Un figlio di italiani nato in Nigeria è nigeriano?

Polemica vecchia di qualche giorno. Ne parlo perché è stata ripresa dalle Iene lo scorso mercoledì.

L’assessore del Comune di roma Laura Marsilio ha dichiarato “Anche se questi bambini sono nati in Italia è sbagliato considerarli non stranieri”. E via con la bufera sul razzimo. Tipica, in un paese dove si guarda di più alle parole proibite che al significato che ottengono quando si metteno insieme per formare una frase.

Sarebbe facile chiudere la faccenda dicendo che quella dell’assessore è una ovvietà, per il fatto che in italia non vale lo Jus soli.

Ma entriamo pure nello specifico della questione: i figlio di entrambi genitori stranieri che nascono in italia sono italiani? No, ovviamente.

Buuu, brutto, razzista… già sento le voci starnacchianti.
Allora, prima di spiegare il motivo per il quale ho detto no, propongo un paio di esempi: conosco una ragazza ceca nata in Cina, visto che i genitori lì si trovavano in quel periodo. Pensate che ella sia cinese? Non credo.
Conosco una ragazza veneta nata in Nigeria, anche in quel caso perché i genitori lavoravano lì. La chiamereste nigeriana? Ne dubito.

E allora perché se il figlio di genitori nigeriani nasce a Roma pretendete di dire che è italiano?
Lo diventerà italiano, se rimarrà in italia e vivrà come italiano (cosa che in generale non suggerisco, ma questo è un altro paio di maniche).
Non è la nascita in un luogo che qualifica una persona ad essere un cittadino di quel paese, ma la sua integrazione con la società, in altre parole la naturalizzazione.
Poi possiamo discutere sul fatto che questo processo si completi a 6, 12 o 18 anni. Ma di per sé la nascita in italia non vuol dire niente.

Riflettiamo ora però sul fatto che la figlia di veneti nata in Nigeria non la si voglia definire nigeriana, e sono pronto a scommettere che sarebbe lo stesso se invece di starci un paio d’anni dopo la nascita, ci fosse rimansta vent’anni.
Perché non la chiamereste nigeriana? Per la differenza nel colore della pelle? Be’, sarebbe lo stesso, a parti invertite, per i figli di nigeriani nati in italia…
E allora qual è il motivo?

Per capirlo vi propongo quesl’altro esempio.
Proviamo a pensare a una coppia di italiani che si traferisce negli U.S. of A: hanno un figlio, gli danno un nome italiano, e cercano di educarlo alla lingua e cultura italiana. Scommetto sareste d’accordo se questi genitori gli dicessero ogni giorno “Ricorda che sei italiano!“. Alla stessa maniera saresti delusi se questo ragazzo si dimenticasse dell’italia, parlasse solo americano, e rinnegasse le sue origini italiane.
Se le Iene americane lo intervistassero chiedendogli cosa si sente di essere e lui dicesse di sentirsi italiano, voi sareste qui a gonfiarvi il petto.

Perché questa disparità di trattamenti? Un figlio di nigeriani nato a Roma che parla con accento romanesco, si magna l’ammmatriciana e tifa per la magggica lo si porta come esempio del fatto che uno straniero nato in italia è un italiano come tutti gli altri.
Ma poi quando chiedo di supporre la stessa cosa per un figlio di italiani nato a Boston, ah no!, lui deve ricordarsi di essere italiano, deve distinguersi dagli altri, non può sentirsi un ragazzo statunitense come tutti gli altri, ma deve essere orgoglioso di essere italiano!

Allora mi viene da pensare che il punto da cui si parte a ragionare non è lo Jus soli; piuttosto, il concetto di base è “l’italiano è un essere superiore a tutti nel mondo”.
Seguendo questo concetto tutto torna.  Se un figlio di nigeriani si dimentica delle sue origini e fa l’italiano, ciò è bene. Perché da nigeriano che era lo si è stato elevato al grado di italiano.
Ma se un figlio di immigrati italiani nasce in Nigeria e si vuole sentire nigeriano, allora no, perché mica ti abbassi, da italiano che sei, a fare il nigeriano.
Un italiano mai dovrà abbassarsi al livello di cittadino di altri stati, ma dovrà sempre rimanere italiano, nei secoli dei secoli.

E lo stesso con tutte le altre nazioni del globo: la cosa è più evidente per quelli che si trasferiscono in paesi più poveri (in effetti, ho conosciuto famiglie di italiani installate da lustri a Praga, ma i figli cresciuti in quel paese non si sono mai sognati di considerarli cechi…), ma vale anche per chi emigra verso paesi più ricchi, come gli U.S. of A.

Alla fine capisci che quelli che davano del razzista al tal assessore, sono in realtà i veri razzisti, perché ragionano partendo dal concetto che italiano è superiore.
Il razzista non è quello che considera   qualcuno straniero, come ha fatto l’assessore, ma tutti coloro che in ciò vedono un insulto. Ha detto loro che sono che sono stranieri, e allora? Non è mica un insulto, o pensate che lo sia? Perché se è così allora i razzisti siete voi.

Piesse – per quelli che poi vengono a dire che uno può essere sia nigeriano che italiano, oppure sia italiano che statunitense: certo, dipende dalle esperienze e dalla sensibilità di ognuno. Ma questo è proprio quello che voleva dire l’assessore, specificando che proprio perché questi bambini hanno radici in altri paese è stupido considerarli italiani come tutti gli altri. Sono portatori di altre culture, e sarebbe razzista (questo sì) annullargliele perché devono essere italiani come tutti gli altri. Questo è razzismo: equagliare i bambini figli di stranieri ai bambini figli di italiani cancellandone le loro origini invece de farle convivere.
E se pensate che ciò non accada potre raccontarvi  di maestre che dicono ai genitori sudamericani di non parlare spagnolo ai figli, altrimenti non imparano l’italiano (denunciando anche una grassa ignoranza pedagogica: i bambini possono imparare senza problemi diverse lingue).
Ah, ma per le maestre che cercano di annullare la cultura d’origine dei figli di immigrati non si muovono giornali, televisioni, partiti, vergini isteriche col peperoncino nel culo.
Questi sono i razzisti, luridi perbenisti di sto cazzo.

18 Comments

  1. gab said:

    razzismo a parte, secondo me il punto è che comunque un figlio di stranieri nato in italia (o in qualunque altro paese a lui estero) debba avere gli stessi diritti fondamentali (che so, istruzione, sanità…).

    ma perché ti ostini a scrivere U.S. of A.?

    1 Ottobre 2010
  2. mattia said:

    Guarda che per istruzione e sanità l’italia è forse uno dei paesi al mondo più generoso con gli stranieri, irregolari compresi.
    In Rep. Ceca col cazzo che ti danno assistenza sanitaria gratuita per il fatto che sei lì.

    “ma perché ti ostini a scrivere U.S. of A.?”

    È una citazione…

    1 Ottobre 2010
  3. davide said:

    Caro Mattia,

    Secondo me bisogna prima intendersi su cosa vuol dire essere Italiano. Una cosa é la cittadinanza e un’altra é come ci si sente o rappresenta.

    Ci sono fortunatemente tanti modi di essere italiano, per esempio nessuno si sognerebbe di dire che i sudtirolesi o i valdostani o gli ebrei o i valdesi non sono italiani, solo perche hanno una lingua o una religione diverse.
    Io qua in Svezia conosco tanti iraniani di seconda generazione che sono perfettamente integrati, sono cittadini svedesi e preservano, giustamente le loro radici persiane. Allo stesso modo penso si possa essere nigeriani di seconda generazione e cittadini italiani allo stesso tempo. Piaccia o no siamo in una societá multietnica e ci saranno in futuro sempre piú modi di sentirsi italiano, e sentirsi italiano e qualcos’altro.Quindi cittadinanza = integrazione ≠ assimilazione.

    Infine, penso che non dare la cittadinanza (sino ai 18 anni mi sembra) a uno che é nato e cresciuto in Italia, e magari darla agli argentini o brasiliani di quinta generazione sia una concezione della cittadinanza razzista e obsoleta, oltre che stupido per motivi puramente pratici.

    1 Ottobre 2010
  4. mattia said:

    Certo che uno può preservare le sue origini.
    È proprio quello che dico nel piesse.
    Per quello mi sembra molto più razzista prendere due neri e far fare loro la parte dei romani de roma.

    Per quanto riguarda la cittadinanza ci sono anche altre cose assurde. Come il fatto che in italia venga data per naturalizzazione a immigrati che hanno vissuto sufficientemente in italia senza nemmeno fare un esame di lingua.
    Come se la naturalizzazione fosse scontata per il fatto che tu vivi in italia.
    Be’, sappi che ci sono persone che ricevono la cittadinanza italiana e al momento di giurare davanti al sindaco (altrimenti il decreto di conferimento della cittadinanza decade) devono giurare con l’interprete perché non parlano italiano (e lo deve pagare il comune).
    Ti assicuro che si verificano di questi casi.
    Dare la cittadinanza a queste persone è stupidità pura.

    1 Ottobre 2010
  5. Lorenzo said:

    Il tuo ragionamento mi sembra, almeno in parte, capzioso. Presupponi nella tua domanda una risposta che non è mai stata data. Chi ti dice che quelli che danno del razzista all’assessore non considererebbero nigeriana una ragazza nata in Nigeria? Ovviamente si parla di una famiglia che risiede in Nigeria, lavora in Nigeria, manda i figli a scuola in Nigeria e prevede di passare la propria vita in quel paese. Personalmente ho sempre considerato stupido il concetto dello ius sanguinis. Basta vedere come ci ha portato, con la legge elettorale attuale, a far votare cittadini di altri paesi (magari emigrati di terza generazione in Argentina) per il “nostro” governo. Allo stesso tempo impediamo a gente che risiede e lavora da 15 anni in Italia di esprimere la loro opinione anche in una semplice elezione comunale.
    Per quanto riguarda le procedure di conferimento della cittadinanza invece, posso anche essere d’accordo. Non vedrei nulla di scandaloso, ad esempio, in un esame di lingua. In Francia, ad esempio, è necessario il livello B2 per poter accedere alle pratiche della cittadinanza e il governo si incarica personalmente di bandire corsi linguistici per stranieri.

    1 Ottobre 2010
  6. mattia said:

    Presuppongo sì.
    Poi magari prova a chiedere a cento persone come la pensano (senza però accennare alla faccenda e senza dire loro che sono razzisti se dicono che il figlio di italiani nato in Nigeria non è nigeriano).
    Voglio proprio vedere quanti deviano dal comportamento che ho presupposto.
    O forse vuoi dirmi che la maggioranza di questi benpensanti non la pensa così.

    Ma mi baso anche su quello che ho visto e sentito.
    Sulla rivendicazione delle radici italiane, ad esempio. O sul fatto che ho visto famiglie impiantate all’estero coi figli cresciuti all’estero che non si sognerebbero di considerare i figli cittadini di quello stato.
    E questi sono fatti.

    Ah, per quanto riguarda il voto degli italiani all’estero ti faccio presente che non è l’attuale legge elettorale che lo consente, ma la COSTITUZIONE (art. 48), anzi, la SACRA COSTITUZIONE.
    Non vorrai mica metterti tra quelli che calpestano la costituzione, vero?

    1 Ottobre 2010
  7. Lorenzo said:

    “Ah, per quanto riguarda il voto degli italiani all’estero ti faccio presente che non è l’attuale legge elettorale che lo consente, ma la COSTITUZIONE (art. 48), anzi, la SACRA COSTITUZIONE.
    Non vorrai mica metterti tra quelli che calpestano la costituzione, vero?”

    “Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età. Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico. Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge”

    Mi spiace correggerti, ma l’art.48 afferma semplicemente che ogni cittadino può votare. Cosa sia un cittadino è invece regolato da semplici leggi ordinarie che sono, al momento, basate sul concetto dello ius sanguinis.
    Inoltre non capisco la risposta. Se anche fosse scritto nella costituzione che il nostro stato si basa sullo ius sanguinis, affermare di non essere d’accordo significherebbe calpestarla?
    I nostri pareri sui benpensanti sono ovviamente discordi. Forse conosciamo semplicemente benpensanti diversi 🙂

    1 Ottobre 2010
  8. peyota said:

    e bravo Butta!
    ti seguo da un po’ perché eravamo concittadini a praga (ora sto in svizzera) e ora perché mi interessa il Giappone (ho pure un cognome giappo: Ota).
    complimenti per il blog!

    ciao

    ps: la citazione U.S. of A. cos’è, Borat??

    2 Ottobre 2010
  9. mattia said:

    Lorenzo, è che hai sbagliato a prendere la costituzione giusta.
    Quella è la versione originale dell’art. 48.
    Guarda un po’ cosa dice adesso l’art. 48 della costituzione :


    Art. 48

    Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età.
    Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico.
    La legge stabilisce requisiti e modalità per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all’estero e ne assicura l’effettività. A tal fine è istituita una circoscrizione Estero per l’elezione delle Camere, alla quale sono assegnati seggi nel numero stabilito da norma costituzionale e secondo criteri determinati dalla legge.
    Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge.

    2 Ottobre 2010
  10. Lorenzo said:

    ahahahah, touché! Evidentemente devo aver rimosso il cambiamento, come si fa con i traumi infantili 🙂

    2 Ottobre 2010
  11. Turz said:

    La legge stabilisce requisiti e modalità per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all’estero e ne assicura l’effettività.

    E allora? Al di là dell'(in)utilità del diritto di voto, non c’è nulla di strano che vi siano cittadini italiani residenti all’estero.

    L’articolo continua a non dire come viene determinata la cittadinanza.

    Tu sei cittadino italiano, io sono cittadino italiano, e fin qui non c’è niente di strano. L’assurdità sarebbe se un mio ipotetico figlio, nato e cresciuto in Germania e parlante perfettamente tedesco e stentatamente italiano, avesse più difficoltà a ottenere la cittadinanza tedesca che quella italiana.

    Nei fatti è di gran lunga più italiano Balotelli che De Niro. E la figlia dei veneti che nasce in Nigeria e sta vent’anni in Nigeria è nigeriana, ma solo se non parla solo italiano e non mangia solo polenta, baccalà e pandoro.

    4 Ottobre 2010
  12. mattia said:

    Turz, il punto dell’articolo non è tanto sul metodo col quale vengono date le cittadinanze, perché sai bene che ogni metodo ha i suoi pro e i suoi contro.

    Tu parli di un tuo ipotiteco figlio supponendo che crescendo in Germania parli perfettamente il tedesco e male l’italiano. Ma non sempre funziona così: ci sono famiglie che vivono all’estero e mandano i figli alle scuole internazionali dall’asilo al liceo, così che la lingua locale la parlano a stento. Ci sono figlio di genitori che viaggiano da un paese all’altro: quattro anni in Germania, cinque in Francia e così via.
    Quindi che cittadinanza dai a loro? Ovvio che fintanto che sono figli di cittadini italiani gli dai quella italiana.
    Purtroppo la cittadinanza la devi dare seguendo delle regole, che difficilmente possono inquadrare ogni singola situazione.
    Difficilmente una norma può dirti con certezza che quella persona si è naturalizzata.
    Di sicuro lo jus soli è una stronzata micidiale. Tu nasci in Belgio, ci stai dieci giorni e poi non ci ritorni più tutta la vita e rimani cittadino belga? Dai…

    Ad ogni modo, mi sono dilungato ma non era questo il punto.
    Il punto era che tu dici che la figlia di veneti che nasce in Nigeria si può naturalizzare nigeriana, ma sospetto che tu sia in una piccola minoranza.
    Prova a porre la questione in giro: secondo me tutti ti diranno “Ah, no! Sarà sempre italiana!”.
    Prova a dire ai tuoi ipotetici parenti, conoscenti e amici che il tuo ipotetico figlio non è italiano ma tedesco: si offenderanno, si sentiranno traditi, ti diranno che non sei stato un buon ipotetico padre, che dovevi insegnargli la lingua, e la gloriosa cultura italiana.
    Nel migliore dei casi ti guarderanno con una smorfia e ti diranno che è un peccato.
    Ed era questa l’ipocrisia che denunciavo in questo post: la naturalizzazione viene vista in modo positivo solo se è verso l’italianità, ma male se consiste nel perdere l’italianità. E siccome ciò si basa su una assunta superiorità della razza italica a me sembra molto razzista.

    Se vuoi il tutto si condensa in una questione molto semplice: se la gente si scandalizza perché un assessore dice che degli scolari sono stranieri significa che quella gente considera “straniero” un insulto.
    La stronzata è questa.

    Tra l’altro: quando vai all’università è normale trovare colleghi di corso stranieri, gente che va da un paese all’altro per studiare. E nessuno sente la necessità di definirli cittadini di quel paese in cui studiano. Sono stranieri, si definiscono stranieri e nessuno si scandalizza.
    Perché invece ai bambini delle elementari vogliamo imporre di essere italiani? Non possono essere anche loro stranieri?

    4 Ottobre 2010
  13. Turz said:

    @mattia:
    Di sicuro lo jus soli è una stronzata micidiale. Tu nasci in Belgio, ci stai dieci giorni e poi non ci ritorni più tutta la vita e rimani cittadino belga? Dai…

    Pure lo jus sanguinis. Nasci in Belgio da genitori italiani che lavorano lì da quarant’anni e l’italiano lo parlano solo fra di loro; vivi tutta la vita in Belgio o nei paesi limitrofi dove si parla nederlandese o francese. Ovviamente lavori in Belgio e paghi le tasse in Belgio. Cosa sei, belga o italiano?

    Ci vorrebbe lo jus residentiae + jus cefali 🙂 cioè aver vissuto in un certo posto per una parte significativa della vita + conoscere bene la lingua e cultura locale.

    Ed era questa l’ipocrisia che denunciavo in questo post: la naturalizzazione viene vista in modo positivo solo se è verso l’italianità, ma male se consiste nel perdere l’italianità. E siccome ciò si basa su una assunta superiorità della razza italica a me sembra molto razzista.

    Sull’ipocrisia dei “benpensanti” la penso come te.

    P.S.: Però mi compiaccio che sei riuscito a scrivere “due neri” senza sentire un impulso irrefrenabile ad aggiungere la ‘g’.

    4 Ottobre 2010
  14. mattia said:

    No, è che dopo vengono qua quelli che me la menano ancora per il negri senza aver letto i post precedenti e ogni volta devo rispiegare tutto.
    Me la sono risparmiata.
    Ma la prossima volta scrivo negri.

    4 Ottobre 2010
  15. silvia said:

    Ciao a tutti, sono un’assistente sociale e avrei bisogno di
    una traduzione italiana del “Matrimonial Causes Act” Chapter 220
    Laws of the Federation of Nigeria 1990 perchè devo seguire una
    separazione nigeriana dal punto di vista sociologico. In realtà mi
    servirebbero solo i primi 61 articoli. Il problema è che non ne so
    molto di inglese giuridico e mi serve per tutelare una ragazza
    nigeriana. Siamo un’associazione di volontariato e q

    8 Gennaio 2011
  16. Diego said:

    ciao!
    ho beccato questo blog per caso. Io sono italiano di seconda generazione nato in Sudamerica, ho sangue italiana da parte di madre e padre e mi sento italiano 100% nonostante sia tornato in italia all’età di 19 anni. Ho votato per la prima volta in italia.

    Grazie al cielo che esiste la cittadinanza tramite eredità di sangue. E’ un diritto pieno, i miei nonni non hanno emigrato perchè si erano annoiati dell’italia ma per necessità e loro amavano l’italia e ci hanno insengnato ad amarla e ho cugini di quinta generazioni tutti quanti cittadini italiani e contenti di esserlo.

    Volevo ricordare che all’estero non tutti i cittadini italiani votano, votano quelli che alzano il culo e vanno ai consolati e sono interessati a votare. Volevo ricordare che non tutti i discendenti italiani hanno la cittadinanza italiana perchè un tempo le donne italiane che sposavano stranieri i loro discendenti perdevano la cittadinanza italiana. Volevo ricordare che gli italiani di un tempo che si naturalizzavano argentini o brasiliani o ecc.. i discendenti perdevano la cittadinanza. Una mia zia è italiana 100%, madre e padre e tutti i suoi fratelli sono nati in italia tranne lei perchè la più piccola siccome ha sposato un sudamericano più di trenta anni fa sia lei che i discedenti non sono italiani.

    E non è vero la storia che se uno è nato in nigeria allora non è nigeriano. Se un italiano nasce all’estero e torna in italia e dice che è italiano la maggioranza degli italiani gli dirà che non è italiano.

    In italia per la maggioranza della gente è italiano chi nasce in italia da genitori italiani e punto. Noi figli dell’italia nel mondo abbiamo la cittadianza solo per burocrazia ma per la società non siamo italiani. Quindi citarci ogni volta per dire quanto è ingiusto che quelli nati in italia senza origini italiani non sono italiani e che è ingiusto che c’è gente che vota all’estero è ridicolo.

    Difendete quelli nati in italia senza denigrarci perchè noi italiani del mondo non facciamo danno a nessuno per portare un passaporto italiano dentro la tasca. E ripeto votano quelli che sono interessati, a chi non interessa l’italia non va mica a votare e anzi non sa neanche quando sono le votazioni.

    A me personalmente non me ne frega niente se un nigeriano ha passaporto italiano e se uno nato a boston è italiano. Io voglio essere italiano e lasciato in pace e siccome la vita è una vivi e lascia vivere.

    23 Gennaio 2011
  17. mattia said:

    Volevo ricordare che all’estero non tutti i cittadini italiani votano, votano quelli che alzano il culo e vanno ai consolati e sono interessati a votare.

    No. Tutti i cittadini iscritti all’AIRE ricevono le schede elettorali a casa, non c’è bisogno di alzare il culo e andare al consolato per votare alle elezioni politiche.
    E se nasci direttamente all’estero l’iscrizione AIRE avviene automaticamente quando nasci e il tuo genitore va in consolato per denunciare la tua nascita (altrimenti non saresti nemmeno italiano).

    Volevo ricordare che non tutti i discendenti italiani hanno la cittadinanza italiana perchè un tempo le donne italiane che sposavano stranieri i loro discendenti perdevano la cittadinanza italiana.

    Dal 1948 non è più così…

    Noi figli dell’italia nel mondo abbiamo la cittadianza solo per burocrazia ma per la società non siamo italiani.

    Non sono d’accordo.
    Non ti considerano italiano se hai tratti somatici non italiani, avendo un genitore o un nonno non italiano.
    Altrimenti sta’ sicuro che ti considerano italiano.
    Il punto del post era proprio questo…

    E ripeto votano quelli che sono interessati, a chi non interessa l’italia non va mica a votare e anzi non sa neanche quando sono le votazioni.

    E te lo ripeto, no. In Germania ci sono migliaia di cittadini italiani a cui non gliene fotte una sega dell’italia che ricevono le schede elettorali per posta e le rivendono a 50 euro ai galoppini di quelli che vogliono farsi eleggere in Senato.
    Si vede che non hai mai votato per il parlamento italiano all’estero.

    23 Gennaio 2011
  18. vale said:

    mi hai fatto tornare alla mente un fatto di oltre 15 anni fa, quando 46 bambini ruwandesi erano stati portati in Italia per salvarli dai massacri. Una volta qui, dei “benefattori” li volevano adottare a tutti i costi, evidentemente pensando nel loro perbenismo di fare del bene…Il governo ruandese si mosse per riportarli a casa una volta finita la guerra civile, perchè, giustamente, i bambini erano ruandesi e non c’era motivo di farli adottare all’estero. La missionaria laica italiana, che non li voleva far adottare ma li ha portati qui solo momentaneamente (usando qualche espediente), è finita anche nella merda… ti link uno dei tanti articoli dell’epoca http://archiviostorico.corriere.it/1995/maggio/12/Nonna_Amelia_nei_guai_per_co_0_9505128560.shtml . Ricordo gli strepiti del periodo: “ma come??? il governo ruandese li rivuole a casa??? ma stanno meglio qui!”. Giusto. Portiamo tutti i bambini ruandesi in Italia. I ruandesi al limite prenderanno quelli del Burundi, sempre che anche questi non stiano meglio in Italia.

    30 Marzo 2011

Comments are closed.