Un’ora a fiumicino

Nel viaggio Praga-Atene mi è toccato far scalo a Fiumicino.

Un’ora ci sono stato, è mi è bastata. È brutto, proprio brutto. Ma non nel senso di brutto sfigato, ma proprio un brutto colpevole.

Una volta sono passato dall’aeroporto di Glasgow, quelli dei poveri, dove atterra la Ryanair. Ed era un aeroporto brutto, perché era vecchio: aveva la moquette marroncina e i colori erano andati in vacca. Era uno stile anni 70, tipico degli aeroporti che sono stati abbandonati e ci sono rientrati in funzione con le low cost. Quello è un brutto non colpevole.

Fiumicino è proprio brutto nel senso di brutto.

Col pullman son passato davanti a un cimitero di quei bestioni bassi e piatti che trainano gli aerei. Morti, disfatti, buttati lì con le ruote rotte.

All’interno le cabine del telefono hanno i pannelli delle istruzioni stile anni 80, col plexiglass e dietro le istruzioni in caratteri bianchi su sfondo grigio che ricordano i magici tempi dei gettoni. E ovviamente hanno un angolo rotto.

Nei corridoio ci sono i signori che fanno le pulizie con una veemenza che sembrano a dietro a menarlo al bue.

La cortesia è una qualità che non esiste (poi dicono che all’Est la gente è fredda e in italia sono tutti cordiali…). Chiedo a uno che c’è al gate se ci sono delle prese di corrente per il netbook e lui mi risponde (senza nemmeno guardarmi, e con aria scazzata): deve chiede al banco informazioni. E che cazzo, ci lavori in questo posto, lo saprai se ci sono o no delle prese per i clienti.

A un altro gate c’era una tiza con due labbra da pompinara che l’avrei vista in ben altri e più ambienti romani. Le si avvicina una vecchia per chiedere un’informazioni e lei le ha sgarbatamente detto di andare di sotto a chiedere. Cazzo, dillo con un sorriso, che ti costa. Sembra che ti facciano quasi un piacere a rispondere, mentre sarebbe il suo lavoro. E poi la vecchietta se ne è andata mortificata.
E allora vaffanculo, pompinara del gate C11.

Poi c’era la polizia che passava, e teneva le pistole in custodie di pelle bianca tutta consunta, che si staccavano i pezzettini del rivestimento. Puro squallore.

Quando sono salito sull’aereo non m’hanno controllato nemmeno la barca d’imbarco, e un hostesso era un allampadato di quelli che prenderesti a schiaffi (ok, non c’entra con Fiumicino, ma con Alitalia sì).

Al chiosco di giornali ti avvisano che non è consentito leggerli, i giornali (e che cazzo li compro a fare, per incartare le uova).

E poi tanti, troppi italiani.

Argh.