Risposta aperta a Giulio Ballio

Qualche giorno fa ho ricevuto a casa (non qui in Giappone ma dove vivevo da studente) una lettera di Giulio Ballio, il tizio che ha messo il suo autografo sulla mia laurea.
Il testo della lettera è qui sotto, segue la mia risposta.

Gentile Ing. Mattia Butta,
sono stato incoraggiato a scriverle dall’esempio di un nostro laureato che ha deciso di destinare un’importante somma per borse di studio per i nostri studenti, spinto dalla gratitudine verso il Politecnico per la formazione ricevuta e per il contributo che essa ha dato alla sua carriera professionale. Sono sicuro che molti altri laureati condividono la preoccupazione di questo nostro collega perché i migliori alunni possano aver accesso ai più alti livelli della formazione tecnico-scientifica.

Quest’attenzione dei nostri laureati verso le necessità degli studenti, è la ragione per cui il Politecnico ha avviato, dal 2010, la campagna permanente di raccolta fondi a favore della Scuola di Dottorato del Politecnico di Milano.

Il Politecnico, ad oggi, non è purtroppo in grado di assicurare una borsa di studio a tutti i candidati meritevoli. Nel 2009, solo il 50% dei giovani idonei a frequentare la Scuola di Dottorato ha avuto accesso a una borsa di studio: dei 186 candidati a cui non è stato possibile finanziare il progetto di ricerca, 115 non hanno potuto iscriversi per mancanza di mezzi. Molti di essi hanno dovuto cercare un dottorato finanziato all’estero.

Un giovane senza un finanziamento è infatti costretto ad abbandonare la ricerca per potersi mantenere autonomamente: la sua unica alternativa è continuare la propria formazione all’estero, portando via con sé quel talento e quelle capacità di cui potrebbe, un domani, beneficiare la nostra società. Per un intero anno di ricerca è necessaria una borsa di 20.000 euro, per offrire un’esperienza di formazione all’estero a un nostro giovane ricercatore servono 3000 euro.

Le chiedo di unirsi a noi facendo una donazione di almeno 100 euro a sostegno dei giovani ricercatori del Poli. Troverà in allegato le diverse modalità per donare.
Con questo impegno Lei può consentire consentire ai nostri giovani ricercatori di impegnarsi a tempo pieno alla ricerca e continuare a contribuire con la loro opera alla crescita dell’intero paese. Grazie al Suo personale contributo, la nostra Università potrà continuare, come da tradizione, a esser prima nella formazione, prima nella ricerca, prima nell’innovazione.

Professor Giulio Ballio
Rettore Politecnico di Milano
RS. Le ricordo che le donazioni alle università sono fiscalinente deducibili senza alcun limite d’ìmporto. Grazie!

Caro Prof. Ballio,

è sera qua in Giappone, e non ho molto tempo per scrivere una lettera bella come la sua, quindi mi perdonerà se lo stile non sarà elegante e raffinato.

Per sua sfortuna le è capitato di mandare questa lettera alla persona sbagliata. Già, perché io un dottorato di ricerca all’estero (in Rep. Ceca) l’ho fatto veramente. Che senso ha chiedere proprio a me del denaro per finanziare una borsa di dottorato al PoliMi?

Per non far scappare altre persone come sono scappato io? No, caro Ballio, perché io me ne sono andato per scelta. Non l’ho nemmeno chiesta lo borsa di dottorato al Poli, non mi è stata rifiutata: la mia è stata una scelta consapevole, non un ripiego. Io non sono stato quello che se ne è andato piangendo perché costretto a emigrare. Me ne sono andato sereno e convinto della mia scelta. Andarsene è una cosa che consiglio a tutti, altro che dare dei soldi per restare.

Dalla sua lettera, caro Ballio, traspare molto provincialismo, e una sommaria ignoranza di cosa gira attorno a un dottorato di ricerca. Parla di ventimila euro annui per una borsa di dottorato: sa a quanto ammonta una borsa di dottorato in Rep. Ceca? Sono 5.500 corone al mese. All’incirca 220 Euro mensili.
Eppure durante i miei quattro anni di PhD mi sono mantenuto senza dover dar via il culo, anzi ho pure messo via qualcosa. E sa perché? Perché oltre a quei 220 Euro c’era tutto il resto. C’erano i progetti di ricerca per i quali ero assunto, c’erano i soldi per le pubblicazioni, per le citazioni… Sì, ad ogni articolo pubblicato ricevevo dei soldi. Ogni volta che qualcuno citava un mio articolo nelle referenze mi beccavo altri soldi.
E le dirò di più: in Rep. Ceca vige un sistema “a punti”: articoli, citazioni, brevetti, prototipi etc danno dei punti. E sulla base di questi punti il governo dà i soldi agli atenei, gli atenei alle facoltà e le facoltà alle persone. Il tutti parametrato sui punti, ossia su quanto lavori.
I 220 euro erano solo la base, perché poi il resto dipendeva da me.

Quello che non mi piace nel suo atteggiamento è il concetto di garantito. Lei vuole garantire una borsa di studio piena a un dottorando, a prescindere da quello che fa, da quante pubblicazioni produce etc.
Lo sa Ballio da dove veniva parte del mio stipendio? Da un progetto finanziato da un’agenzia (GACR) che finanziava i progetti di ricerca. Tu hai un’idea, stili un progetto, e loro se lo ritengono meritorio lo finanziano. Per l’idea che stava alla base della mia tesi di dottorato hanno finanziato tre milioni di corone (120 mila euro). Non male per il progetto di un PhD, vero?
Con quei soldi ci compravamo il materiali, i computer, i software, le mie trasferte di lavoro, e ci stava dentro anche un po’ di stipendio per me e per quelli che con me lavoravano.
Ma non era una cosa arrivata per diritto, era un finanziamento su un progetto. I soldi, cioè, li danno alle idee che ritengono meritorie, non a pioggia un po’ a ciascuno.
Sarà poco garantista e molto competitivo ma io preferisco questo sistema.

Quello che poi mi irrita è il suo provincialismo. Quando scrive “Molti di essi hanno dovuto cercare un dottorato finanziato all’estero” e “la nostra Università potrà continuare, come da tradizione, a esser prima nella formazione, prima nella ricerca, prima nell’innovazione” non può non pensare che il lettore vi veda della spocchia da italiano che pensa che l’italia è paese migliore al mondo. Molti hanno fatto il PhD all’estero, e allora? Che c’è di male? Il PhD vale qualcosa solo se fatto il italia, e magari al Polimi (la prima nella formazione bla bla bla).
Guardi Ballio che fare il PhD all’estero è cosa buona e giusta. Fa bene alla mente spostarsi in un’altro paese anziché arrocarsi alle gambe della scrivania sotto la quale si è cresciuti.
La scorsa settimana ho conosciuto alcuni miei colleghi che fanno il PostDoc in Giappone, e quasi tutti avevano fatto il PhD all’estero: erano americani, tedeschi, cinesi… Fare il PhD all’estero è – si tenga forte – una cosa normale.
Il fatto che lo consideri un ripiego per mancanza di fondi è sintomo di quanto sia provinciale la mentalità del Poli. Non chiedetemi i soldi per far rimanere gli italiani, bensì per attrarre gli stranieri!

Ma c’è un altro motivo per cui non vi darò nemmeno un centesimo: ho conosciuto alcuni che hanno fatto il dottorato di ricerca al Polimi. Gente che non è stata rifiutata, a cui è stata assegnata la borsa, pensi un po’.
Una volta ho visto un tizio, laureato in ingegneria elettrica, che si bullava parlandi di equazioni di Maxwell, ma poi non sapeva come usare un multimetro. Che è come un geometra che non sa usare un righello, per intenderci. Mi dica Ballio, io dovrei dovrei darei dei soldi per pagare lo stipendi a dei rincoglioniti così?

Tutta l’assurdità della sua lettera sta in quella frase: “Grazie al Suo personale contributo, la nostra Università potrà continuare, come da tradizione, a esser prima nella formazione, prima nella ricerca, prima nell’innovazione“.
Ma prima rispetto a chi o a che cosa? Chi le ha detto che siete i primi? In provincia di Milano sì, glielo concedo. Ma poi c’è un mondo intero col quale confrontarsi, e non basta gridare “siamo i primi” per esserlo davvero. E non lo si è per tradizione, non si è primi solo perché si hanno tanti alunni o perché si è in una città importante. Smettetela, per cortesia, di sentirvi un ateneo di eccellenza solo perché siete nella grande Milano. Togliamo il livello PR e andiamo al sodo: il Politecnico di Milano diventerà una Università tra i primi quando smettera di ripeterselo e inizierà a dire: opoffarbacco, non sono mica prima, devo mettermi a lavorare sodo.

Ecco, Ballio, a una istituzione così boriosa i miei soldi proprio non li do. Cambiate mentalità, cambiate gestione, premiate il merito, mandate fuori dalle balle i rincoglioniti che fanno i teorici ma non sanno neanche tenerlo in mano, smettetela di fare i provincialisti e gli italocentrici, e poi, solo dopo, chiedetemi i soldi.

Mattia Butta, PhD

Piesse: agli uomini si scrive “Egr.” non “Gentile” (che si usa per le donne).
Ah, già che ci sono, il mio titolo non è “Ing.” (titolo che viene dato dall’iscrizione all’albo degli ingegneri) ma “dottore magistrale” in ingegneria (titolo attribuito dalla laurea che mi ha firmato). Non che me ne freghi più di tanto, ma se vuole chiamarmi per titolo almeno usi quello giusto. È una questione di educazione.

8 Comments

  1. Mattia, posso abbracciarti? Sempre che ciò non comporti una non voluta denuncia per molestie, ovvio.
    L’Economa Domestica

    16 Novembre 2010
  2. Simone De Liberato said:

    Anche io Polimi, PhD all’estero e JSPS in Giappone… e mi ritrovo completamente nella tua risposta (io però la letterina del Magnifico non l’ho ricevuta).
    Un saluto

    Simone

    17 Novembre 2010
  3. MatTeo said:

    QUANDO RICEVERAI LA RISPOSTA FACCELO SAPERE!!

    17 Novembre 2010
  4. Antonio said:

    Io mi metto nella condizione di pensare che il Rettore Ballio abbia scritto questa “lettera” con il massimo della ingegnuità, per il bene della Comunità Scientifica italiana che con la politica dei tagli non può certo esprimersi al meglio sotto il profilo della qualità della ricerca. Detto questo, sono veramente meravigliato dalla vaghezza e povertà degli argomenti citati dal Rettore Ballio. Se fosse possibilee apporre un omissis a parole chiave come Borsa di studio, Dottorato o Politecnico, sembrerebbe di leggere la lettera di un prete che chiede soldi ai suoi fedeli per la ristrutturazione della chiesetta di campagna allagata dall’ultimo temporale.
    Complimenti per il coraggio!!

    17 Novembre 2010
  5. Turz said:

    A me più che altro il tono di questa frase:
    Per un intero anno di ricerca è necessaria una borsa di 20.000 euro, per offrire un’esperienza di formazione all’estero a un nostro giovane ricercatore servono 3000 euro.

    …ricorda tanto quello che ti dicono per le adozioni a distanza:
    Per un’adozione a distanza sono necessari 20 euro al mese. Per offrire un pasto caldo a un bambino servono 30 centesimi.

    Adotta anche tu un giovane ricercatore del Politecnico!

    17 Novembre 2010
  6. mattia said:

    QUello che ho pensato anch’io. Mi sono trattenuto sul lato comico e mi sono limitato alla faccenda seria.

    Piesse: digitando Giulio Ballio su google questo post è in prima pagina..

    17 Novembre 2010
  7. Turz said:

    Piesse: digitando Giulio Ballio su google questo post è in prima pagina..

    Non qui.

    L’ordine dei risultati dipende dalla lingua della ricerca, dall’IP e se hai fatto il login oppure no.

    17 Novembre 2010
  8. mattia said:

    Comunque Antonio, ovviamente sono anche io contrario ai tagli. Però quello che dico è che nessuno, opponendosi ai tagli, chiede contestualmente che i fondi vengano ridistribuiti meritocraticamente. Perché allora sembra che vuoi difendere la corporazione.
    Ad ogni modo, se sei contrario ai tagli chiedi i soldi al governo, oppure premi sui dipartimenti affinché partecipino ai progetti del FP7.
    Chiede i soldi agli studenti suona tanto come fare la colletta per la benzina quando ha 15 anni.

    18 Novembre 2010

Comments are closed.