Che palle

Sì, che palle. Ancora con questa storia della norma censura blog. Così i soliti soloni da quattro soldi con la foto patinata sfondo blue e la mano sulla bocca in stile riflessivo ritornano a sparare le solite balle.

Con la classica frasetta “non è che i blog non devono rispondere delle loro azioni, non siamo per il far west, anzi… solo che non si può paragonare un blog a un giornale…

La malafede di questa gente la puoi rilevare facendo una semplice domanda: se invece di dare 48 ore per una rettifica ne diamo 120, e se invece di dare una multa di 12 mila euro ne diamo 500, sareste disposti ad accettare l’obbligo di rettifica per i blog?
Ti diranno di no. E infatti non chiedono di alzare il numero di ore e abbassare la multa. Chiedono di non approvare l’obbligo di rettifica e basta. Quindi sì, sono contrari all’obbligo di rettifica per i blog e sono a favore del far west su internet.
Su, avvocatucci e web guru da quattro soldi, vi sfido: dite che volete l’obbligo di rettifica… facciamo a 150 ore.
Vediamo se avete il coraggio di dire che volete una regolamentazione a misura di blog o se invece vi nascondere dietro il dito delle 48 ore troppo poche per un blogger per non dire che non volete nessuna regola.
Lancio la sfida, vediamo chi la accoglie.

Nel frattempo, qualche piccola riflessione.
(Ah, faccio una precisazione: il ddl lo lessi tempo fa, non ho tempo per rileggere e approfondire al momento. Se  nel frattempo hanno cambiato il ddl segnalatemelo)

PUNTO NUMERO UNO

Non è che uno si alza la mattina, gli girano le corna e decide di farti pubblicare una rettifica sul tuo blog, così a caso.
Il ddl in questione dice:

29.
All’articolo 8 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) dopo il terzo comma e` inserito il seguente:
«Per le trasmissioni radiofoniche o televisive, le dichiarazioni o le rettifiche sono effettuate ai sensi dell’articolo 32 del testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici, di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177. Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilita` della notizia cui si riferiscono.»;

L’articolo 8 della legge 47/48 che si va a modificare inizia così

Il direttore o, comunque, il responsabile è tenuto a fare inserire gratuitamente nel quotidiano o nel periodico o nell’agenzia di stampa le dichiarazioni o le rettifiche dei soggetti di cui siano state pubblicate immagini od ai quali siano stati attribuiti atti o pensieri o affermazioni da essi ritenuti lesivi della loro dignità o contrari a verità, purché le dichiarazioni o le rettifiche non abbiano contenuto suscettibile di incriminazione penale.

Quindi sono solo coloro che vengono tirati in ballo direttamente che possono chiederti la rettifica.
Togliamoci dalla testa gli scenari apocalittici in cui il primo pirla che passa ti obbliga a pubblicare quello che gli garba sul tuo blog.

PUNTO NUMERO DUE

E attenzione, devi aver pubblicato una sua immagine o avergli attribuito un atto, un pensiero o una affermazione.
Se non attribuisci un atto, un pensiero o una affermazione ad alcuno non hai nessun obbligo di rettifica.
Per capirci, se dici che l’on. Spingifondi è andato a letto con un trans allora ti può chiedere la rettifica e sei obbligato a pubblicarla. Ma se ti limiti a dire che l’on. Spingifondi è un pirla non devi rettificare nulla. Perché essere pirla non è un atto, e tanto meno un pensiero o una affermazione. E’ uno stato, una condizione.
Di fatto la rettifica è qualcosa che serve per correggere un dato di fatto, ossia se una persona ha veramente fatto o detto qualcosa. Non funziona sulle opinioni. Quindi il bavaglio si sgonfia di parecchio.

PUNTO TRE

Un giornale ha una redazione, con un indirizzo fisico a cui mandare una raccomandata con avviso di ricevimento. Un blog no.
Non sei nemmento tenuto a pubblicare la tua email sul sito, tanto meno una email certificata.
Qualora ti mandino una richiesta di rettifica via email tu la cestini e vai a farti un panino con la cotoletta.
Perché non hanno alcun modo per dimostrare legalmente di averti mandato una richiesta di rettifica. Quindi se ti contestano qualcosa puoi sempre dire: ah, ma io non ho ricevuto una niente. Per me stai dicendo una cazzata, non mi hai spedito nessuna richiesta di rettifica, dimostrami il contrario! E quelli ti fanno un pompino.

A meno che tu non sia così pirla da scrivere sul sito “per ogni comunicazione legale scrivere a nome@sito.it” dove l’email è una email certificata (quindi con valore di raccomandata).

Quindi lo scenario del blogger che non legge la posta per due giorni perché va a Milano Marittima all’incontro nazionale dei coltivatori di prugne e si trova una multa di 12 mila euro è del tutto inverosimile.

PUNTO QUATTRO

L’articolo parla di rettifica. Che nel gergo giornalistico significa che devi aggiungere sul numero successivo la dichiarazione della persona in questione.
Ovvio, la carta già stampata non la puoi modificare. Il web sì. Ma per estensione si può ben pensare che per rettifica si intenda la pubblicazione di un testo su richiesta dell’interessato, non la rimozione del testo pubblicato (altrimenti non la chiamerebbero rettifica anche per i giornali di carta).
Senza che l’articolo citato prima dia i dettagli operativi, possiamo pensare che per obbligo di rettifica non si intenda cancellare quello che si è scritto, ma aggiungere la dichiarazione dell’interessato.
Una cosa diversa dallo spauracchio del cancellino forzato.

Se uno chiedesse una rettifica su un blog sarebbe sufficiente pubblicare un nuovo post con il testo della rettifica. Essendo un post come il precedente sei a posto, perché ha le stesse dimensioni grafiche, la stessa accessibilità e visibilità.Mi viene quasi il dubbio che non sia nemmeno necessario modificare il post originale, visto che un nuovo post è accessibile e visibile quanto il primo (rimane nel corso cronologico dei post e nell’eventuale calendario dei post come tutti gli altri post).
Quindi l’efficacia della repressione tramite la rettifica obbligatoria va a farsi benedire.

PUNTO CINQUE

Gran parte delle piattaforme per blog sono hostate all’estero. Quindi suca.

PUNTO SEI

Le notizie su internet corrono veloci, più veloci che sui giornali.
Ricordate la bufala del TG1 che aveva manipolato la dichiarazione di un guerrigliero in Libia facendogli dire “grazie berlusconi”, e poi si è scoperto che l’aveva detto sul serio?
Quanto tempo ci ha messo la bufala a rimbalzare da un blog all’altro? Qualche ora.
In quarantotto ore una balla, soprattutto se stuzzica i pregiudizi politici, religiosi, sportivi … si diffonde a macchia d’olio.
Il limite può essere duro, ma è commisurato allo strumento internet.

PUNTO SETTE

Non esistono blog di campagna. Ogni sito, per la natura di internet, può essere letto ovunque, e raggiungere una “tiratura” enorme in poche ore col passaparola.
Se apri un blog, per piccolo e insignificante che sia, devi sapere che è potenzialmente visibile da tutto il mondo, quindi è uno strumento potentissimo.
Lo apri e ti prendi le tue responsabilità, compresa quella di essere disposto a pubblicare le rettifiche tempestivamente.
Non ti puoi nascondere dietro il dito di “ma io sono solo un blogger amatoriale letto da 200 persone al giorno“, perché non puoi determinare tu quanti ti leggono. E’ la gente che decide quanti ti leggono.
Se non sei disposto a prenderti queste responsabilità non apri un blog. Punto.

PUNTO OTTO

Un po’ come nella parabola del figliol prodigo, dove tutti si identificano col figlio che sta a casa ad aiutare il padre e si incazzano perché quando arriva il figlio che ha speso tutto con le puttane il  padre ammazza il vitello grasso. Mai nessuno che pensa di essere l’altro di figlio.
Ecco, tutti che pensano di essere i censurati, mai nessuno che pensa di stare dall’altra parte e avere uno strumento per obbligare alla rettifica i numerosi imbecilli che pubblicano su internet molteplici falsità. Pensateci, potrebbe essere utile avere questo strumento.

 

 

 

17 Comments

  1. camicius said:

    In realtà bisognerebbe capire alcune cose prima di giudicare, specificatamente quelle ai punti tre e cinque.
    Soprattutto al punto tre, quello dell’identificazione. Non è che poi obbligano tutti ad avere una pec e a pubblicarla sul sito?
    Comunque, grazie per l’analisi, puntuale come al solito!

    27 Settembre 2011
  2. mamoru said:

    @camicius
    in caso di tale obbligo mi sa che si salta direttamente al punto 5

    27 Settembre 2011
  3. Picchiarello said:

    A naso un possibile problema, al di là di quello che letteralmente dicono le leggi, è che c’è una differenza di potere tra il bloggaro comune e l’onorevole Spingifondi.
    Se tu pubblichi notizie VERE su quest’ultimo facendo opera di sana denuncia (quindi non alla beppegrillo &c), l’onorevole ti denuncia per diffamazione.
    Lui sa che il tribunale darà ragione a te, ma intanto ti dovrai pagare spese legali per tutto il tempo che il procedimento non arriva a conclusione.

    Queste leggi rischiano di diventare, come tante altre, un’arma che sfrutta lungaggini e costi della giustizia a scapito di chi non può permettersi di sostenerli, al di là dell’esito del procedimento giudiziario.
    Un quotidiano può sostenerli, e difatti Repubblica, Corriere, Libero, Giornale e altri praticamente diffamano ogni giorno, tanto…
    Ma il bloggettaro si trova su un altro piano.
    Per questo leggi che equiparano un blog privato al sito d’un grande quotidiano non sono giuste.

    27 Settembre 2011
  4. mattia said:

    Picchiarello,

    quello che dici non c’entra niente con l’argomento.
    La denuncia per diffamazione te le possono fare anche oggi, non cambia niente con l’obbligo di rettifica.
    E’ come parlare di furto e commentare sull’omicidio. OT.

    27 Settembre 2011
  5. cesare said:

    In effetti e’ difficile identificarsi anche nella moneta o nella pecora smarrita…alla fine, per le persone comuni, e’ naturale sentirsi il fratello sfigato. Io, come il mio amico Silvio, mi sono sempre immedesimato nel Padre misericordioso 🙂

    27 Settembre 2011
  6. camicius said:

    @mamoru
    già fatto.
    per non saper né leggere né scrivere, il mio blog è su blogger (USA) e il mio sito è su un server in Francia…

    27 Settembre 2011
  7. Al principio di tutto c’è che le parole sono pietre quindi chi chiede l’impunità per il blogger anche amatoriale mi sembra in malafede.
    Bisogna stare attenti a ciò che si dice e come.
    Vale anche nella vita reale.
    Mattia: il tuo blog è abbastanza incazzoso, hai mai ricevuto denunce?

    28 Settembre 2011
  8. mattia said:

    Mattia: il tuo blog è abbastanza incazzoso, hai mai ricevuto denunce?

    No, mai.
    Anche perché sì, sono un po’ incazzoso.
    Ma sono anche paranoico. Quindi peso bene le parole e quando mi rendo conto che quello che scrivo potrebbe rientrare nella diffamazione evito di scrivere nomi e cose di questo genere.
    Filtro anche i commenti con lo stesso criterio (al costo di risultare pedante).
    Certo, certi giornalacci potrebbero risentirsi quando dico che nelle loro redazioni lavorano zucche vuote. Ma di solito non denunciano per cose simili.
    Oltre al fatto che ho un sito all’estero e risiedo all’estero. Quindi un bel pompino alla seconda.

    28 Settembre 2011
  9. Fabio said:

    Sono fondamentalmente d’accordo con i punti espressi nel tuo post, in particolar modo con la difficoltà di perseguire qualcuno che non pubblicasse il propri blog in Italia e non esponesse in chiaro un modo per essere contattato con certezza, ma questo quindi cosa significa, nella sostanza? Che la legge possono farla o non farla ed a te non fregherebbe in ogni caso, o che tu hai da proporre degli emendamenti, o che invece andrebbe buttata dalla finestra?

    Mi spiego meglio: se dovessero obbligare tutti i detentori di blog ad esporre un indirizzo di posta certificata attraverso il quale essere contattati e se dovessero in qualsiasi modo rendere inutile mettere il proprio blog all’estero, tu che diresti?

    30 Settembre 2011
  10. mattia said:

    ma questo quindi cosa significa, nella sostanza? Che la legge possono farla o non farla ed a te non fregherebbe in ogni caso, o che tu hai da proporre degli emendamenti, o che invece andrebbe buttata dalla finestra?

    Significa che per come l’hanno proposta è una legge dalla difficilissima attuazione, un doberman di peluches.
    Oh, liberi quanto vogliono di fare le battaglie contro i doberman di peluches, ma tu pensi sia sensato?
    E’ che certa gente ha bisogno di fare battaglie contro il regime, altrimenti non si sente realizzato. E delle volte si inventano il regime anche quando non c’è.

    Dopodiché, io ho il sito all’estero non per questi doberman di peluches, ma perché nell’ordinamento italiano ci sono leggi ben più liberticide che però nessuno pensa a combattere (forse perché non le ha fatte berluconi).
    Uno stato in cui non puoi dire che il presidente della repubblica ha fatto una stronzata altrimenti commetti il reato di oltraggio al capo dello stato è, quello sì, un regime.

    Mi spiego meglio: se dovessero obbligare tutti i detentori di blog ad esporre un indirizzo di posta certificata attraverso il quale essere contattati e se dovessero in qualsiasi modo rendere inutile mettere il proprio blog all’estero

    E come faresti?

    tu che diresti?

    l’ho fatto intendere, io sono favorevole all’obbligo di rettifica.
    Poni pure un tetto più elevato di ore che non le 48.
    Ma non vedo perché non dovrei sottostare a questo obbligo.
    Il mio sito fa un numero di accesi paragonabile a un giornale di provincia. Sparpagliati, ok, quindi sono molto meno influente. Ma ho un potenziale altissimo di lettori che un giornale di provincia non ha. Per come funziona internet se domani parte qualcosa di virale dopodomani potrei farti cento mila accessi, un giornale di provincia non può farlo, perché non le stampa neanche quelle copie.
    Perché la gazzetta di poggibonsi (nome inventato a caso) deve sotostare all’obbligo di rettifica e io no?
    Perché se la cazzata è scritta su un pezzo di carta venduto in 200 edicole la si deve rettificare mentre se è scritto su internet no?

    30 Settembre 2011
  11. Fabio said:

    Tu dimentichi l’articolo 21 della costituzione, che va garantito. Se una legge in qualche modo scatena l’autocensura – perché non a tutti andrà l’idea di poter essere multati per aver scritto una cosa e non aver rettificato in tempo – stai minando alla base l’art. 21.

    Prendi ad esempio un cartellone pubblicitario: se dovessi usarlo per esprimere un tuo pensiero potenzialmente lesivo dell’altrui reputazione, pensi che ci debba essere diritto di rettifica anche lì? Cioè a spese tue dovresti riaffittare un cartellone pubblicitario e pubblicare la risposta di quello che s’è sentito chiamato in causa? E se non lo pensi, perché no? Se il criterio è che ti possono potenzialmente leggere migliaia di persone, a maggior ragione questo criterio deve valere per un cartellone pubblicitario.

    Un giornale, tra l’altro, potrebbe benissimo fregarsene di pubblicare la tua rettifica e pagare 12.000 euro, se così gli conviene. Un blogger no, non può fare questo ragionamento.

    Abbassare la multa ed allungare i tempi? A maggior ragione ad un giornale non converrebbe rettificare, mentre ad un blogger comunque farebbe danno.

    Allora magari si può pensare di commisurare la multa al danno fatto, con un tetto massimo, e rapportarla al reddito del responsabile, ma penso e spero ti renda tu stesso conto che qui stiamo entrando nel campo della burocrazia più sfrenata e stiamo dimenticando qual è la genesi di questa legge: non certo fare il bene dei cittadini, ma evidentemente tutelare i potenti che si vedono sputtanati di qua e di là. O stai forse ipotizzando che c’è un movimento d’opinione che a gran voce ha richiesto questo tipo di legislazione?

    Convengo sul fatto che esiste un problema: la rettifica va garantita, da un punto di vista meramente etico. Questa possibilità però esiste già, e si chiamano commenti, come quello che sto qui apponendo.

    Proponiamo quindi un codice di autoregolamentazione, come ce ne sono tanti in giro tra le varie “corporazioni”. Esiste già la netiquette, estendiamola. Credo che questa possa essere la più giusta risposta: siamo d’accordo che debba esserci il diritto di replica, ma non può essere gestito con la paura di multe salate che poterebbe soltanto all’autocensura; le leggi contro la diffamazione già esistono e si possono applicare, per tutto il resto ci si può autoregolamentare. Ad esempio, se una persona interessata vuole replicare, bisogna consentirle di farlo sempre, all’interno dei commenti, e se quanto scritto dalla persona getta una luce diversa sul post a cui si sta replicando al commento della persona interessata va data la giusta visibilità, all’interno del post stesso che, per le dinamiche della rete, potrebbe essere già stato linkato da decine, centinaia od anche migliaia di altri siti.

    Anche una procedura automatica per segnalare all’interno del post che nei commenti ci sono delle rettifiche andrebbe bene. Ad esempio, inserire un checkbox lì dove si appone il commento con vicino scritto “è una rettifica”. Se cliccato, automaticamente in testa ed in calce al post apparirebbero dei link con su scritto “A questo post è stata apposta una rettifica, clicca qui per leggerla” che rimanderebbero al commento di rettifica. Ovviamente al blogger sarebbe data piena facoltà di rispondere ulteriormente, e così via.

    Il lettore quindi si farebbe la sua personalissima idea della faccenda, e la persona interessata avrebbe comunque la possibilità di adire le vie legali nel caso si ritenesse diffamata.

    Ma sto parlando di autoregolamentazione, non di legge. Perché, parliamoci chiaro, con tutti i cavolo di problemi che abbiamo, abbiamo proprio bisogno di un articolo di legge così, infilato in fretta e furia all’interno di un’altra legge decisamente schifosa (mio parere, magari tu non concorderai) sulla quale verrà indiscutibilmente apposta la fiducia e quindi impossibile da dibattere in parlamento?

    A latere, se come dici sarà impossibile applicare questa legge a chi ha un blog all’estero, non è questa discriminazione?

    E la parte della legge che dice che la rettifica non va ulteriormente commentata, non è in contrasto con l’art. 21 della costituzione?

    30 Settembre 2011
  12. mattia said:

    Tu dimentichi l’articolo 21 della costituzione, che va garantito.

    No, non lo dimenti per niente.
    Solo che l’art. 21 della costituzione non puoi usarlo come jolly per giustificare qualsiasi porcata fai.
    “Sei uno stronzo!” – “Oh, come ti permetti?” – “art. 21 della costistuzione!”
    Forse in italia la gente è stata educata troppo al concetto di diritto ma non quello di dovere.
    Hai la libertà di manifestare liberamente il tuo pensiero? Certo. Ma hai anche il dovere di rispettare gli altri.

    Se una legge in qualche modo scatena l’autocensura – perché non a tutti andrà l’idea di poter essere multati per aver scritto una cosa e non aver rettificato in tempo – stai minando alla base l’art. 21.

    No. Colpa di chi non applica correttamente la legge.
    Come le zucche vuote che stanno scrivendo sui blog in questi giorni che basta che pubblichi “qualcosa” e ti possono chiedere la rettifica. Stronzata (vedi punto due).
    Allora, prima si studia la legge e poi la si applica correttamente. Non è che puoi dire che la legge è sbagliata perché la gente è pigra, non se la studia, e si autocensura perché pensa che la legge dica una cosa diversa da quella reale.
    Che si fa, si combatte contro una legge immaginaria?

    Abbassare la multa ed allungare i tempi? A maggior ragione ad un giornale non converrebbe rettificare, mentre ad un blogger comunque farebbe danno.

    Non hai capito. Dicevo, abbassarla ai blog e lasciarla così com’è ai giornali.

    e rapportarla al reddito del responsabile,

    non certo fare il bene dei cittadini, ma evidentemente tutelare i potenti che si vedono sputtanati di qua e di là. O stai forse ipotizzando che c’è un movimento d’opinione che a gran voce ha richiesto questo tipo di legislazione?

    Guarda, io avrei potuto usare la già vigente legge sulla rettifica sulla stampa con un giornale che ha riportato frasi che non ho mai detto.
    Non l’ho fatto.
    Ci sono siti che mi diffamano: non li ho denunciati.
    Dopodiché ti dico che sì, ci sarebbe tanta gente comune e onesta che avrebbe un gran vantaggio da questa gente. Magari io non la userei come ho fatto con gli strumenti che avevo fino ad ora. Ma il fatto che ci sia una legge che mi tuteli mi piace. Può darsi che non la uso ma se c’è è meglio.

    Questa possibilità però esiste già, e si chiamano commenti, come quello che sto qui apponendo.

    Non diciamo stronzate. Primo, i commenti non hanno la stessa visibilità del post (gli imbecilli che copiano le bufale da un blog all’altro copiano il testo del post, non i commenti). Secondo, i commenti possono essere moderati, e non c’è nessun obbligo affinché siano accettati.

    Proponiamo quindi un codice di autoregolamentazione, come ce ne sono tanti in giro tra le varie “corporazioni”. Esiste già la netiquette, estendiamola.

    AHAHAHAHAHAHHAHAHA
    Ma ti rendi conto di quello che dici?
    Hai presente che massa di minchioni ci sono su internet? E tu vuoi candidamente chiedere loro di applicare una netiquette?
    E poi diamoci tutti la mano e cantiamo gaudiosi assieme, e vogliamoci tanto bene!

    le leggi contro la diffamazione già esistono e si possono applicare, per tutto il resto ci si può autoregolamentare.

    Bene: quanto tempo ci mette una condanna per diffamazione ad arrivare?
    Non ti è chiaro che la rettifica serve per limitare il danno, che altrimenti esploderebbe se aspetti i comodi della giustizia.
    Tra l’altro mi sa che non hai ben chiare le dinamiche – velocissime – di internet se pensi che si risolva tutto querelando per diffamazione.

    Anche una procedura automatica per segnalare all’interno del post che nei commenti ci sono delle rettifiche andrebbe bene

    No, e anche qui si vede che non ti sei dato pena di leggere la legge.
    Devi vagliare il resto della rettifica perché la devi pubblicare solo se non contiene testo che costituisca un reato penale.
    Col piffero la procedura automatica.
    Se tu scrivi che l’on. Spingifondi è andato a letto con un trans e lui ti scrive “non è vero che sono andato a letto con un trans. Quello che avete fotografato era l’on. Pannilustri, lui sì che va coi trans”, col cazzo che gli devi pubblicare la rettifica, altrimenti l’on. Pannilustri ti denuncia lui per diffamazione.
    E tu accetteresti che chiunque posso pubblicare robe del genere sul tuo sito senza un filtro?

    Ad esempio, inserire un checkbox lì dove si appone il commento con vicino scritto “è una rettifica”. Se cliccato, automaticamente in testa

    AHAHAHAHAHAH

    E non hai presente la gran quantità di bimbiminkia che cliccherebbero la checkbox per spingere in alto il proprio commento in posizione più visibile?
    Ma come ti vengono in mente queste cose?

    E la parte della legge che dice che la rettifica non va ulteriormente commentata, non è in contrasto con l’art. 21 della costituzione?

    No. E’ semplicemente un fermare lo strapotere dei giornali che si arrogavano sempre l’ultima parola.
    Se un giornale ha altre cose da dire può fare un altro articolo.
    A cui seguirà una nuova rettifica.
    Ma il panino articolo-rettifica-risposta fa vincere sempre il giornalista.

    1 Ottobre 2011
  13. Fabio said:

    Sei tu che hai detto che questa legge è inapplicabile, quindi o ne proponi una che è applicabile, o tutte le tue elucubrazioni sulla necessità di una legge nel merito si sciolgono come neve al sole.

    Proporre l’automaticità della rettifica serve soltanto ad evitare tutti gli aspetti negativi del limite temporale; per ovviare ai problemi che hai tu menzionato, la soluzione potrebbe essere che la rettifica venga automaticamente pubblicata se non interviene manualmente – o per pubblicarla o per cancellarla – il gestore del blog entro un lasso di tempo determinato.

    Sulla questione della querela per diffamazione sinceramente una risata me la faccio io, se consenti: sarebbe chi ha chiesto la rettifica, semmai, ad essere querelabile, non certo tu che hai avuto l’obbligo di accettarla.

    Ma, ripeto, non capisco il tuo fervore nel difendere una legge che tu stesso hai definito in modi anche abbastanza coloriti come inapplicabile.

    1 Ottobre 2011
  14. mattia said:

    Ma, ripeto, non capisco il tuo fervore nel difendere una legge che tu stesso hai definito in modi anche abbastanza coloriti come inapplicabile.

    Io difendo il principio dell’obbligo di rettifica, e condanno i web guru da quattro soldi che si nascondono dietro le urla sguaiate di bavaglio per fare quello che vogliono.
    Sì, la legge per come è fatta è inapplicabile, quindi una ragione in meno per stracciarsi le vesti. Fosse per me applicherei l’obbligo alla persona che gestisce un sito e non al sito, in modo da poter essere applicata a tutti coloro che sono in italia anche se il sito è all’estero. E prevederei procedure chiare per la comunicazione, ad esempio tramite raccomandata a/r all’indirizzo fornito dalla polizia postale dopo segnalazione dell’interessato (così si muove solo chi è coinvolto in casi seri). Passa anche qualche giorno prima che ti diano l’indirizzo e così poi le 48 ore dal ricevimento della raccomandata bastano e avanzano.

    per ovviare ai problemi che hai tu menzionato, la soluzione potrebbe essere che la rettifica venga automaticamente pubblicata se non interviene manualmente – o per pubblicarla o per cancellarla – il gestore del blog entro un lasso di tempo determinato.

    il che non ovvia a niente, perché c’è sempre la possibilità che uno scriva qualcosa che costituisca diffamazione e vada automaticamente pubblicata sul tuo sito. La stessa cosa, con un po’ di ritardo.

    Sulla questione della querela per diffamazione sinceramente una risata me la faccio io, se consenti: sarebbe chi ha chiesto la rettifica, semmai, ad essere querelabile, non certo tu che hai avuto l’obbligo di accettarla.

    Rileggi l’art.8 della legge 47/48, santo cielo. Rileggilo, fanne l’analisi logica, fatti aiutare da qualcuno che ha finito le elementari, ma cerca di capirlo:

    Il direttore o, comunque, il responsabile è tenuto a fare inserire gratuitamente nel quotidiano o nel periodico o nell’agenzia di stampa le dichiarazioni o le rettifiche […] purché le dichiarazioni o le rettifiche non abbiano contenuto suscettibile di incriminazione penale.

    Quindi se nella rettifica c’è una diffamazione non hai alcun obbligo di pubblicare la rettifica.

    Ah, poi non mi hai ancora spiegato come fai a combattere i bimbiminkia che spostano il alto i commenti cliccando la checkbox della rettifica.
    Dai, sono tutto orecchi…

    2 Ottobre 2011
  15. Divilinux said:

    Oltre al fatto che ho un sito all’estero e risiedo all’estero. Quindi un bel pompino alla seconda.

    Idem, e per giunta (non so tu), dipendendo dal paese in cui ti trovi, non puoi nemmeno essere estradato.
    Probabilmente questo articolo non influirà su una situazione che è già identica agli scenari che state ipotizzando. È l’Effetto del Nano mafioso. Se io scrivo in un articolo “Nano Mafioso” e qualcuno mi manda un sollecito di rimozione e rettifica per lesione dell’immagine…allora quel “Qualcuno” involontariamente sta dichiarando a tutto il mondo che È un Nano Mafioso. Lo fareste?

    Se invece aveste scritto “*** è un Nano Mafioso” in questo caso avrebbe fatto effetto l’emendamento contenuto nel decreto. Basta solo prestare più attenzione alle cose che si scrivono.

    5 Ottobre 2011

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