Fuga di cervelli dai cervelli

Ogni tanto mi capita di leggere questi manifesti dei cervelli in fuga, dove dicono che all’estero funziona tutto bene e in italia no. Nemmeno se il mondo fosse diviso in italia ed estero, e l’estero fosse un’entità a sé, da Camerun alla Nuova Zelanda, tutto uguale.

Certo, in alcuni paesi esteri (non all’estero in generale) alcune cose funzionano meglio. Ma quello che mi dà fastidio è che queste persone rivendichino il diritto di rientrare in italia, magari proprio nella città in cui sono nati, e fare ricerca lì.

Oggi ho ricevuto un’email da un collega di un gruppo di ricerca di Madrid dove sono andato in trasferta qualche volta: avevano messo il mio nome tra i ricercatori in visita, e volevano che controllassi se le informazioni su di me fossero corrette. Facendo scorrere tutti i nomi di quelli che in quel gruppo hanno studiato, ricercato, o che sono passati per un periodo ti rendi conto che il fatto di andare all’estero è una cosa del tutto normale per chi fa ricerca. Anche quelli dell’estero.

È normale solo nella mente malata di quelli che scrivono i manifesti dei cervelli in fuga pensare che una persona faccia bachelor, master, PhD, postDoc, assistent professor, associate professor, full professor tutto allo stesso numero civico.

Ci si laurea di qui, si fa il PhD di lì e il postDoc di là. Ed è normale, all’estero.
Innanzitutto perché per chi fa questo lavoro la flessibilità mentale conta tanto, e spostarsi ogni tanto fa bene. Inoltre quando fai qualcosa di estremamente specialistico di necessità vedrai solo una parte della faccenda: andare in altri gruppi di ricerca ti consente di vedere la faccenda da un altro punto di vista, e questo ti completa.
Ma poi, santo cielo, non facciamo mica i panettieri. Niente contro i panettieri (anche perché sono  figlio di panettiere), ma il panettiere lo puoi fare in qualsiasi paese, Carate Bianza, Mariano Comense, Caronno Pertusella. Dovunque si fa il pane, e il lavoro di prestinaio lo puoi cercare ovunque. Ma se vuoi fare un lavoro altamente speciializzato (in generale, non solo per la ricerca), devi capire che una posizione come la tua è ricercata magari a Milano, a Brasilia e a Boston. E se vuoi fare quel lavoro lì mica puoi pretendere che ti prendano a Caronno Pertusella.

Ovviamente non mica è facile tirare su famiglia e spostarsi da una parte all’altra d’Europa o del mondo, ma questo è il prezzo da pagare se vuoi fare questo lavoro. Non perché l’italia è cattiva, ma perché è ovvio che sia così. Altrimenti fai il panettiere che va bene lo stesso.

Lamentiamoci pure dell’italia e delle cose che non vanno. Lamentiamoci se dobbiamo andare all’estero perché in italia mancano le strutture. Ma non facciamo i martiri dell’espatrio a priori, perché di per sé andare all’estero è normale. Piuttosto chiedamoci quanta gente dall’estero va in italia a fare ricerca.

One Comment

Comments are closed.