Due cents sul debito degli studenti ammmmericani

L’altro giorno, un po’ per caso, ho risentito la storia del debito scolastico statunintense.
Se ne parlava qualche settimana fa, quando negli Stati Uniti d’America si sollevò il dibattito a causa dei dati sui laureati che non riuscivano a ripagare il debito contratto per studiare.

In due parole, siccome negli U.S. of A. andare all’Università (secialmente se di alto livello) costa un botto di soldi, gli studenti fanno debiti che poi pagheranno dopo essersi laureati. Di solito la cosa funzionava, nel senso che più prestigiosa è l’università più è costosa, ma anche più alto sarà il tuo salario dopo la laurea. Ché per molti lavori le aziende selezionano solo quelli laureati in certi atenei (te lo dicono direttamente nell’annuncio: non mandare il curriculum se non si è laureati in una Top University).
In pratica è quasi un circolo chiuso, una volta che entri tramite l’università poi ti garantiscono il lavoro ben pagato. Se invece non riesci ad entrarci e ti laurei da qualche altra parte rimarrai fuori dal giro per sempre. Non che le lezioni fornite dalle università di alto livello siano necessariamente migliori, non necessariamente sarai più bravo. Semplicemente non fai parte del giro.

Il problema è che ultimamente sono sempre di più gli studenti che non trovano un lavoro con una paga tale da poter ripagare il debito contratto e vanno in bancarotta. Ciò significa fottersi la credibilità creditizia e se ti succede non otterrai mai una carta di credito, un mutuo, ma soprattutto non troverai mai un lavoro qualificato perché nessun datore di lavoro affiderà incarichi di responsabilità a uno che non è stato capace di pagare i propri debiti. Così finisci a fare lavori malpagati, e questo non fa che rendere ancora più difficile la restituzione del prestito. In pratica sei fottuto per il resto della vita.

Su questo argomento ho sentito molte cose, ma mai questi due elementi che mi spiegava una ragazza americana che ho conosciuto in Giappone. Una di quelle che sta pagando il suo debito proprio ora. Lei è in una situazione più facile: fino ai 24 anni ha seguito la carriera artistica, ha messo da parte un gruzzoletto e poi ha mollato tutto. Ha studiato sei mesi per il test d’ingresso ed è entrata alla Columbia. Ovviamente il gruzzoletto non bastava, quindi ha dovuto fare un debito per pagare la retta alla Columbia, e adesso sta restituendo quei soldi.

La prima cosa che mi spiegava è che parte del problema è che molti studenti fanno debiti per studiare senza capire quello che stanno facendo. Hanno 18 anni, si presentano in un ufficio, gli mettono sotto il naso un po’ di scartoffie e loro firmano senza neanche leggere. Così si trovano dopo la laurea ad avere un debito enorme senza nemmeno avere coscienza di quello che avevano firmato. Ovviamente è colpa della loro ingenuità, dell’irresponsabilità con la quale firmano contratti, e dell’ignoranza che non consente loro di valutare (quando leggono i contratti) se possono permettersi quel debito o no. Ma una parte di colpa è anche di chi cerca di strappare la firma a tutti i costi, ben sapendo di tirarsi in barca un soggetto che farà fatica a pagare.

E qui veniamo al secondo elemento, che non viene mai citato. Una bella fetta di responsabilità è dovuta al meccanismo con il quale viene gestito questo debito negli U.S. of A. Quando incontrai questa ragazza, ella mi disse che aveva passato lunghe ore notturne al telefono con gli U.S. of A. per la burocrazia del debito. Non ce la faranno a fregarmi, diceva.
E io mica capivo a cosa si riferisse. Allora mi ha spiegato: il loro scopo è quello di incasinare la vita al debitore per non farlo pagare.
Ad esempio, se tu fai un debito per studiare, chi ti presta i soldi vanta un credito verso di te con un tasso di interesse. Loro poi possono rivendere questo credito a un’altra azienda, posso spezzettarlo, vendendo 10 mila dollari a un’agenzia 40 mila a un’altra e 4 mila a un’altra ancora. Tutto questo senza chiedere il tuo permesso. Dovrai essere tu a ricorrere queste tre nuove agenzie e pagare loro il debito. Loro ti manderanno comunicazioni all’indirizzo vecchio, ben sapendo che tu gli hai comunicato l’indirizzo nuovo, così salterai scadenze… Robe così, cercano di incasinarti la vita con ogni mezzuccio per non farti pagare.
Sì, ok, ma cosa ci guadagna uno che vanta un credito verso di te a cercare di non essere pagato? Secondo logica dovrebbero facilitarti il più possibile il pagamento, non renderti la vita complicata per non farti pagare. Oh bella, li dovrebbero pure volere i soldi indietro.
E qui viene la bastardata: il loro scopo è quello di non farti pagare per aumentarti i tassi. Se infatti salti i pagamenti diventi un cattivo pagatore e quindi hanno diritto ad aumentari i tassi. Il credito diventa quindi più redditizio rispetto a un prestito fatto con tassi agevolati per studenti. Una volta che sono riusciti a incrementarti il tasso poi rivendono il credito a qualcun altro con un valore superiore e si intascano la differenza. Ci sono agenzie che campano di quello: non fanno credito, né cercano di incassarlo. Comprano e rivendono il credito aumentando il tasso nel mezzo.

Ovviamente il gioco funziona finché ti alzano il tasso a un livello che ti consente ancora di ripagare il debito. Quando la situazione degenera e arrivi al punto in cui non riesci più a rientrare allora vai in bancarotta, e chi si è comprato il tuo credito la prende in quel posto.
Il gioco di queste agenzie è quindi quello che speculare comprando e rivendendo credito nei confronti di ex-studenti, cercando di spingere il gioco il più il là possibile fermandosi un metro prima del burrone. Quanto più sei bravo a spingerti in là facendo cadere qualcun altro nel burrone al posto tuo, quanto più farai tanti soldini.

Tutto questo per dire che prima ancora dei discorsi idealistici che fanno i vary occupysalcazzo che chiedono che il debito contratto per studiare sia azzerato per legge, ci sarebbe da riflettere sul modo in cui si comportano questi squali che invece di lavorare con una sana attività di prestito lavorano sulla speculazione.
(oltre al fatto che ci sarebbe da insegnare ai 18enni quegli elementi base per consentire loro di capire quanto debito si possono permettere)

7 Comments

  1. Bea said:

    Mi è interessato questo articolo perchè non so molto di questi prestiti…so che ci sono anche qui in giappone, ma che sono meno comuni che negli Stati Uniti e comunque nemmeno qui so come funzionino.
    La cosa che mi stupisce di questa situazione è il non essere libero, per esempio, di decidere di fare un lavoro più umile dopo essere uscito da una di queste costose unversità. Voglio dire, e se nel frattempo scopro che non mi interessa fare carriera, ma che voglio solo, che so, fare il barista? Che succede? Di sicuro non puoi ripagare il debito e quindi devi continuare sulla strada che hai scelto a 18 anni. Che angoscia.

    5 Dicembre 2011
  2. Giomas said:

    Quindi questi ex studenti rischiano di ritrovarsi la vita rovinata, e creditori su creditori dietro le chiappe, per…indossare una felpa della John Hopkins University? E’ questo che sta accadendo, ormai.

    Magari non farà altrettanto figo quanto la felpa, ma forse, alla luce della testimonianza della ragazza americana da cui prende spunto il post, inizierò a guardare il portachiavi dell’università di Teramo con altri occhi.

    G.

    5 Dicembre 2011
  3. mattia said:

    Voglio dire, e se nel frattempo scopro che non mi interessa fare carriera, ma che voglio solo, che so, fare il barista? Che succede? Di sicuro non puoi ripagare il debito e quindi devi continuare sulla strada che hai scelto a 18 anni. Che angoscia.

    E pensa che io ho un amico che si è laureato in ingegneria, ha fatto l’ingegnere per 5 anni e poi si è messo davvero a fare il barista.
    (non che in italia le paghe siamo molto diverse però :D)

    inizierò a guardare il portachiavi dell’università di Teramo con altri occhi.

    Be’, questi sono solo i lati negativi del sistema. Dall’altra parte hai il fatto che se riesci a entrare nel giro e tutto funziona come deve fai un salto sociale della Madonna. Entri che sei figlio di nessuno e diventi molto agiato. In una società come quella italiana è molto difficile che il figlio di un operaio vada a dirigere una grande azienda. Perché, al di là dell’istruzione l’accesso a questo tipo di carriere è basato spesso su conoscenze, amicizie, giri di persone…
    O sei nel giro per via della famiglia oppure cerchi di entrarci facendo porcate.
    Negli stati uniti invece questo sistema ti consente di fare un salto sociale basato principalmente sull’istruzione.
    Non è poco, ed ciò a cui ambiscono gli americani.
    In italia si preferisce livellare verso il basso, dare un’istruzione media a tutti, in america preferiscono alimentare l’idea del sogno americano per cui chiunque può vincere l’opportunità di fare il salto sociale.
    Questione di preferenze.

    5 Dicembre 2011
  4. Paolo said:

    Purtroppo è il “metodo di base” che hanno usato per i mutui subprime. Ovviamente lì la questione era un po’ diversa, perché si davano prestiti a tutti, anche a chi di sicuro non avrebbe mai ripagato il debito, e poi le varie banche rivendevano il proprio debito spezzettando il tutto e creando i titoli spazzatura (spero ovviamente che non abbiano messo in questi titoli anche i debiti degli studenti, se no non c’è limite al peggio).

    Riguardo invece al sistema universitario, hai ragione mattia, permette un salto sociale altissimo, ma perché devo andare proprio in quelle università, rischiando di incasinarmi la vita dopo, per avere la prospettiva, mica la certezza, di una vita migliore? Non sarebbe meglio che tutte le università offrano un ottimo servizio, piuttosto che pochissime e selezionate? Ovviamente è una questione di visioni del mondo scolastico diverse, ad esempio per me è inconcepibile che solo pochi possano permettersi di andare nelle università ottime perché costano veramente tanto, sicuramente per loro è normale e anzi è giusto così; quindi si ritorna alla tua conclusione finale, cioè che è questione di preferenze.

    5 Dicembre 2011
  5. Emanuele said:

    Questo è un discorso che sento fare da almeno 10 anni. Non in tv, per carità. Ma un altro discorso che sento spessissimo è che la preparazione universitaria americana è mediocre in generale rispetto a quella tipica europea, solo che qui è più difficile saperne dai diretti interessati, infatti sento affermazioni del genere da italiani ed europei che vanno a lavorare in USA

    5 Dicembre 2011
  6. mattia said:

    ma perché devo andare proprio in quelle università, rischiando di incasinarmi la vita dopo, per avere la prospettiva, mica la certezza, di una vita migliore?

    Perché fino ad ora era raro cadere in quelle situazioni.
    Quindi non era uan certezza al 100% ma ci andava vicino.
    Ora che le cose non sono più così ci stanno ripensando infatti.

    ad esempio per me è inconcepibile che solo pochi possano permettersi di andare nelle università ottime perché costano veramente tanto

    Ma il punto dei prestiti è proprio questo: consentono di andare a una università cara anche a chi non è ricco. Invece di farsi pagare gli studi dai genitori accende un mutuo e si ripaga gli studi da solo dopo.

    la preparazione universitaria americana è mediocre in generale rispetto a quella tipica europea, solo che qui è più difficile saperne dai diretti interessati, infatti sento affermazioni del genere da italiani ed europei che vanno a lavorare in USA

    Secondo me ci sono diversi fattori da tener conto. Sembra così perché si fanno i paragoni sbagliati. In Europa ci si laurea in un’area ben precisa fin dal principio, per cui si diventa molto esperti di qualcosa perché ti concentri su quello. Negli US of A invece il bachelor è ancora una specie di liceo spesso, con un indirizzo.
    Allora è ovvio che se studi un po’ di tutto quando ti faccio una domanda specifica poi cadi dal pero.
    Poi però quando vanno nel concreto delle cose, specialmente coi PhD ruzzano parecchio e lasciano indietro il resto del mondo.
    Poi vabbe’, ci sarebbe da capire se servono davvero tre corsi di analisi per tutti gli ingegneri (tutti tutti…). Io qualche dubbio me lo faccio.
    Ti dico comunque che ho avuto studenti 19enni americani che facevano un college non prestigiosissimo (non era una top university ma neanche un community college per capirci) che erano molto preparati. Conoscevano robe di elettrotecnica, elettronica, DSP, programmazione di microcontrollori etc. che alla loro età io mi sognavo.

    5 Dicembre 2011
  7. Thomas said:

    Mattia says: “Entri che sei figlio di nessuno e diventi molto agiato”.
    Mmmmmm, non ne sono cosi’ sicuro…da quel poco (moltissimo in realtà, non voglio fare il modesto) che ho visto dalla filmografia americana (che so per certo e’ molto ma molto realistica), se non sei dentro certi giri di figli di papa’, non sei ammesso alle università “giuste”, non sei ammesso alle confraternite “giuste” e non ti prendono per i lavori “giusti” e redditizi. Il mito americano del selfmademan non a caso non si riferisce mica a chi si fa da se’ laureandosi…e questo e’ un altro motivo per cui le università americane accettano con piacere i nostri ricercatori. Amici che hanno avuto esperienze di lavoro ad alto livello negli Usa mi dicono che l’ammericano medio (anche laureato) e’ molto preparato nella sua mini nicchia di competenza, al di fuori della quale e’ di un’ignoranza mostruosa…riporto cio’ che mi e’ stato riferito…

    5 Dicembre 2011

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