SOPA, ACTA e SUKA

Qualche tempo fa ho scoperto che c’era chi violava un mio copirait. All’inizio ci sono passato sopra. Poi mi sono passati i cinque minuti e ho scritto un’email chiedendo di ritirare quel materiale.
Nessuna risposta, neanche per dirmi “suka”. Ho provato a telefonare ma mi hanno detto che le email le leggono quando ci hanno la voglia, e di non chiamarli più, ché se gli viene la voglia rispondono altrimenti suka (in modo più elegante ma la sostanza era questa).

La violazione del copirait era palese, non c’è alcun dubbio. Mica che uno fa una citazione, magari un po’ troppo lunga e c’è il dubbio se è citazione o saccheggio.
No, era proprio violazione.

Cosa volete che faccia? Di certo non posso mettermi a denunciarlo. Cioè, sì potrei denunciarlo, ma visto che il mio copirait non ha alcun valore monetario non ha senso investire soldi per tutelare un bene che non ti fa fare soldi.
Quindi niente, provi un po’ a fare la voce grossa nelle email, ma poi ti devi arrendere al fatto che quella persona continuerà a violare il tuo copirait e tu non potrai fare niente per difenderlo.

Ecco, racconto questo per dire che io le battaglie contro SOPA, ACTA, PIPPA, SUKA e compagnia cantante non le supporterò fintanto che la gente non smetterà di dire cose tipo “dobbiamo lottare contro il copirait”, “No al copirait, sì al creatif commons“. No al copirait tua sorella. Se hai voglia di fare delle cose col CC fallo pure, affari tuoi.
Ma io il mio copirait lo voglio.  Se voglio decidere che quello che creo non venga ripubblicato da altre parti, è così. Punto.
E non mi puoi scassare le balle con la libera circolazione del sapere, il potere della condivisione e menate del genere. Ho deciso che le cose che copiraito io non circolano ed è così. Non hai alcun diritto di alcun genere.
Altrimenti vengo a casa tua e pretendo di ciularmi tua sorella sbandierando il potere della condivisione, e la libera circolazione della bernarda.

Dicevo, io aderirò alle varie campagne solo quando il concetto non sarà “No al copirait“, ma diventerà “No alla censura“.
Perché non piace nemmeno a me che uno si alzi la mattina, faccia una segnalazione e ti oscurino il sito senza nemmeno darti il diritto di difenderti.
Il pericolo democratico è evidente.

Ma nello stesso tempo non mi piace (anzi, mi fa schifo) che da questo condivisibile concetto si passi al “su internet facciamo quel cazzo che voglia, fotti il sistema, suka copirait, libera circolazione del sapere, copileft per tutti, e se sei per il copirait tua mamma piscia in piedi“.
Quello che manca è un’autorità indipendente, e possibilmente competente, che decida con procedure snelle se c’è una violazione del copirait e prenda le dovute conseguenze.
Perché le magior discografiche e cinematografiche gli avvocati e le risorse per portare in tribunale uno che pubblica roba piratata ce l’hanno già.
Quelli indifesi sono coloro che, come me, mandano un’email facendo la voce grossa ma poi devono arrendersi.
Un’autorità snella che consenta anche a sfigati come me di poter fare una segnalazione e veder tutelato un proprio diritto è solo una cosa positiva.
E non è un’utopia: mesi fa feci una segnalazione al garante della privasi, senza avvocato, senza spendere una lira, senza mandare una raccomandata. Feci una telefonata e mandai un’email.
Aprirono un’istruttoria e dopo qualche mese mandarono una lettera a chi aveva (presumibilmente) violato la riservatezza dei miei dati personali imponendo di specificare, entro 30 giorni, in base a quale normativa l’avevano fatto.
La cosa è ancora in ballo, non so come finirà. La procedura richiede del tempo, ok. Ma ho attivato un’autorità pubblica per la tutela di un mio diritto senza muovere un passo da casa, e senza spendere una lira.
E state attenti, l’autorità non ha preso decisioni sui due piedi: ha chiesto spiegazioni a chi aveva (presumibilmente) violato la mia privasi, che così ha avuto modo difendersi. Poi l’autorità prenderà le proprie decisioni.
Tutto molto pulito ed efficiente, senza scartoffie e avvocati. Ma soprattutto nel pieno rispetto di diritti di tutti.

Quello che a me piacerebbe è che la stessa cosa accadesse anche per il copirait. Ti lascio decidere come istituire quest’ente, dimmi tu come nominare i membri così che siano indipendenti dal potere politico e non ci sia il rischio di censure di regime.
Se il problema è trovare i soldi per istituire questa agenzia propongo di usare l’oscena gabella che si paga sui supporti di memorizzazione per questo scopo.

Una volta che accetteranno l’esistenza di una autorità che mi consenta di tutelare il mio copirait allora parteciperò a tutte le campagne di questo mondo.
Ma ho come l’impressione che questo non accadrà mai.
Perché alla fine recitano tutti la parte degli intellettuali per la libera circolazione del sapere che hanno capito tutto dell’internet, mica come quelli lì che non hanno capito come funziona la rééééééte.
Ma in realtà sono solo una banda di scrocconi e di gente che vuole sentirsi libera di fare quel cazzo che vuole su internet senza rispettare alcuna regola.

14 Comments

  1. mamoru said:

    un po’ come chi non paga il canone atteggiandosi da quello che lotta contro l’ingiusta tassa, salvo omettere di autodenunciarsi…seeh il lottatore silenzioso!

    Comunque si’, qui si parla di scroccare senza comprare mai nulla, altro che liberta’!

    Pure a me han fatto 2 palle con pippa suca etc..
    Al che gli ho detto che tanto in it tutte ste cose c’erano pure prima, che lo interwebs italiano era gia’ blacklistato da un bel po’ e che la magistratura ti poteva oscurare via dns per i cazzi suoi.

    2 Febbraio 2012
  2. ZPaolo said:

    Sono d’accordo al 100%, soprattutto dopo che, anni fa, ho trovato una decina delle immagini da me realizzate messe in vendita su EBay a 25$ l’una da qualche furbastro. Segnalato a EBay ma non è successo praticamente nulla, e qui la cosa ancora più sgradevole era il fatto che ‘sto tizio lucrasse sul materiale di altri!

    Paolo

    2 Febbraio 2012
  3. camicius said:

    Il problema sono (ancora una volta) tempi e costi della giustizia, e il fatto che effettivamente possa essere complicato giungere a chi è l’effettivo responsabile della cosa.
    Quindi, abbattiamo tempi e costi per una cosa che è oggettiva (se ho copiato un tuo testo, non è che si possa intepretare…), e facciamo pagare i costi di sta cosa al colpevole oppure a chi ha ricorso a questo strumento a sproposito…

    2 Febbraio 2012
  4. Diego said:

    Comunque credo che il CC sia una forma di copyright (credo, non ho mai approfondito la cosa).

    Detto questo, il problema è un altro: la (presunta) bontà di una campagna non deve essere valutata dalle persone (più o meno idiote) che la appoggiano, ma dai contenuti.

    Quindi il fatto che ci siano dei bimbominkia che appoggiano questa campagna non implica DA SOLO che sia una campagna sbagliata (poi magari è sbagliata per altri motivi, non lo so onestamente).

    (Sai quanta gente parla male del cristianesimo portando ad esempio i preti idioti che ha conosciuto?)

    2 Febbraio 2012
  5. Luca said:

    L’unica novità di queste leggi in realtà mi pare di capire sia il filtraggio del DNS, ma per il resto…
    Megavideo era illegale come al solito.
    L’unica mia perplessità è che queste nuove piattaforme erano più sicure per l’utenza, non scaricare più tramite P2P riduce notevolmente l’infezione da trojan. Ma di questo passo il P2P tornerà a gonfie vele, e di conseguenza anche le infezioni.
    Di certo l’unica cosa che non diminuirà sarà la pirateria. Non verrà più fatta così alla luce del sole, ma a che prezzo?

    2 Febbraio 2012
  6. Lorenzo said:

    Il bello è che Megavideo di per sé non era nemmeno illegale.
    Nel senso che se i tizi non erano tanto idioti da mettere nero su bianco i piani aziendali “a favore” della pirateria probabilmente starebbero ancora in Nuova Zelanda a spendere i quattrini.
    Poi ovviamente se l’FBI ti vuole beccare alla fine ce la fa. Mica c’hanno problemi con la privacy loro, leggono pure le mail private^^

    2 Febbraio 2012
  7. Luca said:

    Ovvio che di per sè non sarebbe stato illegale, nemmeno il P2P lo sarebbe in linea teorica.

    2 Febbraio 2012
  8. fabio said:

    Concordo. Va di moda ora sputare sulla proprietà intellettuale. Perfino Attivissimo-che per lo più è un tipo equilibrato- si lancia in proclami contro il diritto d’autore. Ma quello che sta avvenendo ora è mediamente solo scrocco su larga scala, al netto delle indiscutibili follie della siae o delle ubbie antidemocratiche di sopa pipa ecc.
    Il problema è che la proprietà intellettuale è fragile e volatile, e da quando c’è internet lo è ancora di più.
    Se da domani si potesse scaricare il pane o il latte da emule, dopo un mese non avremmo più pane nè latte. Ci sono libri e teorie che dicono il contrario, ma non sono mai riusciti a convincermi.

    2 Febbraio 2012
  9. Turz said:

    Va di moda ora sputare sulla proprietà intellettuale. Perfino Attivissimo-che per lo più è un tipo equilibrato- si lancia in proclami contro il diritto d’autore.

    Paolo Attivissimo non fa le cose solo perché sono di moda 😉
    È solo fortemente contrario al cercare di fermare un fiume in piena con un’ordinanza, per lo più con effetti collaterali nocivi (censura).
    Non è contrario al diritto d’autore, essendo lui stesso autore e lavorando in un campo basato sul diritto d’autore.
    Semplicemente afferma che queste manovre legali sono in basso a sinistra nel diagramma del prof. Cipolla, perché sono dannose non solo alla società, ma anche agli stessi proprietari del diritto d’autore.

    Se da domani si potesse scaricare il pane o il latte da emule, dopo un mese non avremmo più pane nè latte.

    Questa proprio mi sfugge.

    2 Febbraio 2012
  10. mamoru said:

    Al di la di pippa, suka & c. vi posso raccontare questo.

    Una grossa multinazionale/conglomerato tedesco, o meglio la sua divisione software dedicata a certi prodotti per ambito tecnico ha iniziato una serie di controlli da remoto sulle stazioni che montano i loro programmi.
    2 anni fa mando’ una mail a chi aveva il software originale dicendo che avrebbero iniziato un programma di controlli da remoto, senza specificare come e cosa avrebbero fatto, nonche’ quali info sarebbero state trasmesse loro.

    Negli ultimi mesi ho visto almeno 2 casi in cui la suddetta azienda ha mandato delle mail a supposti utilizzatori di loro sw copiato.
    La mail (autentica, non si tratta di scam) spiega che hanno rilevato una licenza craccata con pacchetti del valore di 200.000 euro (duecentomila) e che propongono un accordo extragiudiziario che per iscritto non specificano.

    A sostegno riportano dei dati del pc incriminato (host name, mac address, IP locale) e acluni dati della rete interna aziendale dell’accusato, nonche il riferimento farlocco della licenza craccata(c’e’ dentro il nome di un gruppo pirata tra le altre cose).

    La regolarizzazione, che non mettono per iscritto nella mail, passerebbe attraverso l’acquisto di una licenza da oltre 20k euro (secondo fonti interne alla multinazionale), altrimenti questi procedono per vie legali.

    In passato ci sono sempre stati dei leak di nuove versioni con crack allegato, questo ha portato a un allargamento della base installata che e’ proeduto con l’incremento di qualita’ del sw ed il suo avanzamento sul mercato, soprattutto automotive. In questo settore molti vendor hanno la pratica di lavorare su una piattaforma ed averne una seconda “non ufficiale” che usano per scambio dati, visto i costi allucinanti di acquisto e manutenzione (10% annuo del valoredel sw nuovo) dell’avere due programmi di cui uno solo per certi clienti/fornitori.

    Recentemente la disponibilita’ delle versioni craccate e’ aumentata in modo anomalo, forse anche grazie ai vari upload services, ma ho un certo sospetto, vista la tempistica delle azioni paralegali di cui sopra…

    Quindi,per tirare le somme, se hanno le spalle larghe altro che soccombere al fiume in piena di interwebs, questi ti spaccano le gambe. Senza toccare il costo del sw e fregandosene dell’utente.
    Nel frattempo a Taiwan e in PRC continuano a fottersene(ci sono forum con professionisti e aziende che usano solo sw pirata).

    3 Febbraio 2012
  11. fabio said:

    @Turz che dice “Questa proprio mi sfugge”

    Intendo dire che sta passando l’idea che certi prodotti del lavoro intellettuale altrui- i film e la musica ad esempio, ma non solo-, possano sfuggire ad alcune basilari logiche di mercato che invece vengono date per pacifiche in altri campi. Quello che è avvertito come legittimo per il pane (e cioè che il pane va pagato, sennò il fornaio chiude e non ne trovi più) sembra non valere per il brano musicale o il film.
    So bene che le cose sono molto più complicate, e che i fautori del ridimensionamento del copyright hanno anche loro delle ragioni valide. Ma di base mi pare che il 90 per cento dei discorsi sul tema siano tentativi di dare una nobiltà concettuale a un meccanismo che su un piano etico non è poi così carino. Mi ricorda quelli che fregavano nei supermercati negli anni 70 e per darsi un tono parlavano di “autoriduzione” in nome del marxismo, dei diritti dei proletari e bla bla. In realtà, fregavano e basta.

    4 Febbraio 2012
  12. mamoru said:

    @fabio
    e’ il problema di alcuni beni immateriali, ad es. il software e l’ingegneria non li vuol pagare piu’ nessuno… vengono considerati senza valore, quasi dovuti.

    Quello che mi fa specie e’ chi, pur potendo permetterselo, non compra nulla e nemmeno un film all’anno vuol pagare…tutto gratis e basta!
    E se ne vanta pure.

    Come se non vi fossero alternative come ebay, l’usato etc per abbattere i costi (anche in jp dove un dvd costa 30/40 eur nuovo).

    5 Febbraio 2012
  13. Turz said:

    (e cioè che il pane va pagato, sennò il fornaio chiude e non ne trovi più)

    Mi sfugge anche per il pane.

    Mica pago il pane perché sennò il fornaio chiude. M’importa una lama dentata se il fornaio chiude. Pago il pane perché se non lo pago il fornaio non me lo dà. E perché è comodo che il fornaio mi dà il pane già fatto, altrimenti me lo farei da solo (OT: di fatto me lo faccio da solo).

    Il problema dei copiraitisti è che non rendono comodo comprare i loro prodotti pagandoli, come sottolineato non solo da Paolo Attivissimo ma anche dal padrone di questo blog.

    Il valore di scambio delle merci tende naturalmente al lavoro socialmente necessario per produrle. Se riprodurre un milione di MP3 diventa molto più facile che riprodurre un milione di dischi di vinile, prima o poi questa professione diventerà meno redditizia.

    Nella metafora del pane: sì, molti fornai chiuderanno, oppure semplicemente guadagneranno meno. Ma quei pochi rimasti continueranno a produrre quel tanto pane che basta per poi moltiplicarlo come Gesù in modo che tutti abbiano il pane di cui hanno bisogno. Si arriverà a un equilibrio, un po’ come succede oggi per l’acqua minerale (perché mica tutti bevono l’acqua minerale, alcuni se la downloadano dal rubinetto, eppure non è che l’acqua è sparita).

    6 Febbraio 2012
  14. fabio said:

    Dài Turz, ho paura che ti piaccia la polemica in sè per sé. Spero di sbagliarmi.
    Lascia perdere che il pane te lo puoi anche fare da solo (coltivi e raccogli e macini anche il grano da solo?), scegli un qualunque altro esempio di lavoro legato alla specializzazione professionale. Un film o una composizione per pianoforte o un software te li sai fare da solo? Chiunque di noi può farsi da solo il 10% di quello che gli serve.
    Quello di cui parlo è il concetto di reciprocità nello scambio economico, che è un patto che conviene a tutte le parti.
    Chiaro che nell’immediato non paghi il fornaio perché non chiuda, grazie al cavolo: ma stai ben certo che gratis il pane non te lo prepara nessuno, non solo, il grano non te lo semina nessuno, nessuno lo miete e nessuno te lo porta a casa.

    Poi scrivi:
    “quei pochi(fornai) rimasti continueranno a produrre quel tanto pane che basta per poi moltiplicarlo come Gesù in modo che tutti abbiano il pane di cui hanno bisogno”.
    Questa davvero mi sfugge, oppure non capisco l’ironia (Gesù che c’entra?). Peraltro, ripeto: quanti fornai credi che rimarranno a farti il pane gratis?

    Sul “rendere comodo”: non è così vero che i prodotti non siano così comodi da comprare. Come si faceva prima? Si muoveva il culo, si andava al negozio, si comprava il disco/ vhs/ libro oppure lo si ordinava e tutti campavamo felici. Il discorso della scomodità per me rientra nel 90% dei casi nel campo delle scuse per giustificare (a se stessi per lo più) lo scrocco.

    ps: l’acqua del rubinetto non è gratis. Manco quella. Anche lì ci sono dei cristi che lavorano per portartela a casa.

    8 Febbraio 2012

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