Non dirò mai Sol Levante

Sto viaggiando sopra l’Asia, in direzione Fukuoka.
No, non è che mi hanno dato la connessione internet sull’apparecchio. Ho solo scritto il post giorni fa e l’ho programmato per essere pubblicato quando presumibilmente sarei stato su in aria nel viaggio Monaco-Tokyo (dico presumibilmente perché non sai mai cosa succede).

E alla fine sono partito. Ma non so se si dice così, perché quando parti di solito lo fai per un inizio non alla fine. Anche se pure alla fine c’è una partenza, ma è un’altra partenza.

Giappone. Cosa dirò del Giappone? Stavo pensando a questo spazio e a come – inevitabilmente – si evolverà. Niente più foto di errori ortografici sui treni cechi, niente più esperienze di vita tra i boemi.
Un nuovo ambiente, altre persone da osservare e descrivere. Due cose da fare in quest’ordine.

Sarò capace di osservare e descrivere i giapponesi? Ma soprattutto, cosa potrò dire io di diverso dalle decine di altri blog in lingua italiana scritti da persone che vivono in giappone?
In queste settimane ne ho letti tanti e questa domanda me la sono posta. Soprattutto perché spesso sono persone che vivono in Giappone da molti anni, parlano giapponese, e spesso sanno un bordello di Kanji. Perché allora uno dovrebbe essere interessato a leggere quello che del Giappone dico io, quando c’è gente molto più qualificata di me a farlo?

La risposta, forse un po’ presuntuosa, me la sono data proprio leggendo quelle pagine. Spesso ho trovato persone che passano la propria esistenza a criticare lo  stile di vita e la società Giapponese.
Stesso atteggiamento che vedo spesso negli italiani che vivono in Rep. Ceca. Si sentono superiori, forti di chissà quale retaggio storico culturale (quelli “fieri di essere italiani”), e guardano dall’alto in basso i cechi.
Certo, delle volte osservi cose che non condividi che si scontrano col tuo modo di pensare, ma questo non ti autorizza a sentirti superiore.

Faccio un esempio, un po’ forte, che così si capisce meglio: avete presente quelle scuole in cui era stato dato un tramezzino invece del pasto completo agli alunni che non pagavano la mensa. Si fecero polemiche a non finire, ritenendo inconcepibile l’atteggiamento dell’amministrazione comunale, e non mi sembra di aver sentito nessuno dire “e quindi? non paghi, non mangi, che c’è di strano?”. O forse quelli che la pensavano così non avevano il coraggio di opporsi al buonismo del pensiero dominante.
In Rep. Ceca invece il pensiero dominante è l’opposto. Quando vai al ristorante non si divide mai il conto, ognuno paga il suo, spaccato all’ultima corona. Qui la mentalità è così, non è che si compensa un po’ di più di qua e un po’ di meno di là: ognuno è responsabile esattamente per la sua parte.
Non paghi lo scuolabus? Non vai a scuola.
Ora, l’italiano di fronte a questo individualismo si potrebbe scandalizzare, considerare i cechi degli egoisti…
Eppure questo è il loro modo di vivere: io lo preferisco, per te invece è un modo di vivere da barbari. Opinioni legittime, però non puoi considerarti come una civiltà superiore perché pensi che il tuo modo di concepire la società sia superiore.

I giapponesi hanno un modo di educare i figli più rigoroso e severo. Embè? Hai proprio bisogno di considerare i genitori giapponesi dei mezzi aguzzini? Con che diritto ti senti un gradino superiore solo perché pensi che il tuo modo di educare (o meglio, viziare) i figli sia migliore?

Non pensiate che il razzimo sia quello della gente che chiama negri i diversamente pigmentati. Il razzismo vero è questo, fatto da gente che rabbrividisce davanti ai vari Borghezio e C. e poi va in giro per il mondo credendosi superiore in quanto figlio della razza italica.

Vivere all’estero, per me, significa innanzitutto disabituarsi a giudicare. È difficile, lo ammetto, e spesso davanti ad alcune cose ci cado pure io. Ma si deve fare così, essere aperti, ricevere quello che viene, provare a pensare ogni tanto “e se avessero ragione loro?”.
Magari non necessariamente condividendo quello che osservi, ma mai sentendoti un gradino superiore.

Questo è il metodo che ho usato in Rep. Ceca, e questo è il metodo che userò nei prossimi due anni in Giappone. Penso che varrà la pena leggermi.

Piesse: lo prometto, non dirò mai Sol Levante al posto di Giappone.

One Comment

  1. Alessandro said:

    se sei in Giappone e dici Sol Levante pensano alle Hawaii.
    In bocca al lupo per la tua nuova esperienza di vita!

    23 Settembre 2010
    Reply

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