Quella storia lì che ci sono meno laureati (o immatricolati, fa lo stesso)

Oggi ò letto un po’ come tutti questa notizia per cui in pochi anni (dal 2003 al 2011) si sono persi per strada 58 mila immatricolati all’università.
Sono numeri che fanno impressione, ma non dicono tutto.

Un paese di gente istruita è sicuramente migliore di un paese di gente ignorante, e questo è fuori discussione. Lo è perché un popolo istruito sa meglio decidere del suo futuro, è in grado di comprendere quando un politico dice delle balle e sa prendere decisioni più sagge di un popolo ignorante.
Il secondo motivo è che un popolo istruito è la base per lo sviluppo economico. Tagliando giù col fulciotto, nel mondo ci sono paesi che stanno dopo il “Made in” e paesi che stanno dopo il “Designed in”. Se vuoi stare nel secondo gruppo ài bisogno di qualcuno che sappia farlo quel designed.
Un popolo di gente non istruita finisce, di necessità, nei paesi che stanno dopo il “Made in“.

Il problema è che quando si dànno questi numeri (il numero di immatricolati, il numero di laureati…) si semplifica troppo. Non tutti i laureati sono uguali, e non necessariamente averne tanti ci fa stare dalla pare del “Designed in“.
Uno dei problemi dell’italia è che il sistema economico non à saputo approfittare del capitale umano costituito dai laureati italiani. La mentalità dell’imprenditore tipo italiano è massimizzare i profitti finché si riesce e poi si salvi chi può. Che poi non è nemmeno tutta colpa loro: molte aziende semplicemente sono troppo piccole per poter pensare di lanciarsi in cose più grandi di loro. Quell’azienda sa fare una cosa, la fa, finché vende ok, e poi amen. Spesso non c’è visione di innovazione perché sarebbe uno sforzo che una piccola azienda non può permettersi.
Tanti laureati non trovano lavoro qualificato per i loro studi perché semplicemente non ci sono aziende in grado di fornire lavoro qualificato.
A questo punto tu puoi sfornare tutti i laureati che vuoi, ma se il sistema economico non collabora e prende un ingegnere meccanico per contare le viti difettose a che servono tutti quei laureati?

Poi c’è anche da dire che non tutti i laureati sono uguali. L’ingegnere magari non conta le viti difettose, però spesso un lavoro attinente ai suoi studi lo fa. Nel contempo il paese è pieno di laureati in filosofia che fanno i cassieri del supermercato. A cosa serve sfornare laureati in materie che non servono a niente?
Tu puoi chiedere al sistema economico di avere coraggio, di osare, ti tentare la carta dell’innovazione… Puoi ripensare il sistema economico passando da un insieme di piccole aziende con l’orizzonte al prossimo semestre a un sistema economico basato su aziende più grandi capaci di prendersi sulle spalle la progettazione del futuro e condurre l’innovazione. A quel punto sì che ti verranno utili tutti gli ingegneri e i fisici che adesso scappano all’estero.
Ma dei filosofi continueremo a non sapere che farcene.

Non dobbiamo dunque guardare solo il numero dei laureati, dobbiamo anche capire che tipo di laureati sono. Perché avere tanti laureati inutili non serve a niente. Gonfia il numero, ma produrli è solo una perdita di tempo, di energie e di denaro.

Se vogliamo che il sistema funzioni nel suo complesso dobbiamo, prima di tutto, fare in modo che le aziende abbiano bisogno di laureati, e poi fornire loro quelli giusti.
A questo scopo bisognerebbe depotenziare significativamente le facoltà umanistiche e altre amenità assortite. Prendere la gente in gamba che si mette in mente di studiare cose inutili e spedirla nelle facoltà scientifiche. Nel frattempo prendi quelli meno in gamba delle facoltà scientifiche e li metti a fare lavori per cui non serve un laureato.
Il problema infatti è che spesso nelle facoltà scientifiche, per una banale questione statistica, arriva tanta gente che non è adatta per quegli studi. Poi si laureano anche, mica sto parlando della dispersione scolastica. Parlo di gente che insiste, insiste e insiste finché non si laurea. Mi viene in mente quello che nel nostro corso chiamavamo lo stordito, uno che probabilmente aveva anche qualche mancanza mentale e che ci domandavamo cosa ci facesse lì. Ebbene, alla fine si è laureato anche lui: ma a cosa serve un ingegnere così?
L’effetto è solo di abbassare la media, di spingere verso il basso il livello degli insegnamenti.
Sostituire questa gente con gente in gamba che normalmente studierebbe altro consentirebbe di avere facoltà scientifiche piene di studenti di livello altissimo, così che i laureati in uscita siano laureati con le palle.

E gli altri? Gli altri possono anche non farla l’università. Senza scandalizzarsi. Se i lavori a cui sarebbero destinati possono essere fatti da diplomati possono farli anche da diplomati. Cosa c’è che non va?
Devono per forza laurearsi per poi fare un lavoro che potevano fare anche 5 anni prima?
A me viene anche da ridere quando vedo i quarantenni che si ostinano a volersi laureare dando un esame all’anno. Una volta che prendi questa laurea poi cosa cambia? Molto probabilmente  continuerai a fare lo stesso lavoro che fai ora, quindi a che ti serve?
Non è che quando ti laurei scende lo spirito santo. Se la laurea ti serve a qualcosa bene, ma se con o senza laurea continui a fare lo stesso lavoro allora che ti ci metti a fare?
Il problema di quei numeri sbattuti sul giornale è anche questo; bisogna uscire dalla mentalità per cui bisogna laurearsi a tutti i costi. Ci si laurea se serve, altrimenti è uno sforzo inutile. E invece rimaniamo invischiati in questa mentalità del pezzo di carta, del titolo di dottore (dottore in scienze delle merendine ma dottore), dell’essere per forza laureato altrimenti la prozia ci rimane male. Nemmeno fosse quel pezzo di carta a qualificare chi sei.

A questo punto uno salta su e mi dice: bravo, ma così tieni lontano dall’istruzione molta gente. Tutti dovrebbero avere diritto a laurearsi! Articolo stocazzo della costituzione! Diritto allo studio!

E qui veniamo al primo punto, al primo motivo per cui avevo detto che avere un popolo istruito è meglio che avere un popolo non istruito. Per quella formazione che ti consente di essere un cittadino migliore, di capire quando il politico di racconta balle; quella formazione che ti dà gli strumenti per comprendere come investire in un fondo pensione o evitare di accumulare rate alla è meno di un caffè al giorno! che poi non riesci a pagare.
Ecco, questo tipo di istruzione dovrebbe essere garantita con le scuole superiori.
Una volta l’esame si chiamava “di maturità” e quel nome era azzeccato: dovevi dimostrare di essere maturo. Maturo, che parola importante. Eppure era quello che ti qualificava come diplomato, avevi la maturità tale da comprendere il mondo che ti circondava e fare le scelte giuste.
Invece adesso non solo siamo pieni di diplomati ignoranti come asini ma anche di laureati che li battono. E quando parlo di ignoranza non parlo di nozionismo, parlo di cose concrete.

L’esempio, se volete, è nelle indagini statistiche che vedono tra gli elettori del movimento cinque stronzi molte persone con alti livelli di istruzione. Se un laureato vota il movimento cinque stronzi senza capire che vergognarsi (ma anzi, essendo convinto di essere quello che la sa lunga) significa che c’è qualcosa che non va nel sistema scolastico.
Se le cose funzionassero a dovere non dico un laureato, ma anche solo un diplomato dovrebbe avere tutti gli strumenti per accorgersi che quelle di grillo sono enormi bufale.

Secondo me dobbiamo ripartire dalla scuola superiore, ricreare lì la cultura di base. Non la cultura fatta di cavalline storne studiate venti volte o di lingue inutili che al massimo ti servono per parlare con un vescovo (e spesso nemmeno quello). La cultura che ti consente di essere veramente maturo e non farti infinocchiare da un cialtrone che vede colline inesistenti, da chi ti propone riscaldamento a peti umani come soluzione al problema energetico o da chi ti propone palle magiche per lavare senza detersivo mentre ti spiega che il debito pubblico è colpa del signoraggio. Una scuola superiore dove si impara bene la matematica, la fisica, e le lingue straniere (le lingue, al plurale).

Perché poi se non ricevi questa formazione alla scuola superiore all’università mica te la fai (può capitare, ma è meglio farsela prima). C’è la scuola superiore, ci vanno (quasi) tutti: che occasione migliore abbiamo per far crescere un popolo in gamba?
Ridiamo al diploma il suo valore originario, facciamo in modo che un diplomato sia uno davvero maturo. Poi vada a fare un lavoro da diplomato così che trovi il suo ruolo subito senza perdere cinque anni all’università per poi tornare – depresso – a fare un lavoro che avrebbe potuto fare anche senza laurearsi.

Di certo poi le statistiche ci metterebbero in fondo alla classifica per numero di laureati.
Ma porco cazzo, mica siamo qui a far contenti le statistiche.

 

19 Comments

  1. fgpx78 said:

    Cercavo di spiegarlo a mia madre poche sere fa, l’importanza di una scuola SUPERIORE che formi bene le persone, che le incentivi a imparare – e bene – cose UTILI.
    Anche per me il succo sta tutto lì.

    L’unica vera differenza, purtroppo, al giorno d’oggi la fanno molti genitori, che educano i figli nella mentalità del “meno possibile”. Vanno a scuola per andarci, imparano poco, crescono svogliati fin dai primi anni di vita. Coccolati e mai spronati…veri mollaccioni inutili.

    Per questo credo che anche a trovare il modo di far diventare le scuole superiori dei posti fantastici (la mia, per fortuna, per molti versi lo era) avremo sempre lo scoglio più grande da scavalcare…gli studenti che non studiano. Perché sinceramente anche le superiori attuali possono formarti bene…basta volerlo. Basta capire a cosa servono gli anni di studio, e integrare con la propria curiosità (Io le superiori mica le ho fatte tanto bene, ma quando al’alba della quarta mi sono accorto di quanto era utile e bello studiare, mi sono messo sotto a ripassarmi il programma degli anni precedenti in lunghi pomeriggi a casa…)

    Quindi il problema semmai è non far diplomare chi le superiori le fa tanto per farle. Farli star lì, dentro la scuola, a pagare anno dopo anno finché non si stancheranno o la capiranno da soli…non ci vuole nemmeno tanto.
    Altrimenti ci ritroviamo poi pieni di diplomati che, non sapendo che fare ed avendo pure meno voglia di lavorare che di studiare, riempiono le facoltà di filosofia (che per qualche giorno ho pensato di fare pure io, prima di rinsavire pensando al mio futuro da disoccupato eh?)

    1 Febbraio 2013
  2. Paolo said:

    Mi sento di quotare fgpx78: è vero, c’è bisogno di una scuola migliore e più efficiente, però credo che serva anche un cambiamento anche in ambito familiare. Ormai sono molti i genitori che, nel momento in cui vedono il figlio andare male a scuola, danno la colpa al professore invece di sgridare il figlio. E questo lo reputo più grave delle possibili materie che si insegnano a scuola.

    Nel mio liceo, dalla prima alla quinta superiore, gli alunni presenti sono aumentati di circa il 40% (passando da un migliaio a circa 1400) senza che questo fosse dovuto a un aumento delle nascite; facendo un minimo di indagine ho scoperto che molti genitori iscrivono i propri figli al liceo scientifico perché considerano “di serie B” tutte le altre opzioni a disposizione (dal tecnico al professionale). Questo a mio avviso è un problema molto grosso, perché la scelta della scuola superiore dovrebbe spettare al ragazzo e se il ragazzo non ha voglia di fare lo scientifico perché poi non vuole proseguire con gli studi, ma iniziare subito a lavorare con il diploma, allora i genitori dovrebbero capire le esigenze al figlio, senza farlo andare a una scuola che non gli interessa e che farà in maniera svogliata.

    Aggiungiamo poi che in ambito lavorativo chiedono ormai la laurea per qualsiasi cosa (ho visto parecchi annunci di lavoro in cui si cercava un contabile con laurea in economia…come se un ragazzo diplomato in ragioneria non andasse bene) e questo spinge molti a iscriversi all’università quando non ne hanno voglia e vorrebbero semplicemente lavorare. Quindi il problema è parecchio profondo e non è solo dovuto alle materie più o meno utili che si insegnano a scuola, ma anche a un problema culturale di base in ambito familiare e a un mondo del lavoro che cerca solo laureati come se fossero la panacea di tutti i mali.

    1 Febbraio 2013
  3. Tyreal said:

    E’ anche passata una certa mentalità, per anni, che le discipline umanistiche fossero in qualche modo “superiori” a quelle scientifiche, relegate a occuapzioni per “intelletti minuti” come sosteneva Croce.
    Forse è ora di abbandonare questa sciocca convinzione.

    1 Febbraio 2013
  4. mattia said:

    L’unica vera differenza, purtroppo, al giorno d’oggi la fanno molti genitori, che educano i figli nella mentalità del “meno possibile”.

    Ah be’, sicuramente una bella fetta di colpa sta anche nelle famiglie e negli studenti stessi.
    Prima non seguono le lezioni, non studiano e poi quando prendono le insufficienze protestano col governo perché non finanzia i corsi di recupero e vanno in piazza a parlare di diritto al studio.

    La mentalità è sempre quella. Sono anni che sento studenti e genitori che protestano per i tagli alla scuola, non li senti mai protestare contro sé stessi e dire che per migliorare la scuola devono impegnarsi di più.
    Sempre e solo colpa del governo. Come se una buona istruzione venisse in automatico mettendoci i soldi.
    Eh no, non basta metterci i soldi, bisogna anche impegnarsi.

    Questo a mio avviso è un problema molto grosso, perché la scelta della scuola superiore dovrebbe spettare al ragazzo e se il ragazzo non ha voglia di fare lo scientifico perché poi non vuole proseguire con gli studi,

    tra l’altro, fare un professionale non chiude nemmeno l’accesso all’università. Lo dice uno che à fatto il professionale…

    Aggiungiamo poi che in ambito lavorativo chiedono ormai la laurea per qualsiasi cosa (ho visto parecchi annunci di lavoro in cui si cercava un contabile con laurea in economia…come se un ragazzo diplomato in ragioneria non andasse bene)

    Esatto. L’assurdo è che vedo amici ingegneri che fanno lavori da periti, essendo essi stessi periti; ma cavolo, questo lavoro potevi farlo anche senza laurearti, ti bastava essere perito. E la risposta è stata: ài ragione, ma senza laurea non me lo avrebbero fatto fare. Mentalità del pezzo di carta.
    Quindi c’è anche un problema nelle aziende che invece di guardare a quello che uno sa fare si basano sulla mentalità del pezzo di carta.

    1 Febbraio 2013
  5. Turz said:

    se il sistema economico non collabora e prende un ingegnere meccanico per contare le viti difettose

    Non so se sei serio o ironico, ma ti sei avvicinato molto alla realtà.

    1 Febbraio 2013
  6. shevathas said:

    quoto anche io la questione della scuola superiore. Se l’unversità veniva presa d’assalto era perché il filtro delle superiori funzionava alquanto male.
    Per il resto se volete farvi 4 risate sulla qualità di certi percorsi di laurea: http://www.repubblica.it/scuola/2012/12/17/news/concorsone_scuola_si_parte_320mila_alla_prova_per_11_500_posti-48911762/

    qui ci sono alcuni dati sui corsi di studio dei promossi alla preselezione del concorsone. E chiariscono abbastanza quali siano le lauree dove si lavora e quali quelle fuffa.

    1 Febbraio 2013
  7. StefanoR said:

    Oggi su “Il Giornale” online c’e’ un articolo che dice esattamente le stesse cose.
    Non so quanto una concordanza di idee con quella testata sia cosa buona, ma e’ stata una coincidenza interessante.

    1 Febbraio 2013
  8. mattia said:

    Non so quanto una concordanza di idee con quella testata sia cosa buona

    Se dicono una cosa sensata sul Giornale non è che diventa meno sensata perché è pubblicata lì, né che bisogna vergognarsi di dire le stesse cose.
    L’idea rimane immutata chiunque la pronunci.

    Al massimo vuole solo dire che statisticamente persino sul giornale una volta ogni tanto dicono qualcosa di sensato.

    1 Febbraio 2013
  9. Premessa: sono laureata in lettere proveniente dal liceo scienfico.

    Quando mi sono iscritta, sapevo benissimo, come il 90% degli iscritti a lettere, che trovare lavoro con quella laurea sarebbe stato duro (infatti faccio un lavoro da laureato che non c’entra nulla con lettere); non ho mai preteso di trovare lavoro solamente grazie al pezzo di carta. Ho continuato ad aggiornarmi e a studiare in campi di cui non sapevo un bel nulla e la tecnica ha pagato. Tanti della mia generazione hanno preso con me l’ultimo treno (la SISS, il concorso del 1999, qualche altro spizzico di lavoro), ma sono stati quelli più testardi e sgobboni.

    Poi è iniziata la moda di Scienze della Comunicazione: tutti nei new media, si diceva, con una laurea che non è né carne né pesce (anche Conservazione dei Beni Culturali ha dato le sue soddisfazioni). Ricordo anche con affetto Scienze della Formazione, che ha creato due classi di maestri/e: che si era fatto/a il mazzo alle superiori e chi non sapeva nemmeno dove si trovasse.

    Sto per farmi bocciare allegramente agli scritti del concorsone (non avendo aperto libro, me lo merito), ma caspiterina, come hanno fatto delle persone della mia non verde età con tanto di laurea a non passare una preselezione che anche mia nipote di nove anni avrebbe superato studiando il minimo indispensabile? Non è che stiamo assistendo ad un clamoroso dumbing down di tutto il sistema scolastico, in cui si promuovono tutti a forza perché altrimenti mamma piange?

    1 Febbraio 2013
  10. Paolo said:

    L’Economa Domestica: Non è che stiamo assistendo ad un clamoroso dumbing down di tutto il sistema scolastico, in cui si promuovono tutti a forza perché altrimenti mamma piange?

    Parlo per quello che so e ho visto limitatamente alla mia zona di residenza. Fino a qualche anno fa (parlo del 2004-2005) era effettivamente così, si davano tre debiti senza bocciare e un ragazzo poteva diplomarsi senza quasi aver saldato tutti i debiti. Poi alcuni istituti (soprattutto in ambito tecnico/professionale, ma anche alcuni licei) hanno iniziato a bocciare (finalmente) chi se lo meritava. Il tutto è nato dal fatto che molti ragazzi hanno iniziato a frequentare gli istituti tecnici e professionali pensando che fossero più semplici dei licei e che non servisse studiare, così i prof per compensare questa svogliatezza hanno iniziato a bocciare in massa. Aggiungo anche che a questo ha contribuito il fatto che i debiti devono essere saldati prima dell’inizio del nuovo anno scolastico, e non dopo come avveniva un tempo.

    In soldoni (e sperando che questo capiti a livello più ampio e non solo qui da me), spero che con questo cambio di mentalità ci si infischi delle mamme che piangono e che si pensi a istruire seriamente i ragazzi.

    3 Febbraio 2013
  11. mamoru said:

    Quando decisi di iscrivermi all’itis, fui guardato male da molti parenti… quasi schifati dalla notizia.

    In compenso i miei mi lasciarono abbastanza tranquillamente la scelta della scuola, in fondo era ora che decidessi per conto mio, anche se l’idea che liceo >> istituto tecnico in loro un poco c’era.

    Pensare poi che la scuola che frequentai aveva un tasso di selezione in prima del 70% (mia classe su 25 iscritti 6 promossi a giugno) magari farebbe scandalizzare molti, secondo me era giusto cosi’.

    Come diceva un docente del tempo: “se non li prepariamo con severita’ nel mondo del lavoro li sbranano.”

    3 Febbraio 2013
  12. shevathas said:

    @mamoru
    Come diceva un docente del tempo: “se non li prepariamo con severita’ nel mondo del lavoro li sbranano.”

    Infatti. Anzi se fai diplomare cani&porci le aziende del luogo tenderanno a considerare irrilevante, se non a discriminare, chiunque abbia preso quel titolo.

    4 Febbraio 2013
  13. Valeria said:

    Mi sembra un discorso un pochino superficiale, in realtà i laureati in materie letterarie servono eccome (e potrebbero servire anche di più in un paese che dovrebbe utilizzare meglio il suo ingombrante patrimonio culturale) perchè mentre è vero che tu che hai studiato ingegneria fai l’ingegnere e chi come me ha studiato architettura fa l’architetto ma non è altrettanto implicito che chi abbia studiato filosofia faccia il filosofo. Può fare tante cose e se fa il cassiere (a meno che non sia una scelta perversa) è perchè non ha trovato/cercato un altro lavoro più adatto ai suoi studi. Per fare un buon ingegnere serve tanta filosofia e tanta cultura, non è mica vero che basta ridurre le facoltà a quelle poche decine di titoli di studio scientifici più rilevanti in questo momento.
    Mentre non sono d’accordo per niente sul fatto che una laurea sia segno di intelligenza a prescindere: forse può essere segno di capacità logico-matematiche o di astrazione o di predisposizione linguistica ma troppo spesso ho incontrato laureati che sono degli emeriti imbecilli provenienti dalle facoltà più disparate.

    5 Febbraio 2013
  14. mattia said:

    Mi sembra un discorso un pochino superficiale, in realtà i laureati in materie letterarie servono eccome

    A fare cosa?

    (e potrebbero servire anche di più in un paese che dovrebbe utilizzare meglio il suo ingombrante patrimonio culturale)

    Fammi capire, secondo te un turista americano che va a Firenze à la voglia per star lì ad ascoltare un laureato in lettere che gli spiega la Divina Commedia verso per verso?
    Oppure cosa intendi per “utilizzare meglio il suo ingombrante patrimonio culturale”?

    Può fare tante cose

    Tipo?
    E mi raccomando, lavori per i quali la laurea in filosofia è qualcosa di determinante.

    Per fare un buon ingegnere serve tanta filosofia

    Ancora con ‘sta storia. Mi sembrate i patiti di della magnetoimpedenza che chiamano magnetoimpedenza qualsiasi cosa, anche un sensore a effetto Hall, basta che abbia una corrente in ingresso e una tensione in uscita. Voi chiamate filosofia qualsiasi cosa.

    No, per fare un buon ingegnere non serve tanta filosofia. E nemmeno poca. Non ne serve proprio.
    Serve insegnare il metodo scientifico, come si applica praticamente e come non farsi ingannare dalle apparenze. Al massimo serve insegnare ad essere onesti, ché dai tuoi lavori può dipendere la vita della gente. Ma essere onesti è una caratteristica che si dovrebbe avere a tutti i livelli per essere buoni cittadini, in generale.

    5 Febbraio 2013
  15. Valeria said:

    Mah, non mi hai convinto. Prima di tutto credo che ci siano, già ora e potenzialmente, tanti lavori che richiedono una buona preparazione culturale che ti può dare una facoltà umanistica, penso a tutte quelle professioni legate alla promozione artistica e culturale, musei, ecc. Per questo genere di lavori è indifferente che tu sia laureato in filosofia, storia, lettere o ingegneria, quindi perchè non permettere ad ognuno di seguire la sua principale attitudine?
    Inoltre per ogni lavoro, ci scommetto anche per fare lo scienziato in un laboratorio, servono altre capacità oltre a quelle meramente inerenti la materia di studio. Mi immagino che il direttore di un laboratorio finisca per avere anche delle buoni doti manageriali e di comunicazione. Così come tanti tecnici che entrano a lavorare nell’industria e finiscono a fare i manager. Queste capacità possono essere state alimentate anche da una passione per materie diverse da quelle di studio? Sarà un caso che le persone che ho avuto la fortuna di incontrare e che occupano posizioni lavorative prestigiose siano spesso molto colte in ambiti differenti da quelli del loro lavoro?
    Io credo che l’essere umano ricerchi equilibrio e punti di riferimento. Spesso li trova nelle religioni, altre volte nelle ideologie o nelle filosofie.

    6 Febbraio 2013
  16. mattia said:

    Prima di tutto credo che ci siano, già ora e potenzialmente, tanti lavori che richiedono una buona preparazione culturale che ti può dare una facoltà umanistica

    Tipo?

    penso a tutte quelle professioni legate alla promozione artistica e culturale, musei, ecc.

    ài presente il film “my life in ruins”?

    Per questo genere di lavori è indifferente che tu sia laureato in filosofia, storia, lettere o ingegneria,

    Quindi stai dicendo che per fare quei lavori è inutile laurearsi in filosofia.
    Lo fai perché devi passare cinque anni e preferisci farlo seguendo la tua “principale attitudine”. Poi fai qualcosa che avresti potuto fare comunque.

    Inoltre per ogni lavoro, ci scommetto anche per fare lo scienziato in un laboratorio, servono altre capacità oltre a quelle meramente inerenti la materia di studio.

    Spirito di osservazione, tenacia, fiuto, capacità di non arroccarsi sulle conoscenza acquisite … robe un po’ innate e un po’ che si imparano col tempo e la pratica.
    Nulla di filosofico.

    Mi immagino che il direttore di un laboratorio finisca per avere anche delle buoni doti manageriali e di comunicazione

    Dipende. In alcuni paesi ci sono carriere separate: puoi fare carriera come scienziato sia come manager. In altri paesi tengono le carriere unite.

    Così come tanti tecnici che entrano a lavorare nell’industria e finiscono a fare i manager. Queste capacità possono essere state alimentate anche da una passione per materie diverse da quelle di studio?

    Appunto. Stai dicendo che una persona che fa studi scientifici poi à la capacità di seguire una carriera scientifica piuttosto che la carriera direttiva.
    Può fare uno e l’altro.
    Le capacità che à acquisito durante la vita e che gli consentono di perseguire la carriera direttiva sono appunto cose che non à imparato da una facoltà umanistica, che quindi si riconferma inutile a questo scopo.

    6 Febbraio 2013
  17. アンドレア said:

    Ciao Mattia, sono un tuo lettore abituale. Sottoscrivo tutto quanto hai vergato in questo post, a parte il passaggio del depotenziamento delle facolta umanistiche. Anche se sono uno ‘scienziato’ come te, penso che in una società piu ricca ci sia spazio per tutti.

    Sul caso specifico di un laureato in filosofia non saprei dirti che contributo concreto potrebbe dare alla societa. Ma se consideri per esempio un traduttore di lingue straniere, questi avrebbe piu possibilita di lavoro tanto piu il mercato fosse in grado di assorbire lavoratori dalle competenze scientifiche.

    Nel senso che la capacita di assorbimento di laureati umanistici è inclusa nella cap di assorbimento di laureati scientifici. Se cosi non fosse otterremmo per assurdo di chiudere tutti i conservatori italiani, solo perche saper suonare è un servizio che non porta immediata ricchezza?

    14 Febbraio 2013
  18. mattia said:

    Se cosi non fosse otterremmo per assurdo di chiudere tutti i conservatori italiani, solo perche saper suonare è un servizio che non porta immediata ricchezza?

    Attenzione, su questo devo fare una precisazione importante.
    Non sono io che decido sulla base di cosa voglio io cosa tenere aperto o cosa chiudere. È la gente, siete voi.
    Quando spendete i soldi che guadagnate decidete cosa finanziare. Se la gente spendesse 30 euro al mese per andare a teatro a sentire l’opera, evidentemente non ci sarebbe nessun problema a tenere aperti i conservatori. È un mercato che si sostiene, e va bene così.
    La gente però preferisce spendere quei 30 euro nell’iCoso di turno, e a quel punto dànno lavoro alla gente che lavora per creare l’iCoso.
    Un governo saggio deve fare in modo che l’istruzione non vada in qualcosa che poi trova uno sbocco lavorativo. In questo caso è la tecnologia. Se un domani la gente decidesse di spendere tutti i propri soldi in quadri allora il governo farebbe bene a favorire il mercato dei quadri finanziando chi studia per diventare pittore.
    Se proprio volete fare in modo che discipline umanistiche siano potenziate non dovete chiedere sempre allo Stato di finanziarle a fondo perso. Dovete fare in modo, voi stessi, che non siano attività in perdita ma siano attività economicamente profittevoli.
    Spendete i vostri denari per andare a teatro anziché comprarvi l’iCoso, per esempio. E quando i posti di lavoro saranno nello orchestre anziché tra i sysadmin perché la gente passerà più tempo a teatro che su internet di sicuro smetterò di dire che bisogna puntare sui sysadmin.
    La gente invece pretende che si finanzino attività economiche in perdita, e poi finisce per dare i propri soldi ad altro. Oh, vuoi l’iCoso? Ah, però quando ti dico che per averlo devi accettare che lo Stato investa di più nelle facoltà che creano persone che lo sappiano produrre ti lamenti…

    Piesse: poi ovviamente il concetto è più complesso. Tante spese per la tecnologia non sono frutto di capricci tecnologici. Penso alla tecnologia medica, ma anche solo alle infrastrutture. Ponti, edifici, l’alta velocità ferroviaria… Tutta roba che dà lavoro a chi fa studi tecnico-scientifici, e che finanziamo non perché siamo capricciosi, ma perché abbiamo bisogno di essere curati, di luoghi dove vivere, di spostarci… Al di là di come scegliamo di spendere i nostri soldi a disposizione dopo le spese dovute, ci sono – appunto – le spese dovute. La priorità delle discipline tecnico-scientifiche è dunque quasi intrinseca.

    14 Febbraio 2013

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