Che si attacchi, la SIAE

Lo scorso avevo conosciuto un tizio americano che abita a Praga, e che fa musica. E tutti quelli che fanno musica, dopo due minuti che ti conoscono tirano fuori il loro CD dalla saccoccia (che poi mi chiedo come fanno a tenercelo, un CD nella saccoccia) e te lo fanno vedere. Probabilmente significa te, guarda che non sono mica uno sfigato, ho fatto anche un CD.

Ad ogni modo, il tizio mi spiegava che negli U.S. of A. se tu fai un CD puoi andare sul sito dell’ufficio governativo del copyright, uploadare le canzoni, e hai registrato il tuo lavoro.

Un paio di mesi dopo dovevo registrare questa graziosa composizione di parole. Non che temessi alcunché, ma è sempre meglio tutelarsi. Allora sono andato sul sito, ho caricato il pdf, ho pagato 50 dollari con la carta di credito (mica con degli ottocenteschi bollettini postali) e mi sono garantito i copyright su quelle parole messe in fila.

Senza muovermi da casa.

Due giorni fa mi hanno pure mandato un certificato del copyright via posta, un certificato proprio bello, con simbolone dell’ufficio del copyright.
(In realtà me ne hanno mandati due nella stessa busta. L’altro è di un tale Zuleika Lebro, in arte Chantal, che ha scritto “El quincallero y su quincalla”.  Mi sto ancora domandando perché).

Quando penso a quelle cose brutte come la SIAE.

Piesse: sì, tale copyright vale in tutti i paesi aderenti alla convenzione di Berna, praticamente quasi tutto il mondo.

10 Comments

  1. disma said:

    fico

    29 Aprile 2010
  2. disma said:

    mi metti il link al coso governativo statunitense che non ho voglia di cercarlo?

    29 Aprile 2010
  3. gab said:

    ah!
    ma quindi se ci si registra lì, si scavalca la siae-di-merda?

    29 Aprile 2010
  4. mattia said:

    se vuoi proteggere la tua proprietà intellettuale della creazione sì.
    La SIAE servirebbe per farti guadagnare, perché il suo scopo sarebbe gestire i tuoi diritti in modo che se qualcuno li sfrutta ti arrivino dei soldi.
    Solo che ben sappiamo come gli unici che ricavano dei soldi dalla SIAE sono i pesci grossi, mentre quelli che non hanno volumi di diffusione enormi ricevono nulla o meno della quota di iscrizione.
    Quindi, se il tuo scopo è solo proteggere la tua opera e non devi gestire affari milionari, vai tranquilla con quella registrazione.
    Per essere precisi: il copyright di per sé esiste nel momento in cui l’opera viene creata, senza necessità di registrarla da alcuna parte. Il fatto che l’opera esiste genera automaticamente un copyright per il suo autore. Il problema è semplicemente dimostrarlo. Questi servizi vengono utili per semplificare le procedure di verifica del possessore di un copyright in un processo, poiché è lo stato che garantisce una data in cui l’opera è creata, ma a priori non sarebbero nemmeno necessari.

    29 Aprile 2010
  5. gab said:

    D’accordo. Ma supponiamo che il tuo amico faccia un concerto in Italia. La SIAE vuole i soldi anche per le rappresentazioni pubbliche. Come si mette in questo caso?

    29 Aprile 2010
  6. mattia said:

    E cosa scrivi sul borderaux se le opere non sono registrate in SIAE?

    29 Aprile 2010
  7. giselle said:

    semplicemente siae fa da intermediario (purtroppo per legge lei e’ l’unico a poterlo fare) e in teoria dovrebbe raccogliere i soldi che poi manda alla società straniera gemella. Mi sono sempre chiesta però perchè per le piccole performance la legge non permette al compositore di essere pagato direttamente dal gestore del locale per i suoi diritti anzichè sbrodolare tutta la trafila impedendo così all’autore piccolo (perchè così succede) di ottenere la quota che gli spetta.

    1 Agosto 2010
  8. Silvia said:

    Un dettaglio quasi insignificante: “Zuleika” e “Chantal” sono nomi femminili, percio´ unA tale 🙂

    16 Settembre 2010
  9. mattia said:

    Uno che si chiama con quei nomi per me può anche essere un trans…

    16 Settembre 2010

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