Modello scimmia ammaestrata

La prima cosa che insegno agli studenti di misure, persino prima di pronunciare la parola incertezza, è che un misurista non è una scimmia ammaestrata.
Fare le misure infatti è qualcosa di più complesso di accendere uno strumento e leggere il numero. Quello lo sa fare anche una scimmia: basta istruirla opportunamente e quella è capace di accendere lo strumento e annotare quello che c’è scritto sul display. Non serve certo una gran perizia.

Il misurista non solo sa come usare lo strumento, ma capisce se il numero che legge ha senso o no. Perché mica è scontanto che la misura abbia senso. Questo per molti motivi: ci può essere un errore sistematico per come stai usando lo strumento, e devi cercare di correggerlo, così come il modo che usi per fare misure può lasciare il tempo che trova nel contesto di quello che misuri.

Quando allora fai una relazione delle tue misure devi non solo dare i numeri ma spiegare quanto siano affidabili.

Perché questo discorso sulla metrologia? Perché questo articolo di Andrea Bertaglio è una cosa che fa accopponare la pelle.

La verità su Fukushima, il governo latita
I giapponesi fanno da soli e partono dal web

Una piccola nota, non metrologica. Il governo non latita, anzi è il primo a usare il web.
Il MEXT (Ministero dell’Istruzione, Cultura, Sport, Scienza e Tecnologia) ha pubblicato e continua a pubblica giornalmente sul web i valori di radioattività misurati.
E lo fa anche in inglese (oltre che in Cinese e Coreano). Ti dà i valori misurati per Prefettura lungo tutto il paese, la radioattività misurata vicino a Fukushima dentro e fuori i 20 km, i valori di radioattività nell’acqua potabile, i valori misurati nelle scuole della prefettura di Fukushima e molto altro. Tutto aggiornato periodicamente, alcuni di questi valori tutti i giorni, fin da Marzo.
Chi sta in Giappone poi sa che avere tutte queste informazioni in inglese è assolutamente un caso eccezionale: il più delle volte i siti (istituzionali e non) giapponesi danno le informazioni solo in giapponese. E se non lo sai attaccati al tram. Il fatto che pubblichino tutto anche in inglese conferma, ancora di più, che hanno adottato la massima trasparenza.

E’ una massa di dati enorme (aprite pure un po’ di pdf e rendetevene conto). Una marea di numeri, pubblicati tutti i giorni.
Dire che il governo latita è semplicemente una balla.
Mi piacerebbe sapere se Andrea Bertaglio ha mai dato una letta a quelle pagine.
A questo punto non puoi dire che il govenro latita: le misure le pubblica tutti i giorni.
Potresti dire, al massimo, che pubblica misure false, ma non che non pubblica le misure.
Dovresti dare del falsario al governo (con tutte le conseguenze, anche legali del caso). Meglio inventarsi una balla.

Ma veniamo alla parte metrologica.
Dicevamo, chi fa le misure deve sapere cosa fa. Quale valore scientifico possiamo dare al cittadino che vuole scoprire la verità e va in giro per il quartiere a misurare la radioattività? Basso, molto basso.
Perché, molto probabilmente, non sa quello che sta facendo. Un po’ come quel tizio che pretendeva di misurare le radiazioni con uno strumento saturato. Modello scimmia ammaestrata: accendono lo strumento, vedono qualche numero che esce e sono contenti.

Dopodiché c’è l’onesta metrologica: le misure vanno presentate tutte, e vanno presentate cercando di dare loro un senso. Come faccio a fidarmi di un cittadino che va in giro alla cieca a misurare? Quali misure mi presenta? Tutte o solo quelle che confermano la sua tesi?
Dubbio più che lecito, visto che una mole enorme di misure è già fornita (dal governo). Queste persone non ci credono (o non le hanno mai lette), e non ci credono perché non dicono quello che vogliono sentirsi dire.
Hanno tutta l’aria di essere le classiche persone che anche di fronte a un’evidenza sperimentale che rassicura ti dicono e comunque io ci ho paura allo stesso. Basata su cosa? Niente, sensazioni, sesto senso. Loro ci hanno la paura, anche se le radiazioni non si vedono. E fanculo alla scienza e al metodo sperimentale.
Gente così facile va in giro a misurare finché lo strumento non fa BIP BIP BIP e la lancetta schizza in alto. Ti chiamano e ti dicono vedi, vedi, vedi, c’è la radioattività! cosa ti dicevo? eh, eh eh…
E se gli dici 
sì, ma non c’era là, là, là, là…..

ti rispondono
e vabbe’, ma qui c’è, guarda guarda… è Fukushima….
La selezione dei valori che fanno comodo (e lo scarto di quelli che non confermano la sua tesi) è un errore molto comune tra gli indiana gions delle verità alternative.
In questi casi si fanno domande, si chiedono precisazioni sui metodi di misura, si pretende che chi ha fatto la misura di fornisca informazioni su come l’ha fatta, se ha selezionato tutti i dati o quelli che fanno comodo.
I giornalisti invece preferiscono usare lo stesso metodo, quello del guarda, guarda… cosa ti dicevo.

C’è un terzo motivo per cui queste campagne di misura indipendente sono il più delle volte delle cialtronate.
Dopo aver fatto le misure, ed essersi assicurati che siano metrologicamente corrette, bisogna inquadrarle nella realtà. Perché la misura in sé è solo un numero. Ma che senso ha?
Faccio un esempio: la mattina misuri la tua massa con una bilancia. Il primo giorno misura 70 kg, il giorno dopo misura 69,5 kg. Sono due misure, e sono entrambe effettuare correttamente, nulla di cui dubitare.
Ma adesso viene il bello: cosa significano quelle misure?
La prima deduzione che fai è: sono dimagrito di 0,5 kg. Fico!
A quel punto arriva l’amico stronzo che ti dice: ehy, Johnny, ma quando hai espulso dal tuo corpo urina e feci? Prima o dopo la misura? Quando hai fatto colazione?
Be’, fammi pensare ….in effetti il primo giorno mi sono alzato, ho fatto colazione, ho misurato la mia massa e poi sono andato al gabinetto. Il secondo giorno mi sono alzato, sono andato al gabinetto, ho misurato la massa e poi ho fatto colazione.
Ecco allora spiegato il mezzo kg: mica era dimagrito, il tizio. Era solo la massa di feci, urina e colazione che faceva la differenza.
La misura può anche essere corretta, ma bisogna capire cosa significa.
Per questo quando, dopo le misure, si traggono delle conclusioni bisogna usare il cervello, e – per quanto possibile – evitare di prendere lucciole per lanterne.
Delle volte usando anche della normale logica. Esempio: misuri in un solo punto un alto valore di radioattività, mentre attorno nisba. Che probabilità c’è che, dopo un incidente nucleare ci sia un’alta radioattività in un cortile di una città mentre nel resto della città tutto è regolare? Poca, più probabile che ci sia una fonte di radioattività in quel punto. Al contrario, se misuri in un solo punto una bassa radioattività in un punto della città, che probabilità c’è che tutta la città sia esposta a valori altissimi di radioattività mentre quel punto e solo quello no. Bassa, perché le radioattività dovrebbe selettivamente evitare quell’abitazione?
Ecco allora che una singola misura in un punto può dirti qualcosa in un senso ma può dirti niente nel senso opposto. Quindi oltre alla misura in sé bisogna conoscere cosa stai misurando.

I casi di gente che si allarma perché misura nel giardinetto un alto valore di radioattività sono numerosi. Poi vai a investigare, chiedendoti come è possibile che la radioattività sia così alta solo lì  e non tutt’attorno, e scopri che la colpa era di alcune bottiglie nella cantina di una abitazione.
Svelato l’arcano.
E lo hai fatto perché, invece di scheccare aiuto la radioattività!, ti fermi, ragioni, deduci e scopri.
Ma questo non si addice ai ricercatori indipendenti di verità nascoste.

Per tutti questi motivi queste iniziative di cittadini indipendenti lasciano il tempo che trovano. Le misure, e le deduzioni, fatele fare a chi è capace di farle. E soprattutto a chi le fa con onestà metrologica e non cercando quello che vuole trovare.

Volete un esempio? Quando capitò il patatrak a Fukushima chiamai un amico ceco che lavora a Tokyo. Guardacaso è un esperto di misure di radioattività. Eppure, mi ha detto, lui è esperto di misure di radioattività nello spazio, non sulla Terra. Allora ha chiamato i suoi colleghi specializzati in misure sulla Terra e si è fatto dare le informazioni sulla radioattività a Tokyo: tutto ok.
Egli, benché lavori nel settore, ha preferito far parlare chi è proprio esperto di quello specifico argomento.
Ed è l’umiltà tipica dello scienziato che non vuole farla fuori dal vaso.
Ecco, lui ha avuto l’umiltà di far parlare chi ne sapeva di più di lui. Perché dovrei credere a dei cittadini che usano gli strumenti con il modello scimmia ammaestrata?

Dopodiché, per concludere, un commento a questo passaggio dell’articolo:

Il problema è che, come rivela il New York Times, “le fonti ufficiali sono state ripetutamente smentite da esperti indipendenti e da gruppi di cittadini che hanno condotto rilevazioni per proprio conto”.

Ora, i cittadini li abbiamo sistemati. Ma gli esperti? Chi sono questi esperti? Nessun riferimento ovvio (copiano le notizie dal NYT, figuriamoci se ti danno delle fonti).
In realtà, caro il mio Bertaglio, gli esperti dicono l’esatto opposto.
Ma non solo gli esperti giapponesi, al soldo del governo nipponico (ovvio, gli esperti delle Università giapponesi non sono dei venduti che non oserebbero mai dire la verità; l’unico esperto è sicuramente Kiyoshi Toda, talmente esperto che il suo settore è Environmental Sociology, History of Science, Peace Studies. Per capirci, un po’ come cercare un architetto alla Facoltà di agraria).
No, non parliamo degli esperti giapponesi corrorri. Parliamo di esperti internazionali.
Dopo l’incidente di Fukushima sono arrivate le squadre prima della Protezione Civile-Vigili del fuoco italiani e poi il team NBC (Nucleare, Batteriologico e Chimico) dell’Esercito Italiano. Hanno fatto sia misure a Tokyo che una campagna di misure verso Fukushima. E hanno sempre confermato le misure fornite dalle autorità giapponesi.
E allora Bertaglio, che facciamo? Il governo giapponese è una falsario che dà misure taroccate, ok. E poi? Mettiamo nel gran complotto per non rivelare la verità anche la Protezione civile italiana? Anche l’esercito italiano parte del complotto?
Ah, e poi le stesse misure sono state confermate dalle altre squadre di Protezione Civile mandate a Tokyo da Austria, Danimarca e dalla delegazione UE. Anche loro coinvolti nel cover up?
E cosa dire dell’ARPA dell’Emilia Romagna mandata a Montegi per rassicurare quegli sciroppati dei corridori di motociclette che avevano paura d’andare in Giappone? Anche loro hanno falsificato i dati? Anche loro collusi con il governo giapponese per nascondere la verità ai Giapponesi?
Dai, ci divertiamo un po’, facciamo la lista di tutti i soggetti coinvolti nel complotto.

Perché ovvio, ce lo dice il Fatto Quotidiano: la verità  su Fukushima te la raccontano i cittadini che si improvvisano misuristi. E fanculo ai tecnici che le misure le fanno di professione.

Scienza puttana. Ecco.

2 Comments

  1. brain_use said:

    Bell’articolo.
    Ottima analisi delle solite affermazioni da “chiacchierifici”.

    3 Novembre 2011
  2. Fabio said:

    Grazie Mattia di questo post.
    Tutto quel che hai scritto è condivisibile, tuttavia sarai d’accordo che così come è scritto non è molto utile allo scopo di far cambiare idea a qualcuno che “ci ha paura”.
    Certo si tratta di un obiettivo arduo e non so se avessi intenzione di perseguirlo, ma nel caso sarebbe necessario uno scritto più corto ed incisivo. Nel caso estremo, come vediamo tutti i giorni, sono gli slogan a fare presa, indipendentemente dalla verità dell’affermazione.
    E’ chiaro che la scienza non si adatta facilmente ad essere semplificata a livelli elementari o ad essere ridotta a slogan e credo che questo sia uno dei motivi per cui l’approccio scientifico sta perdendo posizioni.
    Che dici, cominciamo a vendere acqua diluita per far soldi? 😉

    12 Novembre 2011

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