Se ne torni in Cecoslovacchia a comportarsi così!

Probabilmente sarà successo anche a voi. Mi riferisco a coloro, tra di voi, che vivono all’estero.
Quando questioni con qualche italiano arriva un certo punto in cui ti dicono… va’, va’, tornatene in [luogo dove vivi]

E tu non puoi rispondere niente; perché non c’entra niente. Magari stai parlando di sport, arte, musica… e quando non sanno più cosa dirti se ne escono così: cosa vuoi tu che vivi all’estero? Come se il fatto di vivere all’estero non ti autorizzi ad avere opinioni, o non ti permetta di esprimerle. Tanto più che uno si può aggiornare sull’attualità qualsiasi sia il luogo dove vive.

Una volta mi trovo a Lecco e un agente della polizia locale mi chiede i documenti. Ovviamente non gli mostro alcun documento d’identità (e ne avevo tre in tasca). La legge non mi obbliga a mostrare i documenti e io non li mostro. L’agente dice che invece sono obbligato ad andare in giro con la carta d’identità per legge. Quando gli chiedo quale legge si accorge che non lo sa (ovvio, perché non esiste). Beccato in castagna si spazientisce: se ne torni in Cecoslacchia (sic) a comportarsi così.

Cosa c’entrava il luogo dove vivo? Nulla, mi stavo solo comportando da cittadino che conosce i suoi diritti. Ma per l’agente era una scappatoia troppo gustosa. Così come per la persona con cui questioni. Un jolly da giocarsi quando ci si trova con le spalle al muro.

Eppure quelle stesse persone non lo farebbero, ad esempio, con un friulano che si trova a Lecco o con un modenese a Siena. Non gli direbbero: oh, ma cosa vuoi tu che vivi a Modena. Tanto meno lo farebbero con un straniero: oh, cosa vuoi tu che sei di [paese straniero]… sarebbe razzismo™.

Con quelli che espatriano invece sì. A noi puoi dire frasi tipo: cosa vuoi tu che vivi all’estero?

Riflettendoci ò trovato solo una spiegazione: l’invidia. Un sentimento che è sempre stato presente verso gli espatriati, anche ai tempi in cui espatriavano coloro che non avevano di che mangiare. Ricordo il personaggio narrato da De Amicis in Sull’oceano: aveva fatto fortuna in Sud America e tornarto al paese d’origine invece degli onori che si aspettava trovò solo invidiosi, tanto che ripartì inviperito verso il proprio paese promettendosi di non tornare mai più.

Ora espatriare è tutt’altro. In molti casi andare all’estero significa andare verso qualcosa di migliore, che può essere lo stipendio, la dignità lavorativa, o semplicemente un mondo con gente più educata. Significa andarsene dalla merda italica dentro cui non si vuole più nuotare.
Solo che c’è chi lo può fare e chi no. Ci sono quelli che passato Vipiteno non sanno nemmeno chiedere dov’è il gabinetto, gente inchiodata in italia perché non sopravviverebbe all’estero. Oppure gente che si è creata il proprio mondo in un paese o in una città e andando all’estero diventerebbe di colpo “nessuno”.  Magari vorrebbero andarsene, ma per un motivo o per l’altro non possono. Sono legati a doppio filo a una provincialità che li soffoca.

Quindi maledicono coloro che invece ànno avuto le palle di andarsene. Come i poveri che maledicono i ricchi, pur volendo essere ricchi essi stessi, pur senza fare niente per diventarlo. O come le racchie che sputano veleno sulle belle perché impossibilitate a diventare tali.

Astio irrazionale, dettato solo dall’invidia.

Così l’espatriato si trova in una situazione per cui viene progressivamente espulso dal suo paese d’origine. Non può permettersi di parlare, lui che vive all’estero.
Non so come la vivete voi (mi piacerebbe conoscere le vostre esperienze), ma a me dà fastidio.
Fastidio per un atteggiamento stupido.

La reazione naturale sarebbe quella di mandare tuti a quel paese e voltare le spalle dall’altra parte come fece il personaggio di De Amicis.
Io invece non rinuncio a dire la mia (strano, vero?). Anche a quelli che mi dicono che non posso parlare perché abito all’estero.

Come questa mattina. Quando Andrea Sarubbi à tuittato (sottolineatura mia):

il guaio è che non sai tutto lo sforzo dietro, anche di mediazione, e pontifichi dal Giappone. Continua pure.

Già, siccome vivo in Giappone non posso dire che la sua proposta di legge è demenziale.
Lo dimostrano i numeri e la logica, ma non posso dirlo perché vivo in Giappone (forse che i numeri e la logica funzionano in modo diverso per chi vive all’estero?).

Ò fatto un lavoro di documentazione razionale ma non vale perché vivo in Giappone (forse che ci si può documentare solo se si vive in italia?).

Per assurdo sono io (IO) molto più titolato di 945 deputati a parlare, perché io (IO) vivo ogni singolo giorno da straniero. Io (IO) mi scontro con il razzismo perché ò la pelle bianca. Io (IO) so cosa vuol dire tirare il fiato prima di entrare in un koban perché anche se non ài fatto niente non sai mai come va a finire (visto che in questo paese ai poliziotti insegnano al corso di addestramento che gli stranieri sono come gli animali, non ànno alcun diritto). Io (IO) so cosa significa sentirsi dire “no, questa casa non si affitta a stranieri“. Io so cosa significa essere, in prima persona, straniero. IO dovrei parlare.

Ma no, non posso parlare perché vivo in Giappone. L’art. 21 della Costituzione per me non vale.
Abitassi a Lecco potrei dire tutto quello che voglio. Non saprei nulla del lavoro di mediazione che fanno nelle segrete stanze della Camera tanto quanto non conosco queste trame di palazzo vivendo in Giappone. Ma vivendo a Lecco potrei parlare; vivendo in Giappone no.
Come al solito, razionalità sotto la suola delle scarpe.

Tu che vivi all’estero non puoi parlare, una zucca vuota che abita in italia sì. Non si guarda a cosa una persona à da dire, non è importante quale contributo porta. È importante solo dove vive. Sei espulso dalla comunità. Curioso, quando viene da gente che predica l’accoglienza.

Aggiungo solo una cosa: in un paese normale un deputato che si permette di asserire che un cittadino non può esprimere la sua opinione (con una scusa così irrazionale poi) si scuserebbe e poi si dimetterebbe.
Ma siccome stiamo parlando dell’italia i parlamentari possono permettersi di dire ai cittadini che non possono esprimere opinioni.

Auguri.

20 Comments

  1. alessio said:

    “Quando gli chiedo quale legge si accorge che non lo sa (ovvio, perché non esiste)”

    Vero! Tuttavia, a richiesta delle forze dell’ordine tu sei obbligato a fornire i tuoi dati identificativi. Va da sé che se sei privo di un documento d’identità, le forze dell’ordine hanno il diritto/dovere di trattenerti sino a 24 ore per procedere alla tua identificazione. Ecco perchè sarebbe meglio portarselo dietro un documento,onde evitare di farsi 24 ore in caserma! :-/

    6 Giugno 2012
  2. mattia said:

    Infatti gli ò fornito tutte le mie generalità senza problemi e quando mi à trattenuto per verificare che esistesse una persona con quelle generalità non ò detto nulla.

    Ecco perchè sarebbe meglio portarselo dietro un documento,onde evitare di farsi 24 ore in caserma!

    Ma sai la soddisfazione di far valere un tuo diritto? 😀

    6 Giugno 2012
  3. Bea said:

    Sì, sì, è tutta invidia! Beh, anche mancanza di argomenti però. Resta il dubbio sul perchè si fanno problemi a dire la stessa cosa alle altre categorie, mentre a noi no. Voglio dire, ci sono cose che magari pensi, ma che per buon gusto non dici…evidentemente siamo considerati quasi traditori, quindi tutto è lecito.
    Inoltre la condizione di espatriato, nella mente della massa italiana, equivale quasi sempre a “privilegiato”. Privilegiato di soldi, soprattutto. Quante volte mi è stata detta la frase: “Eeeeh, anch’io me ne andrei, se avessi i soldi”, sottinntendendo, evidentemente, il fatto che io ne ho in abbondanza!

    Una volta la macchinetta dei biglietti della stazione mi ha mangiato 50 euro senza emettere nulla. Era tardi e la biglietteria e gli uffici erano già chiusi. Vado con gli amici (testimoni) alla Polizia Ferroviaria per la denuncia. Io ero abbastanza alterata dalla cosa (figurati, abituata al Giappone!)e stavo sbraitando con i miei amici che cercavano di calmarmi dicendomi che qui non è come in Giappone e cose così. In quel periodo, tra l’altro, avevo i soldi contati…insomma, non potevo permettermi di sputtanare 50 euro. Il poliziotto capo sente quello che mi dicono gli altri mi fa “Ma dai su, che vuoi che siano 50 euro per te che abiti in Giappone!!”.

    6 Giugno 2012
  4. fgpx78 said:

    Lo dirò a mia madre la prossima volta che sono in Itali e chea, di fronte a un semplice ragionamento razionale, se la prende con me dicendomi che avrei dovuto starmene all’estero. Come se pensare sia una prerogativa solo di chi vive fuori. Mah.

    Per il resto non sono molti quelli che mi fanno pesare la cosa…sarà che c’è differenza fra dire “vivo in Giappone” e dire “vivo in Slovacchia”.
    Nel mio caso
    1. prima ti chiedono com’è il mare lì
    2. quando gli spieghi che no, non c’è mare, stiamo parlando della Slovacchia che confina con l’Ucraina, ti guardano con aria pietosa del tipo “poveretto, non hai avuto successo in Italia e ora vivi nel terzo mondo”, senza manco immaginarsi su quanti fronti la Slovacchia è superiore all’Italia.
    E senza manco pensa che ué, forse essendo la mia azienda in centro a Milano e – fino a prova contraria – in buona salute, non è che sono scappato per mancanza d’altro eh?

    Quindi boh. Giappone=Invidia. Slovacchia=pena. Scommetto che se dovessi dire io la mia in quelle situazioni mi accarezzerebbero la testa dicendomi “sì, sì, bravo, hai ragione, ma giochiamo dopo eh?”

    6 Giugno 2012
  5. mattia said:

    Toglimi una curiosità: e nessuno ti ha mai detto…”già, sei andato fino in Slovacchia a sposarti perché lì le donne le conquisti regalando le calze di nailon”?
    Sottointeso: chissà come mai sei dovuto andare fino a lì per sposarti.

    6 Giugno 2012
  6. mattia said:

    Ah, comunque noi in Repubblica Ceca il mare ce l’abbiamo: lo sapevi?

    6 Giugno 2012
  7. Ariakas81 said:

    fgpx78 guarda che bene o male e’ lo stesso che mi sento dire quando dico che vivo in Rep. Ceca, poi quando dico Praga allora cambiano espressione e mi guardano con occhi ammirati dicendo: “Beeeellaaaaaaaa Pragaaaaaaaaa”

    6 Giugno 2012
  8. max said:

    Io godo del “BonusBrasil” che mi aumenta tutte le skill con la maggior parte degli italiani. Sembra che negli ultimi 10-15 anni il Brasile sia entrato nella “moda” -vedi havaianas, capoeira, samba e le intramontabili chiappesode- trovandosi al centro di molte conversazioni da aperitivo. In veritá la maggior parte delle persone non sa una mazza.
    All´ultimo esame per il rinnovo della patente in commissione medica -vedi ritiro per guida in stato di ebrezza nel 2003!- saputo che vivo in Brasile il medico della polizia si é lasciato sfuggire un “Chissáchettenfregatté della patente” finalizzando con un sospiro d´invidia.

    Peró quando critico certi atteggiamenti odiosi tipici italiani, non c´ é BonusBrasil che tenga: vengo liquidato come non-piú-facente-parte-della-equazione, interdetto a livello di incapace-di-intendere-e-volere-per-overdose-di-spiaggia-caipirinha-e-chiappesode.

    Ora vorrei sapere quando comincia questa delegittimazione. Dopo quante settimane o mesi o anni. Tipo uno che va in ferie in Giappone puó ancora dire la sua sull´italia o deve limitarsi al futbol?
    Chissá se l´ambasciatore italiano a Tokio viene bistrattato allo stesso modo quando muove delle critiche a mammitalia.

    Nuova rubrica Altre Idee Da Sarubbi: Obbligus Soli -Passaporto con obbligo di presenza. Possibili motti di spirito impressi sul retro del tipo “Chi va in Giappone perde la ragione”-

    6 Giugno 2012
  9. Mauro said:

    Comprendo perfettamente la tua frustazione, sia per l’effetto “straniero” vissuto in Giappone per due anni, sia per l’enorme invidia degli autoctoni Itaglioti; anche a me da molto fastidio sentirmi dire da amici e colleghi che sono un pirla perché ho deciso di andare a vivere in USA (a breve la partenza) e non manca mai occasione per farmelo pesare come se fossi una sorta di mostro solo perché oltre oceano apprezzano il mio operato e mi pagano a peso d’oro (leggi: mi pagano adeguatamente, ma in confronto al tozzo di pane raffermo dell’Italia è molto di più).

    Io mi sono completamente rassegnato all’irrazionalità della stra-grande maggioranza degli italiani; non riesco più a sopportarla e mi fa incazzare parecchio, per questo me ne vado e come il personaggio di De Amicis non tornerò più indietro 🙂

    6 Giugno 2012
  10. Bèrto 'd Sèra said:

    Non me ne può fregar di meno di quello che dicono. Non me ne fregava niente quando avevano influenza sulle mie tasche, figurati adesso. Sto anche cambiando passaporto e non ho insegnato a parlare italiano a mia figlia. Proprio per evitarle di dover sentire certe battute del cavolo. A un certo punto si arriva al divorzio, ed è il punto della completa più indifferenza. Il tempo (grazie a Dio) ammazza tutto. Anche l’Italia.

    6 Giugno 2012
  11. Vimarn said:

    Aspetta, parlano d’integrazione e poi ti dicono di stare zitto perché vivi all’estero? Qualcosa non quadra, per caso [CENSURA] è uno dei requisiti fondamentali per accedere alle Camere?
    Scommetto che se fossi d’accordo con lui non avrebbe posto alcuna obiezione sul luogo dove vivi, si sarebbe invece vantato del fatto che pure chi vive all’estero è d’accordo con quello che dice.
    PS: Se gli facessi notare io qualcosa sulla sua proposta di legge che scusa accamperebbe? Direbbe che non sono sufficientemente italiano?

    6 Giugno 2012
  12. Alessandro said:

    lo sapevo, primo o poi quella info la tiravi fuori 🙂

    7 Giugno 2012
  13. fgpx78 said:

    Hai voglia! La storia delle donne è la più gettonata ovviamente, e dimostra solo che certa gente non ha mai messo il becco fuori dal proprio paese (inteso proprio come villaggio).
    Sinceramente questa è una delle poche cose che mi offende. Primo perché offende me (che forsemaforse il problema non è che non trovavo donne italiane, ma che quelle che trovavo non erano semplicemente all’altezza?), secondo perché offende le donne slovacche (e spesso le straniere in generale).
    Mai sentito il detto “Meglio pu**ana che svetlana?” (censuro solo per evitare il crawling dei motori). Ecco. Direi che riassume bene il concetto di “invidia” di cui si parlava, almeno in quanto a donne il centro-est non è visto come il “terzo mondo”, infatti sarà pure che ti dicono “sei dovuto andare in Slovacchia”, ma poi la seconda cosa che chiedono è “mi fai vedere una foto di tua moglie?”.

    Il mare in Rep. Ceca…forse ne avevi parlato da qualche parte? Mi pare di ricordare qualcosa tipo piccoli lembi a nord della Polonia, ma sto invecchiando…i ricordi si confondono 😉

    7 Giugno 2012
  14. mattia said:

    Ariakas

    fgpx78 guarda che bene o male e’ lo stesso che mi sento dire quando dico che vivo in Rep. Ceca, poi quando dico Praga allora cambiano espressione e mi guardano con occhi ammirati dicendo: “Beeeellaaaaaaaa Pragaaaaaaaaa”

    a me la faccia da compassione per essere andato a vivere a Praga me l’ànno fatta comunque.
    Perché è vero che fanno quei discorsi tip “che bello, Praga!” poi quando gli dici che ci vuoi stare in pianta stabile storcono la bocca. La considerano una bella città per divertirsi un po’, non per programmarsi una vita.
    Se poi gli dici che vivi fuori Praga ti prendono comunque per pazzo.

    7 Giugno 2012
  15. mattia said:

    Nuova rubrica Altre Idee Da Sarubbi: Obbligus Soli -Passaporto con obbligo di presenza.

    Oddio, questa è geniale. L’obbligus soli! Me la devo rigiocare.

    7 Giugno 2012
  16. mattia said:

    A un certo punto si arriva al divorzio, ed è il punto della completa più indifferenza.

    Sarà… io non ci sono arrivato. E forse non ci arriverò mai. O forse sì, chi lo sa.
    Magari è solo una questione di tempo.

    7 Giugno 2012
  17. mattia said:

    Vimarn

    scusa ma ò dovuto censurare quella parte di messaggio perché poteva esserci una diffamazione. E non voglio problemi.
    Oltre al fatto che non voglio dare pretesti a certa gente per imbizzarrirsi e dire che qui c’è la macchina dell’odio.

    7 Giugno 2012
  18. mattia said:

    pensa te con quello che sta succedendo in Emilia a cosa si dedicano

    Aspetta, penso che quel post sia un po’ vecchio. Parla di raccolta firme, che però si è conclusa da mesi.

    7 Giugno 2012
  19. Vimarn said:

    @mattia: non preoccuparti, piuttosto sono io a dovermi scusare, non volevo causarti problemi.

    7 Giugno 2012

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