Lingue e brevetti

Brevetto europeo: si propone di restringere la lingua in cui viene depositato a solo tre idiomi (inglese, francese e tedesco).
E senti le dichiarazioni di politici e minchioni vari in cui dicono che sarebbe una sconfitta diplomatica per l’italia dover depositare un brevetto europeo non in italiano.
Alcuni ci scrivono anche degli articoli, con queste perle:

Roma si dice pronta ad andare avanti contro il brevetto europeo, facendo ricorso al Tribunale del Lussemburgo. In gioco non c’è solo la credibilità della diplomazia del Belpaese, ma questioni economiche rilevanti. Se passasse questa delibera, denunciano i rappresentanti dell’Italia all’Europarlamento, le procedure per il brevetto europeo costerebbero di più alle nostre aziende, perché costrette a tradurre il testo nelle lingue ufficiali.

A parte che quando si parla di faccende tecniche e scientifiche della diplomazia ci sciacquamo i marroni (in queste cose si guarda alla sostanze, belli).
Ora, presentare un brevetto costa, sì. Ma tra tutti i costi quello del traduttore è uno dei costi inferiori, ché in italia i traduttori sono pagati quanto il personale che fa le pulizie. Delle volte anche meno (mi è capitato di leggere alcune tabelle con gli onorari dei traduttori ed erano da brivido).
Sono altre le cose che costano: il legale esperto di brevetti che incarichi per la stesura del testo del brevetto, il costo per la pratica di deposito, e soprattutto l’enorme costo che sta dietro al brevetto, ossia i soldi che hai dovuto spendere per fare ricerca e arrivare al risultato da brevettare. Perché, lingue a parte, per fare un brevetto serve – di solito… – qualcosa da brevettare.
I soldi per il traduttore sono solo mancia; la sera quando l’ad porta a cena un paio di ospiti fa spendere all’azienda quanto spenderebbe per la traduzione di quattro o cinque brevetti.
Un’azienda di certo non manca di brevettare per quel motivo.

5 Comments

  1. mamoru said:

    io ho avuto (e ho) seria difficolta’ a capire l’italiano (legalese a dir poco) con cui sono scritti certi brevetti nostrani.

    Tra i costi aggiungerei anche l’enforcing del brevetto, soprattutto se ti trovi davanti a una multinazionale con un ufficio legale interno, bisogna essere pronti a spendere per portarli in causa. Poi se ti va bene ti comprano l’azienda per acquisire la tua IP.

    Di cose da brevetterare se ne brevettano pure troppe (chiaramente non sono tutti brevetti di “innovazione pura”, passami il termine) e spesso le aziende lo fanno per beccarsi i finanziamenti per la ricerca, cosi’ si pagano il personale dell’ufficio progettazione a spese dei contribuenti*.

    *ogni riferimento a fatti o persone reali e’ puramente casuale.

    2 Marzo 2011
  2. mattia said:

    Di cose da brevetterare se ne brevettano pure troppe (chiaramente non sono tutti brevetti di “innovazione pura”, passami il termine)

    Oh, certo. E non solo per beccarsi i finanziamenti per la ricerca.
    Ma anche perché, semplicemente, per una certa tipologia d’azienda i brevetti sono parte del patrimonio industriale.
    Tanto più è ampio il tuo portfolio brevetti tanto più la tua azienda vale, e tanto più sarà alto il prezzo a cui la venderai.
    Poi fa niente se hai brevettato l’aria fresca.

    2 Marzo 2011
  3. Diego said:

    E poi basta usare gugol transleit.

    Piesse: è una battuta, nel caso non si fosse capito.

    2 Marzo 2011
  4. Turz said:

    ché in italia i traduttori sono pagati quanto il personale che fa le pulizie. Delle volte anche meno (mi è capitato di leggere alcune tabelle con gli onorari dei traduttori ed erano da brivido).

    Ora proprio come il personale che fa le pulizie no (salvo guardare nella colonna “Fame” corrispondente a qualità “Cestino”), però la situazione come al solito è meglio fuori dall’Italia.

    Comunque ecco il Tariffometro (aggiornato al 2008).

    2 Marzo 2011
  5. mattia said:

    Mi ricordo i prezzi che davano per i traduttori al Sud italia ed erano veramente da fame.

    In generale un traduttore costa uguale a Milano e Praga, con la differenza del costo della vita.

    2 Marzo 2011

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