Il galateo del peer review

Come sapete la divulgazione dei risultati scientifici si basa su un processo chiamato peer review (niente a che vedere con la spending review).
Il meccanismo è semplice: quando ottieni dei risultati scrivi un articolo e lo mandi a una rivista scientifica. Questa non lo pubblica subito, ma lo sottopone a un controllo per evitare di pubblicare boiate che non stanno in piedi, ma solo articoli di qualità.
Questo controllo, il peer review appunto, viene fatto da altra gente esperta nel settore. Quindi un ricercatore manda un articolo e questo sarà revisionato da altri ricercatori di altre Università o enti di ricerca.
Ovviamente il metodo à i suoi limiti, ma pur con qualche eccezione possiamo dire che funziona abbastanza bene.

Gli attori del peer review sono tre: l’autore dell’articolo, il revisore che lo controlla e in mezzo l’editore che, ricevuto l’articolo, sceglie il revisore tra gli esperti del settore e lo invita a fare la revisione.
In questi anni mi è capito di ricoprire tutti e tre i ruoli, così mi è venuta l’idea di stendere un decalogo del peer review.
Ovviamente ci sono già delle regole molto severe: ad esempio, il revisore è deve rimanere rigorosamente anonimo, e se sei un editore mica puoi spifferare all’autore chi à cassato il suo articolo.
Ci sono però altre regole che secondo me è meglio seguire per fare in modo che il peer review funzioni nel migliore dei modi. Delle regole di buona creanza, diciamo.
Un po’ come se fosse il galateo del peer review.

Qui sotto ò provato a buttare giù dieci regole suddivise per ruolo. Per adesso rimane così, in italiano, sperando che sia utile per i ricercatori italiofoni alle prime armi colpeer review. Poi quando avrò tempo lo tradurrò in inglese (tanto lo so che finisce nella lista di cose da fare che poi mi trascino per anni, tipo scoprire il nome di Turz).

IL GALATEO DEL PEER REVIEW

Quando sei un autore

1 – Scrivi bene l’abstract
L’abstract è utile e va scritto bene. È utile all’editore che deve capire di cosa parla l’articolo per affidarlo a un revisore che se ne intende, ed è utile al revisore perché deve capire se è esperto dell’argomento e quindi accettare l’invito a revisionarlo.
Se l’abstract è incompleto o confusionario né l’editore né il revisore capiranno qual è il punto dell’articolo, e li costringerai a leggersi tutto il manoscritto.
Scrivere bene l’abstract serve dunque a far risparmiare tempo a tutti: non prenderla come una scocciatura, né come una cosa da fare all’ultimo momento senza troppo riguardo (tanto è solo l’abstract, quello che conta è il testo…). Quando scrivi l’abstract pensa di essere un lettore che prende in mano il tuo articolo per la prima volta e domandati: dall’abstract si capisce di cosa parla il manoscritto?

2 – Scegli con attenzione le parole chiave
Le parole chiave non servono solo per far trovare il tuo articolo a chi cerca qualcosa dell’argomento. Le parole chiave sono utilissime per trovare un revisore esperto in quel campo.
Tramite motori di ricerca interni ai sistemi editoriali puoi infatti trovare tutti i pari che nella lista delle loro competenze ànno messo quella chiave di ricerca.
È inutile quindi usare nel proprio articolo delle chiavi di ricerca troppo generiche come sensorimisure: non specificare a che tipo di sensori o a che tipo di misure ti riferisci è come non dire nulla. Stai presentando un lavoro di ricerca, quindi si presume molto specifico: il revisore dev’essere esperto di quell’argomento in particolare, e una parola chiave generica non aiuta a trovarlo.
Allo stesso modo non usare solo parole chiave inventate da te o mai usate prima, perché se cerco un revisore con quella parola chiave non troverò nessuno (oltre a te).

3 – Non essere autoreferenziale nelle referenze
Sì, sei bravo. Anzi, sei il più bravo di tutti, e i tuoi articoli sono i migliori. Però non puoi citare solo i tuoi articoli. Non solo perché non sta bene, ma perché non aiuta a inquadrare il manoscritto in una cornice generale e lo fa restare in un mondo che gira attorno al tuo ombelico.
Se citi articoli di altri ricercatori (possibilmente che non collaborano con te) l’editore può farsi un’idea delle persone che se ne intendono dell’argomento e chiedere loro di revisiorare l’articolo.

Quando sei un editore

4 – Scegli i revisori con criterio
Spendi qualche minuto in più a  cercare informazioni sul revisore per accertarti che sia veramente esperto dell’argomento. Non basarti solo sulle parole chiave in cui dichiara di essere esperto. Fa’ passare le sue pubblicazioni, ad esempio, per farti un’idea più precisa del suo campo di ricerca.
È una scocciatura ricevere inviti a revisionare un articolo fuori dalle tue competenze (significa che l’editore ti à scelto tirando a caso).

5 – Sii gentile con i revisori che ti rispondono picche
Prima di arrabbiarti per la mancata collaborazione, rifletti e domandati se l’ài scelto bene, esperto nel campo e senza conflitto di interesse con gli autori.
Magari non sta rifiutando perché è uno scansafatiche ma perché non può revisionare quell’articolo.

6 – Non cedere alla tentazione di assegnare l’articolo a colleghi
A meno che non siano veramente esperti. Perché sì, il collega magari accetterà l’incarico per farti un piacere, ma se non è proprio esperto dell’argomento ti fornità una revisione di poco valore e rischi di accettare un articolo che dovrebbe essere rigettato (e l’opposto).

7 – Non sovraccaricare un revisore
I sistemi editoriali consentono normalmente di vedere quati articoli à revisionato ogni esperto negli ultimi mesi. Tienine conto ed evita di dare troppi articoli a una sola persona e niente agli altri. Un po’ di lavoro per ciascuno.

Quando sei un revisore

8 – Accetta solo gli articoli di cui sei veramente esperto
Non è maleducazione rifiutare l’invito a revisionare un articolo di cui non te ne intendi (significa solo che à sbagliato chi ti à mandato l’invito).
Al contrario se accetti molto probabilmente farai una pessima revisione e magari sulla rivista arriverà una articolo pessimo.
Se ài bisogno di una motivazione extra, pensa ai casi di articoli burla che sono stati pubblicati, passando il peer review, nonostante fossero delle supercazzole.
Se succede a un articolo che ài revisionato tu ci rimetti la faccia: devi sempre essere in grado, almeno, di filtrare le supercazzole.

9 – Se sei anche un autore, cerca di collaborare
Se ti mandano un articolo in una materia in cui sei competente è buona creanza accettarlo.
Ma il tempo è poco per tutti e la tentazione di rifiutare l’invito perché si ànno tante cose da fare c’è sempre.
Tieni però presente che il peer review si basa sulla collaborazione di tutti coloro che fanno parte della comunità scientifica. Se gli invitati rifiutano sempre non si può fare il peer review.
Se poi sei anche un autore che à mandato un articolo per quella stessa edizione della rivista fai il piacere di accettare. Mica puoi pretendere che gli altri revisionino il tuo articolo mentre tu ti rifiuti di revisionare quelli degli altri.

10 – Qualsiasi cosa decidi, dillo subito
Se decidi di rifiutare l’invito dillo subito, in modo che l’editore ne prenda atto e ne cerchi un altro.
Evita di lasciare l’invito in sospeso per giorni e giorni: l’editore non à la palla di cristallo e non può sapere se il tuo silenzio significa che non sei disposto a fare la revisione, oppure che la farai ma non l’ài ancora detto.
Così complichi solo la situazione all’editore e all’eventuale revisore che viene chiamato al posto tuo senza necessità se poi accetti l’invito dopo due settimane.

3 Comments

  1. AlesSab said:

    Che tu sappia, gli articoli pervenuti all’editore subiscono un filtraggio iniziale basato sul curriculum dell’autore? In altri termini: un articolo che arriva da un pincopallino senza dottorato né pubblicazioni precedenti viene preso in considerazione per il peer review oppure non si sprecano neanche?

    14 Agosto 2012
  2. mattia said:

    Dipende tutto dalla politica della rivista, ma di per sé non è necessario avere un dottorato o pubblicazioni precedenti (io stesso ò pubblicato ben prima di avere il dottorato, anche se con altri coautori).
    Non è nemmeno necessario avere una affiliazione (al massimo dà problemi nel database perché ti chiede necessariamente un’affiliazione per registrarsi, ma lì ci si mette d’accordo con l’editore).
    Il problema, più che altro, non è alla rivista ma ai revisori, i quali troppo spesso basano il proprio giudizio su criteri poco scientifici. Mi è capitato di parlare con uno che aveva mandato un articolo e i revisori l’avevano bocciato (nonostante fosse molto buono, l’ò letto). Il dubbio, suo e mio, è che il giudizio fosse negativo perché il tizio non aveva affiliazione accademica (ma solo della sua piccola ditta personale).
    Spesso i revisori sono ultracritici con chi non vanta titoli mentre tendono a essere troppo permissivi con chi si presenta come professore della superuniversità di salcazzo. Un po’ come gli arbitri che ànno timore reverenziale verso le grandi, per capirci.
    Il problema quindi c’è, ma è più a livello di revisori.

    15 Agosto 2012
  3. AlesSab said:

    grazie!

    17 Agosto 2012

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