Facciamo la classifica della più figa della classe?

Questa cosa della classifica delle università mi sta stufando. Soprattutto per come viene presa dai giornali, che costruiscono attorno a queste classifiche degli articoli senza senso conditi con frasi di pura demagogia tipo neanche una università italiana, siamo alla catastrofe…

Per puro caso sono uno di coloro a cui è stato chiesto di stilare il questionario che è servito a formare la classifica delTHE (time higher education). Probabilmente ho anche conferrmato qualche clausola confidenziale sulle domande, o forse no, putroppo non ricordo. Per star sicuri non entro nei dettagli del questionario.
Quello che però posso dire è che molto nei risultati dipende da come il personale accademico risponde alle domande, e non è detto che questo sia un indicatore oggettivo della realtà.

Nel mondo le università sono qualche migliaio: avete idea di cosa significa analizzare anche solo un aspetto, facciamo la didattica, di tutte le università del mondo? Quanto costa fare un progetto di ricerca del genere, mandare ricercatori in tutte le università del mondo a valutare le lezioni?
Obiettivamente è molto più semplice fare un questionario da compilare online. Investimento di denaro 1 a mille mila.

Solo che quando leggi i dati devi sapere che non sono una valutazione oggettiva di un esperto esterno, ma riflettono la predisposizione che ha chi compila il questionario.
Ovvio che le università americane spopolano: lì crescono fin da piccoli nell’idea che la tal università è la migliore, fanno il merciandaisin della università, si dicono tra di loro che sono fighissimi, si danno il cinque alto col rettore per dimostrare quanto sono cul, fanno tutte le cerimonie col coso nero e col cappello…
Ovvio che poi quando finiscono a lavorare nell’ambiente accademico hanno una formazione mentale per cui pensano di essere il meglio. In italia invece si cresce con la mentalità che le università italiane siano allo sfascio, perciò non puoi aspettarti grandi risultati dalle risposte dei questionari. Che poi può anche essere vero che una università è figa e l’altra allo sfascio, ma non puoi lasciare all’umore di chi c’è dentro la valutazione.
Molti italiani hanno la brutta predisposizione a pensare alle università estere come se fossero il paradiso. E va bene, spesso sono migliori, ma non sono  il paradiso.
Conoscevo un pirla che sognava il MIT. Non sapeva nulla del MIT, se non che fosse …. IL MIT (da leggere con enfasi, un po’ come quando pensi alla figa prima di puciare il biscotto e pensi…. ah – sospiro – la figa).
E sognava di andarci a fare il dottorato di ricerca (sopravalutando le sue scarsissime capacità), pensava di arrivare in un mondo magico. Poi magari si sarebbe stupito quando, passate le pacchiane colonne del cortile centrale si fosse trovato in una struttura coi pavimenti in laminato plastico e le bacheche degli avvisi grondanti vecchiaia.
Oh, capita a tutti di idealizzare, ma quando uno cresce capisce che sì, ci sono le università migliori e quelle peggiori, ma non esiste il paradiso. Ovunque ci sono pro e contro, ed è bene che se ne parli, ma è infantile vedere la tal università come se fosse la mecca.
Visto che però tale atteggiamento è molto diffuso (sia per chi vede la mecca da fuori, sia da chi ci si trova dentro) diventa un non senso affidare a queste persone la valutazione delle università. Specialmente quando ti dicono di citare 5 università che ti vengono in mente: ovvio che citi le più famose, o quelle con cui collabori. Ma che relazione c’è con la valutazione della qualità? A meno che non si consideri la notorietà come paramentro di qualità in sé.

In realtà servirebbe un immenso tim di pedagoghi che si smazzano le università di tutto il mondo per capire dove la qualità dell’insegnamento è migliore. E non è una cosa che si fa una mezza mattina scegliendo due lezioni a caso.

Dopodiché io parlo da persona che lavora per una facoltà scientifica: tutto sommato come viene plasmato un ingegnere a Parigi, a Boston o a Città del Capo cambia poco. La trasformata di Fourier o la sai o non la sai, poche balle. Lo stesso per medicina.

Ma per tutto il resto ditemi, che senso ha paragonare una facoltà di lettere di Milano con una di Brasilia? Una facoltà di legge di roma con una di Londra? Ovvio che non potrai entrare nei dettagli di come vengono formati i laureati. Ti dovrai fermare alla loro soddisfazione (già, paghi 20 mila dollari all’anno, non ammetteresti nemmeno a te stesso che non sei soddisfatto), o al tempo medio per laurearsi. Che vuol dire tutto e niente, visto che in alcuni paesi le università seguono una struttura tipo “promozione” all’anno successivo, tipo superiori, dove è più difficile restare indietro (oppure ci sono paese come la Rep. Ceca dove se vai fuori corso devi pagare un botto di soldi e allora è ovvio che la gente vende l’anima al diavolo per restare in corso).

Il problema, al di là della metodologia della valutazione, è che comparare le università in di tutto il mondo ha poco senso in sé, visto che le strutture, i metodi didattici e tutto quello che gli gira attorno sono completamente diversi da paese a paese.
Qui in Giappone vedo molti studenti di quella che in italia chiameremmo laurea magistrale, i quali lavorano principalmente in laboratorio, come farebbero dei dottorandi di ricerca, piuttosto che seguire i corsi come avviene in italia.
Due metodi completamente diversi: come fai a paragonarli?

Ecco, tutto questa spataffiata  per dire che sì, le Università italiane devono ancora mangiarne di polenta, e sono il primo io a dirlo. Ma non è certo da queste classifiche dallo stile “chi è la più figa della classe” che lo puoi capire.
La cosa tragica è che poi le Università fanno di tutto per entrare in queste classifiche. E dico che è una cosa tragica perché si tratta non di migliorare la didattica o la ricerca, ma di migliorare le proprie pierre.

2 Comments

  1. Queste osservazioni sono molto interessanti. Ma non mi paiono sufficienti ad “assolvere” le università italiane (del resto sembri dirlo anche tu).
    Bisogna purtroppo riconoscere che le “sacche di qualità” che è possibile ancora rintracciare da noi, sono spesso legate a circostanza fortuite, visti i criteri di selezione della classe docente.
    Purtroppo temo che la natura pubblica dell’Università sia incompatibile con le caratteristiche dell’italiano medio.

    10 Novembre 2010
  2. mattia said:

    Infatti. Non ho scritto questo post per assolvere le università italiane. Dico solo che la metodologia di queste classifiche, così come spesso la loro ragione d’essere, non sta in piedi.
    Ti faccio un esempio: il MIT pubblica su youtube le lezioni di moltissimi corsi. Filmano la lezione col docente che scrive sulla lavagna e mettono tutto su youtube.
    Bene, io mi sono guardato alcune di queste lezioni, e non hanno niente di più rispetto ad alcuni bravi docenti che ho incontrato nella mia carriera di studente, o a quelle che – senza falsa modestia – farei io. Però ci metti sopra il bollino MIT e tutto diventa più figo. Eh, non è che funziona così.

    11 Novembre 2010

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