Vincere alla lotteria

In questi giorni mi è capitato di leggere da più parti le lamentele degli insegnanti italiani. Blog, articoli di giornali… tutti che si lamentano per il precariato, per i corsi fuffa di abilitazione, e poi ti tocca aspettare, aspettare, aspettare…
Dicono che con questo sistema l’insegnante è frustrato, che rinuncia, che “chi me lo fa fare“.

Per carità, se mi chiedessero di fare bonifici per corsi fuffa, di fatto ricattandomi (o paghi o non ricevi l’abilitazione), e se mi imponessereo di fare test nozionistici in cui devi sapere come è morto Alessandro Manzoni, probabilmente mi incazzerei anch’io. Oh bella, a chi non piacerebbe essere giudicato per quello che vali davvero sul campo piuttosto che se rispondi correttamente a chi ti chiede in che anno è stata pubblicata la storia della colonna infame?

Però c’è qualcosa che scappa agli insegnanti che si lamentano. Sarà anche dura diventare di ruolo, ma quando ci riesci ài vinto la lotteria. Non che diventi ricco, per carità, gli stipendi sono quelli che sono. Però ài il lavoro garantito a vita; non è solo un contratto di lavoro a tempo indeterminato, è proprio un lavoro da cui non ti possono smuovere nemmeno a cannonate.
Tu puoi anche avere un contratto a tempo indeterminato, ma se l’azienda fallisce anche il tuo lavoro svanisce. L’insegnante no, se riesce a diventare di ruolo entra nella scuola e vi rimane fino alla pensione. Non ce l’ài più quel pensiero per cui “e se l’azienda fallisce? riuscirò a trovare un altro lavoro? e se le mie competenze non servono più? cosa faccio?“. Non ài nemmeno il problema di essere continuamente giudicato dal capo, non devi raggiungere determinati traguardi. Non è un mistero che tanti insegnanti nella scuola italiana sono totali fancazzisti che trovano facile sponda negli studenti svogliati. E questo accade senza che nessuno prenda provvedimenti, perché – in sostanza – non esiste valutazione dei docenti. In pratica l’insegnante nella sua ora à carta bianca, e – tolti casi estremi – che tu sia un buon insegnante o un fancazzista non cambia niente. Il tuo stipendio a fine mese lo prendi ugualmente e il lavoro non lo perdi. Alla peggio se gli studenti non imparano niente puoi sempre dire che è colpa loro perché non studiano.
Trovatemi un lavoro in cui non ài nessuno che ti controlla e valuta il tuo lavoro. Anche l’impiegato comunale, per quanto statale dal lavoro assicurato nei secoli dei secoli à sopra la testa un dirigente che gli fa le pulci.
Va bene, magari ti troverai a che fare con qualche genitore che se la prende con te invece che col figlio per un brutto voto. Ma vuoi mettere avere un capo che ti misura quanti pezzi fai all’ora o se stai più di 4 minuti alla macchinetta del caffè?

Suvvia, il lavoro dell’insegnante di ruolo è un lavoro di lusso. Chi non se ne accorge è perché non à mai lavorato in altre realtà.
E allora ti viene da dire che magari quel posto fississimo che ti porta fino alla pensione senza nessuno che valuti di continuo magari se lo potrebbero anche sudare un po’.
Certo, magari potrebbero fare meccanismi di selezione un po’ più sensati, ci mancherebbe. Però mica puoi pensare di laurearti a 25 anni e diventare insegnante di ruolo a 26 col posto di lavoro assicurato fino alla pensione.

Oppure, in alternativa, si potrebbero prevedere meccanismi di valutazione intermedia dell’insegnante, per cui se insegna male lo si può licenziare. Oh, possiamo essere licenziati tutti, che valga anche per loro. Poi non so come fare questi meccanismi di valutazione; fosse per me metterei webcam in tutte le classi per registrare le lezioni, ma poi salta su il comitato per la privasi e ti dicono che non si può. Però delle due l’una: o la selezione la fai rigorosa all’ingresso oppure mi concedi di valutarti e sbatterti fuori dopo averti assunto. Mica puoi pretendere che ti diano un lavoro fisso da inamovibile solo perché alzi la mano e dici che lo vuoi.

Piesse: e si noti che ò scritto tutto il post senza neanche mai dire che lavorano 18 ore a settimana e 9 mesi all’anno.

37 Comments

  1. fgpx78 said:

    Il fantastico mondo della scuola italiana! A pensare a come va in Inghilterra…

    26 Luglio 2012
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  2. fgpx78 said:

    Ah, e comunque oggi stavo lavorando sul sistema di gestione delle risorse umane di una famosa università italiana…e sarà anche che i docenti sono inamovibili, ma anche i collaboratori non prendono mica poco! Stipendi più che invidiabili per collaborazioni spesso ridicole…

    26 Luglio 2012
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  3. Mauro said:

    Beh, non lo hai scritto anche perché (almeno per gli insegnanti seri) le 18 ore a settimana sono una leggenda metropolitana.
    Saluti,
    Mauro.

    26 Luglio 2012
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  4. gab said:

    in alcune scuole private c’è la valutazione da parte degli studenti (che lascia un po’ il tempo che trova, ma meglio di niente).
    in più, si potrebbero sottoporre a esami annuali nella loro materia. penso che molti non li passerebbero, anche perché quanti sono quelli che si aggiornano?

    26 Luglio 2012
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  5. Mauro Toffanin said:

    Oh, possiamo essere licenziati tutti, che valga anche per loro. Poi non so come fare questi meccanismi di valutazione

    è una cosa a cui ho pensato spesso anche io; si potrebbe fare una valutazione degli insegnanti partendo dal basso, ovvero una sorta di pagella a fine semestre (o trimestre) da parte degli alunni. Statisticamente è difficile che tutti gli alunni si coalizzino per dare una valutazione negativa ad un insegnante se questi fa il suo lavoro in modo egregio e si sbatte. Probabilmente ci sono aspetti che non ho valutato ed inficiano la mia proposta, ma di meglio non sono mai riuscito a trovare.

    26 Luglio 2012
    Reply
  6. Luca said:

    A riguardo delle lezioni filmate e pubblicate online su di un portale apposito avevo letto tempo addietro. Mi era sembrata un’ottima idea, che univa anche lo scopo di creare una rete di lezioni registrate in varie scuole, di modo che gli alunni potessero rivederle, prendere appunti e ripassare direttamente da casa.

    Qualche scuola mi sembra pure avesse aderito, ma credo che il progetto si sia arenato comunque dopo poco tempo.

    Peccato perchè la trovo davvero un’ottima idea, sia per gli studenti che per un’eventuale stimolo per gli insegnanti, se sottoposti di conseguenza a controllli e verifiche di qualità.

    27 Luglio 2012
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  7. Gimmo said:

    Tutto molto vero, ma un bravo professore lavora 36 ore alla settimana.
    Per ogni ora che passa in classe ne passa una a casa tra preparare gli esercizi, preparare i compiti in classe, aggiornarsi, correggere i compiti etc..

    Io questo semestre ho insegnato all’uni, facevo solo 3 ore. Ma per fare 3 ore fatte bene ne impiegavo altre 6 a casa a preparare le lezioni..

    Per il resto, completamente d’accordo con te!

    27 Luglio 2012
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  8. Gimmo said:

    PS: correggi il titolo 😛 e’ scritto “Vicere”

    27 Luglio 2012
    Reply
  9. mattia said:

    Beh, non lo hai scritto anche perché (almeno per gli insegnanti seri) le 18 ore a settimana sono una leggenda metropolitana.

    Per ogni ora che passa in classe ne passa una a casa tra preparare gli esercizi, preparare i compiti in classe, aggiornarsi, correggere i compiti etc..

    Allora, la vera leggenda metropolitana da sfatare è questa.
    Sul correggere i compiti concordo, sul resto no, almeno per moltissime materie.

    Quando inizi ad insegnare ti devi sì preparare le lezioni e le esercitazioni, ma già la seconda volta che insegni la stessa materia nella stessa classe ài già tutto il materiale pronto.
    Lo dico per esperienza personale, all’inizio butti via un sacco di tempo a prepararti, ma poi l’anno successivo ti dai giusto una rinfrescatina per ricordarti le cose e via.
    Se uno à bisogno di riprepararsi le stesse lezioni ogni santo anno forse è meglio che cambi mestiere.
    È solo una questione di prepararsi del materiale e riutilizzarlo: migliorandolo, smussandolo, infarcendolo… ma la struttura c’è.

    Dopodiché, l’aggiornamento è quasi inesistente per gran parte delle materie. Il Pascoli è sempre il Pascoli, la seconda guerra mondiale e il fascismo sono sempre la seconda guerra mondiale e il fascismo (tolti i farlocchi diari segreti di mussolini che ogni tanto saltano fuori), Erodoto è sempre Erodoto e il de bello gallico è sempre il de bello gallico.
    Anche in matematica, alle superiori si insegnano cose massimo del diciannovesimo secolo.
    Persino in materie tecniche l’aggiornamento avviene con costanti di tempo di decenni.
    Tolta informatica e poco altro l’aggiornamento non esiste.

    27 Luglio 2012
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  10. Lorenzo said:

    Hai un po’ poco chiara la situazione attuale della scuola italiana Mattia.
    Lo “sbattiti un poco che dopo quando entri hai vinto la lotteria” non esiste più da almeno 15 anni. Cerco di spiegarti… 15 anni fa uscivi dall’università, entravi alla SSIS e dopo eri in graduatoria. Significavano almeno 10-15 anni di precariato, ovvero supplenze annuali o semestrali in scuole sempre diverse prima di entrare. Infatti ancora oggi esistono insegnanti (e sono almeno un 30% di tutta la popolazione docente italiana) di 45 anni che sono precari.
    Oggi non esistono nemmeno le graduatorie. La gente non si lamenta per i 15 anni di precariato, ma perché deve passare un esame evidentemente assurdo (che fra l’altro ti fanno pagare 100 euro) per poter avere il privilegio di sborsare 2500 euro per un corso che ti darà un’abilitazione che è assolutamente carta straccia visto che permette solo un inserimento in 2a fascia. La 2a fascia è formata da tutti quelli che non sono in graduatoria e che sperano che prima o poi ci sarà un concorso.

    Non so se mi sono spiegato. Fino agli anni ’90, si accettava un decennio di precariato (se andava bene) per vincere la lotteria del posto di ruolo. Oggi pagano per avere la possibilità di vincere la lotteria di un quarantennio di precariato (forse e se tutto va bene). Per questo in molti rinunciano e cercano di fare altro.

    Sulla valutazione degli insegnanti… d’accordissimo. Anche introducendo il licenziamento (sarebbe l’ora).
    A condizione che non sia una valutazione dal basso. Dare agli studenti il potere di giudicare i prof è la più grande cazzata che si sia mai vista nella storia. Forse funzionerebbe in qualche liceo (ma anche no). Nel caso migliore sarà del tutto inutile. Nel caso peggiore i prof regaleranno sufficienze a tutti solo per non stare a sbattersi le palle con i giudizi negativi degli studenti. E in vita mia ho sempre visto che il 90% dei prof che gli studenti giudicano “stronzi” sono in genere quelli più preparati e competenti.
    La valutazione deve essere fatta dall’alto. Dare maggiore potere agli ispettori ministeriali potrebbe essere una soluzione, anche se deve essere pensata bene.

    27 Luglio 2012
    Reply
  11. Lorenzo said:

    ps. una delle domande dei test nozionistici era individuare l’autore della commedia “La nemica”.
    Dario Niccodemi (1874-1934). Per la serie “in confronto sapere il numero di scarpe di Manzoni è uno scherzo”^^

    27 Luglio 2012
    Reply
  12. mattia said:

    Dare agli studenti il potere di giudicare i prof è la più grande cazzata che si sia mai vista nella storia.

    Su questo mi trovi d’accordo.
    All’Università posso accettare questo metodo (e lo incoraggio) perché già c’è più maturità da parte degli studenti.
    Pur con tutte le sbavature del caso (come quel mio amico slovacco che insegnando a Praga si è visto scrivere da uno studente che quella era un’Università ceca e si aspettava insegnanti che parlassero ceco e non una cosa che sbrodolava verso lo slovacco… evidentemente era qualcuno a cui il voto non era piaciuto).
    Per le superiori no, quel livello di maturità di certo non c’è.
    Mi ricordo di quel mio compagno di classe che dopo aver preso un 3 in elettrotecnica andò dal professore a dirgli che suo padre era appena uscito di galera (mica era vero). E il 3 divenne 6.
    Poi vabbe’, quello era un professore che oltre a essere paranoico e timoroso degli alunni (quando scriveva alla lavagna gli tiravano i gessi sulla schiena e lui subiva) era davvero un pessimo professore. Quindi in qualsiasi caso perdelo sarebbe stato solo un vantaggio.
    Ma non per il giudizio degli studenti che gli tiravano i gessi sulla schiena.
    E neanche vorrei che si chiedano informazioni in sé, anche non nozionistiche. Quelle sono la base, ma un buon insegnante lo si valuta da come insegna, non da quello che sa.
    Conosco una marea di gente super-esperta che però non sa insegnare.

    27 Luglio 2012
    Reply
  13. airone76 said:

    – Allora, la vera leggenda metropolitana da sfatare è questa

    Da figlio di insegnante, nipote di insegnante, genero di insegnante e amico di insegnanti (che non si dica che lo faccio per interesse) non è certo una leggenda metropolitana, anzi.
    Ad esempio non puoi dare ogni anno gli stessi esercizi, perchè i ragazzi si parlano… lo può fare chi insegna per uno o due anni al massimo, ma se i ragazzi scoprono che dopo 10 anni gli esercizi sono sempre quelli o vengono presi da uno stesso testo è finita. E vale per quasi tutte le materie.
    Inoltre quando hai una sola classe correggere compiti è semplice e rapido, ma quando ne hai molte diventa veramente stressante. Non sono nella quantità, ma anche nella qualità. Quante volte mia madre faceva le tre di notte a correggere compiti o li doveva rivedere tutti per essere sicura di non aver modificato metro di giudizio (se sono tutti ciofeche il rischio che nel giudicare gli ultimi tu sia più buono per la situazione o più cattivo per incazzatura è alta) o perchè doveva aiutare qualcuno come incentivo.
    Inoltre non consideri le scuole che hanno anche il pomeriggio (e non penso soltanto al tempo pieno delle elementari e medie) e che lavorano anche al sabato, in Italia.

    Secondo me le 35 ore settimanali ci sono tutte tra scuola vera a propria e annessi e connessi. E chi conosce insegnanti seri che insegnano da alcuni anni non può che concordare. L’unica cosa che hanno in più sono le vacanze, che sono in effetti l’equivalente di circa 12 settimane tolti scrutini, esami (non tutti gli anni, ma a rotazione ogni 3 o 4 anni) e preparazione iniziale (di solito dai primissimi giorni di settembre cominciano le riunioni). Ma il lavoro di insegnante (ripeto se fatto bene, perchè i fancazzisti ci sono dappertutto) è non solo fisicamente (gola, corde vocali, udito) ma anche intellettualmente e pscologicamente logorante (se un collega ti rompe i coglioni, lo eviti e stai bene con te stesso, il ragazzo lo devi educare comunque, e meglio degli altri). E non ho nemmeno accennato ai corsi di aggiornamento, formazione ecc che un insegnante serio, se vuole restare al passo con la sua materia deve fare.

    Insegnare non vuol dire solamente spiegare il teorema di pitagora e quanti abitanti ha il giappone (cit).

    P.s. scusate lo sfogo, ma quando sento persone che normalmente sono obiettive dire che insegnare (che non è tenere un corso universitario o qualche lezione) è un lavoro di tutto riposo mi altero: bisogna saper ragionare obiettivamente oprattutto quando le cose non ci piacciono o non sono come pensiamo noi, per essere realmente scientifici.

    27 Luglio 2012
    Reply
  14. Alberto said:

    @airone76 Fai sicuramente bene a sfogarti, perché insegnare non è facile, siete i laureati meno pagati sul mercato e non tutti gli stereotipi sono veri, ma resta il fatto che avere un stipendio “normale” in cambio di 35 ore settimanali (ma non per tutti vero?) divise tra casa e luogo di lavoro, e almeno 12 settimane di vacanze… beh ti assicuro che è anni luce dalla realtà della maggior parte dei lavoratori italiani.

    27 Luglio 2012
    Reply
  15. mattia said:

    perchè i ragazzi si parlano…

    Sopravvaluti gli studenti: fidati, non sono così furbi.
    Te lo posso assicurare per esperienza personale.
    Se ti serve una prova guarda i temi d’esame di un qualsiasi esame universitario: il più delle volte sono la stessa solfa con solo qualche sfumatura diversa. Eppure, quanti vengono segati?
    E stiamo parlando di università, dove gli studenti dovrebbero essere un po’ più svegli.
    Ecco, basta cambiare due numeri a caso in modo da impedire di copiare una risposta pronta preparata da altri e gli studenti cadono come pere cotte.
    E aggiungo, beccare chi copia è facilissimo perché tu cambi due cosine nel compito, poi nello svolgimento ti trovi le risposte che a rigor di logica non ci dovrebbero essere perché ài cambiato quelle cosine (mentre casualmente dovevano esserci nella traccia dell’anni precedente) e ài la prova che lo studente à copiato.
    Dopo tutto se uno studente ricorre a questi mezzucci significa che non è molto in gamba, e secondo te un tizio del genere è capace di prendere lo svolgimento della traccia dell’anno precedente e adattarla, in corso di svolgimento, alla nuova traccia?
    Suvvia, prendi il compito già pronto, cambie due virgole e sei a posto. Operazione che fai in tre minuti. Cinque ad essere generosi.

    (se sono tutti ciofeche il rischio che nel giudicare gli ultimi tu sia più buono per la situazione o più cattivo per incazzatura è alta)

    Il compito devi valutarlo sulla base di quello che c’è scritto e basta. Se valuti un compito in base alle emozioni è meglio che pianti lì. Io quando correggo stacco la spina delle emozioni e dei pregiudizi sugli studenti e diventi uno strumento di misura (con la sua incertezza, ci mancherebbe, ma che rimane pur sempre calibrato). Se non sei capace di avere questa freddezza e devi ripassarli due o tre volte stai soltanto mettendo una pezza a una tua incapacità.

    Inoltre non consideri le scuole che hanno anche il pomeriggio (e non penso soltanto al tempo pieno delle elementari e medie) e che lavorano anche al sabato, in Italia.

    Figurati, ò fatto anche io una scuola superiore in cui si faceva il pomeriggio. Puoi distribuirle come vuoi le ore, avanti/indietro/sotto/sopra… ma quelle rimangono, non è che si moltiplicano.

    E chi conosce insegnanti seri che insegnano da alcuni anni non può che concordare

    Guarda, la mia insegnante di controlli automatici lo disse senza problemi: si era messa a fare l’insegnante perché così aveva molto più tempo libero. E preciso, era una brava insegnante, una di quelle che si impegnava, non era una fancazzista. Però diceva che quando à avuto i figli e una famiglia da gestire fare l’insegnante era molto più comodo che lavorare in azienda. Perciò si è licenziata dalla ditta dove lavorava e si è messa ad insegnare.

    Ma il lavoro di insegnante (ripeto se fatto bene, perchè i fancazzisti ci sono dappertutto) è non solo fisicamente (gola, corde vocali, udito) ma anche intellettualmente e pscologicamente logorante

    -fisicamente: dillo agli operai o ai muratori
    -intellettualmente: in che senso?
    -psicologicamente: non ài, di fatto, nessun controllo sul tuo lavoro e i tuoi risultati… mi trovi un altro lavoro in cui sei così libero?

    E non ho nemmeno accennato ai corsi di aggiornamento, formazione ecc che un insegnante serio, se vuole restare al passo con la sua materia deve fare.

    Se vuole restare al passo con la sua materia?
    Mi citi una materia (tolta informatica e poco altro) che si evolve così rapidamente da richiedere un aggiornamento?
    Fammi qualche esempio.

    scusate lo sfogo, ma quando sento persone che normalmente sono obiettive dire che insegnare (che non è tenere un corso universitario o qualche lezione) è un lavoro di tutto riposo mi altero: bisogna saper ragionare obiettivamente oprattutto quando le cose non ci piacciono o non sono come pensiamo noi, per essere realmente scientifici.

    Ti dirò, io prenderei tutti gli insegnanti e li metterei a fare lavori in cui si fa fatica (sul serio), in cui si viene giudicati di continuo (magari da un capo stronzo), in cui devi veramente aggiornarti (altrimenti le tue competenze diventano inservibili nel giro di pochi anni) e in cui lavori più di 40 ore alla settimana.
    Poi vedi se non tornano a scuola ringraziando il Signore di fare gli insegnanti.

    27 Luglio 2012
    Reply
  16. mattia said:

    Comunque parlare di insegnanti in italia è come parlare di taxisti/farmacisti/notai.
    C’è sempre gente che prende posizione per partito preso e vicinanza personale ad interessati.
    Pochissimi gli insegnanti che mi ànno ammesso di essere dei fortunati: o erano pazzi loro oppure gli altri fanno un po’ troppo le tragedie greche.

    27 Luglio 2012
    Reply
  17. Emanuele said:

    E perché non provi a insegnare te e poi ne riparliamo?

    27 Luglio 2012
    Reply
  18. mattia said:

    Forse ti dimentichi che io ò insegnato. Tra l’altro in situazioni in cui davanti ti trovavi gente per cui lo studio era solo un diversivo tra un’ubriacatura e la successiva… ài voglia a motivarli.

    Quando dico che la fatica di prepararsi le cosa da insegnare è una fatica che fai una volta sola, ti racconto la mia esperienza.
    La prima volta che insegni un concetto fai una prova, la seconda raffini la tecnica, la terza vai spedito. Alla quarta volta ài già la pappa pronta.
    Le cose che so insegnare te le so spiegare domattina senza problemi (magari ripassando cinque minuti prima, non di più). Se uno deve riprepararsi ogni volta o à grossi problemi di memoria, o non è fatto per questo mestiere.
    Tra l’altro parliamo di scuole superiori, dove la quantità di argomenti è mostruosamente diluita nel tempo rispetto all’università.

    Quando dico che la correzione dei compiti la si fa staccando la spina delle emozioni ed entrando in modalità “freddezza glaciale” racconto quello che ò fatto di mio.

    L’unica cosa che mi sono risparmiato sono stati i genitori che si lamentavano per i brutti voti. Per il resto, tutto molto più arduo: dal livello dei concetti insegnati fino al fatto che insegnavo in due lingue che non erano le mie (una cosa che gran parte degli insegnanti italiani non saprebbe fare, temo).

    Insegnavo e facevo anche dell’altro. Avere solo diciotto ore di insegnamento senza dover far ricerca è roba da fare i salti di gioia.

    27 Luglio 2012
    Reply
  19. airone76 said:

    Mattia a me sembra che cerchi di difendere la tua posizione per partito preso o perchè non vedi il generale e ti basi solo sulla tua esperienza particolare (insegnamento all’università e ricordi negativi).

    “Se non sei capace di avere questa freddezza e devi ripassarli due o tre volte stai soltanto mettendo una pezza a una tua incapacità”

    Non tutti i compiti sono “vero o falso”. Per valutare un tema di italiano per esempio non puoi avere freddezza o non far entrare in gioco le emozioni… e così per Inglese, letteratura, arte o che so io… Non è perchè tu hai corretto alcuni test di un esame sai come funziona il modo di insegnare tutte le materie. E se un esercizio di matematica è sbagliato solo perchè il ragazzo ha copiato male dalla lavagna un segno, ma tutti i passaggi da lì sono perfettamente corretti (quindi un altro esercizio è stato svolto correttamente)? Vale esattamente lo stesso
    che uno che lo ha cannato non sapendo fare 2+2?

    “Guarda, la mia insegnante di controlli automatici lo disse senza problemi”

    Primo non ho mai detto che sia il lavoro più faticoso e meno pagato del mondo: solo che tutto questo relax non esiste e non è una gran casta di privilegiati che lavorano tre ore e fanno le vacanze alle Maldive il resto dell’anno. Tu ti basi sulla testimonianza di una tua Prof, io posso portarti esempi sia di un tipo che dell´altro. C`é anche chi sceglie di andare a fare l’operaio perchè non ha voglia di studiare… di esempi se ne possono fare infiniti, ma non è che un solo esempio identifica sempre la categoria. Ci sono quelli bravi che riescono a fare bene con poco, ci sono quelli meno bravi che neanche impegnandosi al massimo ce la fanno, ci sono i fancazzisti e gli idioti: nella media è un lavoro ne più ne meno facile di altri.

    “-fisicamente: dillo agli operai o ai muratori
    -intellettualmente: in che senso?
    -psicologicamente: non ài, di fatto, nessun controllo sul tuo lavoro e i tuoi risultati… mi trovi un altro lavoro in cui sei così libero?”

    -fisicamente: mai detto che è il più pesante o paragonabile ad altri: semplifico (anche a rischio di sembrare banale) l’operaio usa il corpo e poco il cervello, il ricercatore il cervello e poco il corpo, l’insegnante deve usarli tutti e due, il corpo meno dell’operaio e il cervello meno del ricercatore.
    -intellettualmente: usare la mente stanca tanto quanto usare le braccia. Soprattutto se devi trovare il modo di spiegare cose a gente che non capisce. Ripeto non pensare che la scuola dell’obbligo possa essere anche solo lontanamente paragonabile all’università, dove la gente è bene o male matura, ha scelto di andare dove crede di far meglio e non è obbligata a stare lì. Devi fare in modo che tutti capiscano e le materie non sono tutte solo nozionistiche.
    -psicologicamente: beh meno male che ci sono anche dei vantaggi… ho un amico che ha insegnato in realtà difficili e mi raccontato le problematiche, le paure (si, un 40enne può aver paura di un 14enne) e il rapporto con alcuni ragazzi… o il mobbing dei ragazzi nelle scuole “in” all’insegnante che non gli va bene (ne hai portato tu un esempio simile: ti sei mai chiesto cosa provava quel prof a livello psicologico? Indipendentemente dal fatto che fosse inetto ad insegnare o no? Magari risultava inetto solo a causa degli insulti degli alunni). Ma l’insegnante, per esempio chi lo insulta, lo deve educare e non denunciare.

    “Mi citi una materia (tolta informatica e poco altro) che si evolve così rapidamente da richiedere un aggiornamento?
    Fammi qualche esempio.”

    Non è questione di evoluzione o meno. Aggiornamento non è solo “cosa è sucesso di strardinariamente nuovo nella mia materia?” Bene o male tutti gli insegnanti hanno bisogno di corsi di aggiornamento o perfezionamento. Mia madre, che insegnava storia e italiano, almeno una volta all’anno faceva corsi d’aggiornamento: la lingua non si evolve? E la storia (cosa mettere in programma degli ultimi 5-10 anni? Novità su come vivevano i vichinghi o i greci?…)? Matematica, biologia, scienze? L’arte?. E non solo degli argomenti delle materie, ma anche nel metodo di insegnamento, nel modo di svolgere gli scrutini, nuove idee e confronti con altri insegnanti, ecc…

    “Comunque parlare di insegnanti in italia è come parlare di taxisti/farmacisti/notai.
    C’è sempre gente che prende posizione per partito preso e vicinanza personale ad interessati”

    Verissimo. C’è anche chi prende posizione perchè la ritiene una casta di privilegiati, avendoli visti solo 5 ore a scuola, magari irritato con qualcuno che lo ha giudicato male e non avendo mai visto cosa realmente fa un insegnante oltre alle 5 ore in classe.

    Io parlo per esperienza personale, avendo conosciuto direttamente il lavoro di almeno 6 insegnanti, e nessuno lo considerava o lo ha scelto perchè un lavoro più facile di altri. Io parlo però di chi l´insegnante lo fa in modo serio e che ti dice che non può prendersi un sabato libero da scuola perchè si può fare solo in caso di estrema necessità, e non da chi si prende settimane di “malattia” per andare ai tornei di Bridge. Perchè non si può giudicare un lavoro prendendo come esempio solamente i fancazzisti.

    P.s. quello che dovevo dire l’ho detto. Poi chi ai suoi pregiudizi vuole costruire templi sappia però che sono solo pregiudizi.

    27 Luglio 2012
    Reply
  20. airone76 said:

    P.p.s
    Specifico: “avendo conosciuto direttamente il lavoro di almeno 6 insegnanti” Non universitari, che come detto si confrontano con un’altra realtà, ma di medie e superiori. Del resto l’argomento dell’articolo non riguarda professori univeersitari.

    27 Luglio 2012
    Reply
  21. airone76 said:

    P.p.p.s.
    Evito fraintendimenti:
    “C’è anche chi prende posizione perchè la ritiene una casta di privilegiati, avendoli visti solo 5 ore a scuola, magari irritato con qualcuno che lo ha giudicato male e non avendo mai visto cosa realmente fa un insegnante oltre alle 5 ore in classe”

    Non sto ovviamente, visto che non conosco la tua storia scolastica, parlando di te. Era solo un modo per specificare che in ogni argomento esistono persone che prendono posizione per pregiudizi personali. Le più aperte dovrebbero accettare le critiche ad argomentazioni basate solo sulla propria esperienza e che tralasciano importantissime differenze di valutazione (come quella tra universitari e ragazzetti o tra pochissime lezioni e anni di insegnamento).

    27 Luglio 2012
    Reply
  22. mattia said:

    Non tutti i compiti sono “vero o falso”.

    Mai detto questo, anche perché sarebbe assurdo lasciarsi influenzare su prove a “vero o falso” (come cavolo fai?)

    Per valutare un tema di italiano per esempio non puoi avere freddezza o non far entrare in gioco le emozioni… e così per Inglese, letteratura, arte o che so io…

    La freddezza devi usarla anche per valutare un tema: non stai leggendo un romanzo, per cui ti lasci prendere dall’emozione e ti fai trasportare… E nemmeno è una tua valutazione sul “mi piace/non mi piace” come scrive. Devi valutare i contenuti, l’impostazione logica, la struttura argomentativa, l’uso della punteggiatura e la scelta dei vocaboli più adatti… Tutta roba che fai con la stessa freddezza con cui valuti le altre materie.
    Anzi, forse proprio perché vengono corretti con troppe emozioni più che un test di scrittura diventa un test sui gusti dell’insegnante.

    E se un esercizio di matematica è sbagliato solo perchè il ragazzo ha copiato male dalla lavagna un segno, ma tutti i passaggi da lì sono perfettamente corretti

    No, scusa, ma mi sa che non ài proprio capito quello che intendo per freddezza.
    Freddezza non significa guardare meccanicamente i risultati. Significa valutare razionalmente il contenuto di un compito senza farsi influenzare dal fatto che si è incazzati con la classe, con quello studente o con la suocera che ti à sfrantumato i maroni.
    Valutare razionalmente significa anche cercare di capire quello che di buono lo studente à fatto, scavando – appunto! – tra i passaggi per scovare un meno preso per un più che manda a balengo i calcoli ma non la sostanza.
    Valutare con freddezza significa cercare questi banali calcoli per scusare lo studente anche quando questo ti sta sul culo (capita) o sei incazzato.
    Mica significa dare un occhiata veloce al compito e dire “sì/no – avanti il prossimo”.

    solo che tutto questo relax non esiste e non è una gran casta di privilegiati che lavorano tre ore e fanno le vacanze alle Maldive il resto dell’anno

    Ma infatti non ò detto che fanno le vacanze alle Maldive. L’ò scritto nel post che non diventi ricco.
    Ma in italia capita per quasi tutte le professioni.
    Quello che ò detto è che l’insegnante è una professione dove il rapporto benefici/svantaggi è alto.

    Tu ti basi sulla testimonianza di una tua Prof, io posso portarti esempi sia di un tipo che dell´altro.

    L’esempio non te l’ò portato come campione statistico. Al contrario ti ò portato un solo esempio per dirti che gli insegnanti che ammettono questi vantaggi sono pochi. Ella era una delle poche che avevano il coraggio di ammettere questa cosa.
    Diceva che quando lavorava in ditta non poteva mica piantar lì una riunione perché alle cinque chiudeva l’asilo e doveva andare a prendere i figli. Se c’era un cliente in azienda doveva rimanere lì finché non se ne andava.
    Cavoli, le ò viste coi miei occhi le donne che fanno i salti mortali per lavorare in azienda e andare a ritirare i figli all’asilo prima che chiuda… si fanno un mazzo così.
    C’è gente che deve prendere un’ora di ferie per andare in banca o deve aspettare al sabato per andare alla posta a fare una raccomandata.
    Su, non dirmi che chi fa l’insegnante non è un privilegiato, almeno da questo punto di vista.
    Io ò questa possibilità. Posso decidere quando iniziare e quando smettere di lavorare (tanto lavoro ad obiettivo). Posso andare in banca senza prendere un’ora di ferie. Ma almeno ò l’onestà intellettuale di ammettere questo vantaggio.

    Gli insegnanti non ànno il coraggio di ammettere questi palesi vantaggi perché pochissimi su questa terra sono capaci di riconoscere la proprie fortune (come invece sapeva fare quell’insegnante dell’esempio).
    Penso che sia proprio una legge fisica, un po’ come l’energia che tende sempre al minimo. Ecco, le persone tendono sempre a lamentarsi del proprio lavoro. È una tendenza inarrestabile, non puoi fare niente per contrastarla.
    Forse deriva dal fatto che alla gente piace un casino lamentarsi perché la lamentela si adatta meglio a diventare argomento di discussione.
    Mentre non tende mai a riconoscere quello di bello c’è in ciò che à.
    Il fatto che gli insegnanti facciano sempre i lamentosi non significa che il loro sia davvero un lavoraccio.

    fisicamente: mai detto che è il più pesante o paragonabile ad altri

    Perdonami, ma ài detto che è un lavoro “fisicamente logorante”. Per cosa? Per le corde vocali?
    Logorante è una parola impegnativa.
    Per quanto sia non desiderato (ci mancherebbe) ti assicuro che suona come un insulto per chi lavori usuranti li fa davvero.

    Ripeto non pensare che la scuola dell’obbligo possa essere anche solo lontanamente paragonabile all’università, dove la gente è bene o male matura, ha scelto di andare dove crede di far meglio e non è obbligata a stare lì.

    Ma tu pensi davvero che all’Unviersità gli studenti siano veramente motivati? Forse non ài idea di quanti fancazzisti ci siano tra gli studenti universitari. Prova a guardare quanta gente si fa le parole crociate del metro durante la lezione.
    Certo, non sono obbligati a stare lì, ma per qualche strano motivo (coscienza) ci vanno anche se non ànno voglia di seguire.
    Io mi sono trovato davanti studenti che mi ànno detto palesemente: a me di questo corso non me ne frega niente, mi servono solo i crediti per laurearmi.
    Tu stai lì a cercare di motivarli e loro ti rispondono così.
    Mi sono trovato in situazioni in cui dovevo abbozzare delle frasi in spagnolo (che non ò mai studiato!) perché lo studente che avevo davanti non capiva una mazza di inglese.
    Ma cosa credi, che l’università sia il paradiso dove gli alunni sono bravi e diligenti?
    Non ài da fare il bebisitter, quello sì.

    (si, un 40enne può aver paura di un 14enne)

    Se insegna nei quartieri spagnoli sono d’accordo.
    Altrimenti è uno sfigato.

    ti sei mai chiesto cosa provava quel prof a livello psicologico?

    era uno sfigato, appunto

    Magari risultava inetto solo a causa degli insulti degli alunni

    No, fidati, aveva proprio dei problemi mentali molto forti.

    la lingua non si evolve? E la storia (cosa mettere in programma degli ultimi 5-10 anni? Novità su come vivevano i vichinghi o i greci?…)? Matematica, biologia, scienze? L’arte?.

    Sì, certo, la lingua si evolve.
    Giusto un filo più velocemente della Chiesa Cattolica.

    Tutte le discipline si evolvono, ma a livelli che non vengono affrontati a scuola.
    Non mi stupirei se domani uscisse un saggio con una nuovo interpretazione del lavoro del Pascoli, così come qualche anno fa uscì un lavoro sulla correlazione genetica tra popolazioni toscane e mediorientali a sostegno della teoria secondo cui gli etruschi fossero arrivati dalla Turchia per navigazione.
    Davvero pensi che si arrivi ad insegnare queste sottiliezze nelle scuole superiori? Pensi davvero che un professore di storia nello spiegare le teorie sulle origine degli Etruschi si senta in dovere di fare una completa recensione di tutti gli aggiornamenti sui più recenti lavori pubblicati?
    Ma se nemmeno all’università c’è un aggiornamento così veloce.

    La matematica che si insegna alle superiori arriva a cose dell’ottocento. Quando si parla di storia si à già paura ad affrontare nei dettagli il dopoguerra altrimenti iniziano a dirti che sei fazioso (di destra o di sinistra, non importa).
    La gran parte delle robe che si insegnano a scuola sono cose ben sedimentate; dai fenici alla trigonometria è tutta roba che in una scuola superiore puoi insegnare bene senza necessità di aggiornamento.

    Non sto ovviamente, visto che non conosco la tua storia scolastica, parlando di te.

    Fai bene a specificarlo. Perché quello che scrivo non deriva nemmeno di striscio da risentimento personale (paradossalmente dovrei scrivere l’opposto).
    E nemmeno da pregiudizio. Ma da una valutazione scientifica dei fatti.
    È un fatto che un insegnante abbia una flessibilità di orari che gli consente di conciliare il lavoro con la famiglia (o con il circolo parrocchiale o l’associazione culturale) che invece altri lavori non ànno. È un fatto che in sostanza non esiste alcun controllo sul loro operato, per cui possono mettersi anche a parlare dell’ultima puntata di “uomini e donne” (sì, è capitato) al posto di insegnare e non capita niente.
    Poi possiamo discutere all’infinito su quanto sia usurante correggere i compiti perché l’impegno a mettere voti con giustizia verso tutti logora nel profondo dell’anima più di battere la mazza in fonderia.
    Ma gli altri sono fatti.
    E io li osservo senza pregiudizi, o meglio sarebbe dire senza giudizi di alcun tipo.
    Su altri punti c’è invece il giudizio, come quando dicevo che la preparazione delle lezioni e delle esercitazioni è ampiamente riciclabile.
    Ma quello non è un pregiudizio, bensì un post-giudizio. Quando facevo le superiori mi sentivo dire tutte queste cose sul fatto che gli insegnanti dovevano prepararsi le lezioni, e ci credevo.
    Poi quando ò iniziato a insegnare io ò scoperto che o erano tutte balle oppure quelli che dovevano prepararsi per la kappesima volta la lezione sul medesimo argomento avevano problemi.
    È quindi un giudizio a ragion veduta.

    27 Luglio 2012
    Reply
  23. Mauro said:

    Comunque parlare di insegnanti in italia è come parlare di taxisti/farmacisti/notai.
    C’è sempre gente che prende posizione per partito preso e vicinanza personale ad interessati.

    Caro Mattia,
    hai ragione, ma in questo caso stai parlando di te stesso. Io talvolta sono d’accordo con te, talvolta no, ma non avrei mai creduto di leggere da te un’accozzaglia di luoghi comuni come in quest’articolo (tue risposte comprese).
    E non ho nessuno da difendere: vengo da una famiglia di operai e contadini, non di insegnanti. E io lavoro nell’industria.
    Saluti,
    Mauro.

    28 Luglio 2012
    Reply
  24. mattia said:

    Mauro,

    forse non ài capito dove sei capitato.
    Qui non siamo nello spazio commenti di repubblica.it o corriere.it, dove basta buttare giù cose tipo “assurdo”, “cazzata”, “abbasso la casta”, “e allora il caso Tortora”, “i preti sono tutti pedofili”…
    Su queste pagine se proponi la tua tesi devi anche argomentarla.
    Ritieni che i miei pensieri siano un’accozzaglia di luoghi comuni? Dimostralo.
    Dimostrami:
    – che non è vero che gli insegnanti ànno un mostruoso vantaggio rispetto al resto del mondo sugli orari di lavoro (vantaggio che consente loro di conciliare lavoro e famiglia o altre attività);
    – che le materie scolastiche si evolvono, ai livelli a cui vengono insegnate a scuola, a rapidità tale da dover necessitare un aggiornamento.
    Ad esempio, dimostrami quali novità della matematica degli ultimi trent’anni vengono insegnate a scuola;
    – che non è vero che facendo l’insegnante sei libero di fare il fancazzista quanto vuoi*, o – in versione lait – che è un lavoro in cui non hai un capo ufficio/reparto che ti rompe il cazzo di continuo.

    Questi sono fatti. Il resto sono opinioni. Sei libero di dissentire sul fatto che:

    – non devi preparare per la ventesima volta una lezione sul teorema dei due carabinieri, su come funziona un op-amp, o sull’ottavo capitolo dei promessi sposi; puoi pensare che è normalissimo conoscere la propria materia così male da doversi ripreparare tutto ogni volta, e che chi invece la conosce così intimamente da ricordarsi tutte le spiegazioni a memoria è un genio;

    – che un buon insegnante à la freddezza necessaria a valutare i compiti con giustizia senza rileggerli tre volte; puoi pensare che sia normale farsi influenzare dalle emozioni anche dopo trent’anni di insegnamento, e che imparare a giudicare bene non faccia parte del lavoro di insegnante;

    – che il lavoro di insegnante non sia fisicamente logorante e che invece à conseguenze sul fisico così devastanti che bisogna tutelarli come categoria protetta.

    Ecco, su questi puoi dissentire (dando le tue ragioni), ma sui fatti (quelli sopra) devi dimostrare che non sono veri. Non te la puoi cavare dicendo che sono luoghi comuni.
    Prego.

    Piesse: * probabilmente ò capito dove sta il problema! Gli insegnante vedono i bidelli che sono il top del fancazzismo e pensano di essere degli stacanovisti.

    PiPiesse: Il confronto coi taxisi/farmacisti è infatti sbagliato. Lo correggo. Parlare in italia di insegnanti è come parlare dell’utilità di insegnare latino, greco, filosofia ed altre cazzate.
    Anche di fronte ai fatti e all’evidenza le bufale rimangono inestirpabili dalla mentalità comune. Probabilmente a causa di una pappardella ripetuta a nastro e spacciata sotto l’etichetta “intellettuale”.

    29 Luglio 2012
    Reply
  25. airone76 said:

    Premetto che il blog è casa tua e scrivi e dici quello che vuoi tu, nessun problema, e quindi io mi ritiro in buon ordine lasciandoti i tuoi pregiudizi (sono giudizi basati senza la conoscenza diretta dei fatti, quindi che li hai evoluti prima o dopo sono e rimangono pregiudizi, che in italiano significa “opinione errata dovuta a scarsa conoscenza dei fatti” e non “giudizio precedente”) ma se tu scrivi:

    “Ritieni che i miei pensieri siano un’accozzaglia di luoghi comuni? Dimostralo.
    Dimostrami:”

    E nonostante la discussione precedente concludi con:

    “Anche di fronte ai fatti e all’evidenza le bufale rimangono inestirpabili dalla mentalità comune.”

    dimostri solo che non sei disposto a capire, accettare o comprendere altri punti di vista che non concordano con te. È inutile quindi dimostrartelo, tanto non lo accetteresti.

    P.s. Visto che vuoi fare il preciso “logorante” in italiano è “qualcosa che consuma a poco a poco”, che siano le corde vocali, la psiche o i muscoli della persona non conta nulla. Fisicamente (=”in senso fisico”) logorante per le corde vocali p.e. è una frase che non ha ne più ne meno diritto di essere di fisicamente logorante la salute dell’operaio e che non ha al suo interno nessun giudizio di merito o di paragone con altri tipi di logoramento.

    30 Luglio 2012
    Reply
  26. Turz said:

    Premetto che:
    1) Conosco da vicino tanti insegnanti o ex-insegnanti o aspiranti insegnanti, sia in Italia che fuori dall’Italia.
    2) Sono stato rappresentante di classe, ma di quelli seri che andavano anche ai consigli di classe.

    Tolta informatica e poco altro l’aggiornamento non esiste.

    Vero. Preparate una volta, le spiegazioni sono sempre le stesse.
    Potrebbero esserci problemi di adattamento all’orario (o al fatto che a volte c’è la gita / l’autogestione / l’occupazione e quindi c’è meno tempo) ma trascuriamoli pure.

    Sopravvaluti gli studenti: fidati, non sono così furbi.
    Te lo posso assicurare per esperienza personale.

    Sottovaluti gli studenti: mediamente potranno anche non essere furbi, ma bastano uno o due furbi in classe e tutti vengono a sapere:
    – da che libro vengono presi gli esercizi;
    – quali esercizi verranno dati al prossimo compito;
    – chi è lo studente che, gratis o a pagamento, li svolgerà in anticipo;
    – chi fotocopierà testi e soluzioni per tutti.

    Esperienza personale (tanto ormai è andata in prescrizione): un giorno vidi sulla cattedra un libro della materia X che però non era il nostro libro di testo; andai in biblioteca, lo cercai e lo trovai; vidi che era pieno di esercizi di X con lo stesso formato degli esercizi dell’ultimo compito; chiesi a un compagno che aveva il padre che insegnava X se riusciva a procurarsi quel libro; se lo procurò; feci le fotocopie dei quiz sull’argomento del compito successivo; i due primi della classe passarono le risposte del quiz a tutti.
    (Mi pare di ricordare che un paio di compiti più tardi la prof di X cambiò libro.)

    Perché a scuola succedono queste cose e all’università no? Perché gli studenti universitari sono meno connessi fra loro: se uno scopre una cosa magari lo viene a sapere il 20% degli studenti, non l’80% come a scuola.

    30 Luglio 2012
    Reply
  27. Turz said:

    Fino agli anni ’90, si accettava un decennio di precariato (se andava bene) per vincere la lotteria del posto di ruolo. Oggi pagano per avere la possibilità di vincere la lotteria di un quarantennio di precariato (forse e se tutto va bene). Per questo in molti rinunciano e cercano di fare altro.

    In molti vanno in Francia, dove si può ancora vincere la lotteria del posto di ruolo, o in Germania, dove magari non hai il posto di ruolo ma uno stipendio di tutto rispetto.

    Non ce l’ài più quel pensiero per cui “e se l’azienda fallisce? riuscirò a trovare un altro lavoro? e se le mie competenze non servono più? cosa faccio?“.

    Non è del tutto esatto, perché l'”azienda” magari non fallisce, però se insegni una materia rara e chiude la scuola o la sezione di quella materia ti sbattono in Culonia (esperienza di diverse persone che conosco).
    Ovviamente se insegni storia è più difficile, ma se insegni aggiustaggio o scienze minerarie o anche solo tedesco possono esserci dei problemi.

    Tutto molto vero, ma un bravo professore lavora 36 ore alla settimana.
    Per ogni ora che passa in classe ne passa una a casa tra preparare gli esercizi, preparare i compiti in classe, aggiornarsi, correggere i compiti etc.

    Lasciamo perdere l’aggiornamento, ma preparare i compiti in classe è necessario per evitare che vengano tramandati di generazione in generazione; correggerli (bene) è un lavoro lungo e noioso (al di là dell’occasionale divertimento di leggere qualche strafalcione ROTFL). Inoltre ci sono i colloqui coi genitori (probabilmente la cosa più logorante, visti gli str…. che ci sono in giro), i consigli di classe, il collegio dei docenti, gli scrutini e varie altre riunioni di cui ignoro il nome e lo scopo; poi la burocrazia (dal Documento del Quindici Maggio alle schede di valutazione individuali, oltre al famigerato trio programmazione + relazione finale + programma svolto). Tutto questo richiede tempo ed è ben più stressante delle 18 ore settimanali, che per molti insegnanti sono la parte più bella della professione.

    30 Luglio 2012
    Reply
  28. mattia said:

    È inutile quindi dimostrartelo, tanto non lo accetteresti.

    Il commento è tuo, e la faccia ce la metti tu. A me interessa relativamente, ma sappi che se uno chiede delle dimostrazioni e tu gli rispondi che non le dài perché comunque non capirebbe non fai una bella figura.
    Mi suona tanto come quel mio amico che andava in giro a dire che lui non aveva la morosa solo perché non andava in giro a cercarla, perché se solo l’avesse cercata ne avrebbe trovate a dozzine (salvo poi che si lamentava perché non ciulava mai).
    Forza, se puoi dimostrare un fatto lo dimostri, non te ne esci con queste scuse infantili da undicisettimbrino qualsiasi.

    Comunque, precisazione importante:

    non sei disposto a capire, accettare o comprendere altri punti di vista che non concordano con te

    nessuno è tenuno ad accettare altri punti di vista sempre e comunque.
    Se uno dice una puttanata ò tutto il diritto di non accettare il suo punto di vista.
    Piuttosto, sono tenuto ad accettare qualcosa che mi viene dimostrato come vero. Per quello chiedo la dimostrazione.

    Piesse:
    Visto che vuoi fare il precisino, puntualizziamo due cose

    che in italiano significa “opinione errata dovuta a scarsa conoscenza dei fatti” e non “giudizio precedente”

    “giudizio precedente” a cosa?
    … alla conoscenza dei fatti.
    Ed infatti ò detto che i miei non erano pregiudizi ma post-giudizi quando spiegavo che ero arrivato a quelle conclusioni dopo aver fatto esperienza diretta di insegnamento, ossia dopo aver conosciuto i fatti.
    È una mera questione di comprensione testuale (che si ottiene di solito senza saltare le righe dispari).

    e poi
    e che non ha al suo interno nessun giudizio di merito

    E allora perché l’ài detto?

    Ti ripeto il contesto in cui ài detto che il lavoro di insegnante è logorante.
    Prima scrivi

    L’unica cosa che hanno in più sono le vacanze […]

    e poi aggiungi

    Ma il lavoro di insegnante […] è non solo fisicamente […] ma anche intellettualmente e pscologicamente logorante

    Lo ài palesemente usato come aspetto negativo del lavoro di insegnante in cotrapposizione al beneficio delle vacanze.

    30 Luglio 2012
    Reply
  29. mattia said:

    Sottovaluti gli studenti

    Come già scrivevo prima, il tuo metodo di copiatura collettiva del compito precipita cambiano due cosine nella traccia.
    Classica tecnica: prendi due dati del compito, c1 e c2, e dici che c1 corrisponde al numero dell’iniziale del proprio nome e il secondo dato del cognome.
    Per cui, facendo un esempio, lo studente Antonio Magri, farà il compito con c1=1 e c2=13, mentre lo studente Franco Mattoni avrà c1=6 e c2=13.
    Se uno studente è fesso non riuscirà a raccapezzarcisi.
    Oppure, senza queste raffinatezze, puoi sempre cambiare un più o un meno qui e lì, così che il tizio che copia a macchienetta la prende nel de dré.

    Dopodiché, non so quanto sia andata in prescrizione, quindi evito accuratamente riferimenti a luoghi e persone.
    Anno del Signore 2000, simulazione terza prova di matematica per la maturità (valevole come compito).
    Uno studente a caso trova nel PC del laboratorio un file di cache di uord con il testo della prova.
    Siccome era bravo in matematica lo risolve, e siccome era anche un bravo ragazzo dà la soluzione a tutti.
    Come per magia, una classe dove di solito c’era un 10, un paio di 8 e il resto 3 e 4 (magari un 5) fa compiti meravigliosi, tutti perfetti, tutti da 10.
    Secondo te l’insegnante non se n’è accorta? Le è bastato chiamare uno a uno gli studenti, à chiesto a ognuno di risolvere alla lavagna un esercizio e visto che non lo sapevano fare à annullato tutti quei voti.
    Poi si è rivolta al bravo ragazzo che à risolto il compito e l’à diffuso ai suoi colleghi e gli à fatto una ramanzina storica che probabilmente se la ricorda ancora adesso.

    Se proprio vuoi copiare e diffondere le informazioni devi anche fare in modo da rendere il tutto credibile, distribuendo errori diversi qua e là randomizzati. E mica è facile.
    Altrimenti finisce come la statistica dei voti di putin che avevano un picco inspiegabile là dove la percentuali di votanti sfiorava il 100%.

    correggerli (bene) è un lavoro lungo e noioso

    Come dicevo già sopra, è una cosa che si impara.
    Con l’esperienza riesci a fare un giudizio attento, preciso e non emozionale in tempi brevi.

    Inoltre ci sono i colloqui coi genitori

    Vabbe’, è un’ora alla settimana, che spesso viene passata a fare altro (tipo correggere i compiti) perché non viene nessuno.

    alle schede di valutazione individuali

    Fa’ una prova: va sul sito del Polimi e scarica un verbale qualsiasi di un concorso per un posto da professore o ricercatore e cerca i giudizi che i commissari dànno dei candidati.
    Sono fatti a fotocopia, l’unica cosa che cambia sono degli che usano per dare i giudizi.
    Siccome non possono fare una tabella in cui scrivono “Pubblicazioni: Buone / Didattica: discreta…” si preparano delle frasi fatte tipo “Il candidato presenta una XXXX produzione scientifica come valutate dalle pubblicazioni su riviste internazionali. L’esperienza didattica del candidato è XXXX”. Usano la stessa frase per tutti e al posto delle XXXX mettono gli aggettivi. Loro ànno scritto il giudizio in forma di prosa e nessuno può contestare loro nulla.
    Oh, è burocrazia, e la burocrazia si fotte così. Come con il famoso timbro del maestro Manzi.

    30 Luglio 2012
    Reply
  30. Turz said:

    Come già scrivevo prima, il tuo metodo di copiatura collettiva del compito precipita cambiano due cosine nella traccia.

    Certo, però cambiare “due cosine” nella traccia complica il lavoro dell’insegnante, QED.
    Nel caso da me raccontato l’insegnante aveva semplicemente fotocopiato il libro, cosa molto più semplice che calcolare c1 e c2 per tutti gli alunni.

    Uno studente a caso

    c1=13 e c2=2, immagino 😀

    Vabbe’, è un’ora alla settimana, che spesso viene passata a fare altro (tipo correggere i compiti) perché non viene nessuno.

    Da noi era un pomeriggio al mese (tipo dalle 16 alle 20) e stai tranquillo che tre quarti dei genitori (soprattutto quelli stronzi) ci andavano. I professori ne uscivano distrutti.

    Oh, è burocrazia, e la burocrazia si fotte così. Come con il famoso timbro del maestro Manzi.

    Ganzissimo Alberto Manzi, non sapevo la storia del timbro.
    Resta il fatto che anche le frasi fatte vanno scritte una per una a penna. O forse oggi con un software proprietario nel quale ovviamente il copia-incolla non è stato ancora inventato.

    31 Luglio 2012
    Reply
  31. Davide M said:

    Credo si possa usare il titolo del post per ribaltarne il contenuto.
    In effetti ottenere oggi un posto a tempo indeterminato nella scuola (e nell’università) italiana ha diversi punti di contatto col giocare alla lotteria: sono in moltissimi a giocare (pagando anche), la probabilità di vincita è molto bassa, lo scopo è sistemarsi per tutta la vita. D’altronde anche a me capita di dire: “Ha vinto un posto”.
    Il vero problema è che non dovrebbe essere come una lotteria, ma per spiegarlo bisogna fare un confronto con altri paesi.

    1. Nel post si dice ad un certo punto che non ci si può aspettare di laurearsi a 25 anni e diventare di ruolo a 26. E’ strano, perché è praticamente quel che succede in Germania: si studia per diventare insegnanti (si studiano materie anche diverse, come storia, matematica e musica, ad esempio), si fanno due anni di tirocinio in una scuola e si trova un posto quasi subito: sei mesi di tempo di prova e se va tutto bene si ottiene il posto fisso. Il problema dei precari non esiste, come in Inghilterra. In Italia, invece, parliamo di circa mezzo milione di insegnanti, spesso per decenni confermati e riconfermati, che non ricevono le mensilità di luglio e agosto e sono variamente ricattabili o suggestionabili ad ogni campagna elettorale.

    2. Numero di ore di lavoro e stipendi.
    Un insegnante neoassunto in Germania prende 2300 euro: il salario aumenta piuttosto rapidamente negli anni successivi (chi ha il dottorato prende da subito 300 euro in più) e la vita costa molto meno che in Italia.
    In Inghilterra parliamo di circa 100 sterline al giorno, anche più a volte (la vita è cara a Londra ma molto meno nel resto dell’isola).
    Il numero di ore in Germania è 26 (può comprendere anche due ore di ripetizioni pomeridiane per gli studenti “bisognosi”); vuole dire fermarsi fino alle 3 due pomeriggi a settimana. In Inghilterra più o meno lo stesso.
    I giorni di ferie sono gli stessi, solo distribuiti diversamente.

    3. Controlli di qualità
    Come anche in Italia, se vi sono seri problemi in germania il preside può richiedere l’invio di ispettori scolastici. La cosa è molto rara e in genere gli insegnanti cambiano facilmente scuola o vengono allontanati se sono ancora nel periodo di prova. Ad essere misurata è la qualità dell’intero istituto: se una scuola privata diventa “riconosciuta” il salario degli insegnanti viene retribuito all’80% dallo stato. (altro che la lotta tra poveri in italia tra pubbliche e paritarie…). Dovremmo ricordare che l’insegnante viene continuamente valutato, anche in italia: dagli studenti, genitori, colleghi, dirigenti scolastici; non riceve, però, alcun beneficio e immagino sia frustrante.

    4. Livello della scuola italiana
    Basandomi sulla mia esperienza in licei italiani, inglesi e tedeschi, il livello della preparazione degli insegnanti e degli studenti in italia è di spessore culturale anche superiore ai loro omologhi stranieri. E’ difficile generalizzare, ovviamente: è la mia impressione basata su centinaia di studenti italiani, inglesi e tedeschi e qualche decina di colleghi.
    Quello che manca tragicamente alla scuola italiana sono le strutture e i finanziamenti. In ogni aula in Inghilterra ci sono proiettori e internet (tanto che gli insegnanti troppo spesso usano powerpoint o youtube…), tutti gli studenti hanno un laptop che fornisce la scuola, laboratori magnifici e così via. Le nostre scuole cadono, a volte letteralmente, a pezzi.

    5. Il diritto ad un posto fisso?
    Si può ovviamente discutere a seconda del tipo di società che si ha in mente. A me sembra sensato che chi abbia speso tempo, energia e denaro e abbia dimostrato (anche sul campo) di saper insegnare possa farlo e persino provare a immaginare una sorta di futuro, senza vedersi rifiutare il mutuo, prendere il treno delle 3 del mattino da napoli a roma, o traslocare per 3 mesi di supplenza mal pagata. Ritengo che la società abbia il diritto ad avere insegnanti di qualità, ben pagati in modo da attirare (anche) gente molto capace e soprattutto ottenere la famosa “continuità” formativa, invece che cambiare ogni anno. E’ molti difficile, credo, per la nostra mentalità, capire che i vantaggi dei singoli possano diventare anche vantaggi collettivi senza andare a scapito di altri. Ovviamente quello della precarietà è un tema più vasto nel mondo del lavoro, un aspetto che io vedo più come un problema che come un modello da seguire.
    Tornando all’argomento, è innegabile che l’Italia spenda meno di tutti gli altri in Europa per scuola e università, indipendentemente dai governi. Si preferisce investire su altro. Mi verrebbero in mente diverse voci da tagliare nei settori difesa e opere pubbliche ma andremmo per le lunghe.

    Per concludere, è molto triste pensare alla marea umana che spera di vincere la lotteria col vitalizio peggio pagato della storia e in più oggetto di scherno e vituperio gratuito da parte di chi non fa quel mestiere o lo ha fatto temporaneamente in condizioni particolari.
    Allo stesso tempo è comico pensare che negli altri paesi gli insegnanti siano rispettati e non sappiano di essere tutti così sfacciatamente fortunati.
    Bisognerebbe quasi dirglielo, ma temo non capirebbero.

    2 Agosto 2012
    Reply
  32. mattia said:

    Il vero problema è che non dovrebbe essere come una lotteria

    Senza dubbio. Non dico che mi piace che sia una lotteria, anzi.
    L’insegnamento dovrebbe essere un lavoro come un altro, dove puoi entrare con modalità simili agli altri lavori. Ma dove sei anche valutato e da cui puoi uscire come altri lavori.

    1. Nel post si dice ad un certo punto che non ci si può aspettare di laurearsi a 25 anni e diventare di ruolo a 26. E’ strano, perché è praticamente quel che succede in Germania:

    Il fatto che succeda in Germania non lo rende più giustificabile ai miei occhi.
    A meno che, secondo te, in Germania accadano solo cose buone e giuste.
    Una persona a 25 anni deve girare il mondo, fare esperienze… non può buttarsi subito a fare il lavoro che farà per i successivi quarant’anni. È la morte intellettuale, cazzo.

    2. Numero di ore di lavoro e stipendi.
    Un insegnante neoassunto in Germania prende 2300 euro:

    Che poi sono i soldi che prende anche un neoingegnere in Germania, mentre in italia si vede proporre i 1200 euro se va bene.
    Il problema dei salari in italia è comune a tutte le professioni, non solo agli insegnanti.

    Il numero di ore in Germania è 26 (può comprendere anche due ore di ripetizioni pomeridiane per gli studenti “bisognosi”);

    Ripetizioni che al contrario gli insegnanti italiani si fanno pagare come straordinari.
    E se mancano i soldi incrociano le braccia.
    Perché sono quelli che “le 18 ore sono solo una parte del lavoro” ma quando si chiede di fare una briciola fuori dalle 18 ore vogliono lo straordinario.
    Ah, comunque 26 ore (le prendo per buone) sono 8 ore in più di 18 ore. È il 44% in più. Sputaci addosso.

    Come anche in Italia, se vi sono seri problemi in germania il preside può richiedere l’invio di ispettori scolastici.

    Allora, non nascondiamoci dietro un dito.
    I casi di professori rimossi a causa dell’intervento degli ispettori sono rarissimi.
    Il più delle volte poi fanno ricorsi e contro ricorsi e con l’aiuto di qualche sindacato vincono sempre.
    Io parlo di una diffusa propensione al fancazzismo che non viene nemmeno scalfita da interventi disciplinari.
    Altrimenti dovrebbero assumere più ispettori che insegnanti.

    4. Livello della scuola italiana
    Basandomi sulla mia esperienza in licei italiani, inglesi e tedeschi, il livello della preparazione degli insegnanti e degli studenti in italia è di spessore culturale anche superiore ai loro omologhi stranieri.

    La mia impressione, basata su coloro che poi, lasciate le scuole superiori arrivano all’università è drammaticamente opposta.
    E lo dico avendo la fortuna di entrare in contatto con studenti di tutto il mondo.
    Sicuramente sono messi meglio degli studenti africani (escludendo i magrebini, intendo l’Africa subsahariana) che sono davvero tragici (ma forse il sistema scolastico da loro à qualche problema più serio).
    Ma gli studenti italiani rispetto a quelli del Nord Europa sono messi malissimo.
    O meglio, ànno competenze nozionistiche su cose totalmente inutili e poi cadono come pere cotte su delle ovvietà.
    Vedi proprio la differenza di metodo, leggi davvero come in italia ci sia un metodo che consiste in far ingozzare nozioni agli studenti più che fargliele vivere.

    Quello che manca tragicamente alla scuola italiana sono le strutture e i finanziamenti. In ogni aula in Inghilterra ci sono proiettori e internet (tanto che gli insegnanti troppo spesso usano powerpoint o youtube…),

    Eh no!
    Ci sono pochissimi casi in cui è giusto usare una presentazione o un filmato.
    Sono quei casi, ad esempio, in cui diventerebbe troppo complicato disegnare un qualcosa di tridimensionale che si vedrebbe meglio con un filmato, oppure quando il disegno è troppo complesso e ci si metterebbe ore a farlo alla lavagna.
    Oppure quando ti serve di necessità materiale audiovisivo (tipo per una lezione di storia dell’arte…).
    Per il resto GESSO E LAVAGNA.

    Il bravo insegnante non à bisogno di power point, sa insegnare con gesso e lavagna.
    L’insegnante che usa power point o è un pigro o è un insicuro che non sa fare una lezione senza un riferimento.
    Al bando power point e quelle mostruose vaccate delle lavagne interattive che rincretiniscono il cervello.

    Sai cosa? Una volta dopo una conferenza mi sono messo a litigare con un tizio che sosteneva panza assurde sul DSP.
    Allora lo sfido: “se davvero è come di ci tu dimostramelo”, e gli butto sul tavolo carta e penna.
    Quello la prende, scrive due formuline, si incarta, fa due grafici… e poi se ne esce dicendo “be’, se avessi qua wikipedia saprei spiegartelo”. Siccome non aveva internet a portata di mano non poteva.
    Ecco, questa è la generazione che cresce con la tecnologia in classe. Gli dài carta e penna e non sono capaci di tirare fuori niente senza internet.

    E guarda che non è solo una questione di ricordarsi le cose a memoria. Perché dietro di questo si nasconde il fatto che non conosceva la materia in sé (e infatti sparava boiate allucinanti).
    Mettersi lì con carta e penna a prendere appunti su un foglio bianco (invece che scaricare e stampare le slide) è cosa utilissima per interiorizzare i concetti. Perché nelli scriverli passano prima da te, che devi interiorizzarli per poterli mettere sul foglio. Processo che avviene anche quando sistemi gli appunti.
    Cosa che non avviente quando il concetto è già bello e pronto su uno schermo.

    Altro che power point.

    (e sì, ò sempre stramaledetto i professori universitari che lo usano)

    Ritengo che la società abbia il diritto ad avere insegnanti di qualità, ben pagati in modo da attirare (anche) gente molto capace

    È un gatto che si morde la coda. In italia gli insegnanti sono mediamente laureati di pessima qualità che non ànno trovato sbocco lavorativo altrove. Per quello che valgono meritano lo stipendio che prendono.
    D’altra parte è vero che con quegli stipendi un laureato “di prima” non va a fare l’insegnante.
    Come se ne esce? Non lo so.

    Per concludere, è molto triste pensare alla marea umana che spera di vincere la lotteria col vitalizio peggio pagato della storia e in più oggetto di scherno e vituperio gratuito da parte di chi non fa quel mestiere o lo ha fatto temporaneamente in condizioni particolari.

    Non è né scherno né vituperio. Fotografo solo la realtà.
    Se questa suona a scherno o vituperio si ponga qualche problema chi è causa di quella realtà.
    Io che colpa ne ò?

    Allo stesso tempo è comico pensare che negli altri paesi gli insegnanti siano rispettati e non sappiano di essere tutti così sfacciatamente fortunati.

    Dimmi, negli altri paesi gli insegnanti si permettono di passare le ore parlando dei tronisti di Uomini e Donne durante le lezioni?

    2 Agosto 2012
    Reply
  33. Lorenzo said:

    Credo che alla fine diciate entrambi la stessa cosa.
    Per migliorare il sistema scolastico sarebbe necessario chiedere di più agli insegnanti (ore di insegnamento – possibilità di licenziamento reali se inadatti) e allo stesso tempo dare di più (soldi).
    Perché alla fine torniamo sempre ai soldi. Se offri un lavoro duro ben pagato (per i 2300 euro al mese tedeschi i neolaureati italiani di ore a settimana ne farebbero anche 40 e se gli avanza tempo spazzano pure il corridoio) attiri gente capace e desiderosa di impegnarsi. Se offri stipendi da fame compensati da ampie possibilità di fancazzismo, invariabilmente attiri incapaci fancazzisti e il sistema ne risente.

    ps. e visto che avete citato l’inutile nozionismo vi consiglio di dare un’occhiata ai quesiti proposti per i tfa^^

    3 Agosto 2012
    Reply
  34. mattia said:

    e visto che avete citato l’inutile nozionismo vi consiglio di dare un’occhiata ai quesiti proposti per i tfa^^

    ò guardato quello di fisica e mi è sembrato molto semplice.
    Fin troppo semplice.
    Nel senso che già mi sembrava troppo semplice per essere una terza prova alla maturità…

    3 Agosto 2012
    Reply
  35. Lorenzo said:

    ò guardato quello di fisica e mi è sembrato molto semplice

    Beh, per essere precisi non ho dato giudizi sulla difficoltà/facilità, bensì sul grado di nozionismo^^
    Quelli di area scientifica non li ho presente comunque, mi riferivo ai test sulle materie umanistiche 036-37; 043-50-51-52.

    Alcuni esempi:
    L’autore della commedia “La nemica”:
    A) Dario Niccodemi
    B) Giacinto Gallina
    C) Giuseppe Giacosa
    D) Augusto Novelli

    Chi ha scritto, insieme a Guido Guglielmi, il “Manuale di poesia sperimentale”?
    A) Elio Pagliarani
    B) Nanni Balestrini
    C) Andrea Zanzotto
    D) Alfredo Giuliani

    L’anno della “Charte octroyée”:
    A) 1814
    B) 1813
    C) 1815
    D) 1816

    ecc. ecc. ecc.

    Sul grado di difficoltà non mi esprimo, dico solo che solo su alcuni libri di testo di livello universitario per corsi monografici ho trovato Dario Niccodemi (e su wikipedia ovviamente, ma mi dicono che portare un palmare agli esami dovrebbe essere vietato, in teoria). Per quanto riguarda l’identità del filosofo pitagorico Amafinio, domanda capitata ai filosofi, so che non è presente nemmeno nell’opera in 3 volumi di Albesano.

    Giusto per dare un’idea del nozionismo…

    3 Agosto 2012
    Reply
  36. Lorenzo said:

    ps. ho dato un’occhiata anche a quello di fisica. Lasciando perdere il grado di difficoltà, francamente mi è piaciuto.
    Quanto meno richiede di conoscere e saper applicare alcune formule molto conosciute (che effettivamente andrai a insegnare alle superiori), invece di chiederti su quale rivista Enrico Fermi pubblicò i suoi studi sugli atomi.

    3 Agosto 2012
    Reply
  37. mattia said:

    Beh, per essere precisi non ho dato giudizi sulla difficoltà/facilità, bensì sul grado di nozionismo^^

    La parte sottointesa al commento era che, essendo le domande così semplici, il nozionismo diventa più che altro informazione di base che se non sai meriti tre calci nel culo e pedalare.

    3 Agosto 2012
    Reply

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