Bisogna puntare sulla ricerca

Non c’è volta che, ascoltando un dibattito televisivo, non senta qualche politico dire che per uscire dalla crisi bisogna puntare sulla ricerca.
Poi nessuno dice cosa vuol dire puntare sulla ricerca ma intanto buttano lì quella frase. Una frase contro cui non puoi dire niente: ti mette automaticamente dalla parte del giusto, mica che uno può dirti che no, non bisogna puntare sulla ricerca.
Un po’ come quelli che dicono bisogna puntare sui giovani; mica puoi rispondere loro che bisogna puntare sui vecchi.

Sia chiaro, non sarò certo io a parlare male della ricerca. Più soldi vanno alla ricerca e meglio è.
Quello che però non mi torna è il “per uscire dalla crisi“.

La ricerca è importantissima, ma non ti fa uscire dalla crisi. Mette le fondamenta per il futuro, che è un’altra cosa.

Ci sono due aspetti che mi sembra i politici si dimentichino quando parlano di ricerca.

Il primo è che le ricadute benefiche di una scoperta si ottengono dopo anni o lustri da quando la scoperta viene fatta. E questo anche per le tecnologie più spinte dove vengono investite valanghe di quattrini. Pensate alla GMR: fu scoperta alla fine degli anni ’80, ma ci volle un decennio affinché vennero prodotti i primi dischi fissi con GMR.
E’ normale, perché quando fai ricerca lavori su qualcosa che ancora non si conosce. Tu puoi fare anche una scoperta, ma quando si tratta di trarne un’applicazione pratica ti trovi a che fare con qualcosa di completamente nuovo. Prima che la nuova tecnologia sia digerita a tal punto da consentire una produzione di massa di tempo ne passa.
Guardiamo al grafene: è stato inventato nel 2004, ora si sta lavorando a transistor estremamente veloci basati sul grafene, ma siamo ancora agli inizi. Chissà quanto tempo passerà fino al giorno in cui potrò andare da Alza e comprare dell’elettronica di consumo con dentro quei transistor.
E questi sono solo due esempi di due tecnologie che hanno avuto un boom e tantissime persone che ci lavorano sopra fin subito dopo la loro scoperta. Per altri risultati della ricerca il tempo per arrivare all’applicazione pratica scorre molto più lentamente.

La ricerca ha sicuramente degli effetti importantissimi sul sistema economico, perché è meglio produrre tecnologia che magliette a basso costo.
Però se investi oggi nella ricerca i risultati li vedrai tra anni, tra tanti anni. Bisogna investire in ricerca oggi per consentire alla prossima generazione di vivere in un paese che produce tecnologia e non magliette a basso costo. Ma questa è pianificazione del paese tra vent’anni.
La crisi c’è adesso. I disoccupati ci sono adesso. Le persone che si suicidano o che fanno la fila alla mensa della caritas ci sono adesso.
E investire nella ricerca non serve assolutamente a niente per risolvere questi problemi (a meno che uno di quelli in fila alla mensa dei poveri non sia un ricercatore a cui dai un grant).
Investiamo pure nella ricerca, e investiamo anche tanto. Ma non illudiamoci che questo serva ad uscire dalla crisi.

Secondo punto spesso dimenticato dai politici.
La ricerca è un investimento sui grandi numeri. Se finanzi mille progetti magari solo tre produrranno risultati di quelli che spaccano.
Il più delle volte produrranno risultati magari anche utili ma marginali. Delle volte i risultati saranno anche deludenti. Funziona così quando lavori su qualcosa che non si conosce ancora (non a caso è ricerca). Serve anche quello, perché uno cerca di fare cose ancora non fatte e se ha già visto che la strada percorsa da un altro non porta da nessuna parte allora prova a indirizzarsi altrove, e magari trova la strada giusta.
Si deve essere in tanti, ognuno prova una strada, e sui tanti ci sarà qualcuno che imbrocca quella giusta.
Dicevano, finanzi 1000 progetti e le scoperte che spaccano vengono solo da 3. Ma se finanzi 100 progetti? Può darsi che ti va di culo e i 3 progetti destinati ad aver successo sono tutti inclusi in quei 100, così come può andarti male e nessuno porta a risultati importanti.
Con numeri così piccoli per avere la sicurezza di avere risultati importanti devi investire tanto, in modo che prima o poi qualche progetto vincente lo becchi.
Ciò significa che se investi il 5% in più in ricerca non puoi aspettarti un 5% in più di risultati. Magari avrai un 5% in più di ricercatori che lavora, un 5% di laboratori che fanno esperimenti, un 5% in più di pubblicazioni su giornali scientifici. Ma non necessariamente un 5% in più di risultati con effetti pratici sull’economia e sulla vita di tutti noi.
Per quello devi investire tanto. Un po’ come se fosse un gradino altro 20 cm: per salirci sopra il piede si deve sollevare di almeno 20 cm, se lo sollevi di 5 cm non è che ti diventa più facile salirci sopra. O lo alzi di 20 cm o nisba.

Poi c’è una cosa importate da considerare: è vero che la ricerca ha effetti economici importanti per chi la produce. Dalle scoperte nascono i brevetti e quindi la possibilità di fare economia. Ma dei benefici ne godiamo tutti. Un esempio facile: se uno scopre un farmaco per curare una brutta malattia lo brevetta, lo produce, ne vende un botto, l’azienda fiorisce e si fa la villa in Sardegna.
Però il farmaco è a beneficio di tutti. Lo pago, vero, ma intanto ce l’ho e posso usarlo per guarire, prima non c’era e mi attaccavo al tram.
E lo stesso per ogni tecnologia. C’è chi la inventa, la produce e ci guadagna e poi c’è il mondo intero che ne trae benefici perché la vita si semplifica.
E allora io penso che i fondi per la ricerca debbano sempre più essere gestiti a livello internazionale: gente di tutto il mondo trarrà beneficio dai risultati, perciò è ragionaevole che tutto il mondo unisca le forze e condivida i vantaggi della ricerca.
Non si può farlo sul mondo intero? Ok, facciamolo almeno per l’Europa.
Già ora i programmi quadro dell’Unione Europea finanziano tantissimi progetti di ricerca: per quanto mi riguarda bisogna andare sempre più in quella direzione. La ricerca non deve più essere un problema locale, ma globale.
Secondo me puntare sulla ricerca significa premere sull’U.E. affinché la ricerca diventi sempre più affare europeo e non di cortile.

Anni fa conobbi un ricercatore di un istituto di ricerca italiano, e discutendo con lui scoprii che in quell’istituto non consentono di partecipare ai call dei programmi quadro dell’U.E.
Strano, gli dissi, so bene che la probabilità di vedere il proprio progetto accettato è bassa, e spesso spendi una marea di tempo per scrivere il progetto che poi ti viene respinto. Però è un’ottima opportunità per raggranellare dei fondi. Se ti finanziano un progetto sei a cavallo per qualche anno.
Ed egli mi rispose che mica era quello il problema. Non volevano fare richiesta per i programmi quadro dell’U.E. perché poi la burocrazia da gestire è tanta e le segretarie non volevano farsene carico.
E’ vero, la burocrazia da gestire per un progetto finanziato dall’U.E è micidiale. Però puoi sempre assumere una segretaria a mezza giornata che ti gestisce la burocrazia: lo puoi fare coi soldi del progetto, puoi preventivare un costo anche per quello, mica è vietato.
No, no, non si può fare, perché così, perché cosà…
Ecco, magari puntare sulla ricerca significa anche ridurre queste pastoie burocratiche di cui è piena l’italia. Se un ricercatore vuole proporre un progetto finanziato dall’U.E. gli si dice bravo, non lo si blocca perché per assumere una segretaria a mezza giornata si deve fare un concorso pubblico con bando pubblicato in gazzetta ufficiale, raccomandate, prove di selezione e così via.
Perché che la ricerca venga bloccata da queste cose è demenziale.

3 Comments

  1. Alessio said:

    Mattia Butta:sempre piu’ il mio Presidente del Consiglio!

    20 Aprile 2012
  2. Ziopippo said:

    E’ incredibile che la “ricerca” venga sbandierata come panacea di tutti i mali, la ricerca è in prima battuta una fonte di costo, non una fonte di rendita. Ho visto diverse aziende che hanno chiuso i battenti o hanno dismesso i settori di ricerca e ora si occupano solo di rappresentanza commerciale e comunicazione.

    L’altra cosa che non riesco proprio a capire è ‘sta storia che “grazie alla banda larga” ci sarà un grande rilancio del paese, dell’industria tutta, di qualunque cosa vada male… Boh. Forse in un paese votato al terziario avere più banda per fare social marketing e fuffa simile sarà utile, ma per il resto… qualcuno me lo spiega?

    20 Aprile 2012
  3. Turz said:

    @Alessio:
    No, come ho già detto altrove Mattia è troppo onesto 🙂

    @mattia:
    Poi mi leggo l’articolo completo, per ora solo un commento su questa frase:

    La ricerca è importantissima, ma non ti fa uscire dalla crisi. Mette le fondamenta per il futuro, che è un’altra cosa.

    La ricerca non può far uscire da questa crisi (per ovvi motivi di tempo che probabilmente hai già chiarito), può però mitigare gli effetti negativi della prossima crisi.

    20 Aprile 2012

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