Rileggendo don Milani

Qualche mese fa fece scalpore la notizia secondo cui a Pontremoli avevano bocciato cinque bambini in una prima elementare.
Molti commentarono la vicenda, il più delle volte condannando la bocciatura.
Tra i tanti commenti mi è rimasto impresso quello di un tale Alex Corlazzoli che titola: Vietato bocciare alla scuola primaria!

Elenca i motivi per cui non bisogna bocciare, dice che il ritardo di un anno nell’ingresso nel mondo del lavoro è un peso sul sistema economico, che ogni bocciatura costa 8 mila euro allo stato… e cita l’immancabile don Milani:

Giunti alla fine dell’anno scolastico ho sentito di nuovo parlare di bocciatura e mi son tornate alla mente le parole di don Lorenzo Milani: “Una scuola che boccia è come un ospedale che guarisce i sani e respinge i malati”.

Commento questo “articolo” solo ora, a distanza di mesi, perché arrivato a casa ò rimesso le mani sulla mia libreria e vi ò trovato Lettera a una professoressa. Me lo ricordavo cosa diceva il libro, ma volevo essere preciso, citare i passaggi testualmente.
Me lo sono riletto d’un fiato ed è proprio come ricordavo: certa gente che cita don Milani à le idee un po’ confuse.

Corlazzoli, un insegnante, scrive:

La scuola ha fatto tutto il possibile per questi ragazzi? Ha messo a disposizione ore di compresenze?

e ancora

Ha davvero applicato l’art.3 della Costituzione, rimuovendo “gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”?

Se questi bambini in difficoltà non sono riusciti a stare al passo e sono stati bocciati è colpa della scuola che non à fatto tutto il possibile. Avrebbe dovuto pagare ore extra agli insegnanti per fare compresenze.

Don Milani (o meglio, i ragazzi che ànno scritto Lettera a una professoressa) diceva cose un po’ diverse.
Diceva che la scuola doveva essere a tempo pieno, 365 giorni all’anno, mattina e sera. Sì, la sua teoria era proprio quella per cui Pierino figlio del dottore era più bravo perché a casa respirava cultura, mentre il figlio del contadino finita la scuola arrivava a casa e respirava odore di merda dalla stalla. Proponeva dunque una scuola che ricreasse per il figlio del contadino quel brodo culturale in cui crescere che gli manca a casa. Per i bambini svantaggiati doveva esser fatta scuola a tempo pienissimo, tutti i giorni, senza vacanze, senza ricreazione, senza svago.

Solo che queste ore in più le dovevano fare gli insegnanti, gli stessi che la mattina facevano lezione.
Fa sorridere leggere un insegnante che cita don Milani, perché tutta la Lettera a una professoressa è un lungo atto d’accusa agli insegnanti. Non solo a quelli che bocciano i bambini in difficoltà (come si ricordano gli sbadati insegnanti quando citano don Milani), ma tutti gli insegnanti, e li accusa per il fatto che lavorano poco.

Cito alcuni passaggi dal libro (resistendo alla tentazione di metterci dei neretti):

pag. 62

Ma il babbo di Gianni [nel racconto il ragazzo disagiato, ndr] a 12 anni andò a lavorare da un fabbro e non finì nemmeno la quarta. A 19 anni andò partigiano. Non capì bene quello che faceva. Ma certo lo capì meglio di voi. Sperava in un mondo più giusto che gli facesse eguale almeno Gianni. Gianni che allora non era neanche nato. Per lui l’articolo 3 suona così: “È compito della signora Spadolini rimuovere gli ostacoli…”. Fra l’altro vi paga anche bene. Lui che prende 300 lire l’ora, a voi ne dà 4300.
E è disposto a darvene anche di più purché facciate un orario un po’ più decente. Lui lavora 2150 ore l’anno, voi 522 (gli esami non ve li conto, non sono scuola).

pag. 66

Ma siete ben miseri educatori voi che offrite 185 giorni di vacanza contro 180 di scuola. Quattro ore di scuola contro dodici senza scuola.

pag. 82

Io vi pagherei a cottimo. Un tanto per ragazzo che impara tutte le materie. O meglio multa per ogni ragazzo che non ne impara una.
Allora l’occhio vi correrebbe sempre su Gianni. Cerchereste nel suo sguardo distratto l’intelligenza che Dio ci ha messa certo eguale agli altri. Lottereste per il bambino che ha più bisogno, trascurando il più fortunato, come si fa in tutte le famiglie. Vi svegliereste la notte col pensiero fisso su lui a cercare un modo nuovo per far scuola, tagliato su misura sua. Andreste a cercarlo a casa se non torna.

pag. 85

La parola tempo pieno vi fa paura. Vi par già difficile reggere i ragazzi quelle poche ore.
[…]
Offrite il doposcuola anche alle elementari e anche la domenica e nelle vacanze di Natale, Pasqua e estive.

pag. 87

 C’è capitato in mano un giornaletto sindacale per insegnanti: “No all’aggravio dell’orario di cattedra! Ci sono state battaglie sindacali memorabili per fissare l’obbligo orario e sarebbe assurdo tornare indietro”
Ci ha messo in imbarazzo. A rigore non possiamo dire nulla. Tutti i lavoratori lottano per ridurre l’orario e hanno ragione.
Ma il vostro orario è indecente.
Un operaio lavora 2150 ore l’anno. I vostri colleghi impiegati statali 1630. Voi da un massimo di 738 (maestri) a un minimo di 468 (professori di matematica e lingua straniera).
La scusa che avete da rivedere i compiti a casa e da studiare non vale. Anche i magistrati hanno da scrivere le sentenze. Voi poi i compiti potreste non darli. E se li date potreste correggerli coi ragazzi nel tempo che li fanno.
In quanto a studiare, tutti hanno da studiare. E gli operai ne hanno più bisogno di voi. Eppure se vanno a una scuola serale non pretendono d’essere pagati.
In conclusione diciamo che il vostro orario di lavoro è un privilegio strano. Ve l’ha regalato il padrone fin da principio per motivi suoi. Non è stata una vostra conquista sindacale.

pag. 104

Se un operaio timbra con cinque minuti di ritardo gli levano mezz’ora. Se lo fa spesso perde il posto. Le ferrovie sono statali come voi e vanno. Quando traversiamo un passaggio a livello siamo tranquilli. Il casellante è al suo posto di lavoro. Estate e inverno, giorno e notte. Se ne manca uno, anche una volta sola, ne parlano i giornali. Non ci racconta storie sulla graduatoria, sui supplenti, sul mal di pancia del bambini. Va in galera. Perché solo voi potete fare gli speciali?

pag. 108

Il professore più a sinistra l’ho sentito parlare per l’Associazione Insegnanti e Famiglie. A proposito di doposcuola gli scappò detto: “Ma voi non sapete che io faccio 18 ore di scuola la settimana!”. La sala era piena di operai che si levano alle quattro per il treno delle 5,39. Di contadini che, d’estate, 18 ore le fanno tutti i giorni.
Nessuno rispose, nè sorrise. Cinquanta sguardi impenetrabili lo fissavano in silenzio.

pag. 113

Si sente lamentare che c’è troppi maestri. Non è vero. È che quel posto ha fatto gola a tanti cui di fare il maestro non importa nulla. Se aumentate l’orario spariranno tutti.
Una maestra sposata prende uno stipendio eguale a quello del marito. Ma in pratica esce di casa quanto una casalinga. Sposa e madre esemplare. A ogni raffreddore del bambino resta a casa. Chi non se la piglierebbe una moglie così?

E infine, pag. 86

La scuola a pieno tempo presume una famiglia che non intralcia. Per esempio quella di due insegnanti, marito e moglie, che avessero dentro la scuola una casa aperta a tutti e senza orario. […] L’altra soluzione è il celibato.
È una parola che non è di moda.
Per i preti la Chiesa l’ha capita circa mille anni dopo la morte del Signore. Gandhi l’ha capita, proprio in vista della scuola, a 35 anni (dopo 22 di matrimonio). Mao ha additato all’amministrazione dei compagni un operaio che s’è castrato (i “cinesi” italiani si vergognano a raccontarlo).
A voi vi ci vorranno altri mille anni per adottare il celibato. Ma c’è una cosa che potete far subito: cominciate intanto a dire bene e valorizzare i celibi che avete. Su 411.000 insegnanti delle scuole dell’obbligo 88.000 non son sposati. Di questi 88.000, 53.000 non si sposeranno neanche in futuro. Perchè non dire agli altri e a se stessi che non è una disgrazia ma una fortuna per essere disponibili alla scuola a pieno tempo?

Queste sono le parti che gli insegnanti si dimenticano quando citano don Milani.
C’è poco d’aggiungere. Tolti i treni (che una volta – scopriamo – funzionavano) e i contadini che ormai sono scomparsi, i temi sono attualissimi anche dopo decenni.
La tiritera delle 18 ore è sempre lì. La differenza, forse, è che ora anche qualcuno di quelli che ne fa 40 (e tutto l’anno) à finito per credere alle bizzarre giustificazioni degli insegnanti per spiegare questo privilegio.
Per don Milani gli insegnanti avrebbero dovuto lavorare a tempo pieno, senza le lunghe vacanze estive, natalizie, pasquali… Avrebbero dovuto dedicare la propria esistenza all’insegnamento, al punto tale che esalta il celibato per gli insegnanti.

C’è uno studente che ha difficoltà? L’insegnante progressista fa l’attivista e grida al mondo che è colpa del ministero, che devono tirare fuori quattrini per le compresenze, che è colpa del Comune che deve pagare l’insegnante di sostegno, che è  colpa del Governo che ha tagliato i fondi alle scuole e non possono fare i corsi di recupero. Perché gli insegnanti, s’intende, il corso di recupero il pomeriggio non lo fanno se non vedono il soldino.

Non è bello mettere in bocca le parole a chi non c’è più, però ò come il sospetto che a questi insegnanti don Milani direbbe: “il corso di recupero o la compresenza falli tu, ti paghiamo già“.

 

9 Comments

  1. AlesSab said:

    Sul fatto che gli insegnanti in italia lavorano poco siamo tutti d’accordo.
    Sul fatto che Gianni è intelligente come tutti i suoi compagni di classe, avrei qualche dubbio.

    30 Set 2012
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  2. mattia said:

    Sul fatto che gli insegnanti in italia lavorano poco siamo tutti d’accordo.

    Non proprio tutti.

    Sul fatto che Gianni è intelligente come tutti i suoi compagni di classe, avrei qualche dubbio.

    Il discorso è un po’ più complesso nel libro.
    Partono da dati statistici per dimostrare che i bocciati sono più frequenti in cassi sociali povere (contadini e operai) rispetto alle ricche e più tra i montanari rispetto ai cittadini.
    Siccome, dicono, Dio non fa il dispetto di dare i figli scemi sono ai contadini e i figli intelligenti ai laureati è evidente che ciò che influisce l’intelligenza di un ragazzo è l’ambiente che lo circonda.

    30 Set 2012
    Reply
  3. fgpx78 said:

    Il problema difatti è sempre quello. Al di là degli orari (che per me potrebbero pure farne 20 di ore a settimana, magari con uno stipendio un po’ più a misura) il punto saliente è che per fare l’insegnante serve una specie di vocazione, che purtroppo la maggior parte degli insegnanti non hanno.
    La gente fa l’insegnante xè lavora 20 ore ed è pagata pià di un operaio che ne lavora 50. Tutto qui. Di insegnanti a cui piace il lavoro, ma sopratutto a cui realmente interessa far crescere i propri allievi (mica solo in termini di conoscenza) ce ne sono proprio pochi…

    30 Set 2012
    Reply
  4. AlesSab said:

    Mio padre era insegnante di matematica, e ha praticamente sempre lavorato anche nelle scuola privata per arrotondare, facendo anche molte ripetizioni private.
    Giusto per dire quanto tempo libero hanno.

    Riguardo l’intelligenza non bisogna sottovalutae l’aspetto genetico.
    D’altronde i geni sono un fatto, al contrario della bontà divina.
    Lessi qualche anno fa Freakonomics, nel quale si analizzava la correlazione tra performance scolastica dei bambini e fattori ambientali tra i più disparati.
    Alla fine si osservava, ad esempio, che i bambini che venivano portati spesso al museo non manifestavano risultati superiori, invece quelli che vivevano in case con molti libri erano più bravi.
    NB: non bambini che leggevano i libri, ma bambini che avevano semplicemente i libri in casa. Questo perché avere i libri in casa era indice che i genitori fossero abbastanza intelligenti, e questa intelligenza determinava i risultati migliori.

    30 Set 2012
    Reply
  5. Thomas said:

    standing ovesciòn!!!
    a parte rari casi una classe di lavoratori demotivata, annoiata e senza stimoli che tira a campare…purtroppo trasmettendo agli alunni la stessa mancanza di qualità e di entusiasmo… una volta c’era il maestro unico ed ora in quattro non ce la fanno a seguire i bambini (parlo delle elementari). Macanza di rigore, di regole, tutto e’ permesso e tutto e’ concesso. A ricreazione fanno portare i giocattoli da casa cosi’ giocano e non rompono (e l’insegnante non deve per forza organizzare qualche cosa), i compiti a casa si danno su fotocopie abominevoli dalle quali non si legge niente, all’inizio dell’anno i bambini sono “stanchi dopo le vacanze”, a dicembre sono distratti dall’imminente Natale, a maggio sono troppo stanche per concentrarsi… mah! io non riconosco piu’ la scuola. (e parlo di una tra le piu’ rinomate scuole pubbliche della città)

    30 Set 2012
    Reply
  6. Claiudio said:

    Mi ha incuriosito leggere
    > ogni bocciatura costa 8 mila euro allo stato (italiano)
    e ho voluto vedere la pagina linkata all’OECD.
    Ma il risultato è una favolosa pagina d’errore (404). Fanculo.
    Se quegli otto mila sono dovuti al ritardo nell’ingresso del mondo del lavoro, allora non è che ogni bocciato costi quei soldi. “Forse” costerà allo stato come mancati introiti 10-15 anni dopo, ma non è neanche detto.

    Riguardo ai debiti formativi, mi viene in mente quando ho fatto le medie.
    I primi due anni le professoresse di italiano rinunciarono a farmi fare le ore di recupero nella loro materia, perché il professore di matematica riusciva a convincerle a permettermi di fare quelle di sviluppo in matematica (chi era bravo in qualche materia scientifica, non se ne stava ad oziare facendo i disegnini sui quaderni, ma stava in un gruppo separato ad approfondire la materia, precedendo il programma previsto anche di mesi).
    Il terzo anno, invece, la (terza, in tre anni) professoressa d’italiano lo convinse che PRIMA dovevo tappare i miei buchi in italiano e solo poi, se raggiungevo la sufficienza, tornare al gruppo di sviluppo. In questa maniera persi l’occasione di imparare dei bei concetti (non mi ricordo quali, forse erano le disequazioni), trovandomi nella merda già al primo anno delle superiori.

    In conclusione ho migliorato, poco, in italiano, ma in compenso ho perso un anno al liceo.

    > Di questi 88.000, 53.000 non si sposeranno neanche in futuro
    C’è scritto il motivo per cui non si sarebbero sposati ?

    30 Set 2012
    Reply
  7. mattia said:

    penso che gli 8 mila euro si riferiscano al fatto che una bocciatura equivale a un anno in più di istruzione che la scuola deve darti.
    Il problema è che di solito fanno i calcoli un po’ troppo semplificati, del tipo: lo stato spende X per l’istruzione, quindi ogni studente costa X/numero studenti.
    In realtà è un problema fortemente non lineare. Poni di avere tre classi di 25 studenti: devi pagare tre maestri. Se bocci un po’ di gente e ti trovi 15 ripetenti in più da piazzare farai tre classi da 30 allievi. Le classi sono sempre tre e i maestri da pagare costano uguale.
    Solo se i bocciati sono talmente tanti da far scattare l’esigenza di una nuova classe allora ài un vero aggravio di costi.

    C’è scritto il motivo per cui non si sarebbero sposati ?

    proiezione statistica.

    30 Set 2012
    Reply
  8. brain_use said:

    A prescindere dalla potenziale o meno attualità delle tematiche trattate da Don Milani (e ci sarebbe da dibattere un bel po’ anche su questo), da marito qual sono di una somaresca insegnante elementare (ah, già: si dice “primaria”, adesso) avrei una buona dose di obiezioni alle interpretazioni semplicistiche che ho letto sin qui.

    Non ve le risparmio, semplicemente perché in alternativa, dovrei passare la palla alla mia consorte, che di obiezioni ne avrebbe credo molte di più.

    1) Bocciatura: alle elementari (pardon “primarie”) la bocciatura non è “punitiva”, ma semplicemente una presa di coscienza della tempistica personale del bambino che, per varie ragioni, non è allineato a livello di competenze e di maturità con i suoi coetanei, ma ha bisogno di più tempo a sua disposizione per crescere. Quando si parla di bocciatura si parla SEMPRE di obiettivi MINIMI, di interventi di recupero documentati, di accordo dell’intero consiglio di Istituto e, nella quasi totalità dei casi, con la famiglia.

    2) Ingresso nel mondo del lavoro. Argomento davvero populista e demagogico.
    la scuola, in Italia, rappresenta sempre più un “posteggio” obbligatorio per ragazzi che, per preparazione e impegno, farebbero molto meglio a imbracciare una zappa che non una penna stilografica. Si sceglie di tenerli a scaldare i banchi fino a 16 anni, mica fino al diploma.

    3) Rapporti coi genitori: c’è poco da dire. I loro figli sono SEMPRE i migliori, i più educati e le vittime del sistema, delle insegnanti e dei cattivi soggetti che sono a scuola con loro. Salvo poi ribaltare le posizioni quando si parla coi genitori di questi ultimi, naturalmente.

    4) Alunni in difficoltà: mia moglie (e con lei diverse colleghe) presta, volontariamente e non retribuita, diverse ore alla settimana a disposizione dei bambini con maggiori difficoltà. Non sto a farvi notare (ma anche sì) che i cinesi mandano volentieri i loro figli a “recuperare”, mentre quelli degli italiani ricadono nella categoria “i migliori incompresi” di cui sopra.

    5) Materiale didattico: mia moglie (e con lei diverse colleghe) va a farsi le fotocopie a spese sue in copisteria, o le fa in ufficio da me. I computer sono spesso apparati omaggio dismessi da aziende. La settimana scorsa si è comprata i gessi al supermarket.

    6) Orario di lavoro/Retribuzione. 22 ore “frontali” + 2 di programmazione. Poi ci sono le ore a casa a preparare le lezioni e a correggere le prove. Poi ci sono gli approfondimenti e gli aggiornamenti. Poi ci sono consigli di classe, d’istituto, riunioni assortite, pagelle da compilare, colloqui coi genitori ecc… In altre parole: mia moglie, spesso e volentieri, lavora la sera, quando le capita di avere impegni diversi al pomeriggio.
    Il tutto per uno stipendio che è sì superiore a quello di un operaio, ma non è superiore a quello di un impiegato. E comprende una laurea e un bel corso di specializzazione post laurea. Nonché la responsabilità di crescere ed educare gli adulti di domani. Responsabilità che (scusate la franchezza) mi sembra più rilevante di quella di montare una valvola, di cucire un paio di jeans, di tornire la gamba di una sedia, di compilare una bolla o un foglio di excel con la statistica del venduto italia/estero.

    7) Perché anche questo si è sentita dire, mia moglie, da un genitore (naturalmente italiano): “Certo che VOI avreste potuto educarli meglio, questi bambini”…

    30 Set 2012
    Reply
  9. mattia said:

    Innanzitutto, una precisazione doverosa. Non è che condivida tutto di don Milani (ad esempio, la storia del celibato no).
    Lo scopo del post era far capire che la visione della scuola di don Milani era un po’ diversa da come la spacciano quelli che lo citano. Vuoi citarlo? Bene, ma citalo per intero.

    Dopodiché

    A prescindere dalla potenziale o meno attualità delle tematiche trattate da Don Milani (e ci sarebbe da dibattere un bel po’ anche su questo)

    L’italia è ovviamenta cambiata. Ora anche i figli degli operai si laureano (anche se poi spesso rimane il fatto che per fare certe carriere bisogna avere gli agganci giusti altrimenti finisci a fare il laureato che prende meno di un operaio, quindi si è solo spostata la selezione per classi).
    Non vengono più bocciati i figli di contadini perché i contadini non ci sono più. Però ci sono spesso altre categorie che ànno sostituito i contadini, come gli stranieri che come i contadini ai tempi di don Milani non ànno gli strumenti per seguire i figli e creare un brodo culturale che li circondi.
    I discorsi sono sì da adattare (anche per alcuni punti che citi, come il 3) ma facendo la tara di tutte queste cose rimangono discorsi che si ripeto uguali adesso così come cinquant’anni fa, ed erano questi che volevo evidenziare.

    1) Bocciatura: alle elementari (pardon “primarie”) la bocciatura non è “punitiva”, ma semplicemente una presa di coscienza della tempistica personale del bambino che, per varie ragioni, non è allineato a livello di competenze e di maturità con i suoi coetanei, ma ha bisogno di più tempo a sua disposizione per crescere.

    Quello che dice don Milani è appunto di dare più tempo al bambino. Ma non bocciandolo. Dice di dargli più tempo durante l’anno, dedicandogli più ore, facendogli scuola 365 giorni all’anno e non 180. Invece di fargli 360 giorni di scuola divisi in due anni (uno da regolare e uno da ripetente) puoi fargli 360 giorni in un anno senza bocciarlo. È quello che facevano a Barbiana.

    3) Rapporti coi genitori: c’è poco da dire. I loro figli sono SEMPRE i migliori, i più educati e le vittime del sistema, delle insegnanti e dei cattivi soggetti che sono a scuola con loro.

    Assolutamente vero. Ai tempi di don Milani era l’esatto opposto. Un contadino si sentiva dire che suo figlio non era portato per studiare e lo accettava perché lo diceva il maestro, anche se in realtà non era vero. Sembrava che non era portato perché non s’era trovata la via giusta per farlo apprendere.
    Ne fanno spesso di errori del genere gli insegnanti. Ne conosco di gente che s’è laureata in ingegneria quando in terza media s’era sentita dire di andare a fare un corso di avviamento professionale, ché non erano portati nemmeno per un istituto tecnico.
    Ora le cose sono diverse: i genitori considerano davvero il proprio figlio sempre il migliore, e sono davvero patetici in questo.
    Ma ciò non è una buona scusa per gli insegnanti per scaricare la loro bile sui genitori patetici. Uno studente che non ce la fa è un fallimento. Ci sarà sicuramente una parte di colpa da parte delle famiglie, ma non è che siccome le famiglie ànno una parte di colpa l’insegnante può dire “ecco, colpa dei genitori che lo giustificano” e nascondere sotto il tappeto la propria parte di colpa.

    5) Materiale didattico: mia moglie (e con lei diverse colleghe) va a farsi le fotocopie a spese sue in copisteria

    Io ò fatto tutte le elementari senza fotocopie (ché ai miei tempi la fotocopiatrice era un lusso). Si può fare scuola anche senza fotocopie, tablet o lavagne didattiche super tecnologiche, e viene anche meglio. Si può, richiede solo un po’ più di impegno. Meglio sbrigarsela con le fotocopie e poi lamentarsi col governo perché non passa la carta per la fotocopiatrice.

    Responsabilità che (scusate la franchezza) mi sembra più rilevante di quella di montare una valvola, di cucire un paio di jeans, di tornire la gamba di una sedia, di compilare una bolla o un foglio di excel con la statistica del venduto italia/estero.

    Se sbagli una bolla in azienda ti fanno il culo. Se lo fai spesso ti licenziano.

    Se insegni male e cresci generazioni di imbecilli nessuno mai ti renderà conto del tuo errore. Un insegnante non perderà il posto, né sei i suoi studenti falliranno negli studi successivi né se diventeranno delinquenti.
    Usiamo i nomi giusti: una responsabilità senza conseguenze non è una responsabilità.

    1 Ott 2012
    Reply

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