zero cinque

Riprendendo il discorso del modello scimmia ammaestrata segnalo questo articolo scritto in modalità FAQ sul Japan Times.

Spiega, molto chiaramente, quali sono i rischi legati all’esposizione a basse quantità di radiazioni.
Si prende come riferimento 100 milli sievert come dose accumulata nel tempo come soglia.

Sui 100 milli sievert la probabilità di avere un tumore sale dello 0,5%.
Sotto i 100 milli sievert è ancora tutto un mistero: alcune ricerche dicono che non c’è aumento di tumore, altre che invece c’è.
Che era quello che mi aveva spiegato un professore della mia università con cui parlai a Marzo: sotto questo livello l’eventuale aumento di probabilità di avere un tumore è così piccolo che non si può determinare con facilità.
I dati sono così confusi che è difficile stabilite una correlazione con chiarezza.

Questo è infatti uno dei classici problemi per chi fa scienza: cercare di dare una interpretazione ai dati raccolti quando non sono ben chiari.
La parte più difficile, va da sé, è fermarsi e dire con onestà: ok, ragazzi, qui non si può dire un granché.

L’articolo spiega, ad esempio, che gli studi condotti sui lavoratori delle centrali nucleari giapponesi hanno evidenziato un incremento di tumori anche tra coloro esposti a meno di 100 milli sievert.
Il giornalista cazzaro e l’ambientalista si ferma qui e si strappa vesti e mutande.
Lo scienziato invece va avanti un passo e scopre che molti di questi lavoratori erano fumatori. E il fumo è un fattore di rischio cancerogeno decisamente maggiore.
Quindi diventa statisticamente difficile estrapolare l’aumento di rischio dovuto alle radiazioni quando ne hai un altro ben maggiore che lo sovrasta.
Per fare un paragone, è come cercare di capire quanto influisce l’attrito tra piede e pedale del freno in un’automobile sulla probabilità di schiantarsi contro un platano. Questo quando consideri nel tuo studio incidenti fatti da persone che viaggiavano a 150 km/h su stradine di campagna. Eh, magari un pedale liscio influisce, ma è difficile dirlo se hai una causa di rischio ben maggiore a confondere le acque.

Anche questo è un passo molto importante di quando si fa scienza. Prima di arrivare a conclusioni e dire “è così” bisogna andarci calmi, e analizzare tutti gli altri fattori che avrebbero potuto influenzare i dati che abbiamo raccolto. Cosa che tra l’altro è anche tra le più interessanti, perché ti porta spesso a sederti a parlare con i colleghi e discutere a base di “ma non è che invece….“, “ma sei sicuro che non è dovuto a….“. E via di logica e deduzione.

Per concludere, l’articolo segnala che uno stile di vita salutare può largamente ridurre il rischio di avere un tumore. E questo effetto è largamente superiore a quello 0,5% determinato dai 100 milli sievert.
Due dati? Ad esempio qui si segnala come cinquanta studi scientifici abbiano evidenzato una riduzione tra il 30% e il 40% della probabilità di avere un tumore al colon tra coloro che fanno attività fisica, rispetto a coloro che sono sedentari. Analoghe riduzioni a doppia cifra per altri tipi di cancro (mentre per altri purtroppo no).

Che tradotto significa: smettetela di menarla con la paura del nucleare, smettete di fumare, e soprattutto… muovete il culo.