Le mie tre battaglie

Visto che l’ànno fatto notare in metà di mille, metto in evidenza l’argomento con un post apposta.

Le grafie à per ha, ànno per hanno e così via non sono errate. Sono semplicemente poco diffuse. Mezzo secolo orsono erano sicuramente più diffuse di ora (chiedete a qualche nonna o madre anziana e probabilmente vi dirà che a scuola le insegnarono che si scrive a scelta ha oppure à – ma non !).
Per gli scettici leggere qui.

Dopo tutto, basta rifletterci. La lettera “h” in italiano non è fonetica; nelle altre lingue si pronuncia con un’aspirazione, ma in italiano no. Una mia amica bosniaca si metteva sempre a ridere quando sentiva dire “h di hotel“, ché pronunciata viene “acca di otel“. E otel mica inizia con l’acca.

La funzione della lettera “h” è solo grafica: il suono “a” è lo stesso sia per la preposizione “a” sia per il verbo “ha“; scrivere una “h” che non si pronuncia serve solo a distinguere il significato. Ma se è solo un simbolo grafico non pronunciato possiamo usare un qualsiasi simbolo, anche l’accento. Così à si distingue da a al pari di ha.
Più o meno come scriviamo il verbo con l’accento per distinguerlo dalla preposizione da.

Uno dice, ma perché devi fare il bastian contrario e scrivere à al posto di ha come fanno tutti.

Così, perché mi garba. Innanzitutto.
Ogni tanto mi partono i cinque minuti e mi metto a usare l’accento al posto dell’h.

Ora però i cinque minuti mi sono partiti senza fermarsi. D’ora in poi userò molto più spesso (ma non esclusivamente) l’accento. Questo per due motivi: ormai non lo fa quasi più nessuno, e voglio salvare questa grafia prima che le grammatiche si mettano a scrivere che è errata.

E voglio salvarla perché è utile. Sì, perché riduce il numero di caratteri necessari a scrivere uno stesso testo. Tempo fa avevo letto che un linguista si era divertito a calcolare quanti caratteri avrebbe risparmiato nei suoi testi usando l’accento al posto dell’h. Non un’enormità, ma è pur sempre un risparmio.
Quindi conviene scrivere con l’accento.

Questa sarà la mia prima battaglia: diffondere l’uso dell’accento al posto dell’h.

La seconda battaglia già l’avete intuita: diffondere la scrittura delle parole straniere nella corrispondente traslitterazione italiana. Per le parole meno conosciute. Lo si fa anche in altre lingue: in giapponese tutte le parole in katakana sono scritte foneticamente. In ceco si dice inženiring non engineering, džus al posto di juice, fajn al posto di fine… Non vedo perché, se la parola inglese fine diventasse di uso comune in italiano, non dovrei sentirmi autorizzato a trascriverla fain.
No, perché altrimenti la gente deve conoscere come si pronuncia ogni singola lingua da cui l’italiano riceve una parola. È molto più facile trascriverle con la traslitterazione italiana, rispetto a imparare la pronuncia di inglese, francese, spagnolo…

La mia terza battaglia è per la diffusione del fundoshi. Ché non à alcuna attinenza col tema linguistico, ma mi piaceva ricordarla.

15 Comments

  1. mamoru said:

    La terza la appoggio, ma rivolta al genere femminile.

    26 maggio 2012
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  2. cesare2 said:

    Il risparmio grafico-fonetico e’ l’argomento piu’ forte (quelli logici, purtroppo, linguisticamente contano poco).

    26 maggio 2012
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  3. Io ho in corso quella per il ritorno al Tegolino della nostra infanzia, per sostituire l’attuale, inutile Bignami di Tegolino.

    26 maggio 2012
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  4. SirDiC said:

    Per scrivere la à nella tastiera giapponese devo fare Alt 224 risparmiando caratteri ma non movimenti; se esiste un modo più semplice posso anche appoggiare la battaglia.
    Per il fundoshi quoto mamoru.

    26 maggio 2012
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  5. fgpx78 said:

    Ma quindi possiamo cominciare a scrivere à e fain nei nostri blog senza doversti alcun diritto d’autore, ma anzi facendoti contento dell’aver compagni di battaglia? 😀

    Il fundoshi no. Per quello aspetto.

    Se ben ricordo avevi anche una battaglia per fare una statistica del volume del pene, ma vabé…

    26 maggio 2012
    Reply
  6. mamoru said:

    le accentate sono una scocciatura, anche perche’ con la tastiera jp mica ce le ho e mi tocca ricorrere all’apostrofo come surrogato*.

    O cambiare layout e battere alla cieca.

    O switchare tra le virtual keyboard sul tablet.

    E li ti accorgi di quante ne usiamo,anche se meno del francese…

    27 maggio 2012
    Reply
  7. Lorenzo said:

    Questo genere di battaglie sono le mie preferite.

    Però spero tanto che tu non vinca, altrimenti poi non saprei più cosa dire a quelli “ke fc prima a scriv cs”.
    Risparmiare caratteri è utile se lo spazio è limitato. Su un blog ne compromette solo la leggibilità.

    27 maggio 2012
    Reply
  8. cesare said:

    “Se ben ricordo avevi anche una battaglia per fare una statistica del volume del pene”
    ti piace vincere facile John Holmes de noantri
    😀

    27 maggio 2012
    Reply
  9. mattia said:

    Per scrivere la à nella tastiera giapponese devo fare Alt 224 risparmiando caratteri ma non movimenti;

    Non a caso io mi sono fatto ordinare un calcolatore con tastiera inglese, che ò configurato come italiana. Quindi un tasto solo per le accentate.

    Ma quindi possiamo cominciare a scrivere à e fain nei nostri blog senza doversti alcun diritto d’autore, ma anzi facendoti contento dell’aver compagni di battaglia?

    Certo. Tutti sono incoraggiati a emularmi.

    Se ben ricordo avevi anche una battaglia per fare una statistica del volume del pene, ma vabé…

    Quella non è una battaglia, ma un’indagine scientifica. Serviva solo a candidarmi all’IGnobel. Ma nessuno mi ha seguito. Dannati.

    Però spero tanto che tu non vinca, altrimenti poi non saprei più cosa dire a quelli “ke fc prima a scriv cs”.

    No, calma. Se scrivi “fc” o “cs” stai togliendo fonemi che devi indovinare. Mettendo l’accento io tolgo una lettera muta che non si legge, quindi non tolgo niente dell’informazione.
    Ti potrei dare ragione sul ke, ma l’ultima volta che si usava al posto di che era forse nel millequattrocento.
    Questa invece è ancora considerata come forma corretta dalle grammatiche.

    28 maggio 2012
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  10. Alberto said:

    “Questa invece è ancora considerata come forma corretta dalle grammatiche”
    Concordo sull’ancòra. Visto che le lingue sono in perenne e costante evoluzione, temo che molto presto tale grafia verrà abbandonata per piegarsi all’uso comune preponderante. Temo quindi sia una battaglia persa. Devo dire comunque che la leggibilità non è il massimo.
    Ciao

    28 maggio 2012
    Reply
  11. mattia said:

    Temo quindi sia una battaglia persa.

    La mia specialità.

    28 maggio 2012
    Reply
  12. andrea said:

    Per l’accento al posto dell’acca, perché no? Lo facevo anch’io quando scoprii il Futurismo.
    Sulla trascrizione fonetica delle parole straniere in italiano decisamente no: a mio dire è veramente brutto e poi è pochissimo chiaro. Spesso nei tuoi post ho dovuto rileggere le parole che hai traslitterato perché non chiare, esattamente come quando leggo in katakana parole che non conosco e mi ci vuole sempre un po’ per ricostruire l’originale. Capisco le tue ragioni, ma il risultato non mi sembra né chiaro né bello.
    Sul fundoshi, beh, quelli sono fatti tuoi.

    28 maggio 2012
    Reply
  13. mattia said:

    Andrea, considera anche l’altro lato della medaglia.
    Delle volte parlo con gente di una certa età (e che quindi non parla inglese), e quando provano a dirmi una parola inglese che ànno letto da qualche parte (tipicamente sul computer) faccio difficoltà a capire che parola era, perché la leggono come la leggerebbero in italiano.
    Ogni metodo à i suoi svantaggi.
    Io parlo coi vecchi e probabilmente do più risalto a questo lato della medaglia!

    28 maggio 2012
    Reply
  14. mamoru said:

    @mattia

    si dice “compiuter” non computer

    😛

    29 maggio 2012
    Reply
  15. Turz said:

    Sulla trascrizione fonetica delle parole straniere in italiano decisamente no: a mio dire è veramente brutto e poi è pochissimo chiaro.

    La “bruttezza” in realtà deriva solo dal fatto che non siamo abituati a vedere le parole scritte così. Se le avessimo viste così per vent’anni, ora ci sembrerebbe molto più “bella” la scritta feisbuc che facebook.

    La scarsa chiarezza purtroppo è un problema, perché il linguaggio serve per farsi capire, e ormai quando una parola è entrata in uso la capiscono tutti nel modo tradizionale, anche se teoricamente subottimo.
    Quindi la battaglia di Mattia ha le stesse probabilità di riuscita di Zamenhof e Dvořák 🙂

    30 maggio 2012
    Reply

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