Annacquato

Ieri ho guardato questa intervista a Simonetta Agnello Hornby in cui racconta di quando ha deciso di prendere la cittadinanza britannica. L’ha fatto dopo aver vissuto trent’anni nel Regno Unito; e vabbe’, ognuno ha i suoi tempi per sentirsi integrato al punto da chiedere la cittadinanza. C’è chi ci mette più e chi ci mette di meno.
La cosa però interessante è il percorso emotivo che ha seguito nel capire che era ora di chiedere la cittadinanza britannica. L’ha chiesta quando è riuscita a dire a sé stessa che sentiva di essere inglese, quando si guardava attorno e sentiva di essere come le persone che la circondavano. Ascoltate le sue parole (dal minuto 16:00): descrive il suo cammino verso la cittadinanza come un coming out che  ha fatto mentre andava al lavoro in automobile.

Ecco, quando si parla di cittadinanza si deve parlare di questa cosa qui.
La cittadinanza non è una scorciatoia per scavalcare pastoie burocratiche, ma sentirsi come la gente che ti circonda.

Per questo è demenziale parlare di cittadinanza in termini di accoglienza. Puoi accogliere uno straniero come straniero, senza necessariamente tramutarlo in italiano.
La cittadinanza la riceverà quando sarà veramente integrato e non perché poverino, altrimenti deve fare la coda in Questura.
Perché fin quando non ci spostiamo da questo livello e non arriviamo a comprendere che la naturalizzazione è quel processo descritto da Simonetta Agnello Hornby restiamo alla confusione delle parole, per cui il concetto di cittadinanza viene annacquato in qualcosa che smette di avere significato.

Piesse: nel frattempo, nonostante numerosi promemoria le 14 domande ad Andrea Sarubbi restano ancora senza risposta. Probabilmente è troppo occupato a giocare a tuitter.

4 Comments

  1. max said:

    L’altro giorno ero in fila alla questura di Modena con mia moglie brasiliana e altri 2-300 cittadini di altri stati. Ritiro permesso di soggiorno.
    Quando il personale di servizio ha iniziato a spingerci indietro come una mandria e riprendendo il tuo ragionamento sul “sentirsi come la gente che ti circonda” e per altri mille piccolissimi motivi, credo che, per logica, desisterò interiormente dalla mia cittadinanza italiana.

    29 Febbraio 2012
  2. mattia said:

    Senza dubbio. Il ragionamento vale in entrambe le direzioni.

    Dopodiché ci ricordi ancora una volta che se il problema è l’essere trattati come mandrie dal personale della Questura la soluzione è dare un calcio nel sedere a quel personale e istruirlo appositamente per trattare lo straniero che si presenta allo sportello con dignità e rispetto.
    Ogni volta che mi sono trovato in quella stessa situazione mica ho chiesto la cittadinanza, ho chiesto che assumessero poliziotti educati e rispettosi.

    29 Febbraio 2012
  3. Mauro said:

    E la tua richiesta temo proprio non sia mai stata accolta né ascoltata. Giusto?

    Saluti,

    Mauro.

    29 Febbraio 2012
  4. mattia said:

    La domanda la feci di persona al ministro degli esteri, che mi rispose con un “e vabbe’, ma tanto gli uffici immigrazione fanno pena in tutto il mondo…”
    Facepalm.

    29 Febbraio 2012

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