Quando ancora ero un grumo di cellule

Oggi su corriere.it c’è un articolo di un tale di nome Michele Ainis che parla del meccanismo delle pluricandidature.

Il sistema è questo: molti candidati (potenti) alle prossime elezioni politiche si candidano in più circoscrizioni facendosi mettere nei primi posti delle liste. Così vengono eletti in più circoscrizioni, e in seguito devono decidere per quale circoscrizione optare.
Cosa cambia? Be’, cambia molto per il primo dei non eletti. Poniamo che Berlusconi sia candidato al primo posto in tutte le circoscrizioni per la Camera dei Deputati: viene eletto in tutte le circoscrizioni, ma decide di optare per la circoscrizione Lombardia 2. Così facendo tutti i primi non eletti nella sua lista salgono di un gradino, visto che scompare Berlusconi dalla cima, mentre lo sfigato che è primo dei non eletti in Lombardia 2 rimane non eletto.

Il meccanismo è criticato perché così facendo non è l’elettore a decidere chi viene eletto, bensì è il plurieletto a scegliere chi non va in parlamento (lo sfigato di Lombardia 2) e chi invece ci va.

Quello che però è interessante nell’articolo di questo Michele Ainis è che viene data la colpa di questo meccanismo al Porcellum.

La diseguaglianza dei votati è invece una conquista del Porcellum.

Da qui un ossimoro consacrato dal Porcellum : è l’eletto che elegge, non già l’elettore.

In realtà questo meccanismo esisteva anche prima, quando si votava col Mattarellum (legge elettorale che nessuno contestava benché ci fossero le liste bloccate senza preferenze anche con quella legge).

Volete qualche esempio? Bene, andiamo indietro al 1996, quando Calderoli, autore del Porcellum, era ancora un anonimo nella politica nazionale.
Il 21 Aprile si vota per il rinnovo di Camera e Senato. Bossi è candidato in più circoscrizioni: Lombardia 2, Veneto 2, Emilia Romagna. Opta per l’elezione in Lombardia 2 così che la prima dei non eletti in Emilia Romagna  (Daniela Santandrea) entra alla Camera (va di culo ai candidati di Lombardia 2 perché non c’è nessuno di non eletto che rimane fuori).
Oppure c’è Cossutta, candidato in Toscana, Lombardia 1, Campania 1. Decide di optare per Campania 1, così entrano alla Camera Rosanna Moroni che prende il suo posto in Toscana e Carazzi Maria per Lombardia 1, mentre il povero Ciro D’Ippolito primo dei non eletti in Campania 1 viene non eletto.

Ma non solo, c’è chi come D’Alema viene eletto sia al proporzionale (in Lazio 1) sia al maggioritario (nel collegio di Casarano). Ovviamente opta per quest’ultimo, così che si libera un posto da deputato il Lazio 1 per Claudia Mancina.

E così funzionava il Mattarellum, dove le pluricandidature regnavano sovrane.

Ma andiamo ancora più indietro, alla prima repubblica, quando ancora non c’era nemmeno il Mattarellum. Corre l’anno 1987, e addirittura c’è chi si candida sia alla Camera che al Senato contemporaneamente. È il caso di Bossi, che viene eletto alla Camera nella circoscrizione di Como-Sondrio-Varese, ma contemporaneamente viene eletto anche al Senato. Sceglie di diventare senatore così che alla Camera si libera un posto di deputato per Leoni, che è il primo dei non eletti.
Qui addirittura il potere decisionale dell’eletto non si applica a una sola delle camere, ma si propaga tra Camera e Senato.

Vogliamo esagerare? Risaliamo alle elezioni del 3 Giugno 1979, quando io ero solo un grumino di cellule all’interno di mia mamma.
In quelle elezione Pannella è candidato sia nella circoscrizione di Milano-Pavia, sia nella circoscrizione di Napoli-Caserta. Viene eletto in entrambe ed opta per Napoli. Viene eletta quindi Faccio Adele a Milano, e il primo dei non eletti a Napoli, un certo Pinto Domenico detto Mimmo, invece di essere trombato… viene eletto anche lui, a Milano! Perché oltre che a Napoli anch’egli è candidato a Milano e a Milano si libera un altro posto visto che Leonardo Sciascia, secondo degli eletti a Milano, opta per l’elezione a Roma. Quindi al posto di Pannella e Sciascia a Milano vengono eletti Faccio e Pinto. Il primo dei non eletti a Milano è dunque un tale Cicciomessere. Resta a casa? No! Perché benché trombato a Milano era candidato anche a Torino, dove era arrivato quinto (quindi non eletto), ma prima di lui c’erano Sciascia (che abbiamo visto opta per Roma), Spadaccia che opta per Genova, e Pinto (che opta per Milano). Quindi il nostro Cicciomessere va in parlamento da quinto che era (con due deputati eletti).
Ma ci siamo persi per strada Sciascia, che lascia libero un posto a Milano optando per l’elezione a Roma. Quindi il primo dei non eletti a Roma rimane fregato? Ma anche no, perché il primo dei non eletti a Roma è un tale Francesco de Cataldo, e viene eletto a Bari dov’era pure candidato.
E il secondo dei non eletti a Roma? Almeno quello sarà stato trombato. Ebbene… no! Parliamo di Mauro Mellini che sebbene non sia eletto a Roma, viene eletto a Cagliari (un’altra doppia candidatura).
E secondo voi il terzo dei non eletti a Roma? Bingo! Anche questo entra alla Camera. Si tratta di Marco Boato, che benché non eletto a Roma strappa il biglietto per Roma nella circoscrizione di Venezia.
Arriviamo al quarto dei non eletti, Massimo Teodori, che però viene eletto proprio a Roma, perché il terzo candidato (su tre eletti), Gianfranco Spadaccia, opta per il Senato e quindi si libera un posto alla Camera.
Ricapitolando, a Roma Spadaccia opta per il Senato, Boato per Venezia, Mellini per Cagliari, Cataldo per Bari. Così a Roma sono tutti a posto nei primi 7 posti. A questo punto Sciascia può tenersi il seggio di Roma, lasciano libero il posto a Milano a Pinto, che nel frattempo era stato trombato a Napoli dietro a Pannella. E da qualche parte della storia c’era anche un ripescato che si chiamava Cicciomessere, che viene eletto perché Sciacia opta per Roma.

Se vi siete persi in questo complicato rompicapo di gente eletta in tutta italia e che gioca a farsi eleggere di qua per liberare posti di là tenete presente che tutto questo casino i radicali l’ànno combinato eleggendo 11 deputati.

E niente, questo era solo un gioco. Una curiosità divertente per mostrare come il sistema delle pluricandidature e plurielezioni (con l’eletto che optava per una circoscrizione o per l’altra decidendo chi, dietro di lui, veniva eletto), esisteva già nel 1979.

Altro che conquista del porcellum.

Ah, l’autore dell’articolo passa per costituzionalista.

 

8 Comments

  1. Stefano. said:

    Si, confesso che mi sono perso ma il meccanismo è chiaro e non da oggi.
    Appunto.

    18 Gennaio 2013
  2. Giomas said:

    Decisamente intricato.

    In ogni caso, se non ci fossero state queste candidature multiple di candidati particolarmente in vista (che portano indubbiamente voti al partito), i non eletti che sono entrati in parlamento sarebbero stati semplicemente degli eletti.

    Chiaro, il punto che vuoi mettere in luce è che le magagne esistevano già ben prima della legge Calderoli.
    Infatti sbagliano a criticare il “porcellum” aggrappandosi ai sistemi elettorali passati, dovrebbero criticarlo come sistema elettorale in sè, e magari anche avanzando qualche idea migliore del semplice “rimettiamo le preferenze”.

    19 Gennaio 2013
  3. mattia said:

    dovrebbero criticarlo come sistema elettorale in sè

    secondo me dovrebbero criticare il comportamento dei partiti, non la legge elettorale.
    Le candidature multiple, come abbiamo visto, accadevano anche negli anni ’70, ma per trovare un esempio ò dovuto usare il partito radicale.
    La DC e il PCI quelle cose non le facevano (almeno, ò cercato in lungo e in largo ma anche i grandi dirigenti li ò sempre trovati candidati solo da una parte).
    Poi con gli anni ’90 e il mattarellum l’usanza si è diffusa un po’ per tutti i partiti. Ma prima non lo facevano, benché fosse consentito.
    Quindi la causa sono i partiti, non la legge.

    19 Gennaio 2013
  4. Giovanni said:

    Ma dove hai preso tutte queste informazioni sulle candidature del passato? Ti interessi di politica al punto da sapere queste cose? Uno dei lati divertenti della scienza è che non ha niente a che fare con la politica, e se fai il ricercatore mi chiedo come fa ad interessarti questa roba.

    19 Gennaio 2013
  5. mattia said:

    Ma dove hai preso tutte queste informazioni sulle candidature del passato?

    Dai siti internet del Ministero dell’Interno, della Camera e dal Senato.

    Ti interessi di politica al punto da sapere queste cose?

    In realtà leggo i giornali e mi interesso di politica solo al livello necessario per poter fare una scelta quando devo votare. Cosa che più o meno sarebbe tenuto a fare chiunque vuole usare il suo diritto di voto.

    Poi devo specificare: i casi dal Mattarellum in su me li ricordavo a memoria, perché già esistevo all’epoca.
    Il grazioso caso dei radicali nel 1979 ammetto che sono andato a cercarlo col lanternino. Però sapevo che si poteva fare perché mi ricordavo del caso di Bossi e Leoni nel 1987.

    Se la domanda è come faccio a ricordarmi di queste cose, la risposta è boh. C’è gente che si ricorda la formazione dell’italia al campionato del mondo di calcio del 1982 e io mi ricordo del meccanismo dello scorporo nel mattarellum o del fatto che le liste del proporzionale potevano avere solo 1/3 dei candidati da eleggere (e se ne eleggevi di più dovevi pescare tra i migliori perdenti al maggioritario).

    Uno dei lati divertenti della scienza è che non ha niente a che fare con la politica

    Dipende da cosa intendi per “avere a che fare”.
    La scienza, o meglio la sua manifestazione concreta chiamata ricerca, à molto a che fare con la politica. Perché la ricerca si basa spessissimo sui fondi pubblici, che sono decisi dalla politica. Per questo è importante per chi fa ricerca interessarsi di politica, e auspicare che non venga eletto un minchione che destini fondi per la ricerca a cialtronate.

    Dopodiché, io aspiro a che la politica diventi come la scienza. Il mio sogno è che la politica funzioni col metodo scientifico. Nella scienza tu puoi essere anche professore della prestigiosa università di Salcazzo, puoi aver vinto il nobel e tutti i premi esistenti, ma se dici una stronzata ricevi le pernacchie della comunità scientifica.
    Perché nella scienza contano i fatti, verificabili. E basta.
    Quando in politica si discuterà e si prenderanno le decisioni usando lo stesso metodo la qualità dei provvedimenti presi sarà decisamente maggiore.

    e se fai il ricercatore mi chiedo come fa ad interessarti questa roba.

    Che significa? Uno si interessa di politica, l’altro di pesca, un altro di produzione casalinga di birra, e un altro ancora di letteratura sulla seconda guerra mondiale.
    Perché la sua attività principale dovrebbe essere un ostacolo ad interessarsi di altre cose?

    19 Gennaio 2013
  6. Giovanni said:

    Dopodiché, io aspiro a che la politica diventi come la scienza. Il mio sogno è che la politica funzioni col metodo scientifico.

    Che significa? Uno si interessa di politica, l’altro di pesca, un altro di produzione casalinga di birra, e un altro ancora di letteratura sulla seconda guerra mondiale.
    Perché la sua attività principale dovrebbe essere un ostacolo ad interessarsi di altre cose?

    La politica è lotta per il potere, certo regolata e limitata dalle leggi ma sempre basata sulla sopraffazione e l’inganno. La politica e la ricerca sono due campi fondati su due disposizioni opposte dell’animo umano, infatti nella prima conta l’accordo tra le parti a discapito della verità, mentre nella ricerca è l’opposto. Il politico vuole provare l’ebbrezza di fregare il prossimo, di derubarlo, di piantargli il piede sulla gola. Lo scienziato quando si diverte di solito non sarebbe nemmeno in grado di spiegare a un politico cosa sta facendo. Beh questo per separare e semplificare al massimo, poi nel mondo reale uno scienziato farà un pò anche il politico per questioni di sopravvivenza ma per come la vedo io troverà la politica estremamente irritante.

    19 Gennaio 2013
  7. mattia said:

    ma sempre basata sulla sopraffazione e l’inganno

    quello è un modo di far politica, non la politica in sé.

    20 Gennaio 2013
  8. Mc said:

    @ Giovanni
    Concordo con Mattia. Quello che dici tu, è come si fa di solito politica, soprattutto in italia.
    Politica è trovare soluzioni ai problemi della comunità, almeno secondo me; quindi anche io penso che il metodo scientifico sia il più indicato.

    20 Gennaio 2013

Comments are closed.