Lo straniero in Giappone

Sono sul treno, di ritorno verso Fukuoka. E mentre guardo, fuori dal finestrino, distese di neve intervallate da tipiche case giapponesi con giardini giapponesi in cui crescono alberi potati alla giapponese, mi è venuto da pensare agli stranieri in Giappone.
E alla fine l’unica definizione calzante che sono riuscito a trovare è che sono scemi.
Ecco, devo già precisare fin dall’inizio: non tutti gli stranieri in Giappone sono scemi. Ci sono quelli normali, come coloro che vengono dalle filippine o dai paesi sudamericani.
No, io mi riferisco agli altri, gli immigrati di lusso, spesso da paesi europei o nordamericani.
Quelli lì, dico, sono mediamente scemi.
Il problema è che è abbastanza difficile spiegare perché, e anche solo capire il fenomeno.
All’inizio delle mie riflessioni pensavo che fosse una questione di esaltazione per tutto quello che è giapponese. Avete presente, vero, quelle persone per cui basta che una cosa sia giapponese ed è automaticamente una figata? Poi magari è una stronzata galattica, tipo questo fatto che dormi e ti siedi per terra (qualcuno dica a questa gente che esistono i letti e le sedie, e che funzionano bene) ma basta che sia giapponese e questa gente si esalta “uh! true japanese tradition! Cool!”. Cul tua sorella. Ti spacchi la schiena e le gambe, che cazzo c’è di cul?
Dicevo, pensavo che fosse quello il problema, ma poi riflettendoci bene mi sono accorto che no, non è la smodata passione per tutto ciò che è giapponese ad annebbiare loro il cervello.
Perché si comportano allo stesso modo con tutto il resto. Si esaltano per qualsiasi cosa: adesso apre l’IKEA a Fukuoka e c’è il delirio generale. C’è gente che va addirittura a fare il tour del negozio prima che apra, nemmeno fosse un santuario a cui andare in adorazione. Eh! santo cielo, è pur sempre un negozio di mobilia. Farà comodo avere un IKEA in città, non lo nego, così se ti serve un mobiletto economico che ti duri giusto il tempo che stai in Giappone sai dove comprarlo. Ma non è che bisogna star qui a ballare la macarena e squirtare dalla felicità.
Ho come la sensazione che esagerino le sensazioni. Non c’è una scala di reazione a una notizia: se una cosa è anche solo minimamente positiva parte una salva di “cool! fico! meraviglioso!”. Sarà la sindrome da like di fesibuc. O sarà che in un paese dove è difficile mettersi a parlare di opinioni personali con la gente che ti circonda (fanno molta fatica a dire quello che pensano) ti trovi circondato dal vuoto e finisci per appassionarti a qualsiasi cosa ti passi davanti agli occhi.
Perché a pensarci bene sono stati pochi i momenti in cui ho fatto conversazione su temi, non dico di alta filosofia, ma anche solo di attualità e politica. Ma anche solo sul lavoro: Incontri della gente in ambito accademico e ti aspetti di parlare di com’è la ricerca al tuo paese, ti aspetti di star lì a comparare i sistemi, da noi si fa così, penso che sia meglio far cosà. Mi è capitato con gente da tutto il mondo, giuro, di incontrarmi per la prima volta e parlare di cose anche solo… interessanti.
In Giappone no, il massimo che ti chiedono è se ti piace il cibo o le ragazze giapponesi (adesso ho iniziato a lamentarmi direttamente del fatto che non si depilano la bernarda gustandomi la reazione dell’interlocutore che fa finta di ridere ma si vede che è imbarazzatissimo).
Poi magari fanno così solo con me, non lo so. Però se ti trovi in un ambiente dove non hai molte opportunità di confrontarti su cose interessanti finisci per dare peso a tutte quelle cagatine basate su vuotaggini.
Ecco allora che ti trovi questi stranieri che vanno matti per i ristoranti. Giuro, conosco gente che ogni benedetta volta che gli chiedi cosa ha fatto ti dice “ah, guarda, sono andato al tal posto, e il cibo era delizioso”. Sempre delizioso, mai una volta che ti dicano che il cibo faceva cagare. O non capiscono un cazzo di cibo, oppure mentono a sé stessi; hanno bisogno di esaltarsi per cui il tal ristorante è sempre cul, il cibo è sempre delizioso, il tal club è sempre fico… Cioè, anche dal punto di vista statistico, non possono essere tutti outlier!
E la cosa finisce sempre lì: il ristorante delizioso, il club figo, il tal negozio di vestiti. Ma sono argomenti di discussione?
Gente vuota, capace di parlare solo di queste cose.
Ma forse il problema vero è che sono scemi. Scemi perché mi sembrano davvero limitati nel pensiero. Ci sono cose che sembrano cul, ma se appena ci pensi un po’ ti rendi conto che sono stupidaggini. Eppure essi si fermano solo all’apparenza, non vanno a scavare per scoprire il lato negativo, restano lì alla pàtina positiva. Troppa fatica pensare. Dicono: questo è bene o male? Bene, allora vai “cul!”. E io gente così la definisco scema. Mi sembra la parola più adatta.
Ad esempio, vedo gente che spende fortune in cose inutili. Ok, non dico mica che devono essere tutti risparmiosi come me, e mica voglio imporre alla gente di fare la formica. Però certi stili di vita che vedi sono chiaramente insostenibili. Ma questi si esaltano sempre, sono in stato di perenne esaltazione, sembrano fatti di coca. Mai che li vedi anche solo riflettere se il prezzo è giusto o no. Poi magari decidi di sì, però pensaci, rifletti, pondera. No, parte la salva di “cul, cul” ed esce il fiume di banconote, come se fossero caramelle. Ma sono drogati?
Seriamente, sono insostenibili.
Poi vabbe’, se penso ai tanti stranieri che abitano a Praga anche lì, avevi queste mandrie di giovinastri che erano a Praga solo per ubriacarsi. Ma vi assicuro che è gente molto più razionale degli stranieri in Giappone. Questi sembrano veramente rincoglioniti.
E mica sono persone stupide in sé: tra di essi ci sono persone anche competenti nel proprio lavoro, gente che fa professioni di prestigio. Sono proprio cretinetti.

Voi che vivete in Giappone cosa ne pensate? Come li vedete questi stranieri che vivono in Giappone?

34 Comments

  1. Lorenzo said:

    Poi vabbe’, se penso ai tanti stranieri che abitano a Praga anche lì, avevi queste mandrie di giovinastri che erano a Praga solo per ubriacarsi

    Per forza, con la birra che c’è a Praga. Ci sono stato una settimana cinque anni fa e ancora me la sogno la notte 😛

    22 Febbraio 2012
  2. andrea said:

    ahhh noto con piacere che il verbo squirtare sta diventando di uso comune,
    ma vorrei attribuirmene la paternita’ visto che assieme a “bonobo” li utilizzo da almeno 7 anni,cioe da poco dopo che inizato ad usare il pc..

    22 Febbraio 2012
  3. Ivan Mrankov said:

    Caro Butta tu trascuri dei fatti importanti.
    Il Giappone non solo é uno dei paesi più in culonia che esista ma anche uno dei più cari. Non parlano una mazza di inglese. Non é un paradiso tropicale con spiagge e mari immacolati (no! Okinawa che si trova a 2000 Km da Tokyo dove di solito uno arriva non conta). Aggiungiamoci anche il fatto come dici in un post precedente che di solito non se la rasano e il quadro tutt’altro che invitante é bello che fatto.
    Per questa serie di fattori, per europei e americani venirci non é mai una scelta casuale.
    Dove andiamo quest’anno? Portogallo? Egitto? Thailandia?
    Ma se uno non é appassionato di qualcosa di questa cultura col cavolo che ci viene.
    Là dove il nerd vede a Tokyo un poetico scorcio di paesaggio hi-tech degno di Blade Runner (la fanno sempre ‘sta citazione del ca22o!) uno normale vede un accozzaglia di stili (senza stile) architettonici buttati a caso con migliaia di cavi che pendono da pali ed edifici!
    La bellezza sta sempre negli occhi di chi la guarda.
    Il turista nerd-manga-fan sogna per anni di venire in Giappone. Intanto se lo studia, si informa e legge tutto quel che riguarda il paese del suo desiderio; logico che poi quando ci arriva é super gasato anche per le peggiori stronzate: le ha studiate e ristudiate per anni mentre risparmiava per venirci ed ecco che davanti a lui si materializzano finalmente quelle che sembravano solo delle fantastiche chimere.
    La seconda fase consiste nel gasarsi alla grande dopo il viaggio e nel cercare di andare ad abitarci. Quelli che son tanto perseveranti da riuscirci (mica é facile con le leggi che hanno in Giappone) ovviamente sono dei mezzi fanatici.
    La mania può essere: i manga o le arti marziali o il J-Pop o i triangoloni belli folti ma comunque il risultato finale non cambia. La disillusione arriva per quasi tutti dopo qualche anno di permanenza.
    Ovviamente quelli capitati in Giappone per caso come te, che non idealizzano il paese, si stupiscono di quanto deficiente può sembrare certa gente.

    Piuttosto volevo chiederti: a marzo faccio un giro giù da voi e ho in previsione di visitare Beppu e Kagoshima (la futura Pompei giapponese). Sono in dubbio se fare un giorno di sosta anche a Fukuoka.
    Secondo te ne val la pena o é meglio tirar dritto. Qualche tuo consiglio sarebbe ben accetto.

    Saluti
    Ivan

    22 Febbraio 2012
  4. S said:

    ^__^ meglio che tu non conosca mai un mio compagno al corso di giapponese.
    ogni cosa relativa al Giappone è indiscriminatamente “oooh suGGoi, kaKKKKoi, SSSubarashii, fantastico, meraviglioso, che popolo eletto”…
    cioè anche di fronte ai kanji di “aeroporto” che sono un pugno nell’occhio a vedersi, lui sembra avere un orgasmo.
    ti lascio capire se si tratta di anime-manga-sushi-gadget inutili, è il delirio.
    è capace di irritare anche me.
    e non vive neanche in Giappone, pensa te che grandissima rottura se ci vivesse, andrebbe ad infoltire le schiere degli scemi, come li hai definiti.

    comunque i maniaci dell’Ikea ahimé sono difusissimi anche in tutta l’Italia.
    se provi a farci un salto alla domenica mattina, che voglio dire, generalmente la si dorme dopo i bagordi del sabato sera, la trovi comunque talmente piena che quasi quasi ti impiccheresti alla struttura per letto a soppalco Tromsö

    22 Febbraio 2012
  5. S said:

    P.S.
    però le case in stile giapponese mi garbano tanto… anche se sono terribilmente fredde in inverno e autunno.

    22 Febbraio 2012
  6. mamoru said:

    Su ikea, luca mi diceva che e’ perche’ i mobili jp son talmente de merda (e ai prezzi del locale mercato), che anche ikea (meid in ciaina) sembra veramente una gran ficata…

    Sulla questione di esaltare le minchiate e’ un atteggiamento che nasce dai locali stessi e si trasmette a mezzo lavaggio del cervello anche ai barbari, un po’ come ripetere “siamoermejosiamoermejosiamoermejosiamoermejosiamoermejosiamoermejosiamoermejosiamoermejosiamoermejosiamoermejosiamoermejosiamoermejosiamoermejosiamoermejosiamoermejosiamoermejosiamoermejosiamoermejosiamoermejosiamoermejosiamoermejosiamoermejosiamoermejosiamoermejo….” che uno si autoconvince e dice “caspita questi sono ermejo!”.

    E sappiamo che e’ una balla colossale, come tante altre cose li’ nel paese degli eufemismi.

    Personalmente ammiro la trasheria immane giapponese, con particolare riguardo all’aspetto impiantistico (sul quale sempre troneggia lo slogan 安全第一), dai perche’ il giappone e’ l’essenza del trash oltre che il trionfo della forma sulla sostanza. 😀

    Poi ho la mia teoria secondo cui, in fondo, al giapponese piace oltraggiare qualunque cosa per evatere dal controllo sociale, ma questo e’ un altro discorso.

    PS Ricorda che il paipan avanzera’ e vi sommergera’ tutti 😀 😀 😀

    Comunque passa in qualche videoteca che ti vedi di quei generi che nemmeno ti sogneresti la notte… altro che quelli che si scandalizano per il paipan!

    23 Febbraio 2012
  7. mattia said:

    Dicono proprio così: 私たちはエルメイオですよ

    23 Febbraio 2012
  8. mamoru said:

    LOL!

    Comunque ci sta meglio un 我々日本人は… (われわれにほんじんは)

    PPS mi sa che ho rotto l’impaginazione dei commenti. 😀

    23 Febbraio 2012
  9. andrea said:

    La domanda sorge spontanea: tu come ti poni in questa visione impietosa dello straniero in Giappone? In quanto straniero in Giappone ti senti stupido? A volte la penso un po’ come te e ho come l’impressione che il Giappone sia il rifugio dei dementi. Forse perché è una società che protegge molto e non ti fa esporre troppo. Insomma puoi essere autistico e disfunzionale e trovarti benissimo in Giappone come invece non ti succederebbe in altre parti del mondo.
    Posso parlare di quella che è la mia esperienza diretta: i miei amici stranieri sono molto lontani dallo stereotipo di sfigato. Sono al contrario persone fighe con lavori fighi e una vita interessante. In generale infatti gli stranieri scemi che conosco non sono quelli super entusiasti di qualsiasi cosa, ma quelli che invece criticano tutto. Conosco persone che passano il tempo a sparlare del Giappone; qualsiasi cosa, negativa o positiva, non va. Poi scopri che non capiscono una mazza della lingua e non conoscono la cultura, sono magari pure ignorantelli di loro. Finisce che non hanno gli strumenti per capire quello che succede attorno a loro. Sparano a zero su tutto quello che non è come nel loro paese o nella loro testa, cercando di sembrare fighi e invece fanno la figura dei poveri cretini perché semplicemente non arrivano a capire che ci sono modi diversi e altrettanto validi di fare o pensare le cose. Lo stesso ma in senso opposto probabilmente succede con quelli super entusiasti del Giappone. Quelli di cui parli tu, forse. Personalmente non ne conosco, ad eccezione di qualche amico turista che però non conta. Forse sono troppo vecchio per avere un certo tipo di amicizie e quindi non so bene cosa dire. In quanto a me, posso dirti che non mi sento stupido ad abitare qui. Ho un lavoro di cui sono soddisfatto, ho pochissimi amici (non sono uno molto sociale, indipendentemente da Tokyo), sia stranieri che non, che sono persone interessanti e con cui posso avere un dialogo che vada oltre le banalità più estreme. Un po’ è fortuna e un po’ è stato un grande lavoro da parte mia. Ovviamente incontro gente stupida con grande frequenza (il che mi ricorda che Il Giappone è sul pianeta Terra). Quando mi succede, semplicemente evito di frequentarla.

    23 Febbraio 2012
  10. mattia said:

    La domanda sorge spontanea: tu come ti poni in questa visione impietosa dello straniero in Giappone?

    Io mi pongo come quel mio amico slovacco che non beve alcol. Ma mica perché è astemio, lo fa per divertimento. Dice che gli piace tantissimo andare alle feste dove tutti bevono e si ubriacano tranne lui. Sostiene che è bello star lì a guardare gente che ride senza motivo, che si esalta per una qualsiasi stronzata. Gli piace rimanere razionale e vedere tutti gli altri che si rincoglioniscono.

    Dopodiché, spesso non è un problema di non conoscere la cultura.
    Uno può anche conoscere la cultura, può sapere tutta la storia delle bacchette, può conoscere almeno dieci modi diverse per impugnarle e magari usarle pure per acchiappare le mosche come in karate kid.
    Ma anche conoscendo tutto sulle bacchette, essere rimangono un arnese stupido. Tanto che nei ristoranti tengono sempre anche le posate occidentali per i cibi che con le bacchette non puoi mangiare.
    Una volta provai a porre la domanda a un giapponese: con le posate normali mangi tutti i cibi, con le bacchette puoi mangiare solo alcuni cibi (fai pure la stragrande maggioranza) ma per alcuni devi ancora ricorrere alle posate, quindi perché si usano ancora le bacchette se alla fine ogni tanto devi usare le posate comunque? Usa le posate sempre e smetti di usare le bacchette.
    Eh… ma è la tradizione…
    Ho capito che è la tradizione, ma se io ti porto uno strumento che funziona meglio non è che puoi usare quello che funziona peggio perché è tradizione.
    E niente, alla fine mi ha detto che non devo pensare troppo scientificamente.
    Quindi tu puoi anche avere tutti gli strumenti per capire, ma se dopo aver capito ti rendi conto che sei di fronte a una cosa irrazionale non è che te la puoi cavare dicendo “eh… è la loro cultura”.

    23 Febbraio 2012
  11. paolo said:

    Sono daccordissimo con Andrea. Vivo in Giappone e non mi sento stupido. Vivo con la consapevolezza che è un paese diverso dall’Italia, ma non mi metto a fare paragoni, hanno la loro storia e la loro cultura, cerco di capire e sono contento di fare quest’esperienza. Al mondo non c’è solo l’Italia e il Giappone, ci sono tanti altri paesi, con le loro culture, le loro cucine, i loro modi di vivere, le loro usanze. Io non sono nessuno per dire come devono vivere o comportarsi. Ogni tanto esce fuori qualche scienziato che crede di saperne più di tutti, l’oracolo. Critica, critica e critica. Ma se l’Italia è il miglior paese del mondo perché non rimanerci?

    23 Febbraio 2012
  12. mattia said:

    ah, faccio un altro esempio di cosa intendo per straniero scemo, così magari si capisce meglio.
    Da qualche tempo è possibile ottenere certificati come quello di registrazione dell’inkan al convenience store, senza andare fino agli appositi uffici.
    E tutti questi stranieri: evviva! Figata! Fukuoka è così moderna!
    Non è che si fermano a pensare che l’inkan in sé è uno strumento assurdo. Sì, ok, posso ottenere un certificato di registrazione dell’inkan al convenience store, ma io preferirei di gran lunga non necessitarne proprio di quel certificato. Preferirei non necessitare di un inkan. Preferirei firmare un contratto scrivendo il mio nome con una banale penna. Preferirei non avere un dispositivo che se lo perdi (o te lo rubano) sei nei cazzi.
    Quindi chi se ne fotte se il certificato te lo fanno al conbini.
    E’ come se ti rallegri mentre ti torturano perché uno ti fa aria con il ventaglio. Ecco gli stranieri in giappone li vedo comportarsi con la stessa razionalità

    23 Febbraio 2012
  13. mattia said:

    Vivo in Giappone e non mi sento stupido

    Perché senti il bisogno di giustificarti?
    Sto facendo un discorso in generale, non ho detto che tutti gli stranieri in Giappone sono scemi. Ho detto che gli stranieri, quelli di lusso, in giappone sono mediamente scemi.

    Al mondo non c’è solo l’Italia e il Giappone
    […]
    Critica, critica e critica. Ma se l’Italia è il miglior paese del mondo perché non rimanerci?

    Prima di fare queste domande potresti anche cercare di capire a chi le poni.
    Non ho neanche mai lontanamente pensato che l’italia è il miglior paese del mondo (pensa che scrivo italia minuscono appositamente). E non sono nemmeno arrivato in Giappone dall’italia.
    Di certo non hai bisogno di spiegare proprio a me che non esistono solo l’italia e il Giappone: non è mica questo il primo paese straniero in cui vivo. Non sono certo questi i primi stranieri con culture, lingue e tradizioni diverse dalle mie con cui entro a contatto. Pensa che ho avuto coinquilini da quattro continenti diversi. Ho amici che svariano tra le più diverse nazionalità, religioni e lingue.
    No, guarda, se pensi di farmi la morale sull’apertura mentale hai sbagliato alla grande.

    Perché essere aperti mentalmente non significa mica che bisogna accettare supinamente qualsiasi cosa provenga dall’estero annientando la propria capacità di giudizio (questo è quello che dicono certe zucche vuote della sinistra italiana).
    Essere aperti mentalmente significa non aver paura di entrare in contatto con altre culture. Ma dopo che ci entri in contatto puoi valutare razionalmente quello che vedi attorno a te.
    Se le bacchette sono strumenti per mangiare demenziali lo dico. Se non sei d’accordo spiegami che vantaggi hanno. Ma se non ne hanno mica puoi dirmi “eh… è la loro cultura”.
    Altrimenti ti porto in un paese dove come saluto cerimoniale la gente si caga in bocca a vicenda e quando ti lamenterai ti dirò “eh… è la loro tradizione”

    23 Febbraio 2012
  14. Turz said:

    @paolo:
    Al mondo non c’è solo l’Italia e il Giappone, ci sono tanti altri paesi, con le loro culture, le loro cucine, i loro modi di vivere, le loro usanze.

    Sei nuovo da queste parti, eh? 🙂

    Se leggi dieci articoli a caso di questo blog e poi rileggi il tuo commento, sentirai una forte nostalgia per il pulsante “elimina commento” di Blogger.

    @mattia:
    perché si usano ancora le bacchette se alla fine ogni tanto devi usare le posate comunque? Usa le posate sempre e smetti di usare le bacchette.

    Perché il marocchino si beve nel bicchiere di vetro senza manico? Hanno inventato la tazzina così non ti scotti le dita.
    Perché il pesto va mangiato con le trenette o con le trofie mentre l’amatriciana coi bucatini e le cime di rapa con le orecchiette? Perché non si possono fare i fusilli alla milanese e il risotto alla puttanesca?
    Magari c’è un motivo estetico per cui mangiare il riso con la forchetta è brutto, un po’ come infilzare lo spezzatino o il formaggio con la punta del coltello per metterlo in bocca.

    23 Febbraio 2012
  15. mattia said:

    Perché il marocchino si beve nel bicchiere di vetro senza manico? Hanno inventato la tazzina così non ti scotti le dita.

    Magari non lo sanno.

    Perché il pesto va mangiato con le trenette

    Non ho mai mangiato trenette: che gusto hanno? si abbina meglio al gusto del pesto? assorbono meglio il pesto, lo lasciano scivolare via meno facilmente?
    Non lo so. Ma per capirci, è su questo che mi aspetto di confrontarmi.

    Magari c’è un motivo estetico per cui mangiare il riso con la forchetta è brutto, un po’ come infilzare lo spezzatino o il formaggio con la punta del coltello per metterlo in bocca.

    Più che antiestetico penso sia pericolo usare il coltello per portare il cibo alla bocca (hai sempre una lama vicino alle labbra).

    Fosse anche un motivo estetico per cui non bello mangiare il riso con le posate te lo faccio passare.
    Per dire, in Giappone la ciotola del riso si dovrebbe tenere con le mani mentre si estrae il riso, mentre il Corea è l’opposto (devi prendere il riso lasciando la ciotola sul tavolo). La motivazione sarebbe che in Corea sta male sollevare la ciotola perché sembri un poveraccio avido di cibo che ha paura che glielo portano via, mentre in Giappone sta male mangiare lasciando la ciotola sul tavolo perché sono gli animali che mangiano dalla ciotola lasciata giù, gli umani hanno le mani e devono usarle per portare a sé il cibo.
    Per quanto possano sembrare paranoie sono comunque messaggi; c’è un codice: se fai una cosa significa questo. E bon, su quello non discuto, è una questione di convenzioni (anche se poi quando portano a grandi svantaggi ci sarebbe da discutere anche di quello).
    E’ una cosa diversa dire… eh, è tradizione, e con quello giustificare tutto.

    23 Febbraio 2012
  16. Tonari said:

    Scusa ma lo shabushabu o lo yakiniku lo vedo più comodo con le bacchette, per girare la roba (soprattutto il primo). Poi forse considererai insensata anche la pratica di cucinarsi al tavolo e allora alzo le mani.
    Sushi se proprio insisti sì (però a questo punto meglio tanto vale usare le mani), ma anche soba e udon in brodo li vedo duri con la forchetta (non impossibili, mah). E il ramen.
    Anche se hai un pesce intero, tipo fatto alla griglia, è comodo togliere le spine mentre mangi usando le bacchette a mò di pinze.

    Per i don, in particolare quelli in cui viene fuori un po’ di “acquetta” alla fine, sono d’accordo, per quanto a volte andrebbe usato uno strumento a metà tra forchetta e coltello per poter sia raccogliere il riso che infilzare l’eventuale carne e simili (tipo se hai un katsu karee).

    23 Febbraio 2012
  17. mattia said:

    ma anche soba e udon in brodo li vedo duri con la forchetta (non impossibili, mah)

    Mai sentito parlare del cucchiaio?
    Funziona così: posate= cucchiaio + forchetta + coltello (con i quali, tra l’altro giri tutto il cibo che vuoi, e non hai bisogno di farti tagliare la fetta di carne da chi cucina come i bambini di tre anni).

    23 Febbraio 2012
  18. S said:

    scusa Mattia ma… perché le nostre posate dovrebbero essere necessariamente meglio delle bacchette?

    io per esempio le uso bene tanto quanto le posate occidentali e non avverto alcun senso di scomodità o scarsa praticità

    23 Febbraio 2012
  19. .mattia said:

    Perché ogni qual volta, per esempio, che sul riso finisce una salsa (ma anche quando viene “bagnato” da un altro cibo che gli sta sopra) il legame tra chicchi si affievolisce e si sfalda, rendendo estremamente difficile tirarlo su come avviene invece quando è solo riso.
    La discussione che ho citato prima, ad esempio è avvenuta davanti a un piatto di カレーライス. Prova tu a tirarlo su con le bacchette (non a caso quando servono quello in mensa preparano la sfilza di cucchiai pronti).

    23 Febbraio 2012
  20. S said:

    si capita che il riso si sfaldi… mah grossi problemi non li ho avuti comunque.
    mi sono trovata male solo con alcuni tipi di bacchette, quelle laccate: bellissime a vedersi ma scivola giù tutto.
    però secondo me questo attiene alla sfera delle abitudini, loro le sanno usare bene perciò il problema non si pone, il problema è di chi non riesce a usarle.
    l’unica cosa su cui ti posso dar ragione è tagliare le pietanze: usare le bacchette per quello è una tragedia.
    del resto fanno spesso in modo da non dover intervenire tagliando, ma a volte bisogna farlo, e con le bacchette è veramente dura.
    ciononostante vedo loro farlo con molta nonchalanche.

    23 Febbraio 2012
  21. mattia said:

    Per il riso: a me dà estremamente fastidio lasciarne lì un po’, e quando succede quella cosa che si sfalda va a finire che ne butti via molto perché non riesci a tirarlo su.

    però secondo me questo attiene alla sfera delle abitudini, loro le sanno usare bene perciò il problema non si pone

    ho qualche dubbio, perché quando servono certi piatti li vedi che tirano su anche loro il cucchiaio o la forchetta.
    E gli stranieri nella mensa dove mangio io saranno massimo una decina.
    Quindi la fila di posate non sono lì solo per me e la francese del dipartimento a fianco.

    Grazie di avermi ricordato di quando cercano di separare il cibo puntando con le bacchette per poi divaricarle. Saranno anche bravissimi, ma io lo vedo solo come un modo estremamente sadico di complicarsi la vita: forchetta e coltello. C’è un modo semplice, usalo.

    23 Febbraio 2012
  22. paolo said:

    @Turz: sì, è l’unico articolo che ho letto, quindi ti chiedo scusa se non ho inquadrato il contesto generale.
    @Mattia: io ho fatto un discorso in generale. Non ti conosco e non posso nemmeno lontanamente giudicarti. Mi sono imbattuto oggi con questo articolo e per la prima volta con il blog. La rete è piena di blog con piena libertà di criticare e di sottolineare i vari difetti. Però tutti sono sempre soggettivi e spesso condizionati dal contesto in cui si vive. Quindi è solo un parere. Come il mio del resto. Anch’io come te vengo da molte esperienze, ma quello che per te può essere un difetto o una mancanza per me magari non lo è, come possono esserli altri per me e per te no.
    Ad esempio ho letto “i mobili jp son talmente de merda”, non vale per me, io ho mobili jp e devo dire che non sono niente male, molto meglio di quelli che in Italia si vendono nelle catene di mobilifici, di cui non faccio nomi, dipende da dove uno compra. Ma anche questo è un mio parere. Ogni persona dovrebbe essere libera di crearsi la propria opinione personale. Io vivo in un paese che non è il mio, lavoro, ho famiglia e cerco di rispettare le loro regole e la loro cultura, ma non ho mai detto che io condivida tutto, del resto è la stessa cosa che noi pretendiamo da chi viene in Italia. Poi sono il primo a dire che lo stereotipo che tanti si portano dietro del Giappone è diverso dalla realtà, ma vale per tutti i paesi, in bene e in male.

    23 Febbraio 2012
  23. mattia said:

    Per far capire meglio il concetto: qualche minuto fa mi è capitato di incontrare numeri romani illeggibili. Bene, questi numeri si sono usati in italia fino a otto secoli fa.
    Poi abbiamo importato i numeri indiani. C’è voluto un po’ a farli digerire, ché la gente non li sopportava. Poi alla fine si sono imposti perché sono più comodi. Non è che siamo rimasti ai numeri romani… perché sono la nostra tradizione e gli altri devono rispettarla.
    Se uno straniero va in italia oggi e si trova davanti qualcosa in numeri romani ha tutto il diritto di dire che chi usa i numeri romani perché pensa che fa figo è uno sclerato. E fanculo sia ai numeri romani che alla tradizione. Si usano i numeri indiani che sono un tocco meglio.

    23 Febbraio 2012
  24. disma said:

    sarà che ho culo, ma io tutti gli stranieri che conosco e frequento in giappone sono abbastanza svegli, e dentro ci metto pure te Mattia. Devo dire però che la questione delle discussioni, come ti dicevo quando ci siamo visti, secondo me è una roba molto nostra italiana, noi amiamo un casino parlare di tutto e di nulla e creare tesi, antitesi e mai sintesi. Io sto cercando di spostare il livello del discorso con gli stranieri che conosco, cerco sempre di alzare l’asticella, partendo dal culo di una che passa per arrivare a religione, politica e cazzi e mazzi… però devo dire che per ora trovo persone abbastanza disponibili al dibattito tra gli stranieri… e trovo, tra gli stranieri che conosco, critiche e apprezzamenti nei confronti del giappone. Da ‘le case sono frede’ i letti fanno cagare a che fico i conbini aperti 23/7… però magari conosco solo stranieri buoni

    23 Febbraio 2012
  25. mattia said:

    Io sto cercando di spostare il livello del discorso con gli stranieri che conosco, cerco sempre di alzare l’asticella, partendo dal culo di una che passa per arrivare a religione, politica e cazzi e mazzi…

    Non hai idea di quante volte provo a fare domande sulla religione. Con il tizio egiziano che ho in ufficio faccio discussioni interessantissime che durano ore (e mica prendendosi a botte, questione proprio di capire come funzionano le cose, tipo che una volta ho cercato di capire se hanno i vescovi anche loro e se c’è una struttura simile alla diocesi).
    Coi giapponesi? Be’, ogni volta che provo a tirar fuori l’argomento “boh, non so, ma sì, chissà, devo chiedere a mia mamma”. Sembra proprio che evitino l’argomento.

    Poi guarda, io discussioni del genere ne faccio con gente di tutto il mondo. Sono riuscito anche ad andare più in profondità di quello che accade qui persino quella volta che parlai, in ceco, con un vietnamita, mentre eravamo in macchina con un altro vietnamita che aveva alzato il gomito.

    23 Febbraio 2012
  26. Bea said:

    Sai che ho dovuto riflettere un po’ prima di mettermi a rispondere? Mi sono trovata spiazzata perchè…mi sono accorta di frequentare pochissimi stranieri in Giappone! Qualche taiwanese (chè sono sempre dappertutto) e pochissimi e selezionati italiani.
    Sarò fortunata io, ma con gli stranieri con cui ho legato in questi anni (nello specifico taiwanesi e un tailandese) riesco a parlare di tutto. E come già si diceva in qualche commento, il Giappone, nelle nostre discussioni, si critica e si apprezza a seconda delle cose analizzate in quel momento.
    Ovviamente, provenendo da Lingue Orientali, la categoria “nerd del Giappone” mi è ben nota (e lo ammetto, ne facevo parte anche io fino ai tempi dell’uni). Poi sono venuta qui, e ora ci vivo, e posso dire che continuo tendenzialmente a trovarmi bene, essendo comunque ben conscia dei difetti del Giappone.
    La questione che mi sono posta è questa: quali difetti riesco a sopportare meglio? Quelli italiani o quelli giapponesi? E la risposta è venuta da sè.
    Ma qui si va fuori dal nocciolo del post, ovvero cosa ne penso degli stranieri in Giappone. Come ho detto prima ho pochi amici stranieri e mooolto ben selezionati. Questo mi fa pensare che, anche non avendo analizzato la questione a fondo come fai tu, Mattia, credo di pensarla più o meno come te. I classici grupponi di stranieri, dove si parla solo inglese, che fanno festoni ogni finesettimana…ecco, sarò pure un’asociale, ma me ne sono sempre tenuta alla larga.

    Però, devo prendere le difese delle bacchette: qui si mangia sempre fuori casa e spessissimo cose comprate nei supermercati o nei combini e poi consumate a scuola, a lavoro ecc ecc…ecco, le bacchette sono molto più pratiche delle posate, in queste situazioni. Poi devi considerare che la cultura culinaria si è formata in un certo modo per cui non serve tagliare le pietanze (la maggior parte delle volte) e quindi le bacchette continuano ad essere comunque funzionali.
    E attento, chè lasciare i chicchi di riso attaccati alla ciotola è da maleducati! ;D Ah ah ah!

    Per la questione religione, puoi insistere quanto ti pare con gli autoctoni, ma a loro non frega proprio, ma proprio niente. Quindi non è che non ne sanno, semplicemente è una cosa per cui non hanno nessun interesse, non avendo praticamente nessuna religione (e tra l’altro questo è uno dei lati che apprezzo, ma è un’opinione del tutto personale :D)

    23 Febbraio 2012
  27. S said:

    😀 è pressoché impossibile estorcere una qualsivoglia informazione su idde religiose/politiche/temi sociali a un giapponese.
    non è che non vogliono, non sanno. non se ne occupano. non ci hanno mai pensato. non gli interessa.
    spesso non sanno neanche distinguere fra un prete shinto e uno buddista.
    la politica o la giurisprudenza non sanno neanche dove siano di casa.

    questo i giapponesi che conosco io.

    poi oh, sicomme io ne conosco solo una trentina e loro sono miliardi, non me la sento di andare oltre con le generalizzazioni.

    23 Febbraio 2012
  28. S said:

    ops: milioni, intendevo. miliardi è un po’ troppo.

    23 Febbraio 2012
  29. Tonari said:

    @Mattia: cioè mangi la soba e gli udon col cucchiaio? Buona fortuna… O combini forchetta e cucchiaio per girarti la pasta e portarla alla bocca? In questo caso usare due mani contemporaneamente con ciotole alte e profonde come hanno loro non è il massimo della stabilità (e se rovesci sono dolori, viste le temperature). Almeno le bacchette fanno il loro lavoro senza apporti aggiuntivi.

    24 Febbraio 2012
  30. Bea said:

    @S: sì, è vero, la maggior parte delle persone non ha interessi che vadano oltre gli idol, tipo. Però questo è un problema che riscontro sia qui, sia in Italia.
    Io conosco più e più giapponesi che ne sanno a pacchi (come si suol dire)e anzi, amano discutere (forse proprio perchè non trovano facilmente gente con cui discutere).
    L’ultimo mi ha tirato in mezzo a un discorso sull’utilità di studiare Pirandello e Calvino come esempi di letteratura italiana (lui era contro: dice che sono troppo internazionali e non la rispecchiano), ma questo è un esempio un po’ estremista, lo ammetto (io sono andata totalemtne nel panico).

    24 Febbraio 2012
  31. Turz said:

    O combini forchetta e cucchiaio per girarti la pasta e portarla alla bocca?

    Non c’entra molto, ma questa frase mi ha fatto pensare che mentre in Italia non si fa più, in Germania (anche nei ristoranti italiani) quando ordini la pasta lunga ti portano il cucchiaio, come si faceva una volta “giù al Süüüüd” (da leggere con l’accento di Leonardo Manera).

    Effettivamente è più comodo usare forchetta E cucchiaio per mangiare gli spaghetti, quindi quando esibisco la mia perizia nel mangiarli con la sola forchetta mi sento un po’ come un giapponese che riesce a prendere tutto il riso con le bacchette.

    @Bea:
    E attento, chè lasciare i chicchi di riso attaccati alla ciotola è da maleducati! ;D Ah ah ah!

    Strano, in Cina è esattamente l’opposto: se ripulisci il piatto da buon figlio di contadini europei, ci rimangono male perché pensano di non averti dato abbastanza da mangiare. E ti riempiono il piatto di nuovo 😀

    24 Febbraio 2012
  32. mattia said:

    Buona fortuna…

    Mi hai dato un’idea. Il prossimo posto con scritto sull’insegna UDON grande come una casa mi fermo a mangiare e faccia un video su come si usano forchette e bacchette.

    Poi devi considerare che la cultura culinaria si è formata in un certo modo per cui non serve tagliare le pietanze (la maggior parte delle volte) e quindi le bacchette continuano ad essere comunque funzionali.

    Nel contempo però non disdegnano molti cibi importati da altri paesi, per i quali usare le bacchette è ridicolo. Ho visto gente mangiare una torta di crema con le bacchette. Giuro. Ora aspetto qualcuno che venga a dirmi “eh, come fari a girare la torta senza bacchette?”.

    24 Febbraio 2012
  33. mamoru said:

    Aggiungerei che i ramen te li danno col cucchiaio e bacchette… e pure con gli udon capita che c’e’ il mescolotto (di legno o plastica).
    Pero’ quelli sono anche piatti che mi fanno girare i 2 minuti, che ti rimane sempre il pezzettino di udon stracotto che fai fatica a raccogliere.

    Poi ci sarebbe pure il discorso della temperatura a cui trangugiano cibi e bevande…

    @Turz
    Anche io mangio gli spaghetti col cucchiaio+forchetta, soprattutto la carbonara. 😀

    @mattia
    Poi diciamolo che la posateria (“bacchetteria”) usa e getta nei ristoranti e’ un bello spreco di risorse (non che vada matto per quelle riutilizzabili che mettono nei contenitori dove ravanano tutti con le mani, ma almeno hanno un senso)…

    ovviamente sai bene che 1 pianta = 1 bacchetta 😀 😀 😀

    25 Febbraio 2012
  34. Bea said:

    @Mattia: Sì, però, come confermi anche tu, comuque si riesce a mangiare tutto con le bacchette, anche le torte! Sarà strano, ma un paio di bacchette le puoi trovare dovunque, delle posate usa e getta invece no, nemmeno in Europa (o in America, sì, insomma in questi Paesi).

    @Turz: sì, lo sapevo che i cinesi lasciano sempre qualcosa nel piatto! 😀 Il mio ex-capo (lavoravo in un ristorante) si arrabbiava sempre quando qualche cinese lo faceva ah ah ah! No, no, qua devi finire tutto, sennò fai la figura del fighetto schifignoso. A maggior ragione il riso, che è quasi sacro e quindi sprecarlo sarebbe un sacrilegio.

    25 Febbraio 2012

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