Avranno i capelli pari o dispari?

E quindi niente, alla fine l’italia à perso.
Facciamo invece finta che abbia vinto. Ci state? Partita avvincente, l’italia che si porta sul 2 a 0 nei primi quindici minuto dopo il calcio d’inizio. Spagna che accorcia le distanza allo scadere del primo tempo. Pareggio 2 a 2 quando mancano cinque minuti dalla fine e la vittoria di misura sembrava in tasca. Ormai tutti pensano ai supplementari, ma da centrocampo parte Balotelli che smarca mezza difesa spagnola e tira una bomba nell’angolino della porta spagnola. Tempo di segnare e arriva il triplice fischio: italia batte Spagna 3 a 2 ed è campione d’Europa.
Immaginatevi i festeggiamenti, le immagini dallo stadio, i giocatori che alzano la coppa.
E poi immaginatevi i commenti.

Questo non dovrebbe essere molto difficile, un po’ perché i commentatori dicono delle cose sempre molto prevedibili (tipo gli editoriali sull’italia che si prende la rivincita dopo lo scandalo delle scommesse, pieni di banalità e figure retoriche consunte). Un po’ perché un assaggio l’abbiamo già avuto con la Germania.

È rimasto solo un assaggio, ma se l’italia avesse vinto in finale avremmo avuto gli stessi identici commenti, solo amplificati e ricamati. Ma la solfa sarebbe stata la stessa.
Avremmo visto un’altra foto di Balotelli che abbraccia la mamma e avremmo letto gli stessi commenti sul fatto che la vittoria dell’italia era dovuta ai gol di un diversamente pigmentato.

Ci saremmo dovuti sorbire gli stessi dotti commenti sul fatto che bisogna dare la cittadinanza ai figli degli immigrati perché… visto? abbiamo vinto la coppa grazie a uno di loro.

Non sto qui neanche a ragionare, come faccio di solito, spiegando che la legge sulla cittadinanza non si fa per avere dei giocatori di pallone forti. La legge sulla cittadinanza deve dare la cittadinanza per fare in modo che che si adatti alla società, non per vincere la coppa del mondo. Altrimenti ci facciamo scrivere la legge dal comitato di redazione della Gazzetta dello Sport.

E non sto qui nemmeno a ricordare che chi nasce in italia, già ora, riceve la cittadinanza italiana al compimento dei 18 anni. Quindi il problema, al massimo, si pone solo per far giocare un minorenne in nazionale: non mi sembra proprio così importante se un 17enne deve aspettare qualche mese per giocare in nazionale.

Al contrario, il modo più efficiente per mostrare la demenzialità di quei commenti è guardare a quello che è successo in finale.
Insomma, dopo la semifinale mi sono dovuto sorbire il coro di giornalisti-commentatori-attivisti-politici-parlamentari secondo cui bisognava dare la cittadinanza ai figli degli immigrati perché Balotelli aveva fatto vincere la nazionale.

Mentre dopo la finale non sento nessuno più parlarne.
Ovvio, mica puoi dire “abbiamo perso grazie a loro“.

E tu pensa che sfiga: se invece l’italia avesse vinto ora sarebbero qui ancora a chiedere lo ius soli.
Invece no, l’italia à perso e quindi quei discorsi non li fanno.

I figli degli immigrati che volevano la cittadinanza italiana domenica erano attaccati a un filo: se l’italia vinceva si parlava dell’argomento, altrimenti il tema finisce in un cassetto.

Mi sembra una cosa davvero cretina. Voglio dire, che il dibattito pubblico su una legge sia condizionato dal risultato di una partita di pallone mi sembra una gran vaccata.
Oh, qui stiamo dicendo: se il palone tirato dall’attaccante diversamente pigmentato entra in porta allora bisogna fare la legge, se il pallore arriva due metri più a destra e manca la porta non bisogna più fare la legge.
Capite che è una puttanata, vero?
Si dice che quei due metri di differenza tra un tiro al pallone fatto bene e uno fatto male possono cambiare una legge o i distini di migliaia di persone.
No, questa cosa non l’accetto. È una stronzata, e qualifica chi la dice.
Non puoi basare una legge sul fatto che una pallonata arriva due metri più a destra o a sinistra. Altrimenti tanto vale basarsi sul numero di cappelli totale degli immigrati: se sono pari si fa la legge, se sono dispari non si fa: la cosa à la stessa rilevanza e importanza del punto di arrivo di un tiro di pallone (ossia zero).

Perché se ci ragioni bene ciò che dicono i giornalisti-commentatori-attivisti-politici-parlamentari è proprio quello.
O meglio, lo mettono giù in una maniera più elegante. Ti diranno: “La vittoria della nazionale grazie al figlio di un immigrato è lo specchio di una società in cui i figli degli stranieri si integrano e amano l’Italia. Si impegnano, lottano e combattono per dare il meglio di sé e portare così l’Italia alla vittoria. Il parlamento non può più aspettare e deve approvare la legge sullo ius soli”

Però la sostanza, una volta che ài tolto la retorica, rimane quella: bisogna approvare lo ius soli perché un diversamente pigmentato à calciato il pallone due metri più in qua che non più in là.

E se uno pensa una cosa del genere è conciato da sbatter via.

2 Comments

  1. Turz said:

    Che poi, volendo fare il Borghezio 🙂 supponiamo che l’Italia sia divisa in due: Padania e Terronia (da cittadino di entrambe mi posso permettere questa definizione).

    Mario è nato a Palermo da cittadini ghanesi, ma è cresciuto a Concesio in una famiglia di Concesio e parla italiano con accento bresciano. Per cui se ci fossero la Padania e la Terronia, Mario dovrebbe essere a tutti gli effetti cittadino della Padania. Invece per lo ius sola, essendo nato per caso a Palermo, sarubbe cittadino della Terronia.

    Quindi Mario è un perfetto controesempio per lo ius soli.

    5 Luglio 2012
  2. mattia said:

    Quindi Mario è un perfetto controesempio per lo ius soli.

    Mi tolgo il cappello.

    sarubbe cittadino della Terronia.

    🙂

    5 Luglio 2012

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