I furbi della benzina

Sì, io sono d’accordo a togliere tutte le agevolazioni fiscali alla Chiesa.
Però ad una condizione: che la Chiesa non faccia più nulla per la società. Si limiti a fare le messe, i funerali, i battesimi, i matrimoni… ah, no, aspetta… i matrimoni solo quelli delle persone che ci credono davvero. Quelli che si fanno vedere in chiesa solo quel giorno no. La gente che decide di sposarsi in chiesa perché nella saletta al piano terra del municipio le foto vengono male mentre loro vogliono una bella cornice quelli no, due calci nel culo e via.

Dicevo, la Chiesa si occupi solo della burocrazia religiosa, che diamine.
Dopo tutto non avrebbe nemmeno problemi a sostenersi da sola. Pensate che una parrocchia non riesca a tirare su con le offerte lo stipendiuccio del parroco? Pensate che non siano capaci di tirare su i soldi per rifare il pavimento della chiesa? Oh bella, in quei casi si fa la raccolta fondi e in un modo o nell’altro si riesce sempre a saldare il conto.

E’ che la Chiesa si occupa oggi di cose che vanno ben oltre la burocrazia religiosa. Ci sono gli oratori, che la domenica diventano baby sitter gratuita per i genitori e d’estate fanno in modo che i ragazzi non perdano pomeriggi interi oziando per strada. Posti dove fanno entrare anche i figli di quelli che fanno i laicisti (oh, ne ho conosciute persone neanche battezzate che venivano fatte entrare all’oratorio per tirare due calci a un pallone e non venivano cacciati via).
Ci sono le polisportive negli oratori che fanno praticare uno sport a una marea di giovani. Ci sono le caritas e le mense dei poveri. Ci sono le comunità per giovani in difficoltà gestite da preti: una volta erano per i drogati, ora affrontano le più diverse difficoltà partendo da immigrati che non sanno dove mettere giù la testa la sera.
Ah, e poi ci sono le missioni: ma quelli sono problemi lontani da noi.

Sì, lo stato cancelli tutte le agevolazioni fiscali alla Chiesa, e la Chiesa la smetta di ficcare il naso nel sociale. Ogni volta che qualcuno bussa alla porta di un prete chiedendo un aiuto (e succede più spesso di quanto voi crediate) il prete lo mandi dal Sindaco. Chiudano le caritas, e si prendano sulle spalle tutto i servizi sociali dei Comuni. Chiudano gli oratori, e intervengano i Comuni: organizzino attività sportive e ricreative per tutti i giovani di cui si occupavano gli oratori.
Chiuda le scuole private, la Chiesa. Oh già, non mi stanno mica simpatici quelli lì, mi piacerebbe davvero che chiudessero. Al mio paese c’era solo un asilo privato, ed è certo che alla mia famiglia avrebbe fatto più comodo un economico asilo statale. Che chiudano tutto, sono d’accordo. Però poi ci sono 600 mila studenti per cui lo stato deve costruire nuove scuole, assumere nuovi insegnati…
La stessa cosa per gli ospizi: via, chiudano tutto. Si incarichino i Comuni di costruire nuovi ospizi e farli andare.

E chiudano anche le chiese per chi non è credente. Mica come adesso, che le chiese sono considerati musei dove entra chiunque, compresi quelli di altre religioni o gli atei anticlericali, spesso senza pagare niente (e quando provano a parlare di mettere un biglietto d’ingresso scatta la rivoluzione). Lo stato non vuole dare un contributo per tenerle in piedi? Bene, lo Chiesa chiuda tutte le chiese e se le tenga per sé.

Sia chiaro, questa non è una questione ideologica. In Rep. Ceca, la laicissima Rep. Ceca, i preti sono ancora stipendiati dallo stato (prendono il minimo sindacale ma lo prendono). In quel caso sono completamente contrario, perché l’impatto della Chiesa sulla società è praticamente nullo (sì, fanno qualcosina, ma è una cosa quasi impercettibile).
Non vedo alcuna ragione perché lo stato paghi i preti (che spesso, tra l’altro, fanno altri lavori).

Ma da noi è diverso. Messo da parte il discorso ideologico per un attimo ti accorgi che hai una organizzazione che offre molti servizi alla società. Se gli stessi servizi dovesse offrirli lo stato gli costerebbero una vagonata di soldi da far rabbrividire.
Ancora una volta, si tratta di mettere le cose sulla bilancia: io ho come la sensazione che allo stato convenga dare la mancetta alla Chiesa e non farle pagare l’ICI, piuttosto che dover costruire oratori, pagare gli educatori, farsi carico degli assistiti della caritas, costruire nuove scuole per seicento mila studenti…
Penso che gli convenga molto, ma molto…

Solo che la gente è abituata a guardare solo al risparmio e non alla maggiore uscita.
Un po’ come quelli che fanno dieci chilometri per andare a far benzina al distributore conveniente. Senza capire che tra andata e ritorno hanno consumato più di quello che hanno risparmiato.
Ah, ma io sono furbo e la benzina vado a farla lì ché costa meno!

Sì, furbissimo.

46 Comments

  1. mattia said:

    Ma no, non mi piace linkare i miei post in giro. Non sta bene.
    E poi dopo ti arrivano qua tutti i troll a rompere il cazzo…

    21 agosto 2011
    Reply
  2. Kualunque said:

    “Sì, io sono d’accordo a togliere tutte le agevolazioni fiscali alla Chiesa. Però ad una condizione: che la Chiesa non faccia più nulla per la società.”
    Sarebbe perfetto anche perchè non tutto quello che fa santa madre chiesa è gratis e se lo fa pagare.

    1. Matrimoni: Non sono gratis, il parroco riceve un’offerta e parte di questa deve andare alla curia (ex can 951, generalmente è una seconda messa)

    2. Oratorio e asilo: Non sempre è gratis, spesso si paga un forfait annuale per l’oratorio; al mio paese perfino il catechismo 50000 lire senza nemmeno la carta pergamenata alla fine del corso. Anche l’asilo (nei comuni dove non c’è quello statale) non è gratis, ha una retta pari a quello di un asilo statale.

    3. Chiese: quelle di valore artistico (quasi tutte in Italia) ricevono fondi per il restauro e la manutenzione ordinaria dallo Stato ed in alcune si paga il biglietto, come al Duomo di Pisa.

    4. Sanità: Ero malato e mi avete curato… con il rimborso del SSN.

    5. Caritas diocesane: Anch’esse ricevono valanghe di soldi e poi va a finire così bit.ly/ocutVU. Tutti, anche i religiosi speculano sugli aiuti elargiti dallo stato non solo le cricche.

    21 agosto 2011
    Reply
  3. Kualunque said:

    Ps: Ovvio che al catechismo ci vai solo se vuoi avere un sacramento e questo santamadrechiesa se lo fa pagare quanto vuole. Poi ci son oratori dove si entra con un tesserino con tanto di foto (a pagamento non per le spese vive dell’emissione, motivi di sicurezza dicono) e se non ce l’hai ciccia, vieni rimbalzato.

    21 agosto 2011
    Reply
  4. mattia said:

    Il tesserino per farti entrare in oratorio? Ma dove sei cresciuto?!?

    Certo che quelle 50 mila ti sono rimaste qui…

    21 agosto 2011
    Reply
  5. Kualunque said:

    Dalle stesse parti di don Lo Deserto, e da adolescente ho fatto l'”infermiere” vololontario alla Caritas durante gli sbarchi degli albanesi. C’era il tesserino per placare gli animi delle mamme che ommiodio c’e tanta brutta gente così almeno li controllate e tesserino a parte l’oratorio si pagava lo stesso.
    Le 50000 per la prima comunione rimasero sullo stomaco a mia madre, non a me (avevo 9 anni, non sapevo nemmeno che colore avessero) ricordo bene delle uscite pesanti anticlericali da lei che è una cattolica praticante.

    21 agosto 2011
    Reply
  6. mattia said:

    C’era il tesserino per placare gli animi delle mamme

    quindi la colpa è delle mamme, non della parrocchia…

    21 agosto 2011
    Reply
  7. Kualunque said:

    Certo che è delle mamme, ma le suore sapevano bene se pagavi o no, tesserino o meno.
    Ricordo ancora la direttrice che sollecitava i pagamenti all’oratorio manco fosse l’equitalia ogni santa domenica prima del rosario delle 5 e concludeva con la frase “e non pensate che ci servono per comprarci un paio di calze nuove”. E se non pagavi ci entravi si, ma facevi il panchinaro di diritto a tutte le attività ed i tuoi erano carne per le lingue delle beghine prima della serotina.

    21 agosto 2011
    Reply
  8. Mattia, in Veneto è stata fatta una politica suicida per quanto riguarda gli asili e gli asili nido: sono stati favoriti quelli privati (quasi tutti cattolici) a scapito di quelli pubblici. Il risultato di 30 anni di questa storia? Che nonostante gli sgravi fiscali e compagnia cantante, gli asili cattolici stanno chiudendo ed intere zone si trovano così senza servizi essenziali.
    A Roma sono sempre esistiti asili privati, asili pubblici, asili cattolici; se ne chiude uno di quelli privati, rimane sempre il pubblico.
    Idem per il discorso delle “case vacanza”, veri e propri villaggi turistici in montagna e al mare di proprietà delle diocesi, che fanno concorrenza sleale agli albergatori che non usufruiscono degli stessi sgravi.

    21 agosto 2011
    Reply
  9. mattia said:

    Ok, Kualunque, sei cresciuto in un paese molto strano…

    21 agosto 2011
    Reply
  10. Luca said:

    Kualunque, aggiungo una cosa.
    tu dici “Chiese: quelle di valore artistico (quasi tutte in Italia) ricevono fondi per il restauro e la manutenzione ordinaria dallo Stato ed in alcune si paga il biglietto”

    Il biglietto lo paghi alla OPA, ovvero una ONLUS privata, che si occupa della gestione del complesso.
    Ed in Italia praticamente funziona tutto così nei beni culturali: paga lo Stato, ma i soldi se li gestisce un privato. Raramente la Chiesa, in questo caso.

    21 agosto 2011
    Reply
  11. Yupa said:

    Per quanto mi riguarda la chiesa cattolica può fare, coi proprî soldi e le proprie risorse, tutta l’imprenditoria sociale, speculativa e caritatevole che vuole, basta che:
    – Lo faccia entro i limiti della legge, ma questo non dovrebbe essere nemmeno detto.
    – Sia considerata dallo Stato italiano come qualunque altra associazione religiosa e non che si dedichi alle stesse attività, quindi senza privilegi o corsie preferenziali date unicamente dal suo essere chiesa cattolica.
    – Non sfrutti le proprie attività, quando e se aiutate dallo Stato, per far proselitismo. Per chiarire su questo punto: se la chiesa mette su un oratorio unicamente coi proprî soldi, per me dovrebbe avere il diritto di cacciarne i miscredenti; non dovrebbe più poterlo fare, se l’oratorio sta in piedi anche grazie a contributi statali.

    Il problema è che, anche per i noti motivi storici, l’intreccio tra chiesa e Stato, in Italia, è ancora talmente fitto per cui, sì, la chiesa supplisce spesso a molte carenze dello Stato nel sociale, ma al prezzo di privilegi e “occhî chiusi” in caso di strani smaneggiamenti, che altre associazioni non potrebbero mai sperare di ottenere.

    Riassumendo, per quanto mi riguarda lo Stato dovrebbe trattare l’associazione chiesa cattolica né più né meno di come tratta una bocciofila sotto casa, la FIAT, o una fondazione privata.
    Ovviamente questo richiederebbe non modificare il concordato, ma stracciarlo, e abbandonare del tutto l’impostazione concordataria in àmbito religioso (che tra l’altro crea discriminazioni tra quelle religioni che un concordato arrivano a stringerlo, e quelle che ne sono fuori).

    21 agosto 2011
    Reply
  12. Condor said:

    Date a Cesare quello che è di Cesare… questa frase dovrebbe bastare a far capire che vaticano spa deve pagare le tasse!

    21 agosto 2011
    Reply
  13. mattia said:

    Niente, devo rassegnarmi al fatto che chi mi legge non capisce il punto dei miei post. E sì che penso i titoli appositamente per farlo capire. Mah…

    21 agosto 2011
    Reply
  14. fr0zen said:

    Tranquillo io l’ho capito Mattia, ma come al solito mi piace virare, hai ragione che il vaticano non avrebbe problemi a mantenersi da solo, cioè con tutti i soldi che ci guadagna riciclando il denaro sporco delle varie organizzazioni criminali, è ovvio che puo’ caversela da solo.

    p.s : Comunque se hai tempo, leggi qui

    21 agosto 2011
    Reply
  15. camicius said:

    sono d’accordo. Sto recuperando i dati sui costi medi per lo stato di un asilo statale (per alunno all’anno) e di un asilo privato (cattolico nello specifico, ma credo che la cosa non c’entri molto). Siamo intorno al rapporto di 4:1, tipo che lo stato spende 20000 euro annui per alunno (asilo statale), ne spende 6000 come contributi per l’asilo privato. Sulle cifre vado a memoria, appena riesco verifico.

    Tempo fa avevo scritto a Beppe Severgnini sul tema ed ero stato pubblicato.
    Purtroppo avevo ricevuto molte lettere di insulti, in cui, tra le altre cose, mi si accusava di essere complice dello stupro di milioni di bambini da parte dei preti. Ovviamente senza citare mezza fonte a supporto di queste cifre. E anche uno per l’uccisione di 25 milioni di persone.
    E mi fa piacere che qualcuno la pensi come me, e che anche stavolta sa dirlo meglio di me…

    21 agosto 2011
    Reply
  16. AlesSab said:

    Sarebbe interessante capire quanto, di tutto ciò che riceve, la Chiesa gira in attività caritatevoli.
    Non sono sicuro che, a parità di servizio erogato, costi di meno allo Stato farlo fare ala Chiesa rispetto a sobbarcarsi in prima persona i costi.
    Detto questo, esistono molti stabili posseduti dal Vaticano in cui si fa impresa, attività a fine di lucro spesso non soggette ai prelievi fiscali ordinari. Forse è sbagliato fare di tutta l’erba un fascio, sia in un senso che nell’altro. Ma allora sarebbe anche il caso che la Chiesa faccia distinzione tra le mense per i poveri e i campetti di calcetto affittati a 35 € l’ora. E che spieghi per filo e per segno come vengono spesi i soldi che riceve.

    21 agosto 2011
    Reply
  17. mattia said:

    Il problema è che fare questi conti non è facile, perché la Chiesa non ha una contabilità centralizzata.
    L’errore che fanno molti è quello, ad esempio, di guardare l’8/1000 e dire: toh, guarda quanto va al sostentamento del clero invece che in carità.
    In realtà quello che va al sostentamento del clero diventa una risorsa disponibile per i servizi a livello parrocchiale, ché altrimenti dovrebbe sobbarcarsi quel costo (cosa che viene effettivamente fatta in alcune parrocchie mentre non viene fatta in altre).
    Siccome ci sono questi meccanismi compensativi tra CEI-diocesi-parrocchie-enti religiosi, per fare i conti giusti dovresti mettere insieme tutti i bilanci di queste migliaia di realtà. Un’impresa improba.

    21 agosto 2011
    Reply
  18. angelina50 said:

    Cari Mattia e Camicius,
    sono anch’io con voi. Certe persone che non frequentano la Chiesa, si nutrono di qualunquismi e si fanno influenzare in modo orbo. Poi, se hanno bisogno, dove vanno????????

    21 agosto 2011
    Reply
  19. davide said:

    sono d’accordo: che lo Stato smetta di dare soldi alla chiesa e metta in piedi un sistema assistenziale da stato moderno, senza fare affidamento sulla Chiesa.

    E che la Chiesa rinunci alla agevolazioni fiscali e faccia le attivitá che puó per la sua comunitá di fedeli, senza romperci troppo i marroni.

    Come sistema costerá anche di piú, e magari sará anche meno efficiente, ma probabilmente sará piú equo.

    21 agosto 2011
    Reply
  20. diego said:

    Mattia, io non faccio la scelta in dichiarazione dei redditi, ma accetto che il mio 8 per mille, nella ripartizione, venga attribuito in larga parte alla Chiesa. Così come troverei spiacevole che il campetto della Caritas sotto casa pagasse le imposte. Allo stesso tempo, mi piacerebbe sentire l’opinione dei gestori delle Pensioni che tirano a campare sul lungomare della mia cittadina, se sono contenti che i due convitti di suore non pagano l’ICI e hanno il personale (le suore) pagato dallo Stato.

    21 agosto 2011
    Reply
  21. Roberto said:

    Grazie Mattia,
    sei stato bravissimo. Non aggiungo altro. ho postato questo tuo articolo sulla mia pagina facebook.
    Ciao Roberto Lorusso

    21 agosto 2011
    Reply
  22. mattia said:

    Come sistema costerá anche di piú

    Perfetto.
    Ma allora che la smettano di spacciarlo come un metodo per risollevare i conti pubblici.

    22 agosto 2011
    Reply
  23. Guarda Mattia, non penso proprio che costi di più in senso assoluto, perché le attività commerciali “standard” di tasse ne pagano parecchie. Ho fatto l’esempio degli asili perché è quello su cui qui si discute di più; posso anticipare che tra 4/5 anni inizierà il problema dei convitti/alberghi per esaurimento di suore di servizio (a Pieve di Cadore ne ha già chiuso uno che forse verrà dato in gestione), ma non si tratta di un servizio essenziale.
    Per quanto riguarda gli “oboli” per matrimoni eccetera, meglio che non vi parli di cosa succede a Roma, in cui si è obbligati a prendere anche fioraio e fotografo associati alla chiesa in cui ci si sposa. Ovviamente, a nero.

    22 agosto 2011
    Reply
  24. davide said:

    Io quando mi sono sposato ho pagato il prete per la cerimonia: giusto.
    Quando l’ho mandato all’asilo, ho pagato: giusto.
    Quando ho mandato mio figlio all’oratorio ho pagato: giusto.
    Non so dove vivessi nell’epoca del gratis, ma dalle mie parti non è così.
    Mi dispiace ma le agevolazioni alla Chiesa sulle attività commerciali (commerciali, non dottrinali) mi stanno parecchio sulle 00….

    22 agosto 2011
    Reply
  25. mattia said:

    meglio che non vi parli di cosa succede a Roma

    Ok, ma che ti aspetti da Roma?
    Nella Chiesa ambrosiana la faccenda funziona in modo molto diverso.

    (passami la battuta nordista ma me l’hai messa su un piatto d’argento!)

    Però, senza voler giustificare gli speculatori dei matrimoni, sei sicura che gli sposi si presentino alla chiesa chiedendo un sacramento?
    Perché sai, se tu ti presenti al parroco chiedendo il matrimonio non come atto di fede ma come servizio, be’ allora non dovresti stupirti del fatto che te lo offrano come servizio, con tanto di pacchetto tutto compreso.
    La situazione sarebbe molto grave se ti presentassi al parroco della parrocchia che frequenti da anni tutte le domeniche chiedendo che ti sposi pur non avendo un euro in tasca e questo non ti sposi perché non sganci il super obolo.
    Così, se a te dà fastidio il prete che tratta la chiesa come un matrimonificio, ti assicuro che a me dà fastidio il doppio vedere che si sposino in chiesa delle persone che in chiesa non ci vanno dal tempo della cresima, che non condividono nulla della fede cattolica, ma che lo fanno per tradizione, o per darsi lustro.
    Sarà che l’ipocrisia è una delle cose che odio di più, ma ti assicuro che quella gentaglia la farei pagare il triplo.

    22 agosto 2011
    Reply
  26. Mattia, per la battuta su Roma potrei fartela pagare cara 😉

    Tornando seri il fatto del super obolo è successo ad una coppia di conoscenti molto devota. Sul matrimonio in chiesa scelto come semplice scenografia, sono d’accordo con te, basti pensare che ora a ROMA (e sottolineo ROMA) molte coppie si sposano in Comune da quando è disponibile una cappella sconsacrata molto graziosa vicino alle Terme di Caracalla.

    22 agosto 2011
    Reply
  27. mattia said:

    Mi dispiace ma le agevolazioni alla Chiesa sulle attività commerciali (commerciali, non dottrinali) mi stanno parecchio sulle 00

    Guarda, io penso lo stesso delle cooperative.
    Perché mai dovrebbero avere agevolazioni fiscali? Non fanno così concorrenza alle altre aziende?
    E’ che le cooperative ce le hanno un po’ tutti, in qualsiasi area ideologica, quindi sta’ tranquillo che per il bene di tutti non le toccherà nessuno.

    E sì, esistono anche le cooperative che son cooperative solo sulla carta, e che prendono pure palate di contributi pubblici (come certe periodici editi da cooperative di giornalisti che sono cooperative solo sulla carta).

    Il problema è che non sempre puoi stabilire con la legge fin dove l’agevolazione ha ragione d’essere e dove no.
    Ti faccio un esempio: un oratorio ha all’interno un piccolo bar che vende caramelle e gelati ai bambini e due o tre bianchini agli adulti che aspettano l’orario della messa. Non ha un volume d’affari strabiliante, apre giusto quando l’oratorio è aperto. Serve per poter dare qualcosa da bere a chi frequenta l’oratorio. In quel caso l’agevolazione fiscale ha un senso, perché non puoi paragonarlo a un bar classico.
    Di fatto stai parlando di un oratorio con bar.
    E’ una cosa diversa dalla classica situazione ripetuta a pappagallo dell’attività commerciale dove mettono una mezza cappella per non pagare le tasse.
    Ora, mi spieghi come metti il confine, a livello legislativo, tra le due cose?
    In modo che sia univocamente identificabile.

    22 agosto 2011
    Reply
  28. mattia said:

    molte coppie si sposano in Comune da quando è disponibile una cappella sconsacrata molto graziosa vicino alle Terme di Caracalla.

    Facepalm.
    Come qui in Giappone, tra l’altro. Dove accanto agli hotel costruiscono delle cappelle in stile cristiano (praticamente sono uguali, a meno della croce… fanno anche vetrate con finti santi) per far celebrare matrimoni civili con stile cristiano. Probabilmente perché lo vedono nei film americani (e infatti le cappelle hanno il classico stile di cappella americana).
    Uno squallore indicibile.

    Pensa che una volta ho visto una cappella, pensavo fosse una chiesa vera, ho provato a entrare e poi mi sono accorto che era una di queste cappelle finte per matrimoni accanto a un hotel.

    22 agosto 2011
    Reply
  29. Pensa che una volta ho visto una cappella, pensavo fosse una chiesa vera, ho provato a entrare e poi mi sono accorto che era una di queste cappelle finte per matrimoni accanto a un hotel.

    A Roma e dintorni capita spesso con le cappelle sconsacrate; al paesello c’è una chiesa mai consacrata che è diventata un ristorante. Il bello è che ha un’orrenda struttura a chiesa anni sessanta, modello pandoro.

    22 agosto 2011
    Reply
  30. Davide said:

    > Di fatto stai parlando di un oratorio con bar.

    Di fatto sappiamo benissimo a quali attività commerciali ci si riferisce. Non fare lo gnorri, non ti si addice…. 😉

    > Ora, mi spieghi come metti il confine, a livello legislativo, tra le due cose?

    Non sono un leguleio, né un legislatore, quindi non sono in grado di mettere il confine. Ma moralmente posso essere leggermente incazzato….

    22 agosto 2011
    Reply
  31. mattia said:

    Davide,

    Non fare lo gnorri, non ti si addice….

    Non sto facendo lo gnorri. Ti sto dicendo che oltre a quello a cui ti riferisci tu ci sono anche queste realtà.
    E siccome le leggi non si fanno così alla carlona, bisogna dare un confine chiaro per distinguere le due realtà.
    Legittimo che tu sia moralmente incazzato, ma fintanto che non mi si porta una soluzione al problema la faccenda continua a ballare come i topi in cantina.

    22 agosto 2011
    Reply
  32. Turz said:

    Bravo Mattia, hai persino colto la necessità e convenienza per lo Stato capitalista di avere una Chiesa che “metta una pezza” dove lui non arriva, che paragonerei all’anestesia che allevia il dolore di un paziente malato.

    Se non fossi cattolico saresti un ottimo comunista 🙂

    22 agosto 2011
    Reply
  33. Davide said:

    > E siccome le leggi non si fanno così alla carlona, bisogna dare un confine chiaro per distinguere le due realtà.

    certo. i legislatori ci sono apposta. Ma mettere insieme nella discussione la difesa del baretto dell’oratorio gestito da volontari con la spa extra lusso non mi sembra un approccio pragmatico per la risoluzione del problema.

    22 agosto 2011
    Reply
  34. Ciccio said:

    Il discorso che fai, Mattia, per quanto riguarda la distinzione tra matrimonio-funzione e matrimonio-sacramento può anche avere una sua logica. Ma come la mettiamo coi funerali? Nella mia diocesi (Nola) ci sono chiaramente decine e decine di chiese. Ebbene, nemmeno un prete, uno solo, nisba, nada, che ti celebri il funerale aggratis. L’obolo lo vogliono anche per quello. Ora dimmi, c’è da fare la foto carina anche al funerale o per un cattolico è una cosa necessaria e, soprattutto, che gli spetta di diritto? Ho assistito a un matrimonio un paio d’anni fa e il prete, durante la cerimonia (quindi microfono, quindi platea folta), ha sottolineato come la famiglia della sposa non avesse ancora provveduto “all’offerta” (che dovrebbe essere spontanea e soprattuto non tariffata) di 100 euro per il funerale di salcazzochi celebrato mesi prima. E’ legittimo o no essere disgustati e pensare che in fondo senza sussidi statali andrebbero bene lo stesso perché tanto ti estorcono denaro a prescindere (o magari senza agevolazioni l’obolo raddoppierebbe, chi può saperlo)? Da bambino anche io ho frequentato l’asilo comunale in cui c’erano le suore (e lì ho avuto il primo approccio col classismo, perché noi plebaglia dovevamo fare il riposino chini sul banchetto, i figli di potevano usufruire delle comodissime sdraio imbottite fornite dalle pinguine, e prima che mi si dica che magari i figli di pagavano molto di più vi dico che non era così, la tariffa era unica per tutti), fortuna volle che al primo sganassone che ebbi per aver osato rifiutare di bere il sugo della pasta mia madre fece ferro e fuoco e mi affidò all’unica maestra laica, con totale disappunto di suor Francesca che le disse che sarei sicuramente cresciuto nel peccato. Ho frequentato anche l’oratorio, e anche quello si pagava, tanto è vero che mia madre poi mi iscrisse a pallavolo, pagava di meno e mi toglieva dalle palle non solo la domenica mattina (giorno di partita) ma anche 3 pomeriggi a settimana, cosa che l’oratorio non fa.

    22 agosto 2011
    Reply
  35. mattia said:

    Il discorso che fai, Mattia, per quanto riguarda la distinzione tra matrimonio-funzione e matrimonio-sacramento può anche avere una sua logica. Ma come la mettiamo coi funerali?

    Il funerale non è un sacramento.
    Puoi essere messo via cristianamente anche solo con una benedizione (che può dare anche un laico).

    Ora dimmi, c’è da fare la foto carina anche al funerale

    Non hai idea di quanti si preoccupino pure di quanto lusso c’è al funerale.
    E in effetti, pensaci bene, non si sta forse attenti a scegliere la bara bella e non quattro assi di legno.
    Non sono poi così lontani dove la gente pretendeva almeno tre preti per un funerale per non sembrare straccioni.

    Ad ogni modo, la cosa si sta rivelando interessante: ho come l’impressione che il mercanteggiare ostentatamente e senza ritegno sia più comune al Sud che non al Nord (dove al massimo ti tirano la giacchetta). E’ solo una mia impressione?

    22 agosto 2011
    Reply
  36. camicius said:

    toglieva dalle palle non solo la domenica mattina (giorno di partita) ma anche 3 pomeriggi a settimana, cosa che l’oratorio non fa.

    Cosa che l’oratorio dove andavi non faceva.
    Conosco oratori che fanno attività tutti i giorni, sabato e domenica compresi, dall’uscita da scuola alle 18.30-19.
    Perché se no i bambini non saprebbero dove andare, visto che entrambi i genitori lavorano.
    E il Grest (ovvero le attività estive) cominciano il giorno dopo la fine della scuola, per lo stesso motivo.
    Comunque, giusto per precisare una cosa:
    la mia parrocchia ha una casa dove ci sono un negozio (affittato), un salone con le aule per il catechismo e tre appartamenti che vengono usati di solito per i preti che vengono in ferie l’estate e danno una mano.
    Sul negozio e sugli appartamenti si paga l’ICI. Come è giusto.

    22 agosto 2011
    Reply
  37. Mattia wrote
    Ad ogni modo, la cosa si sta rivelando interessante: ho come l’impressione che il mercanteggiare ostentatamente e senza ritegno sia più comune al Sud che non al Nord (dove al massimo ti tirano la giacchetta). E’ solo una mia impressione?

    No, anche in Veneto è comune; diciamo che più c’è mentalità di paese, in cui non si vogliono “far figure” più il fenomeno è diffuso.

    22 agosto 2011
    Reply
  38. oracle said:

    E’ solo una mia impressione?

    No, non lo è. Sono stato in un collegio salesiano da giovane, al sud, e l’andazzo era più o meno quello (nonostante le rette salate, si permettevano di farti pagare di tutto, persino le 100£ per una fotocopia, e guai a non pagare puntualmente, pena il pubblico lubidrio)

    22 agosto 2011
    Reply
  39. Marino said:

    Non sono cattolico; contribuisco come voglio e posso alle attività della mia comunità (se vogliamo incontrarci dobbiamo anche noi pagare un affitto, che nel caso nostro non è esente IVA) e in piu devo cacciare l’8×1000 obbligatorio ad una delle cinque o sei organizzazioni religiose graziosamente imposte dallo Stato. Non capisco proprio perchè la chiesa cattolica debba fare concorrenza sleale a baby sitters e badanti a spese mie. Siete cattolici? E allora cacciate voi le decime prescritte (dieci per cento dei VOSTRI redditi, mica paglia) alla VOSTRA chiesa. La quale chiesa lavora in regime di sostanziale monopolio dopo aver spazzato via quasi tutte le possibili alternative non certo grazie alle leggi della libera concorrenza di mercato.
    Cordiali irritatissimi saluti (cordiale vuol dire con il cuore, ma qui ci va più il fegato)

    26 agosto 2011
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  40. mattia said:

    devo cacciare l’8×1000 obbligatorio ad una delle cinque o sei organizzazioni religiose graziosamente imposte dallo Stato

    Falso. Puoi firmare affinché il tuo 8 per mille (non 8xmille) vada allo Stato anziché a una organizzazione religiosa.
    Se vuoi parlare dell’argomento almeno informati.
    Oppure guarda la dichiarazione dei redditi (se la fai).

    27 agosto 2011
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  41. Marino said:

    Mattia, la tua obiezione è corretta ma cosa cambia? Il senso del mio commento è chiaro: c’è un distributore (il tuo?) che opera in regime di forte privilegio; chi non vuole quella marca di benzina lì è penalizzato. Se poi qualcuno mi racconta che è una benzina buona perché finanzia le suorine negli ospedali e non solo, per me non cambia una ceppa. Non siamo i furbi della benzina, siamo mazziati e cornuti.

    A proposito di “quelli che fanno i laicisti”: noi che non abbiamo studiato dai gesuiti ci siamo rotti gli zebedei con questi distinguo tra laicità (buona) e laicismo (intrinsecamente cattivo). Buttiglionismo da strapazzo (buttiglionità? buttiglionitudine?)

    P.S: ho guardato la mia dichiarazione dei redditi e c’è scritto otto per mille, non 8 per mille – guardati tu la tua.

    3 settembre 2011
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  42. mattia said:

    Mattia, la tua obiezione è corretta ma cosa cambia?

    Cambia che hai detto una stronzata.
    Non sei obbligato a dare l’8 per mille a nessuna confessione religiosa. E’ una tua scelta: se non vuoi darlo sei libero di lasciarlo allo Stato.

    P.S: ho guardato la mia dichiarazione dei redditi e c’è scritto otto per mille, non 8 per mille – guardati tu la tua.

    E così dimostri di non aver nemmeno capito la correzione matematica che ti ho fatto. Avevi scritto 8×1000, che fa 8000. Mentre deve essere 8 per mille, che fa 0,008.
    Una bella differenza.

    3 settembre 2011
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  43. Marino said:

    D’accordo: “non sono obbligato” a devolvere l’ottopermille a nessuna organizzazione religiosa (in questo senso ho detto una stronzata). Rimane il fatto che non mi è consentito devolvere l’8×1000 alla mia organizzazione religiosa se non rientra in quelle cinque o sei espressamente elencate. E’ una cosa così semplice che può capirla persino un ingegnere.
    Non dico che basterebbe aggiungere in coda una riga: “altro?__ Specificare”.
    Sarebbe più corretto pagare le tasse allo Stato e pretendere servizi dallo Stato. Poi con la propria fede, ognuno si regoli come crede.
    Dove starebbe la furbizia? Il nodo è nel tuo incipit: “Sì, io sono d’accordo a togliere tutte le agevolazioni fiscali alla Chiesa.
    Però ad una condizione: che la Chiesa non faccia più nulla per la società.”
    Le organizzazioni religiose in generale svolgono o credono di svolgere una funzione sociale grazie ai contributi dei fedeli e senza pretendere sgravi fiscali in cambio.
    Per le correzioni matematiche, anche se le fai a penna rossa, mi importa sega perché la licenza media me l’hanno già data e sicuramente hanno fatto male ma tant’è

    Qui la chiudo, postato o no, ribattuto o no, perché penso di aver rotto i maroni abbasta; sono ospite sul tuo post e l’ospite, come il pesce…

    5 settembre 2011
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  44. mattia said:

    D’accordo: “non sono obbligato” a devolvere l’ottopermille a nessuna organizzazione religiosa (in questo senso ho detto una stronzata). Rimane il fatto che

    Io ti contestavo quello che hai detto.
    Se poi vuoi cambiare argomento fa’ pure. Ma non puoi lamentarti se io ti rispondo a quello che hai detto.

    Se poi vuoi dare il tuo 8 per mille a un’altra confessione religiosa, mobilitati e chiedi allo stato di fare un’intesa con essa così come hanno fatto le altre religioni. Ci sono le procedure, usale.

    E’ una cosa così semplice che può capirla persino un ingegnere.

    E bravo, ci tenevi proprio a completare la tua figura di merda, vero?

    5 settembre 2011
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  45. Matteo said:

    ho letto solo ora tutti i commenti, e posso dire di essere d’accordo con te mattia, nel mio pasello di circa 4.000 abitanti la parrocchia fa moltissimo e lo so per certo anche “a perdere” e grazie a tanti volontari che fanno girare tt la baracca solo per caritá cristiana. a perdere e fa davvero moltissimo per quello che chiede!!!peró é bello quando fai qualcosa per gli altri, ci perdi un sacco di tempo e magari anche dei soldi e la gente ti chiede, ma chi te lo fa fare?? e tu rispondi qualcosa del tipo “per il bene di tuo figlio, oppure, per costruire un mondo migliore di questo” e ti guardano con uno sguardo di ammirazione e invidia buona…che bello!!
    se alcune chiese o alcuni parroci preferiscono fare i commercianti anziché i preti peggio per loro, io garantisco che la chiesa fa tantissimo, anche perdendoci!!

    13 settembre 2011
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