Avviso per aspiranti suicidi

A me queste cose fanno accapponare la pelle.

C’è un tizio che si suicida in piazza XX Settembre (a quanto intuisco) a Lecco, e siccome si ammazza all’ora di pranzo secondo il giornalista quelli che mangiavano sui tavolini dei bar hanno fatto una cosa brutta a continuare il proprio pasto.

E perché? E’ una questione di rispetto, ti dicono. Rispetto per chi? Per il morto? Tanto lui è morto.

Eh, ma non sta bene continuare a pranzare vicino a uno che si è suicidato! Ah, allora quelli che pranzavano nelle cucine dei palazzi che si affacciano sulla piazza dovevano anche loro smettere di mangiare?

E poi ditemi, se non sta bene mangiare vicino al morto non è che debbo per forza fare dieta. Allora che faccio, metto il cibo che ho comprato nella schiscetta e torno a mangiare in ufficio? Quindi, mangiare in ufficio bene, mangiare in piazza male. Qualcuno mi spieghi perché.

Che poi, diciamocelo onestamente, stavano mangiando. Non è che c’era l’happy hour con la musica a palla, non è che era la serata karaoke. Mangiavano, una delle azioni che puoi fare con assoluta mestizia.
Forse ciò che scandalizza non è che quelli mangiavano, ma che continuavano a fare quello che stavano facendo. Come se ci fosse un obbligo morale ad essere tristi. E perché mai dovrei essere triste se muore uno che nemmeno conosco? Sai quanti ne crepano ogni giorno. Non la capisco mica questa storia che se succede qualcosa uno deve per forza avvicinarsi, far finta di essere triste, portarsi le mani alla bocca e dire “ooooohhh, ma pensa….. poveretto….”. E’ morto, stop.  Si chiama l’ambulanza perché quello è dovere farlo, ma una volta che ci sono loro a lavorarci sopra, il capannello di gente che finge tristezza dicendo “oooohh” non serve a niente.

Fatemi capire, se uno va a pranzare al bar dell’ospedale che fa? Deve controllare che il bar sia lontano almeno 100 metri dall’obitorio? Oppure devono installare una sirena che avvisa della morte di qualcuno in reparto, con conseguente obbligo di posare la forchetta?

E  ditemi ancora: qual è la distanza di soglia per cui non sei più considerato uno stronzo se continui a farti gli affari tuoi vicino a un morto? 10 metri? 100 metri? 1 km? Ditemelo, così misuro e mi regolo di conseguenza. Servono delle regole precise a questo mondo.

Miei cari aspiranti suicidi, se proprio volete ammazzarvi, fate come una volta che ci si buttava dal ponte della Vittoria, possibilmente fuori da orari pasto.

4 Comments

  1. disma said:

    stavo per fare un post per dire le stesse cose, che cazzo. ora non lo faccio più che sennò poi dici che ho copiato

    22 Aprile 2010
  2. mattia said:

    e pensa che scrivendolo avevo già in mente che volevi scriverlo pure tu.

    22 Aprile 2010
  3. Antonio said:

    sono perfettamente d’accordo con te. E aggiungo anche che è successo qualcosa di simile nella mia città, Termoli, dove un morto per annegamento sulla spiaggia ha creato uno scandalo per via del fatto che la gente continuasse imperterrita a fare il bagno (secondo il punto di vista di un giornalista che scrisse un articolo sulla vicenda). A me sembra piuttosto che quando non si sa cosa scrivere si passi a questi argomenti. Come Minzo**ni fa ultimamente sul tg1. Niente notizie interessanti (o magari notizie poco piacevoli da commentare)?? Allora ecco il servizio sui cani che vanno sullo skateboard o i gatti che pesano 50 kg.

    22 Aprile 2010
  4. mattia said:

    io però se c’è un morto nell’acqua insieme a me avrei un po’ schifo a continuare il bagno. Per una questione igienica, dico.

    23 Aprile 2010

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