Il girafogli

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Ieri sono andato a un concerto al museo di Dvorak. Museo che non sapevo nemmeno esistesse, tra l’altro, e che mi sono ripromesso di visitare con calma.
Comunque, questo museo è all’interno di una bella palazzina al centro di Praga e il concerto era ovviamente su Dvorak.
Suonava l’ensemble giovanile di Praga, diretta da un giapponese che parla ceco e per qualche strano motivo metà del gruppo era costituito da asiatici.

E niente, bel concerto e bella acustica. Una saletta minuscola con la gente tutta pressata a due metri dai musicisti, ma nonostante la struttura non facesse presagire nulla di buono l’acustica era meravigliosa. Sembrava di mettere quelle cuffie costose che costano trecento euro, che dici… cazzo, come fa a costare trecento euro una cuffia?… e poi quando la metti dici “sti cazzi”.

Molto bravi i musicisti, proprio bravi, roba di lusso. Una bella serata di musica laiv a costo zero, visto che l’ingresso era gratuito.
Cosa che fa riflettere, perché a guardar bene ci sono molte cose belle e gratuite, basta guardarsi un po’ attorno. E questa è una cosa che mi piace molto di questa città, dove la cultura costa davvero poco. Non come a Fukuoka dove per ogni cagatina ti chiedevano il millino (di yen) e per le cose di qualità erano biglietti e biglietti da mille che andavano.

Ma a parte questo, all’inizio del concerto c’è stata un’esecuzione al piano a quattro mani (e due persone, mica che c’era una persona con quattro mani o quattro persone con una mano). E come al solito c’era una tizia che girava le pagine. Ogni volta che vedo questi girapagine mi viene un po’ un sentimento strano. Mi sembra che sia sprecato. Cioè, il girapagine è un musicista, se ne intende di musica, altrimenti col piffero che capirebbe quando girare la pagina. Eppure è relegato a questo compito di bassa manovalanza. E a me fa stringere il cuore.

Allora stavo pensando: possibile che ancora non c’è un’app per l’iPad che mostra lo spartito e gira la pagina da solo.
Mi spiego: al posto di usare degli spartiti su fogli di carta, usi degli spartiti mostrati su iPad. Poi l’iPad sente con il microfono quello che esegui, lo interpreta e capisce da solo quando sta arrivando a fine pagina, e quando ci arrivi ti mostra la pagina successiva da solo.
Poi si può fare la versione con le note che si colorano di rosso man mano che le suoni. Una specie di software per karaoke, ma all’incontrario, nel senso che sei tu che suonando fai scorrere la partitura, non la partitura che scorre da sola.
Se ài uno strumento MIDI la cosa è semplicissima visto che puoi interfacciare l’iPad agli strumenti MIDI con l’iPad Camera Connection Kit. Altrimenti fai un programmino che riconosce le note dal microfono. È un po’ più di sbattimento, ma si può fare.

In alternativa si può anche fare la versione rozza: pedale bluethooth, lo premi e la pagina gira.

Boh, secondo me sarebbe un’idea fantastica. Ma forse qualcuno l’à già inventata.

10 Comments

  1. Claiudio said:

    > pedale bluethooth, lo premi e la pagina gira.
    Ottima idea … quasi quasi mi metto in combutta con qualche amico per produrlo 😀

    21 Gennaio 2013
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  2. sirdic said:

    Grazie per la precisazione sul concerto a quattro mani 😀

    L’idea del tablet sarebbe fantastica, ma temo che molti musicisti siano molto conservatori. Che tristezza davvero per il girapagine, soprattutto nel momento in cui il musicista riceve gli applausi e lui rimane lì come un pesce lesso.

    22 Gennaio 2013
    Reply
  3. mattia said:

    temo che molti musicisti siano molto conservatori.

    sottile ironia?

    Fuor di battuta, sì, molti musicisti sono conservatori, quindi penso che resterebbero feticisti dello spartito di carta.
    Eppure anche i preti sono conservatori ma c’è chi, al posto del messale, dice messa con iBreviary su iPad.

    22 Gennaio 2013
    Reply
  4. mattia said:

    Ma forse qualcuno l’à già inventata.

    vedi, ci avevo preso.

    Piesse: mi correggano gli esperti di giapponese, ma acqua calda in se è yu, onsen sta per terme.

    22 Gennaio 2013
    Reply
  5. mattia said:

    e aggiungo:
    http://firenze.repubblica.it/cronaca/2011/07/22/news/ashkenazy_e_la_tecnologia_il_mio_spartito_su_ipad-19472104/
    insomma: non è solo una roba per nerd.

    no, aspetta… quello lì, a quanto si capisce, è uno che mostra solo gli spartiti in PDF su iPad.
    E per quello mica ti serve un’app apposta. Puoi usare una qualsiasi app che legge PDF, che c’è di speciale?
    Io invece voglio un’app che gira da solo la pagina ascoltando e interpretando quello che suoni.

    22 Gennaio 2013
    Reply
  6. fgpx78 said:

    I musicisti sono sì conservatori, ma non poi così tanto e non tutti (passi per le vecchie generazioni, ma io li leggo volentieri gli spartiti sul tablet). Esistono anche orchestre che già ora usano solo i tablet per leggere la musica (se ricordo c’era una notizia qualche mese fa sui principali giornali online).

    Credo però che il problema dei gira pagine sia un po’ più sottile: il musicista allenato gira sempre la pagina al momento giusto, sulal base di tantissime variabili, che non sono nemmeno definibili a priori. Il programma non è detto.

    Ti faccio un esempio banale: prima della pagina c’è un ritornello, con due diverse code [1] e [2]. La due finisce nella seconda pagina, ma la parte che è nella prima pagina è identica alla coda [1].

    L’esecutore decide di saltare il ritornello (classico, per molti pezzi.) Il programma non avrebe modo di capire che deve girare pagina, perché per lui il musicista sta ancora suonando la coda [1]…

    Certo, si possono aggiungere variabili, si può aggiungere un linguaggio di programmazione per programmare gli svoltapagina in anticipo…ma niente sarà mai come un muscista allenato. Il tizio-voltapagina 😀

    Aggiungo che in molti pezzi di musica contemporanea (se qualcuno se ne intende) il tutto risulterebbe quasi impossibile da mettere in piedi.

    Ci sono pezzi che non usano nemmeno una suddivisione ritmica standard, ma utilizzano dei tempi definiti dall’esecutore mentre lo esegue (vedere ad esempio le “classiche” sequenze di Berio…qui quella per flauto: http://www.youtube.com/watch?v=P0JoxwDP1Gc)

    Ci sono pezzi poi che hanno complessità assurde da trasformare in dati che siano facilmente ed in tempo reale interpretabili (la trasformata di fourier fa belle cose, ma sempre una approssimazione è).
    Questo pezzo per esempio (e qui mi faccio pubblicità, visto che quello che suona son io http://www.youtube.com/watch?v=d5xxP3ihFCA ) contiene vari stralci non facilmente interpretabili in quanto ripetitivi e di lunghezza scelta *live* dall’esecutore: si veda il trillo di quarti di tono al minuti 2:15 ad esempio, che richiede respirazione circolare e può durare 10 secondi come 1 minuto, a seconda di come ti va in quel momento (sullo spartito è proprio riportato “far durare quanto si vuole, più a lungo si tiene più il pubblico resterà a bocca aperta”

    Tornando al classico, basti pensare a un semplice concerto di Mozart (per flauto, per calirinetto, per tromba, per oboe, etc…) dove di solito la cadenza solista finale (mica poco, roba da minuti) è prassi sia scritta dallo stesso esecutore…e si capisce la complessità della cosa.

    L’unica alternativa che vedo, è il girapagine col piede.
    Ma putroppo pianoforte (e organo, timpani e altri strumenti) i piedi non li hanno mica libero

    Oppure un sensore tipo “kinect” che ti guarda. A questo punto basterebbe una convenzione di gesto (che ne so, un “flick” della testa?) per fargli girare pagina.
    Ma visto quanto un normale musicista è imprevedibile mentre suona (parlo proprio di movimenti del corpo 😀 ) la vedo moooolto grigia 😀

    22 Gennaio 2013
    Reply
  7. Inti said:

    Esattamente quello che fa Perform:

    In “Modalità di Scorrimento Automatico” l’applicazione fa scorrere senza intoppi gli spartiti da pagina a pagina, e da brano a brano, permettendo ai musicisti di concentrarsi sull’esecuzione del pezzo.

    Poi, stavo cercando la notizia di qualche tempo fa in cui han suonato alla prima del nonsochè usando appunto tutti spartiti automatici su ipad, e ho trovato la notizia di Askenazy, che ho postato non perchè usasse il sistema di cui dicevi, ma per far vedere che non è poi tanto vero che i musicisti son conservatori.

    22 Gennaio 2013
    Reply

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