How is research?

Non ho mai scritto una recensione di un film. E a dire il vero mi interesso poco di cinema (nel senso che quando sento la gente fare citazioni di film per me è come se facessero battute sulle proprietà del legno).
Però ci provo allo stesso. Anche perché è un film particolare: the PhD movie.

Sono andato a vederlo questa sera qui in Università (cioè in un altro campus a casa di Cristo, ma sempre della Kyushu Daigaku).
Detto così, PhD movie uno pensa a chissà cosa. Ma basta un suggerimento per far dire a molti di voi … ah! PhD comics.
Come? Cosa? Non ditemi che non sapete cosa sono i PhD Comics.
Non c’è studente universitario che non abbia passato ore a cazzeggiare leggendosi questa serie di fumetti incentrata sulla vita di laboratorio all’Università. Vita di esperimenti, tesi, professori con la lunga barba e strane manie… Spesso queste strisce vengono anche postate al collega quando l’episodio è la fotocopia di un momento vissuto in laboratorio. C’è dietro quella sensazione tipo “sì, sì, sì, cazzo… è proprio così!!!”.

Questi fumetti hanno avuto un grosso successo: sono stati prodotti non solo albi ma anche magliette, tazze e gadget vari. Ora il film.
Forse le aspettative erano un troppo alte (magari gioca lo stesso effetto di chi prima legge il libro e poi va a vedere il film), ma un po’ mi ha deluso.
Innanzitutto la lunghezza del film: circa un’ora. Troppo poco per un film, non fai in tempo a entrare nella storia che è già finita. Lo sviluppo della storia infatti è molto veloce. Un due tre e si passa dalla sfida ai problemi al successo finale. Non c’è epicità, sembra che davvero i problemi si risolvano così sui due piedi.
Ho avuto quasi il sospetto che abbiano impiegato più risorse a trovare attori che fossero fotocopie del fumetto, piuttosto che nella sceneggiatura del film.
Il film è suddiviso in episodi, con diverse storie che si alternano. Hanno avuto la tentazione di seguire la struttura a strisce del fumetto, senza però fare una collezione di “corti”. Il risultato è che però ne esce una cosa che non è né un fumetto in formato carne ed ossa né un film con una storia che ti prende e ti appassione. Nessuna “morale della favola”, niente che ti faccia uscire e pensare per più di trenta secondi. Alla fine rimane solo una collezione di scene in cui ti viene da dire “sì, sì, sì cazzo… è proprio così!!!”.
Nonostante tutto quello consiglio comunque di vederlo, e proprio per questi episodi.
Si vede che chi c’è dietro il film conosce molto bene cosa significa questo lavoro perché il film è pieno zeppo di riferimenti azzeccatissimi. Rimandi a situazioni che ognuno di noi ha vissuto, e proprio in quella maniera.
Niente a che vedere con quelle vaccate tipo “l’appartamento spagnolo”, dove la vita di studente erasmus viene romanzata al punto tale da sembrare una cosa ben diversa dall’esperienza che hai avuto tu.
Questo film è totalmente privo di stereotipi, bensì descrive vera la quotidianità, sì ecco mi sfuggiva questo termine, la quotidianità di chi fa il mio mestiere. E forse proprio per questo non funziona come film.

Può servire a far capire al grande pubblico cosa siamo, cosa facciamo e come vivamo? Non lo so. Molti riferimenti erano davvero sfuggevoli, e per chi non è dell’ambiente probabilmente quasi impossibili da cogliere. Un esempio al volo: il professore che ti restituisce l’abstract dicendoti “buon lavoro, mi è piaciuto” poi lo guardi e lo trovi pieno di correzioni al punto che è tutto rosso. Chi non fa questo lavoro ci trova solo l’ironia della situazione. Chi ha invece vissuto questa esperienza rivede tutto il lavoro fatto, la frustrazione nel cercare di migliorare l’abstract successivo e trovarselo ancora pieno di correzioni, le incazzature, il credere che il professore ce l’abbia con te e alla fine il capire che invece è normale, che mica il professore ce l’ha con te, semplicemente due paia di occhi funzionano meglio di uno e le correzioni sono inevitabili. Così come è normale che ognuno abbia il suo stile e le sue preferenze e bisogna imparare a convivere con le idee del capo.
Tutto questo percorso non lo percepisci dalla scena del film se non l’hai vissuta.
Non so quindi se il film possa funzionare sul grande pubblico. E forse questo è stato il dubbio che ha portato a una scelta sulla distribuzione davvero inconsueta. Il film infatti viene proiettato in questi mesi solo in ambienti universitari e di ricerca. Con un prezzo non irrisorio: alla mia Università hanno fatto pagare ben 500 dollari statutinitensi per i diritti di proiezione (e a 500 yen il biglietto avremo coperto sì e no la metà, il resto lo mette l’università).
Se poi girerà su altri canali di distribuzione vedremo che impatto avrà sulla gente non del settore.

Piesse: il film è stato girato in una famosa università americana dove sono passato qualche tempo fa a trovare un amico che lì vi lavora. E niente, è stato curioso rivedere in un film quegli ambienti, dai corridoi ai giardini, dalla fontana davanti alla biblioteca alla cafetteria dove sono passato proprio qualche settimana fa.