Sarubbi sulla cittadinanza: se la suona e se la canta (alone)

Lunedì 16 Aprile alle 14.15 ci sarà un convegno sulla cittadinanza a Padova. Relatore? Andrea Sarubbi ovviamente. E poi?
E poi basta.

Uno dice, vabbe’ sarà un comizio… mica è vietato fare i comizi dove parla uno solo.

Invece no, non è un comizio.
L’incontro sarà coordinato da un Professore che coinvolgerà gli alunni, il tutto organizzato come “lezione aperta al pubblico di Diritto Pubblico Comparato“.
E non sarà in un circolo del PD o nella sede dell’ARCI.
L’incontro si terrà presso l’Aula E del Palazzo del Bo – sede della Facoltà di Giurisprudenza di Padova.
Il tutto con il patrocinio dell’Università di Padova.

Quindi l’Università patrocinia un incontro presso la sede della Facolta di Giurisprudenza e invita un unico relatore: un deputato del PD.

Ora, non posso prevedere cosa dirà Sarubbi, ma escludo che si metta a farsi il contraddittorio da solo. Egli – ovviamente – dirà la sua, e dall’altra parte … il vuoto.
Magari qualche studente gli farà una domanda scomoda (tipo quelle da cui scappa da mesi), ma la situazione è impari. In cattedra ci sarà il rappresentante di una sola campana.
E non un rappresentante qualsiasi: un politico, un deputato.

A me sembra banalmente intollerabile che in una Università venga invitato un deputato a fare propaganda politica. Perché è inutile girarsi attorno: quando ti trovi un deputato che ha tutto lo spazio che desidera per esprimere le proprie opinioni senza contraddittorio l’unica parola che puoi usare è propaganda.

E considero ancor più scandaloso che l’Università dia il patrocinio a questa lezione. Perché se il deputato lo invita l’associazione degli universitari qualcosa-a-caso allora si può anche sorvolare. Dà comunque fastidio che un deputato faccia il suo comizio nei locali dell’Università, ma rimane una manifestazione di parte.
Qui invece abbiamo qualcosa di ufficiale, una lezione aperta con tanto di patrocinio dell’Università.

Quindi la domanda è automatica: l’Università di Padova dà il suo endorsement al Partito Democratico?

Ovviamente ho girato questa domanda al Rettore.
Attendo risposta…

Aggiornamento:
Riporto qua in evidenza una risposta che è arrivata

Gentile Mattia,
sono Marco Mari, fondatore di legalPAD, il legalnetwork che sta organizzando la conferenza oggetto del tuo intervento.

Lunedì prossimo incontreremo Andrea Sarubbi per discutere con lui della sua proposta di riforma sulla cittadinanza.
NON è una manifestazione, NON è un comizio: è un dialogo tra noi ed una persona che, nella sua veste di politico e deputato (il che non è necessariamente qualcosa di deprecabile), sta portando avanti un’iniziativa che riscontra il nostro interesse accademico.

L’incontro è frutto di una spontanea iniziativa degli studenti che, interessatisi al tema nel corso dei loro studi, lo hanno ampiamente approfondito e lunedì riverseranno sull’Onorevole Sarubbi numerose riflessioni, spunti e critiche (che si evincono chiaramente già dalla traccia).

E’ per questo, credo, che l’Università ha concesso il patrocinio all’iniziativa (consistente nella mera apposizione del suo logo sulla locandina – sia chiaro) e non per fantomatici intenti di endorsement.

Sperando di aver chiarito qualche punto nebuloso del tuo sfogo,
ti saluto cordialmente e ti invito ad inviarmi le tue osservazioni sul tema che con piacere gireremo all’Onorevole.

Marco Mari

 

Egr. Sig. Mari,

non ho sostenuto che essere politico o deputato è qualcosa di deprecabile. Ho solo detto che un deputato, per sua stessa natura, è di parte. La sua.

Andrea Sarubbi ha presentato una proposta di legge, vero, ma non per questo è l’unico autorizzato a parlarne. Una proposta di legge ha una persona che la scrive (o se la fa scrivere) e altre persone che la condividono o la criticano. Così come un referendum ha dei promotori, ma quando si fa campagna referendaria non ci si limita a dare la parola a loro perché il referendum è cosa loro. Si dà voce anche ai comitati per il NO, benché si esprimano su un quesito scritto da altri e su cui altri hanno raccolto le firme.

Sì dà voce a tutti, sia a chi fa la proposta sia a chi si oppone ad essa.

Non c’era niente di nebuloso in quello che non era uno sfogo, ma una riflessione. Era ben chiaro che la struttura dell’incontro era quella di lezione aperta, l’ho persino scritto facendo il copia-incolla dal vostro sito. Così come mi è chiaro che gli studenti faranno delle domande, e magari anche scomode: ho scritto anche quello.

Ma è facilmente intuibile che una domanda fatta da uno studente a una persona in cattedra non equivale a un contradditorio. Per il concetto stesso di domanda e di risposta: la domanda è una battuta che pone una questione, la risposta si articola in un ragionamento che argomenta una tesi. Non è la stessa cosa.
Uno studente può fare una domanda a Sarubbi, ma non può salire in cattedra e mettersi a debunkare la sua proposta di legge punto per punto. Perché non sarebbe una domanda.

Ci sarà uno spazio per critiche e riflessioni? Bene, ma pensa che avere dieci studenti che propongono una critica ogni tre domande sia equivalente ad avere una persona in cattedra con la possibilità di fare un discorso articolato?
Non nascondiamoci dietro a un dito: con un solo relatore la discussione girerà attorno a una tesi, con domande focalizzate su essa.
Avere qualche studente che propone una critica o fa una domanda scomoda non è la stessa cosa che avere un relatore in cattedra.

Proprio per questo avevo scritto: la situazione è impari. In cattedra ci sarà il rappresentante di una sola campana

Sarubbi non è un giurista, e non lo si può considerare un esperto del settore da invitare ad una lezione.
Da un esperto del settore io mi aspetto che mi faccia una lezione presentando pro e contro dello ius soli. Mi aspetto che tenga un profilo imparziale in modo da dare tutti gli elementi agli studenti per poter farsi un’opinione.
Da un politico che propone lo ius soli come la panacea di tutti i mali mi aspetto invece che racconti invece quanto lo ius soli è bello e magnifico.
E questa è propaganda. Mi sta bene, non lo chiami comizio o manifestazione. Ma rimane propaganda, e subdola perché mascherata da lezione.

Un’ulteriore riflessione: l’apposizione del logo dell’università sulla locandina di un incontro non è cosa da poco. Quel logo simboleggia l’istituzione dell’Università e autorizza a pensare che la stessa appoggi quell’iniziativa. In alcune università le regole per l’uso del logo sono rigidissime e se uno si permette di usare il logo senza esserne autorizzato gli tagliano le gambe.
Altro che …è solo un logo sulla locandina.
Io, come qualsiasi persona esterna all’istituzione, vedo che un deputato del PD si presenta a dire la sua in un’aula della Facoltà di Giurisprudenza e la cosa è appoggiata dall’Università. E’ ovvio che ne deduco un endorsement, proprio perché c’è il logo, non perché tanto è solo un logo.

Per finire, dice: “ ti invito ad inviarmi le tue osservazioni sul tema che con piacere gireremo all’Onorevole“.

Bene, ho fatto 14 domande a Sarubbi: le trova qui. Altre domande le ho poste in questo libro.

Ne può prendere una a caso. Se riesce a farsi rispondere le pago da bere.

Se non sa quale scegliere le propongo una domanda pronta:

Per giustificare lo ius soli di solito usa la fallacia della marachella.
Dice che è ingiusta una situazione in cui il nipote di un emigrato italiano in Brasile abbia la cittadinanza italiana (anche se non sa nulla dell’italia) mentre chi è nato e cresciuto in italia da genitori stranieri non riceve alla nascita la cittadinanza italiana. E’ una fallacia perché si comporta come il bambino che viene scoperto dalla mamma a fare una marachella: per giustificarsi dice che l’ha fatta anche il fratellino. Ma così non si giustifica, trova solo un altro colpevole. Se lo ius soli è giusto o meno deve dimostrarmelo parlandomi solo dello ius soli non trovando difetti altrove.
Eppure continua con questa storia: quando si dimostra che lo ius soli non sta in piedi invece di dimostrare il contrario, va a cercare difetti nello ius sanguinis.

Curiosamente però nella sua proposta di legge lo ius sanguinis non viene toccato. Se la sua pdl venisse approvata domani lo ius soli verrebbe introdotto nella legge italiana, ma lo ius sanguinis rimarrebbe intatto. Il discendente di un italiano emigrato in Brasile continuerebbe a trasferire la sua cittadinanza ai figli anche se non sanno nulla dell’italia.
E questo è strano: prima parla male dello ius sanguinis ad ogni comizio, lo usa come strumento per giustificare lo ius soli, ma poi quando scrive la legge di riforma della cittadinanza mette sì lo ius soli, ma si dimentica di togliere lo ius sanguinis.

Ora, da cittadino italiano residente all’estero io voglio avere delle certezze. Mi dica, cosa ne vuole fare dello ius sanguinis?
Vuole togliere a me, e a tutti gli altri cittadini italiani residenti all’estero, la possilità di trasferire la cittadinanza italiana ai nostri figli?

Risposta secca: sì o no. E se sì con quali criteri.

Tipo, perdo la facoltà di dare la cittadinanza italiana ai miei figli dopo X anni dall’espatrio.

Io voglio sapere chiaramente se i miei figli potranno avere la cittadinanza italiana o no.

 

2 Comments

  1. Marco Mari said:

    Gentile Mattia,
    sono Marco Mari, fondatore di legalPAD, il legalnetwork che sta organizzando la conferenza oggetto del tuo intervento.

    Lunedì prossimo incontreremo Andrea Sarubbi per discutere con lui della sua proposta di riforma sulla cittadinanza.
    NON è una manifestazione, NON è un comizio: è un dialogo tra noi ed una persona che, nella sua veste di politico e deputato (il che non è necessariamente qualcosa di deprecabile), sta portando avanti un’iniziativa che riscontra il nostro interesse accademico.

    L’incontro è frutto di una spontanea iniziativa degli studenti che, interessatisi al tema nel corso dei loro studi, lo hanno ampiamente approfondito e lunedì riverseranno sull’Onorevole Sarubbi numerose riflessioni, spunti e critiche (che si evincono chiaramente già dalla traccia).

    E’ per questo, credo, che l’Università ha concesso il patrocinio all’iniziativa (consistente nella mera apposizione del suo logo sulla locandina – sia chiaro) e non per fantomatici intenti di endorsement.

    Sperando di aver chiarito qualche punto nebuloso del tuo sfogo,
    ti saluto cordialmente e ti invito ad inviarmi le tue osservazioni sul tema che con piacere gireremo all’Onorevole.

    Marco Mari

    13 Aprile 2012
  2. legalPAD said:

    Gentile Mattia,
    Nel corso dell’incontro di oggi abbiamo rivolto la domanda da lei segnalataci sullo ius sanguinis.

    L’On. Sarubbi ha così risposto: il suo progetto di riforma va a modificare ed integrare la legge vigente (risalente ad inizio anni ’90) e non propone alcuna modifica né abrogazione sull’acquisto della cittadinanza per “ius sanguinis”.

    L’onorevole si é tuttavia spinto più in là spiegando la sua posizione personale sulla specifica questione: secondo lui lo ius sanguinis non andrebbe tolto ma più semplicemente ripensato alla luce di quello spirito di effettiva appartenenza civica al quale si vorrebbe legare l’attribuzionedella cittadinanza.
    Considerazione, come già detto, non inclusa in alcun progetto di legge né tradotta in una proposta concreta.

    Grazie per l’interesse!

    16 Aprile 2012

Comments are closed.