché la capisco ti dico che è sbagliata

    – Non puoi dire che è sbagliata… è la loro cultura, è la loro cultura.

    In pratica i giappofan non capiscono la differenza tra chi critica qualcosa *perché è diverso da ciò a cui abituato* e chi invece critica qualcosa *perché giudica quel qualcosa sbagliato*.

    Seguendo la logica malata dei jappofan non saresti autorizzato a criticare niente, dovresti sono immedesimarti nella mentalità giapponese fino a perdere la tua capacità di giudizio.

    A questa gente mi piacerebbe chiedere cosa ne pensano dei paesi islamici dove è normale e lecito picchiare la moglie. Cosa? Mi dici che è sbagliato? Non puoi dire che è sbagliato, è la loro cultura! Devi capirli, devi immedesimarti nella loro mentalità… Guai a te se contesti chi picchia la moglie.

    1 Febbraio 2013
    Reply
  17. Valentina said:

    “Io invece non capisco questa cosa: perché sentite tutti l’esigenza di definivi come appartenenti a un popolo?
    Non vi basta definirvi come Giovanni, Carla, Piero, Genoeffa…?”
    Basterebbe anche in un mondo ideale, ma se mi chiedono da dove vengo, o qual è la mia nazionalità, devo rispondere qualcosa, e la prima risposta che mi viene in mente, istintivamente, è che sono italiana (o, se la conversazione è tra italiani, la città in cui sono cresciuta). Non ci penso neanche, per me dire “sono italiana” equivale a dire “ho gli occhi marroni”…lo vivo come un dato di fatto, una cosa naturale e ormai immodificabile, visto che sono figlia di italiani cresciuta in Italia. Non è una questione di orgoglio nazionale (essere italiana mi è abbastanza indifferente), è che proprio non riesco a concepirmi come di una nazionalità diversa o come “cittadina del mondo”, forse perchè non ho vissuto abbastanza fuori dall’Italia, o perchè non provo alcun disprezzo per l’Italia e quindi non sento il bisogno di distaccarmi dai miei connazionali, non lo so.

    Sul giapponese, immagino che con “che cittadino sei?” ti riferisca a なにじんですか, ma si può anche chiedere “da dove vieni?” (どこから来ましたか), che non implica necessariamente la nazionalità (potresti anche rispondere プラハから来ました, per dire) e che, a quanto ne so, è usato abbastanza comunemente.

    “Non credo che possa capire il concetto di essere sé stessi e non sentirsi definibile come appartenenti a un popolo.”
    Credo che la questione sia in realtà più ampia: potrebbe (ma non ne sono certa e non mi va di fare generalizzazioni selvagge) sembrargli strano il fatto di non sentirsi parte di un gruppo, fosse anche semplicemente la famiglia, il fatto di vedersi prima come individuo a sè stante, compiuto in se stesso, e poi, forse, se si vuole, membro di un qualsiasi gruppo.

    1 Febbraio 2013
    Reply
  18. Inti said:

    Mattia
    lo ho letto su un Sony PRS-T1. Proverò a vedere se esiste qualche aggiornamento del FW. Ma confesso che lo ho trovato più divertente così! 🙂

    Una nota, poi:
    “A questa gente mi piacerebbe chiedere cosa ne pensano dei paesi islamici dove è normale e lecito picchiare la moglie.”
    Da te non mi sarei aspettato una generalizzazione così.
    I paesi dove “è lecito picchiare la moglie” non sono islamici.
    O meglio: ci sono paesi islamici dove è lecito, suppongo (non certo qui nella zona), come ce ne sono altri induisti, e pure “cristiani”.
    Non è per via della religione, ma della mentalità locale.

    2 Febbraio 2013
    Reply
  19. mattia said:

    Basterebbe anche in un mondo ideale

    Perché?
    Io mica dico che non devono esserci confini, stati, cittadinanze, passaporti.
    Dico solo che io non obbligo nessuno a identificarsi primariamente con un popolo. Mi è capitato di vivere un anno in un appartamento con un francese e due finlandesi, e quando il francese si riferiva ai finlandesi dicendo “oh, sai dove sono i finlandesi?” a me giravano le palle. Avevano due nomi, dimmi “sai dove sono X e Y?” non “i finlandesi”.

    ma se mi chiedono da dove vengo, o qual è la mia nazionalità, devo rispondere qualcosa,

    Perché “devi”?
    Il dovere c’è se te lo chiede un poliziotto alla frontiera.
    Altrimenti dove sta il dovere di rispondere?

    Non ci penso neanche, per me dire “sono italiana” equivale a dire “ho gli occhi marroni”…lo vivo come un dato di fatto, una cosa naturale e ormai immodificabile, visto che sono figlia di italiani cresciuta in Italia.

    Io invece non mi identifico nelle caratteristiche predominanti del popolo italiano. Anzi, le schifo proprio e ogni volta che vado in italia lo schifo aumenta sempre di più.
    Io rivendico con orgoglio di non avere nulla a che fare con quella gente, altro che dato di fatto.

    è che proprio non riesco a concepirmi come di una nazionalità diversa o come “cittadina del mondo”,

    Lo preciso, io non mi identifico come “cittadino del mondo”. Quelle sono pirlate che si inventano i buonisti da strapazzo.
    Per me è normalissimo che ci siano stati con cittadini che si identificano in caratteristiche comuni diverse da quelle dei cittadini di un altro stato.
    Semplicemente io non mi identifico nelle caratteristiche predominanti del popolo italiano.
    Io non mi sento cittadino del mondo, mi sento persona senza stato.

    Sul giapponese, immagino che con “che cittadino sei?” ti riferisca a なにじんですか,

    Sì, vedi messaggio sopra.

    Credo che la questione sia in realtà più ampia: potrebbe (ma non ne sono certa e non mi va di fare generalizzazioni selvagge) sembrargli strano il fatto di non sentirsi parte di un gruppo, fosse anche semplicemente la famiglia, il fatto di vedersi prima come individuo a sè stante, compiuto in se stesso, e poi, forse, se si vuole, membro di un qualsiasi gruppo.

    Sì, il caso dello Stato è solo un sottocaso della mentalità più ampia che vede l’individuo prima di tutto come membro di un gruppo.

    2 Febbraio 2013
    Reply
  20. mattia said:

    Da te non mi sarei aspettato una generalizzazione così.
    I paesi dove “è lecito picchiare la moglie” non sono islamici.
    O meglio: ci sono paesi islamici dove è lecito, suppongo (non certo qui nella zona), come ce ne sono altri induisti, e pure “cristiani”.
    Non è per via della religione, ma della mentalità locale.

    1. Era un esempio a caso per spiegare il concetto.

    2. Adesso, però, scendiamo giù dal pero e smettiamola di fare quelli che trovano sempre un caso particolare per dire “sì, ma anche loro”.
    Guardiamo la realtà con un po’ di obiettività: i popoli islamici sono un bel tocco peggio.

    2 Febbraio 2013
    Reply
  21. Valentina said:

    Dico “in un mondo ideale” perchè è raro trovare qualcuno che non si identifichi con nessuna nazionalità (almeno, io non ho mai trovato nessuno e non mi è mai stato riferito di nessuno, a parte te), quindi penso che alla maggior parte delle persone suonerebbe strano sentirsi dire “mi sento una persona senza stato” (e infatti anche qui ti sono state poste domande sul fatto che non ti senti italiano).
    Meno male che non ti definisci “cittadino del mondo”, comunque, la trovo una definizione molto pretenziosa, da gente che si crede cosmopolita.

    “Perché “devi”?”
    In effetti dovere non è il verbo giusto…in realtà quello che succede è che, se uno mi chiede la mia nazionalità, rispondo subito che sono italiana, senza nemmeno pensarci o quasi. Non ho il dovere di rispondere, ma lo faccio senza problemi. Forse dipende proprio dal fatto che per me l’essere italiana è ovvio, semplicemente perchè sono nata e cresciuta in Italia da una famiglia italiana e quindi ho assorbito la cultura di questo paese, nel bene e nel male. Per quanto ci siano caratteristiche di una grossa parte del popolo italiano che non mi piacciono per niente, non riesco a non identificarmi come italiana.

    3 Febbraio 2013
    Reply
  22. mamoru said:

    Hai mai parlato con chi ha fatto studi umanistici sul giappone?

    E’ meravigliosa la loro visione aulica e kultural-romantica del paese che ne traspare. Genji monogatari, lo shintoismo e l’amore per la natura e salcazzo cosaltro.

    Quando li sento parlare a me si materializza nella mente il fatto che il principale hobby locale e’ quello di andare a puttane… 😀

    3 Febbraio 2013
    Reply
  23. Rosy said:

    he si, il nanijin è proprio cultura nipponica… io rispondevo Osakajin o Tokyojin, con conseguenti sguardi stupiti 🙂

    3 Febbraio 2013
    Reply
  24. Turz said:

    Avevano due nomi, dimmi “sai dove sono X e Y?” non “i finlandesi”.

    Dipende, se X = Verkkohakemus e Y = Järjestelmätiedot, forse era solo che non si ricordava i nomi.

    Guardiamo la realtà con un po’ di obiettività: i popoli islamici sono un bel tocco peggio.

    Posso darti del razzista? 🙂

    4 Febbraio 2013
    Reply
  25. mattia said:

    Dipende, se X = Verkkohakemus e Y = Järjestelmätiedot, forse era solo che non si ricordava i nomi.

    No, erano due nomi semplicissimi, di 3 e 4 lettere. Pensa che si possono scrivere anche in fonemi base hiragana (il mio criterio sulla semplicità della pronuncia).

    Posso darti del razzista?

    4 Febbraio 2013
    Reply
  26. mattia said:

    Comunque le vendite stanno andando alla grande. Si vede che le polemiche fanno solo bene 😀

    4 Febbraio 2013
    Reply
  27. Turz said:

    Perché dovresti? Da quando gli islamici sono una razza?

    Non ci vedo niente di diverso tra prendersela con uno perché è italiano o boemo e prendersela con “i popoli islamici”.

    Tutto questo per non godwinizzare il thread citando quel tizio che tempo fa diceva che quelli di una certa altra religione sono un tocco peggio.

    4 Febbraio 2013
    Reply
  28. mattia said:

    Non ci vedo niente di diverso tra prendersela con uno perché è italiano o boemo e prendersela con “i popoli islamici”.

    Gli islamici non sono una razza, quindi non puoi definirmi razzista.
    Al massimo religionista.

    E sì, sono religionista. Se da una parte ài un Dio che ti tramuta acqua in vino e dall’altra uno che ti dice di non berlo il vino, mi sembra che la superiorità del primo Dio sia evidente.

    4 Febbraio 2013
    Reply
  29. Luca said:

    Se da una parte ài un Dio che ti tramuta acqua in vino e dall’altra uno che ti dice di non berlo il vino, mi sembra che la superiorità del primo Dio sia evidente.

    Novanta minuti di applausi.

    4 Febbraio 2013
    Reply
  30. Turz said:

    Gli islamici non sono una razza, quindi non puoi definirmi razzista.
    Al massimo religionista.

    Mi trovo costretto a godwinizzare. Allora nemmeno Hitler era razzista: se la prendeva con i disabili, con gli ebrei e con gli omosessuali. Quindi al massimo era sanista, religionista e sessista.

    Se da una parte ài un Dio che ti tramuta acqua in vino e dall’altra uno che ti dice di non berlo il vino, mi sembra che la superiorità del primo Dio sia evidente.

    Su questo c’è poco da discutere 🙂

    Anche se poi mi viene in mente la barzelletta del prete e del rabbino sul treno: http://www.gattosilvestro.net/barzellette40.html

    4 Febbraio 2013
    Reply
  31. mattia said:

    Mi trovo costretto a godwinizzare. Allora nemmeno Hitler era razzista: se la prendeva con i disabili, con gli ebrei e con gli omosessuali. Quindi al massimo era sanista, religionista e sessista.

    Se non ricordo male nel gruppo metteva dentro anche gli zingari, quindi puoi anche aggiungere razzista.
    Comunque, facciamo pure che ce l’avesse solo con handicappati, ebrei e omosessuali. Ok, sarebbe sanista, religionista e sessista ma non razzista.
    E quindi? C’è qualche problema a dire che Hitler non era razzista, se invece trovi parole più precise e corrette per definirlo?
    Non è che razzista è un aggettivo che significa “cattivo” che puoi usare un po’ come vuoi per qualsiasi situazione.

    Tornando al punto sopra: c’è una gran differenza tra essere razzisti, sanisti o sessisti e religionisti.
    Perché uno non sceglie la sua razza, il suo handicap (normalmente), o il suo orientamento sessuale. Uno ci si trova di una razza, non ne à né colpa.
    Quindi, anche ammettendo che si possa stabilire una scala di importanza delle razze mica puoi punire uno per la sua razza. Mica è colpa sua se è di quella razza.

    Per la religione è diversa. La religione uno la professa volontariamente. Se anche viene iniziato a una religione forzatamente da piccolo poi può sempre allontanarsene da grande.
    Quindi se uno professa una religione è perché lo vuole lui.
    Ora, se uno professa una religione stupida la colpa è sua.
    Sì, religione stupida. Perché se uno salta fuori domani a fondare una religione che ti comanda di fare cose stupide e un tizio la segue io ò tutto il diritto di affermare che quella religione è stupida e chi la segue è uno stupido.
    Non è che siccome ci metti sopra l’etichetta “religione” allora non si può contestare più niente.

    Ecco, secondo me l’islam è una religione stupida, e chi la segue – volontariamente e informato del fatto che è una religione stupida – è stupido.
    Non capisco perché dovrei essere accomunato a un razzista per questo.

    4 Febbraio 2013
    Reply
  32. Valentina said:

    Mi tengo fuori dalle questioni sulla stupidità o intelligenza di una religione, che non mi interessano, e commento sull’elemento meno rilevante della discussione: sono io l’unica astemia proibizionista al di fuori del mondo islamico che pensa che il divieto di bere alcolici sia assolutamente giusto?

    4 Febbraio 2013
    Reply
  33. Turz said:

    @mattia:
    Per la religione è diversa. La religione uno la professa volontariamente. Se anche viene iniziato a una religione forzatamente da piccolo poi può sempre allontanarsene da grande.
    Quindi se uno professa una religione è perché lo vuole lui.
    Ora, se uno professa una religione stupida la colpa è sua.

    OK, tutto chiaro. Poi ognuno ha un’opinione diversa di quali religioni siano stupide, ma il concetto generale non fa una piega.

    @Valentina:
    sono io l’unica astemia proibizionista al di fuori del mondo islamico che pensa che il divieto di bere alcolici sia assolutamente giusto?

    Nì. Sarei d’accordo con il divieto totale di bere alcolici prima di mettersi alla guida e con il divieto totale di ubriacarsi. Riserverei però il divieto assoluto di bere alcolici solo a quelle categorie di persone che non sanno distinguere tra la birretta a stomaco pieno e la sbornia totale, cioè solo ai bambini e agli stupidi.
    Il che comunque è coerente col fatto che le proibizioni di molte religioni (alcool, maiale, sesso prematrimoniale) siano valide per chi non sa distinguere comportamenti innocui da comportamenti a rischio e col fatto che molte religioni considerino i credenti come dei bambini o degli stupidi.

    5 Febbraio 2013
    Reply
  34. mattia said:

    Il che comunque è coerente col fatto che le proibizioni di molte religioni (alcool, maiale, sesso prematrimoniale) siano valide per chi non sa distinguere comportamenti innocui da comportamenti a rischio e col fatto che molte religioni considerino i credenti come dei bambini o degli stupidi.

    Ah be, questo è fuori di discussione. È ovvio che molti divieti religiosi sono semplicemente nati per un’esigenza di regolare una società. A partire dall’orribile tradizione di circoncidere i bambini: si faceva una volta per questioni igieniche, poi per convincerli a farlo ànno inventato la storia che era perché lo voleva Dio. Che mi vengano però a parlare di motivi igienici per la circoncisione adesso che c’è acqua e sapone a volontà è ridicolo.
    Comunque mi permetto di far notare che il cristianesimo si distingue un filino fin dalle origini da molte altre religioni per quanto riguarda i divieti. Gesù agli ebrei che digiunavano lo diceva: cazzo fate digiuno, che poi si sentono i lamenti fino al cielo. Se dovete fare queste scene mangiate. E infatti i suoi discepoli col piffero che digiunavano.
    Cioè, Gesù è sempre stato un tizio che più che alla regola guardava alla sostanza. Poi mica è un anarchico, le sue indicazioni di comportamento le à date anche lui, però è stato rivoluzionario perché à rotto con un mondo di persone che considerava le regole religiose come da avvocati, introducendo un sistema di flessibilità a seconda delle situazioni.

    5 Febbraio 2013
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  35. mattia said:

    Nì. Sarei d’accordo con il divieto totale di bere alcolici prima di mettersi alla guida

    Be’, in molti paesi (tra cui questo) è già così.

    5 Febbraio 2013
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  36. Turz said:

    Be’, in molti paesi (tra cui questo) è già così.

    In molti paesi è così per legge, ma mi piacerebbe fondare una religione che avesse lo stesso divieto: magari la legge divina la rispetterebbe più gente. O meglio: il “non uccidere” lo dicono in tanti, il problema è che molti non vedono il nesso tra “non bere se devi guidare” e “non uccidere”.

    5 Febbraio 2013
    Reply
  37. Turz said:

    perché à rotto con un mondo di persone che considerava le regole religiose come da avvocati, introducendo un sistema di flessibilità a seconda delle situazioni.

    Poi purtroppo gli avvocati sono tornati…

    5 Febbraio 2013
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  38. mattia said:

    Non ne sono sicuro al 100% ma penso che per il cattolicesimo sia peccato.
    Cioè, di per sé è peccato ubriacarsi. Puoi bere ma non fino a rovinarti il fisico, perché il corpo è comunque il tempio dello spirito e nuocergli volontariamente è peccato.
    Però anche se bevi e poi ti metti a guidare tu sai che ti metti in una situazione in cui metti a rischio la vita tua e degli altri. Quindi stai deliberatamente tramando contro la vita. Anche se non ammazzi nessuno comunque fai peccato allo stesso.
    Qualcuno più esperto mi corregga nel caso.

    5 Febbraio 2013
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  39. mattia said:

    Poi purtroppo gli avvocati sono tornati…

    Ma in realtà no, sai. O meglio, fino a un certo punto.
    Il concetto della confessione sta proprio nel fatto che al sacerdote è demandato il compito di capire cosa c’è dietro un’azione, e applicare la regola con saggezza e non come una macchinetta automatica.

    5 Febbraio 2013
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  40. Valeria said:

    Il libro è godevole. Io non sono una giappofan (sono andata in Cina prima che in Giappone e mi hanno instillato l’odio per il Giappone…scherzo) ma non mi meraviglio troppo di quelli che ti criticano senza aver dato prova di aver capito quello che scrivevi. Un po’ come i commenti ai video di youtube, non capisco mai perchè c’è gente che si mette a commentare in maniera sgradevole roba che disapprova…non guardarla!!!!!

    5 Febbraio 2013
    Reply
  41. Luca said:

    Però anche se bevi e poi ti metti a guidare tu sai che ti metti in una situazione in cui metti a rischio la vita tua e degli altri. Quindi stai deliberatamente tramando contro la vita. Anche se non ammazzi nessuno comunque fai peccato allo stesso.
    Qualcuno più esperto mi corregga nel caso.

    Il Catechismo, nella sezione riguardante i Comandamenti, dice:
    “La virtù della temperanza dispone ad evitare ogni sorta di eccessi, l’abuso dei cibi, dell’alcool, del tabacco e dei medicinali. Coloro che, in stato di ubriachezza o per uno smodato gusto della velocità, mettono in pericolo l’incolumità altrui e la propria sulle strade, in mare, o in volo, si rendono gravemente colpevoli.”

    PS: non che ne sia esperto, ma il Catechismo è sempre fonte di nuove scoperte per me, e così ho colto l’occasione.

    7 Febbraio 2013
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